Tavoli | Ginevra Bompiani

Il tavolo comincia dalla sedia, quasi una poltrona. Suggerimento gentile della gradazione di colore che subito dice Questo tavolo non è una superficie intorno alla quale si può stare in piedi. Comodi, seduti, prego, ecco qui, parliamo, parlate. Due sedie di fronte e una sedia regolabile e dunque democratica, tutti con gli occhi alla stessa altezza. Comodi, seduti, prego, ecco qui, parliamo, parlate. In mancanza di tavole rotonde, ci sono sedie regolabili. Non è un tavolo di passaggio dunque, ci si sta, fermi e chiari, come in un verso di Pavese.

 

Un tavolo poetico e geometrico e cartesiano. Metodo, dunque. Prima diagonale (da sinistra a destra). Uno. Il blu della scrivania digitale en abime sopra la scrivania tout court che rimanda al blu dei fascicolatori. Se il legno è il colore delle parole, il blu è quello della consultazione, come il blu notturno con la sua lista ordinata di stelle sempre interpretata, spesso desiderata. Due. Gli occhiali da vista montati in rosso – appoggiati su Klaus Wagenbach, La libertà dell’editore sul tavolo di un’altra libertà dell’editore, – che rimandano al catalogo nottetempo, rosso altrettanto, che sorregge un Benino di terracotta (e un uccellino di legno e un mulino di ceramica e una bambola che forse è Biancaneve).

 

Se il legno è il colore delle parole, e il blu quello della consultazione, il rosso, come si (ad)dice, è il colore della passione, libri e sguardo. Tre. Ancora libri, La bellezza di Nancy e Romanzo storico di Vasio e Mari, un giallo che non è un genere ma un’altalena tra riflessione e curiosità. Ancora diagonali, ma scazonti, immaginarie, in assenza.

 

Una volta seduti sulla sedia, quella che è quasi una poltrona e dalla quale comincia il tavolo e che suggerisce continuità e che può essere regolata e che probabilmente ha le ruote, una volta seduti sulla sedia, a destra (lungo la diagonale dei colori che riverberano) si incontra un catalogo di cartoline Pantone, tutti i colori della carta e del resto, classificati, esposti e murati, loro e il loro significato, e a sinistra una pianta, orchidea inattesa, e scura e di velluto che, in assenza del calendario – 7 luglio 2013, – misurerebbe l’umido e l’umore dell’estate romana. 

Fotografia di Giovanna Silva

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