Mano nera. Storia di una resistenza

Frediano Sessi. Mano nera. Esperimenti medici e resistenza nei lager nazisti (Marsilio)

Una delle accuse più frequenti rivolte alla parzialità del metodo storico è quella di dimenticare, in nome della grande Storia, gli innumerevoli micro-fatti che ne compongono la trama e la grana della memoria. È in nome della giustizia nei confronti della fragilità di questa memoria che si muove Mano nera. Esperimenti medici e resistenza nei lager nazisti (Marsilio) di Frediano Sessi, costruito sul doppio binario di una scrittura narrativa e documentaristica. I fatti si svolsero tra l’Alsazia e la Mosella, regioni che, tornate ad essere francesi nel 1918, furono annesse da Hitler nel 1940 e, prima di essere liberate dagli americani al termine della seconda guerra mondiale, videro dentro i loro confini l’apertura dei lager di Shirmeck e di Natzweiler. Nelle intenzioni naziste l’Alsazia doveva essere un modello di laboratorio sperimentale dove trasformare i sudditi in militanti, così come il campo di Shirmeck fu lo scenario degli esperimenti medici del dr. Haagen, virologo formatosi tra Berlino e New York. Dopo i cani e i polli il medico aveva deciso che toccava ai cosiddetti ‘sottouomini’ a fare da cavie.

 

Frediano Sessi, Marsilio, Mano nera

 

Nonostante l’Alsazia sia da sempre considerata una delle regioni francesi più facili al collaborazionismo, l’opposizione all’annessione e alla conseguente sudditanza al Terzo Reich trovò come una della massime espressioni le azioni di resistenza di un gruppo di adolescenti (uno solo di loro era maggiorenne, mentre i più giovani avevano quattordici anni). A Strasburgo, nel settembre 1940 il sedicenne Marcel Weinum fondò Main noire, il gruppo di opposizione della Mano nera i cui componenti ebbero in dotazione una falsa carta d’identità con nomi in codice con la scritta S.S.: Servizio segreto. Per ordine del capo i giovani militanti dovettero iscriversi alla Hitlerjugend al fine di non destare sospetti e di potersi muovere indisturbati con la divisa militare.

 

Si organizzarono e provarono tutto: cominciarono con lo scrivere nottetempo sui muri della città “W de Gaulle!” o “W la France!”, poi tranciarono i cavi per le comunicazioni, manomisero moto e auto degli ufficiali tedeschi, facendo saltare in aria quella del Gauleiter Robert Wagner, rubarono armi e munizioni all’invasore, cercarono contatti con gli stati amici e il quindicenne Ceslav Sieradzki, d’origine polacca, braccio destro di Marcel, prese contatto con il console inglese di passaggio a Basilea. Varcò il confine e lo raggiunse, in bicicletta, e, in mancanza di denaro, raccolse tanta solidarietà.

 

La testa dell’organizzazione fu catturata nel maggio 1941 e nell’arco di tre mesi il resto dell’organizzazione fu arrestato. A ottobre furono tutti internati nel campo di rieducazione riservato ai ribelli di Schirmeck, dove chi non finiva ammazzato o sfinito veniva arruolato tra le file dei Malgré-Nous, “i soldati in divisa della Wehrmacht, malgrado la volontà contraria”.

 

È dentro il confine disegnato dal filo spinato di Schirmeck, dove Marcel e Ceslav furono condannati a morte e uccisi, che si incrociano i destini dei coraggiosi eroi alsaziani e quello di Eugen Haagen, convinto “benefattore dell’umanità” a capo dell'Istituto di Igiene di Strasburgo che dedicò la propria vita alla scienza per “il bene dell’umanità”. Nel campo di Schirmeck Haagen stava sperimentando sui prigionieri di cui lo fornivano – lamentandosi a volte per lo scarso numero delle cavie – i vaccini contro l’influenza, l’epatite, la febbre gialla e il tifo.

 

Fu arrestato dagli americani, processato, condannato a vent’anni di lavori forzati e, con la riduzione della pena, nel 1955 tornò libero e riprese a Tubinga le proprie ricerche sulle patologie virali, questa volta sugli animali. Morì nel 1972 mentre stava licenziando il secondo tomo della sua ricerca di virologia. Nei necrologi che celebravano la stima verso l’uomo di scienze nessuno ritenne opportuno ricordarne le efferatezze né la condanna. Così come fino a oggi in pochi ricordavano l’incredibile storia di un gruppo di ragazzini in pantaloncini corti che in bicicletta gridò il proprio no contro il sopruso e l’ingiustizia nazista. RIP.  

Se continuiamo a tenere vivo questo spazio è grazie a te. Anche un solo euro per noi significa molto. Torna presto a leggerci e SOSTIENI DOPPIOZERO