Tavoli | Valerio Magrelli

La prima cosa che colpisce del tavolo è il suo centro. Un ritaglio di panno verde tra il pc e la pila di cartellette. Vuoto, illuminato dalla luce obliqua della lampada. Un punto a cui l'occhio dell'osservatore non può fare a meno di tornare ossessivamente, attratto dalla pienezza muta del suo spazio inviolato. Intorno a lui, gli oggetti: libri, quaderni, un computer portatile, un telefono, fiori, una patente, un'altra lampada, una candela, un portapenne. Oggetti non disposti secondo l'ordine geometrico, le ascisse e le ordinate di un'ideale battaglia navale tra nevrosi e mondo, ma neppure abbandonati alla corrente indistinta del caos. Gli oggetti del tavolo conoscono un proprio ordine spaziale. Il tavolo risponde a una propria struttura. Ha una forma. Un nome. Si tratta di un Tavolo-Galassia.

 

All'interno del Tavolo-Galassia i vari elementi che lo compongono non sono stelle fisse. Il loro movimento è evidente. Ognuno gravita intorno al centro di massa (al rettangolo di panno verde) in una costante diastole, un lentissimo e inesorabile aprirsi a spirale che fa del tavolo un equivalente, neanche tanto metaforico, di un oggetto del cielo profondo. Nessuna rigida architettura qui, ma un continuo tramutare di forma. Un Tavolo-Galassia è un sistema-aperto mai uguale a se stesso negli equilibri interni che ne regolano il respiro. Mondi organici e inorganici, letture e scampoli del quotidiano, parola scritta e parola sonora (impossibile non notare quel 'Piacere Mozart!' in rosso a caratteri cubitali) seguono una velocità orbitale diversa a seconda dei bracci lungo cui si trovano ad essere. Domani la loro posizione non sarà più la stessa. Domani i loro rapporti di equilibrio saranno mutati nel continuo variare della loro distanza dal nucleo, da quel preciso luogo tra il pc e la pila di cartellette da cui sembra partire e a cui sembra inchinarsi ogni metamorfosi. Solo lui, ritaglio illuminato al centro del tavolo, rimarrà immobile. Magnete di panno verde, la sua forza risiede nel vuoto ieratico e pulsante della propria assenza. 



"Io sono ciò che manca
dal mondo in cui vivo,
colui che tra tutti
non incontrerò mai.
Ruotando su me stesso ora coincido
con ciò che mi è sottratto.
Io sono la mia eclissi
la contumacia e la malinconia
l’oggetto geometrico
di cui per sempre dovrò fare a meno."

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