Tavoli | Giulio Giorello

Ogni cosa è a portata di mano. La penna, gli occhiali, i fogli sparsi, i molti libri. 
Si possono intuire i gesti che nel tempo hanno riempito la scrivania del professore, i movimenti che giorno dopo giorno hanno dato vita a una stratificazione di oggetti che sono studi, di interessi che sono lavoro, di letture che sono passioni. Un disordine sovrano.

 

La fotografia cattura gli oggetti e lo sguardo risulta agganciato dai libri che fanno mostra di sé: Hegel, le opere complete di Spinoza, Joyce, la Bibbia di Gerusalemme ma anche il numero 4 della rivista di fumetti Eureka del 1968, i libri della Cortina, i suoi e molti altri tutt'intorno. Da sotto un foglio spunta anche il Foucault di Questa non è una pipa. 
Chi conosce Giulio Giorello o ha potuto seguirne le lezioni in università conosce bene la sua capacità di mettere in relazione stimoli e idee molto lontani tra loro, questa immagine lo testimonia fedelmente. Chiarore dell'evidenza. 


 

Il piano di lavoro sembra interamente occupato, tranne una piccola porzione di spazio risparmiata forse per fare posto a un portatile o a un tablet, o al prossimo libro in arrivo. Non c'è posto per altro, così dice la fotografia. 
Quello che però non dice sono i rimescolamenti, il taglio verticale nasconde i livelli, appiattisce la profondità, immobilizza, incanta. I libri che si vedono potrebbero sparire o venire presto ricoperti da altri o messi in un angolo e impilati, come si nota con quelli sulla destra, e poi magari ripresi, riaperti e appoggiati nuovamente da qualche parte. Quello che va qui compreso è la differenza tra disordine e confusione: certo il primo può risolversi in ogni momento nella seconda, come succede continuamente, ma quello che passa tra l'uno e l'altra è l'uso e il suo senso, una molteplicità di gesti dettati da necessità, urgenze, desideri.


 

Al centro dell'istantanea c'è la lampada che sovrasta il piano del tavolo e rende possibile la lettura, l'azione attorno alla quale questo luogo prende vita e significato. Spazio privato vissuto quotidianamente, superficie su cui far convergere carte, riflessioni, curiosità, approfondimenti e ricerche in un movimento continuo di saperi e idee. Scorrendo il tavolo con lo sguardo possiamo quasi vedere o presumere di vedere tutto ciò. Un rispecchiamento autoevidente. Un gioco di rimandi e connessioni mobili, modellabili, sempre nuove, agite da un pensiero che si muove, impegnato in una guerriglia filosofica permanente contro le diverse forme assunte dalla superstizione.

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13 Maggio 2013