Quattro voli col poeta Blake

Albero stella di poeti rari

Continua lo speciale dedicato a Giuliano Scabia, uno dei padri fondatori del nuovo teatro italiano, maestro profondo e appartato di varie generazioni, artista sperimentatore, poeta, drammaturgo, regista, attore, costruttore di fantastici oggetti di cartapesta, pittore dal tratto leggero e sognante, narratore, pellegrino dell’immaginazione, tessitore di relazioni, incantatore. Dopo l’intervista Alla ricerca della lingua del tempo, va avanti con la pubblicazione in esclusiva, in quattro puntate, di un poemetto inedito, Albero stella di poeti rari – Quattro voli col poeta Blake, recitato per la prima volta dallo stesso Scabia durante il festival A teatro nelle case del Teatro delle Ariette a Oliveto di Valsamoggia (Bologna). Dopo Volo sopra la città di Londra, pubblicato mercoledì 13 maggio, Volo secondo sopra la Francia, pubblicato mercoledì 20 maggio, Volo terzo sopra la Grecia con visione finale di Afrodite, pubblicato mercoledì 27 maggio, il fantastico viaggio guidato da William Blake continua oggi verso il nuovo mondo, incontro allo sciamano Zäreymakù e alla distruzione della terra, fino alla Frisco dei poeti beat e all’inaspettato incontro con un vecchio giovane profeta barbuto e visione finale di dei e profeti che con amore si prendono cura dell’equilibrio del mondo. Termina così questo viaggio fantastico e reale, con un intenso capitolo dedicato alla memoria di Claudio Meldolesi, studioso propugnatore di teatro. E qui troverete un pdf da scaricare e conservare, con tutto il poema. Prosegue però nelle prossime settimane lo speciale di doppiozero dedicato agli ottanta anni di Scabia, con articoli che narreranno le molteplici invenzioni del suo instancabile camminare, ricercare.

 

Teatro con bosco e animali sui colli di Firenze, camminata con la guida bianca di Roberto Mantovani, su invito di Pupi e Fresedde, 1990, ph. Massimo Agus

 

 

VOLO QUARTO SOPRA L’OCEANO FINO ALLA CITTÀ DI SAN FRANCISCO

Dedicato a Claudio Meldolesi

 

 

1. Oceano

 

“O Blake maestro – dopo il mare greco

e la visione della dea d’amore

dove bisogna andare per sentire

la sapienza del volo e il suo mistero?”

 

“Andremo,” – dice – “seguendo il mare e il vento

per un sentiero tutto da inventare

le porte famose attraversando

dette una volta d’Ercole e di Atlante.”

 

“E oltre?” – dico. “Andremo,” – dice – “fino a quando

ci sarà rivelazione immaginando, fino a quando

per visione una cosa apparirà

che ora non sappiamo.”

 

“Ho dubbi,” – dico. – “Talvolta sei preso

così dalle visioni che non hai buon senso.

Che non cadiamo giù. Che non ci manchi il fiato.

Che non si vada a prendere culate

 

come Icaro, Fetonte o i primi piloti

degli aeroplanetti di legno e tela, o come

il Piccolo Principe Saint-Exupéry

che il volo amando nel mare perì.”

 

“Guarda,” – dice la mia guida – “siamo già

sopra l’Oceano scuro – là

vedo le tre caravelle di Colombo, le

flotte di Spagna e Portogallo colme d’oro

 

e argento – e sir Francis Drake e tutti

quei pirati farabutti divenuti leggenda

nelle storie dei narratori falsari – e vedi

i transatlantici e le flotte in mezzo ai flutti

 

cariche di bombe e cannoni – e le navi

degli emigranti e dei signori – le battaglie

dei sottomarini – e in quella barchetta, solo,

forse è Ulisse che guarda il nostro volo.”

 

“Ulisse” – dico – “mai esistito personaggio, così

cantato, così sognato.” “E vedi gli uragani,” – dice –

“e i cicloni uno dopo l’altro funghi immensi

sopra New Orleans e il golfo devastato.”

 

Ora scendiamo verso Sud sempre sul mare

in cerca del passaggio per l’altro Oceano

alla fine delle Americhe – e poi risalire

fino a quando un segno ci farà fermare.

 

Volavamo spesso recitando versi di poeti cari

come Arione, Orfeo, Mosè, Dante Alighieri, Omero,

Ariosto, Milton, Baudelaire, Keats, Rimbaud

e altri per tenerci in voce, canto, tremito

 

e sintonia col vento ed armonia col tempo.

Luccica il mare, giocano le nubi, viene la notte,

il sole riappare – e noi sempre volare – senza sonno

lieti e leggeri nel nostro immaginare

 

fin che l’Oceano Pacifico appare – con foche,

balene, squali, velieri ed erte cordigliere

e saliamo, saliamo per il tropico verso

l’equatore – le Ande sulla destra a coronare.

 

Ed ecco – dopo ore – che un’immensa montagna

appare – lontana. “Quella” –

dico – “è la Sierra Nevada di Santa Marta: là

vive il mamo sciamano Zäreymakù

 

conosciuto un giorno in altro volo. Lui è uno

che del mondo sa.” “Cosa sa?” – dice Blake.

“Che oltre la Linea Negra,” – dico – “l’uomo (noi)

acque uccelli aria distruggendo sta.”

 

“Bello sarebbe,” – dice Blake – “chiacchierar con lui.”

“E a chiacchierare andiamo,” – dico. – “Lui

è di sicuro là.” Presto siamo fra gli altissimi

picchi – fra foreste e neve – e canti di uccelli.

 

Il Teatro Vagante, 1978/1980: albero, carro, grotta, culla, veliero, albero del tempo e teatro, ph. Massimo Agus

 

 

2. Colloquio col mamo Zäreymakù(*) sulla Sierra Nevada

 

Ci inoltrammo sperando che la forza del pensiero

e la fortuna ci sapessero guidare

al villaggio dell’amico sciamano. Com’era

sonante di uccelli e acque la selva

 

e di ombre e luminosità; com’era

piena, intensa, gravida, orgogliosa!

“Tutto è tremante, tutto è misterioso,” – dice Blake. –

“Siamo, lo senti, nel verde risonante.”

 

Camminavamo già da qualche ora

quando s’aperse una radura e apparve

il villaggio, le capanne rotonde di rami intrecciati

e paglia, di colore bruno, marron e oro: e

 

vedemmo loro uscire dalla capanna più grande,

la casa sacra forse: erano quattro: l’amico

conosciuto nel volo precedente e tre assistenti,

in tuniche bianche, il copricapo tondo,

 

la sacca della coca al fianco, in bocca il bolo masticando.

Zäreymakù si fece avanti e venne ad abbracciarci;

fummo rifocillati. Il tempo passava

ascoltando i respiri e gli sguardi,

 

cambiava la luce, la selva

trascolorava – in armonia si stava

in attesa di non si sapeva che:

tutto era fermo.

 

Ed ecco che Blake disse:

“Chi è il mondo?”

Nessuno rispondeva.

Passò altro tempo. Fin

 

che vedemmo Zäreymakù (piccolo! magro!)

alzarsi in piedi: spesso aveva attinto

col bastoncino alla zucca del popòro

contenente la calce. E cominciò a cantare

 

a occhi chiusi – ogni poco fermandosi

per respirare secondo strofe sue – non regolari –

nella sua lingua. Noi, attenti, attoniti,

questo racconto credemmo d’ascoltare.

 

Il canto di Zäreymakù

 

 Tutto, nel tempo dell’origine di tutto,

 era solo pensiero.

  E il primo pensiero fu quello

 della Sierra Nevada di Santa Marta.

 Accadde quando

 non c’era nulla e tutto era nebbia.

 

 Tramite il pensiero noi mami parliamo con la natura

perché la conserviamo nella memoria fin dall’inizio.

Parlare con la natura è il compito che ci fu affidato

per mantenere l’equilibrio del mondo.

 

Dopo migliaia di anni trascorsi nel puro pensiero

vennero la vegetazione, gli animali e i cibi.

Tutto era armonia ed equilibrio.

Che però cessarono

a partire dall’invasione spagnola.

 

Se il nostro pensiero sparirà

verranno le catastrofi, i castighi, le calamità.

             Andranno in rovina

non solo quelli che vivono dentro la Linea Negra,

ma tutti, il mondo intero.

 

Per noi nessun elemento della natura è cattivo.

Tutto è buono.

Sono state le leggi dei fratelli minori

a far sì che tutto si trasformasse in male.

Il loro cammino si è confuso

e stanno accelerando la propria distruzione:

si stanno rovinando l’anima col petrolio e con l’oro.

L’oro è la forza interiore della terra a cui dà potere il sole.

Oro e petrolio sono dei.

Ma i fratelli minori non li rispettano,

li trasformano in potere di ricchezza e si confondono.

 

La foglia di coca è un elemento speciale della natura

consegnato a noi indigeni.

La coca è una delle prime piante sacre:

è il pensiero, è lo spirito, è l’asse, è tutto.

È l’essenza della natura,

il mezzo per entrare in comunicazione

con esseri d’altra dimensione

e per poter rivolgersi al mondo, all’universo.

 

Ma i fratelli minori hanno trasformato la nostra pianta sacra,

anche modificandola tramite innesti,

in un losco traffico da cui traggono la cocaina:

e ciò, per loro, ha significato la morte

perché hanno violato la natura sacra della coca,

che adesso avvelenerà il mondo intero.

 

L’universo è un unico tutto

come un respiro, un soffio.

 

Che stiano attenti gli uomini

che vivono al di là della Linea Negra,

che stiano attenti

perché distruggendo

noi, le acque, le foreste, gli animali, la natura, la terra,

distruggono se stessi.

Che stiano attenti.

 

L’albero dei poeti: Sveno murator sul foglio chino che legge l’inizio del poema in ottava dedicato all’amico Giuliano Scabia, ph. Massimo Agus

 

Il canto era finito – Zäreymakù tremava:

era come se la selva avesse parlato.

Tante voci ha il tempo – ma quando

lo spirito svela il pericolo del mondo

 

i poeti capiscono d’essere sciamani e,

incontrando i fratelli lontani

nei boschi e sui monti, sentono

che le rivelazioni si formano

 

per tremito, canto e ascolto – e che così

il fiato della vita segna il suono

delle parole – che prendono paura:

come gli uccelli in bosco spaventati.

 

Veniva sera. Tutto era stato detto.

Era l’ora d’andare.

Ci abbracciammo

e riprendemmo il volo.

 

Disegno preparatorio dell’albero-Teatro Vagante azzurro, fatto da Giuliano Scabia a Tagliaborse, sull’Etna, fra il 1978 e il 1980

 

 

3. La scuola dei pivieri

 

Volavamo da tempo – ora largheggiando

ora costeggiando – e sempre cercavamo

gli animali non disturbare

onde capire chi essere loro e noi.

 

Fu quando fummo nei pressi di quella luminosa

città di San Francesco che vedemmo

sulla spiaggia immensa punteggiata d’uccelli

i piccoli pivieri – snowy plover – protetti da estinzione.

 

Correvano – da poco nati nella vita nuova –

con le zampette lunghe velocissime cercando

granchi lombrichi e altre nella sabbia nascoste trovando

prelibatezze – bianchi e grigi – curiosi – meravigliosi.

 

Ed eccone un branco somigliante una scolaresca

in attesa d’interrogazione – davanti stavano gli adulti

snelli – specie rara di pavoncelle

che ora calavano nelle onde, ora prendevano volo.

 

Erano forse cento i piccoli scolari – attenti,

in fila ordinati – in attesa di che cosa?

“Guarda,” – dico – “sembra una scuola: i grandi

mostrano come fare – e i piccoli osservare.”

 

“È una scuola, sicuramente,” – dice Blake – “perfetta

e naturale – vera scuola d’imparare.”

Ed ecco uno scolaro fa un voletto, subito atterra per paura,

torna indietro e si porta lento ultimo in fondo.

 

“Vedrai, al suo turno riproverà,” – dice Blake. – “È la scuola

dell’insegnar volare.” Il vento solleva le onde

che bianche formano scrosci di corone

e calmate dalla sabbia sfiorano pivieri e noi.

 

“Natura è madre di vero insegnamento,” – dice Blake. –

“Nascere, correre, mangiare, volare nel vento,

ecco che i pivieri danno senso

al loro essere viventi: e a noi.”

 

Giungono adesso due giovanotti

a torso nudo – e non scansano il branco.

I pivieri si sperdono, disturbati. “Ecco” – dico –

“disturbatori siamo. Non vediamo i colloqui

 

che ci avvengono accanto; gli animali selvaggi

sono scompigliati – la loro anima viene

disanimata – come la nostra – e sterminata.

Come ha ragione Zäreymakù.”

 

Da lontano la scuola di pivieri

restiamo a osservare – per impararla. Siamo

attoniti e in quel branco di scolari e genitori

ci appare, all’improvviso, oro della vita,

 

la trasmissione dell’insegnamento

e del mutamento. Ma ora nel vento

chi siamo? O Blake – chi siamo? “Sento,” –

dice Blake – venire un fatto di sconvolgimento.”

 

In quella improvvisamente passa

radendo scogli e onde uno stormo

di piccoli pivieri che, come un aquilone estesi,

il volo appena appreso sta sperimentando.

 

“O Blake,” – dico – “perché non andiamo a passeggiare

la famosa città meravigliosa?”

“Sì,” – dice Blake. – “Per un poco lasciamo il volare,

i piedi per terra è conforto posare.”

 

 

Passeggiata

 

vento

            vento

                      vento

                                  

                                                                                   Blake spettinato dal vento

a Union Square caffè espresso (nero, buono)

                                                                           

store

            store

                       store

                                 entriamo

                                               cappelli

                                                             cappelli

                                                                          Blake si prova un cappello

                                       vento

                                                    vento

                                                                  vento

 

cable car

                saliamo

                              appesi

                                          ripidi

                                                    vento

                                                               poi giù

                                                                            verso il porto

                                                   

appare Alcatraz penitenziario isola

 

cammina

                      cammina

                                             cammina

                                                                      Market Street

                                                                                                    Financial District

banche

                  banche

                                     banche

                                                        quadri grandi astratti

                                                                                                nelle vetrine delle banche

 

Blake curioso dei quadri senza figure dice: perché nelle banche?

 

tram

             metro

                             autobus

                                                taxi

                                                             biciclette

                                                                                  pedoni

                                                                                                       mare

                                                                                                                      grattacieli

                                                                                                                                            monti

di là dal golfo Oakland

                                          la malfamata

                                                                     la devastata dagli incendi

 

sul San Francisco Chronicle intervista a Roy, mendicante: “Guadagno 50 dollari al giorno, ero camionista, 17 anni fa ho contratto l’Aids, non ho più trovato lavoro

                                  

Aids, – dice Blake – ahimè

                                                                                              

                                                  musicanti

                                                                                 mendicanti

                                                                                                                      qualcuno con

stivali

                anelli

                                catene

                                                  borchie

                                                                      capigliature

                                                                                                una volta hippy?

guarda!

                    una vecchina

                                                 con la chitarra

                                                                               ricciuta

                                                                                                  ha i capelli bianchi

un tempo forse figlia dei fiori

                                               fioca

                                                         canta Farewell Angelina

                                                                                                 commovente, – dice Blake

baia

          colline

                       monti

                                  paesaggio fatto dai terremoti

                                                                                 dorsali come onde immense

                                                                                                                               ponti

Richmond Bridge      

                          Bay Bridge

                                           San Mateo Bridge

                                                                      Dumbarton Bridge

                                                                                                  Golden Gate Bridge

lunghissimi-------------------------------------------------------------------------sospesi

  

(un grumo là, vedi?)

                                                                       

vento

                                                               vento

                                                                                                                               vento

 

Oceano--------------------------------------------------------------------------------->

 

Little Italy

                  Columbus avenue

                                                   ristoranti

                                                                      quanta gente ai tavolini      

                                                                                                               tramonto

                                                                                                                                  aperitivo

 

                         

City Light books library

                                       profumo di libri

                                                                   scala

                                                                               stanza della poesia

Kerouac

              Ginsberg

                              Corso

                                         Ferlinghetti

                                                             Lamantia

                                                                             Williams

                                                                                           Pound

bravi, – dice Blake, sta leggendo

 

notte

             luci

                         vento forte ->qui tutti arrivati da poco->migrati

                               (chi si diventa migrando?)

                                                                                                                               

 

bianchi

              neri

                        gialli

                                   messicani

                                                       italiani

                                                                    irlandesi

                                                                                    cinesi

                                                                                              yankee

quanti colori umani, – dice Blake

 

 

Fisherman Wharf

               Northern Beach

                               Nob Hill

                                       Telegraph Hill

                                                      Chinatown

                                                                 Marina

                                                                        Presidium

                                                                                 Pacific District

                                                                                              Western Addition

                                                                                                                Civic Center

                                                                                                                             Richmond

 

le donne in tram filovia metró mercato

                                                                 parlano spagnolo

le foche giunte col terremoto del 1996

                                                                 parlano continuamente

distese sui cassoni in acqu

 

cammina

                        cammina

                                                cammina

                                                                        cammina

                                                                                               cammina

                                                                                                                        cammina

 

fino al quartiere Castro omosessuale

                                                                  vento

                                                                                     vento

                                                                                                          vento

                                                                                                                        notte

è la notte di Hallowen -> zucche come a Vetrego/Mira/Ve (Italia)

 

All hallows Eve--------------------------------------------------------- tutti lodano Eva ->

maschere costumi (meravigliosi)

(sanno di essere i morti a spasso?)

                                                ci travestiamo anche noi

con le ali, volto bianco, parrucca, da angeli

angeli diavoli streghe ondine sirene

maschere

                maschere

                               maschere

                                               maschere

                                                              maschere

                                                                             maschere

                                                                                            notte

                                     tutti lodano Eva

                                     tutti i santi lodano Eva

 

alba……………………… ……………………. ……………………………->

 

 

 

è tempo di tornare verso l’Oceano

                                                         filovia 38 filovia 28 capolinea

 

l’Oceano è là

                         sotto di noi

                                                   discesa

                                                                   sabbia

                                                                                 sole

                                                                                               tepore

                                                                                                                    azzurro

 

                                     (o Blake, guarda, là in alto, quel grumo)

 

costa alta

                      Oceano

                                             Oceano

                                                                         vasto

                                                                                                ventoso

                                                                                                                       lucente

            

vegetazione secca

                                 il sentiero sale scende

                                                                               Golden Bridge

                                                                                                             lontano

stupendo, – dice Blake – sembra che voli

 

voli

              voli

                           voli

                                         voli

                                                      voli

                                                                   o Scabius!

                                                                                           o Blake, vedi?

è nel volo il segreto dei ponti

 

      “Attenti, prima di fare il bagno informarsi, pericolo batteri.”

 

noi

        due

                  soli

                          verso il ponte,

                                                Scabius e Blake

 

(guarda, il grumo!)

 

grattacieli lontani delicati lucidi trasparenti anime

                                                                                                          vento

(Alcatraz in mezzo alla baia

  Al Capone rinchiuso là diventò matto)

 

il ponte è più vicino->spuntano

come corna

i pilastri rossi

 

(si vede bene il grumo)

 

 

ciao Kerouac ciao Ginsberg ciao Ferlinghetti ciao beat

                                                                                                         beati

                                                                                                                     bastonati

ciao Jack London ciao Martin Eden

                                                               ciao Burroughs

                                                                           matto           

pistolero

assassino che gioca a Guglielmo Tell

        e centra la moglie in fronte

 copà

 

                                                              ciao ciao

 

                        (cosa sarà quel grumo? non è una nuvola)

 

è finito il sentiero caliamo sul ponte d’oro

                                                                                  auto auto auto

                                                                                                           poco vento

ciclisti

                                                 pullman

il turismo è veggente?

 

                                                 Zäreymakù

                                                 coca

                                                 peyote

                                                 mescalina

 

                                     avrà poi ragione Zäreymakù?

 

                                   (i turisti non vedono il grumo)

 

                                               drugs/droghe

                                               per andare oltre

                                               noi solo immaginando

                                               senza droghe

 

riprendiamo il volo? – dice Blake
 

America America, quanto vendi? E l’anima?

 

                                               (il grumo

                                                adesso

                                                  vibra

                                                trema)

                                                                                   

Oceano

            vento

                      monti

                                    navi

                                                 aerei

                                                               foreste

                                                                              valli

                                                                                          cielo

 

si vede bene il grumo

sopra san Francisco

sopra il ponte

dopo tanto camminare

 

Blake, torniamo in volo?

Torniamo, Scabius,

è tempo.

 

 

Il Teatro Vagante: mese di maggio: Giuliano Scabia cavaliere gioca e combatte col drago d’Abruzzo, ph. Massimo Agus

 

 

4. La rosa degli dei

 

Eccoci adesso a contemplar là in aria

sopra il ponte d’oro il grumo strano

vibrante forse per il vento

forse per altra sua segreta gloria.

 

Ci avviciniamo – e il grumo,

che pare una rosa viva, si rivela

di bestie piante pietre frutti corpi umani

e disumani fatto – e davanti

 

dai lunghi capelli e dal viso, jeans, barba, uno

che in mano tiene un tablet riconosciamo: era

Gesù: e Blake disse: “Siete voi, Signore,

o un attore che vi somiglia?”

 

“Sono io,” – dice Gesù – “e sto qui

nel tempo e fuori dal tempo, qui

perché passate voi, per colloquiare: sempre

giro vagando andiamo – il mio gregge e me.”

 

“Il tuo gregge,” – dice Blake – “non era fatto

di dodici apostoli pazzi? Là vedo bestie, cose,

mostri strani: sei diventato matto? Non era

per il genere umano che t’eri donato?”

 

“Sbagliato,” – dice Gesù. – “Riflettendo

nella sapienza del Vento Santo e ascoltando

le molteplicissime voci del mondo ho capito

(finalmente) che tutti gli dei precedenti

 

gli spiriti, le fate, le streghe, Zeus, Odino,

Ganesh, Allah, Yahwe, Mio Padre

e altrissimi altri, cipolle, coca, coccodrilli,

cavalli, balene, orsi, civette, lupi, Iside, Osiride,

 

volpi, cani, Baal, Trimurti e altrissimi altri

a migliaia per millenni un unico vento

e fiato sono stati in cerca di capire la vita

e la morte – che io credo d’aver vinta.”

 

“Per Bacco!” – dico. “Anche lui,” – dice Gesù – “che dio!

Baccho, il bacchio – re della natura e delle bestie,

Dioniso, fratello feroce e dolce, Iaccho

dai cento e cento nomi, sempre forestiero,

 

pericoloso a chi non l’accoglie, capo delle danze

e del teatro e della poesia che canta.”

“O Jesu,” – dico – “non è che anche tu

sei uno incistato nel tempo, nel mutamento?”

 

“Sì e no”, – dice. – “Mi sono perfino ammodernato

col tablet e sempre m’ammodernerò

per seguire la vita e il suo fermento

nel gran mistero che si va evolvendo.”

 

“Che visione!” – dice Blake. – “Che insegnamento!

Che ne dici, Scabius?” “Sì,” – dico. – “Adesso capisco, nel vento

del nostro vagare, che gli dei sono invenzioni

di noi poeti: come te, Gesù, uomo divino.”

 

“Mai,” – dice Gesù – “noi della rosa

che io tengo in vita – vera mia sposa – fummo

così capiti. Tutta la memoria della vita

volando rinfiora. Avete avuto in sorte,

 

o Blake, o Scabius – di farmi rivivere in poema:

eccomi, sono qui, inventato

e no: dal profondo sorgono gli dei, dal vento

e dagli occhi in cui vola Amore

 

che ci tiene in vita. Divino è chi

rimemorando immagina e nominando

prega – preghiera è il lavorio

di chi vola in tremore di poesia.

 

Dite a Baudelaire uccello, a Rimbaud

disgraziato – dite che il logos incarnato

è in ascolto quando un poeta nell’abisso va

e vede quanto inferno dentro ognuno sta.

 

Dite a Virgilio e ai suoi poeti nella valletta

che sono tutti in Paradiso – che la loro voce

è il Paradiso – come la rosa che mi segue

e trema, beata d’essere nominata.

 

Dite a tutti quelli delle religioni

che unico è il vento, unico il tempo,

unico l’andare della luce

e del buio, unico il cuore della vita

 

indistruttibile nel corpo delle mente nata

dal giro vagare delle particelle

misteriosamente sorte, mai morte,

all’inizio del tempo infinito.

 

Dite dite dite – come sorrideva,

com’era bello: era come lo desideravo,

fratello di tutti gli dei, era

come uno sogna che la guida sia.”

 

Fu allora che la rosa degli dei – ognuno

a suo modo salutando – teneri e tremendi –

si mosse e ci passò vicino – lui Gesù

col tablet davanti era il pastore

 

e noi, guardandoci, sentimmo

per tutti quegli dei dimenticati

batterci il cuore. Era amore?

Era sentirci un poco illuminati?

 

Fu allora che pensammo a quando l’eterno

si preparava a creare il tempo e noi e tutto,

bestie, sassi, acque, piante – e al canto

di Zäreymakù pensammo – e a quanti

 

si prendono in cura l’equilibrio del mondo.

Pesante è il fardello da portare

se la specie umana si vuole amare.

Saprà l’amore diventare fecondo?

 

“O Blake,” – dico – “così ci è apparso Gesù:

era una nostra immaginazione, lo sai.” “ Sì, –

dice Blake – “e così adesso è colui

che gioca con noi – e vola su e giù.”

 

E volando la rosa immaginata

piano piano trasfigurava diventando

l’albero in fiore colmo sui rami

di dei e poeti – albero che penetrava

 

fin oltre ogni spazio ogni tempo – oltre

ogni immaginare. Correte bambini del mondo

a salire le braccia stellari

dell’albero stella di poeti rari.

 

Prima recita del poema Albero stella di poeti rari il 5 ottobre 2014 a Oliveto per la rassegna «A teatro nelle case» del Teatro delle Ariette. Video di Stefano Massari.

 

 

* Il mamo (sciamano) Zäreymakù è una persona vera, da me incontrata nel 1997 a Medellin, Colombia, al Festival Mondiale della poesia. Il discorso che lui ci tiene (a Blake e a me) è composto di frasi dei suoi racconti cosmogonici. Discorsi che lui faceva al microfono in stato di semi trance.

Tragedia di Roncisvalle con bestie nel castello di Rosignano, 1989; alle spalle di Scabia l’albero del Teatro Vagante, ph. Massimo Agus

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