Lettera a Robert Lachenay

Ricordiamo François Truffaut a trent’anni dalla sua morte con le sue stesse parole. Doppiozero pubblicherà ogni mese una lettera da Autoritratto. Lettere 1945-1984 (Correspondance. Lettres recueillies par Gilles Jacob et Claude de Givray, 1988) pubblicato da Einaudi nel 1989 a cura di Sergio Toffetti, con contributi di Marco Vallora e Jean-Luc Godard

“Nel corso della nostra vita, noi diventiamo tante persone differenti, ed è proprio questo a rendere così strani i libri di memorie. Una persona, l’ultima, si sforza di unificare tutti i personaggi differenti”

François Truffaut

 

François Truffaut

 

Nel luglio del 1950 François Truffaut è un giovane reporter, collabora con varie riviste e vive con frenetica eccitazione le sue giornate parigine tra nuovi incontri e storie da raccontare. Tuttavia si sente irrisolto e depresso sia dall’artificiosità del suo lavoro sia dal logorante amore per Liliane Litvin, una giovane cinefila conosciuta alla Cinémathèque un sabato pomeriggio, corteggiata anche da Jean Gruault e Jean-Luc Godard.

In questa lettera all’amico Robert Lachenay (che ispirò il René Bigey de I 400 colpi), in quel momento soldato di leva in Germania, Truffaut ci regala uno spaccato di un tempo che fu poi totalmente cinematografico, fatto di letture, riviste, incontri e film. Oltre che di amori impossibili quanto ingenui. Un concentrato di quella che sarebbe stata la sua poetica a partire proprio da Antoine et Colette l’episodio di L'amour à vingt ans ispirato dalla sua storia d’amore con Liliane Litvin.

 



21 luglio 1950



Vecchio mio,

Contento di ricevere infine tue notizie. Un sacco di novità, dalla mia ultima lettera. Le più importanti: per un pelo non ero più in condizione di risponderti. Ho cercato di suicidarmi e ho 25 rasoiate sul braccio destro: una faccenda molto seria. L... non ha passato la maturità, ma per il suo compleanno lei ed io avevamo organizzato una festa a sorpresa di fronte a casa sua. C’erano più di 40 persone, tra cui Claude Mauriac, Schérer, Alexandre Astruc, Jacques Bourgeois, Ariane Pathé, Michel Mourre, insomma il «tout Paris» del 16 mm e del giornalismo. Non c’era abbastanza da bere,  e qualcuno ha protestato: Bourgeois si è presentato senza essere invitato e ha fatto scappare Claude Mauriac. Tutto il resto è andato un po’ come in La Règle du jeu. Intrighi, scene per strada, porte che si chiudevano. L... faceva Nora Grégor, e ha cambiato 4 o 5 volte il suo «Saint-Aubain». Io facevo Jurieu, ma ci voleva una vittima. Così al mattino, tornato a casa alle 7, mi sono buttato sul letto e mi sono tagliuzzato il braccio.

 

L... è venuta a trovarmi verso le undici: sulle lenzuola e per terra era tutto pieno di sangue. Lei ha creduto che fossi svenuto, invece ero addormentato, perché non avevo perso abbastanza sangue. Mi ha curato con una calma tremenda, ha fatto bollire l’acqua, poi compresse, fasciature. Sono rimasto due giorni a letto con la febbre. Adesso sono come Frédéric Lemaître in Amanti perduti, con una benda attorno al braccio, ma a tutti dico che si tratta di una slogatura. La mia scrittura non ne risente poi troppo, credo.

 

L..., due giorni dopo, se ne é andata a Montecarlo, senza lasciarmi l’indirizzo e senza scrivermi. Mi sento molto solo. I suoi genitori mi guardano di traverso: per potermi curare, è stata costretta a raccontare tutto. Insomma, cerco di vedere altra gente, non esco mai da solo, vedo Niko che non ha passato la maturità, François Mars, che invece è stato brillantemente promosso. Voglio rivedere Monique, quella ragazza che stava in rue Clauzel. Voglio cercare di «guarire». Perciò non ti trovo affatto ridicolo con Jacqueline, anche se non si puo fare alcun paragone tra lei e L...

Ultime notizie: Jacqueline ha mollato il lavoro, fa l’indossatrice di mantelli di pelliccia ed è andata in vacanza. Altrimenti l’avrei fatta lavorare 3 giorni in un film in 16 mm, e l’avrei invitata alla festa, dove la sua presenza avrebbe evitato molti drammi. Appena torna la sgrido, e le dico di scriverti.

Sto sempre a Elle, faccio un’inchiesta sugli editori, e mi annoio. Vorrei rinchiudermi da qualche parte in campagna, dormire e riposarmi nel fisico e nel morale. Comunque qualcosa è accaduto: ho mosso i primi passi come fotoreporter in un cabaret, al Méphiso, e una mia foto uscira su France-Dimanche: Annette Poivre al bar con sua figlia. È un bel colpo, non so ancora quanto me lo pagano, ma è costato caro. Ho tirato fuori 1600 franchi di lampadine. Se non mi avessero preso neanche una foto, erano fumati tutti e 1600. Si rischia molto

Oggi stesso ti mando due pacchi di riviste, ce ne sono 9 in uno e 11 nell’altro. Controlla che ci sia tutto.

Ti lascio, vado a chiedere i soldi a F.D.
Ciao amico,

françois

P.S.
Secondo quel che riesco a tirar su, ti metterò un po’ di soldi nella presente. F.

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