Speciale Ai Weiwei | La città di N

Dal blog di Ai Weiwei. Post del del 19 marzo 2006

Nella città di N, nella nazione C, il primo imperatore Qin creò un centro in cui convergevano tre fiumi. Mi trovavo a N per qualche assurdo motivo – facevo il giurato in un premio di architettura. Dal lato della strada, potevo vedere che N non era diversa dalle altre città del Sud.

 

Tutte le città, nella nazione C, conservano tracce fedeli delle cicatrici lasciate dall’autoritarismo. A differenza delle rovine reali, che sono causate da distruzioni razionali e pianificate, questi centri sono elegie di una delirante febbre architettonica. I loro creatori e proprietari sono vittime della propria idiozia, e come risultato della loro mancanza di coscienza e di senso del decoro le città sono umiliate. Gli anziani si vergognano troppo per parlare alle nuove generazioni del passato, e i giovani provano più disperazione che speranza. I cuori degli abitanti stanno velocemente diventando mediocri, vecchi e cattivi. Anno dopo anno, si sono talmente abituati a distrarsi in mezzo all’oscurità e alla sofferenza che sono quasi orgogliosi della loro vergogna.

 

Anche se è del tutto inconsapevole di questo, la nazione C è diventata il risultato del proprio autopunirsi. La crudeltà non nasce dalla concorrenza selvaggia o da una realtà sanguinosa, ma dal disprezzo per la vita, da standard omogenei, da un obnubilamento dei sensi. La vita non fiorisce più, gli animi si confondono, la vividezza dei sogni impallidisce.

 

Anni di abusi, crudeltà e velleitarismo hanno fatto sì che gli abitanti di questi posti camminino a passo spedito e si guardino intorno con occhi senza vita. Non sanno dove andare e dove nascondersi. Alla fine perdono il senso di appartenenza. Non sono legati alle loro case, villaggi o città, e diventano stranieri in esilio permanente.

 

Dalla piazza centrale della città, disegnata da Mister M, arrivano di continuo notizie sulla città di N. Circondata da sontuosi centri commerciali, la sua enorme nuova piazza è la destinazione preferita delle passeggiate dei residenti che vogliono rilassarsi. All’ombra di bandiere gentilmente svolazzanti, un’ingegnosa fontana musicale abbellisce una vasca rivestita di marmo in cui sullo schermo di una cascata d’acqua vengono proiettati film. Il design di Mister M è diverso dal resto di N; sembra all’avanguardia, nuovo e unico, e ha una fastosità che aggiunge un tocco leggero a questo luogo altrimenti démodé. Come altre zone economicamente sviluppate, la città è piena di music halls, teatri d’opera, musei d’arte.

 

 

Anche il museo di N è nuovo di zecca, e con un amico ho deciso di andare a visitarlo. L’enorme edificio non ha una sola opera d’arte da mettere in mostra; appesi, invece, ci sono scheletri di enormi animali dell’era giurassica. In ogni aspetto di questa vistosa esposizione era evidente un’ignoranza grassa e maldestra – le luci, gli effetti speciali, le spiegazioni, le etichette sui muri. Era tutto in stridente contrasto con l’incredibile meraviglia che trasudavano gli scheletri di quelle bestie gigantesche. Quella era un’epoca di vera gloria, la terra una volta vantava paesaggi del genere, cieli di questo colore, venti e piogge! Quale destino ha dato forma a simili colossi che dominavano il mondo, e quale disastro li ha sterminati trasformandoli in fossili da esporre in un museo?

 

Sono trascorsi eoni, e da ultima è apparsa la debole, gracile e calcolatrice razza umana. I fossili erano piccoli e tuttavia enormemente presuntuosi, ingordi e privi di fede. Sostavo davanti a questi fossili, provando una sensazione difficile da descrivere.

 

Una delle sale del museo aveva attratto una folla di visitatori locali. In mostra c’erano organi umani e cadaveri. Nel mezzo della sala affollata erano esposti gemelli siamesi, mummie imbalsamate in posizione eretta, in mezzo a cervelli e organi assortiti. Al centro c’era un corpo di donna che galleggiava nella formaldeide come un pesce gigante. La sua pelle era di un bianco pallido con tocchi di giallo, e indossava guanti di seta nera e lunghe calze di seta. Ancora più affascinanti erano gli oggetti posti dentro in due recipienti vicini, che portavano le seguenti etichette: imene rotto e imene integro.

 

Ci sono posti dove non si dovrebbe andare e cose che non si dovrebbero vedere. Il principio è molto semplice: la conoscenza e l’esperienza avvengono a costo dell’innocenza e della decenza. L’orrore non spaventa, ma una tale corruzione della moralità sociale non ci lascia speranze.

 

Questa mostra è stata la più popolare per anni e anni nella città di N, e ha attratto migliaia di visitatori al giorno, dagli anziani con i capelli bianchi a ragazzi e ragazze. La nazione in cui si trova la città di N è il maggiore produttore mondiale (e il maggior commerciante) di cadaveri.

 

 

Gli edifici di Mister M sono stilizzati e pretenziosi, oltre che nuovissimi, ma quando li si osserva più da vicino c’è sempre qualcosa che non va. Il problema è che, nonostante la nuova pelle sia disegnata con maestria, non si riesce a dimenticare il corpo decrepito che si nasconde sotto.

 

Le città cinesi stanno cercando di vestirsi bene, come se dovessero partecipare a un sontuoso ballo in maschera. Gli spettatori sono abituati a deridere e a fischiare quanto accade sulla scena, e finché lo spettacolo continua, tutti sono pieni di energia. Ogni partecipante spera di non essere riconosciuto, ma anche se riesce a nascondersi solo per un istante, è comunque molto divertente. Le persone non sono disposte a passare un solo momento in più nel dolore e nell’umiliazione, vogliono una felicità febbrile che possa aiutarli a superare il disgusto di sé e la paura della morte.

 

Andare via da N, dimenticare la fontana musicale e i film proiettati sull’acqua.

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27 Febbraio 2012