Tavoli | Andrea Bajani

I bravi ragazzi hanno la cartella in ordine, la riga dei capelli perfettamente dritta, hanno il giusto sorriso della via di mezzo, nessun broncio, nessuna risata. Se ne stanno nel centro degli accadimenti, assorti pensano agli affari loro, però sono là in mezzo agli altri, perché forse hanno paura di perdersi, di rimanere soli. I bravi ragazzi hanno una calligrafia pulita, quasi femminile, rotonda e panciuta. Sanno quel che devono fare, perché per loro è facile fare un passo dopo l’altro, purché misurato. I bravi ragazzi credono di essere bravi ragazzi, nonostante tutte le loro ansie e manie.

 

Il tavolo di Andrea Bajani è pulito, quasi disadorno. Non c’è nulla che spicchi o che inaspettatamente lasci intravvedere un significato nascosto. Tutto quadra. I libri, libri diversi certo, nell’oltremondo della lettura si spazia dalla letteratura alla matematica; un quaderno; un vocabolario di tedesco; due penne e due matite; la musica perfetta per nascondere il brusio fastidioso del mondo oltre la finestra; un bicchiere d’acqua che pur nella sua insignificanza attira lo sguardo, sospendendo il tempo; un Mac; una moleskine. E oltre l’ordine del tavolo altro ordine: quattro sedie; una finestra sulla destra perché la luce cada sulla mano che scrive, che sottolinea, che appunta senza dare forma a mostruose ombre distraenti; tenda, altri libri in ordine, umidificatore, orchidea.

 

I dettagli salvano dalla noia della vita e anche su questo tavolo sono loro a porgerci una mano. Sulle pagine della moleskine si intuisce una calligrafia spigolosa che svela l’inganno: no, non è l’ordine ad essere il valore ultimo delle cose, la sostanza sta nel significato delle parole, nella ricerca di senso. Righe storte e frecce imprecise confermano il disvelamento. E così pure il desktop del Mac, con la sua mitragliata di file sparsi sullo sfondo al posto di cartelle che ordinatamente raccolgono e classificano. Quei file sono un refolo d’aria fresca che ci fa tirare un sospiro di sollievo. Allora Bajani non è un bravo ragazzo.
Così posso tornare a rilassarmi, a questo mio tavolo che è un campo di battaglia.

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Fotografia di Giovanna Silva

08 Luglio 2013