Hip Hop Family Tree Vol. 1 di Ed Piskor

Dagli anni '70 al 1981

25 anni fa ci avrebbero scommesso in pochi. Il rap nel nostro paese all'inizo degli anni '90 era un fenomeno relativamente di nicchia, parzialmente politicizzato e militante, che vedeva in fenomeni quali Jovanotti o Articolo 31 blande declinazioni meainstream che per il grande pubblico poco o nulla avevano a che fare con le radici profonde di quel fenomeno musicale e non solo nato sul finire degli anni settanta negli Stati Uniti. Oggi il rap è uno dei generi più ascoltati e seguiti dagli adolescenti italiani – come del resto da quelli di tutto il mondo – con una scena che nelle modalità e nei generi rispecchia in tutto e per tutto,  non senza una buona dose di vuota emulazione, trend e mode che arrivano da oltreoceano.

 

 

La diffusione capillare di beats, rime e pose è però fortemente orientata al presente e poco o nulla ha a che fare con quel senso più generale di Cultura che da sempre caratterizza l'Hip Hop (inteso come tradizione vuole quale insieme di Djing, Rap, Breakdance e Graffiti). Niente di meglio dunque, per ravvivare la memoria e rivivere una delle saghe musicali più eccitanti della storia, che tuffarsi nell'edizione italiana di uno dei più premiati e chiacchierati fumetti americani degli ultimi due anni. Stiamo parlando di Hip Hop Family Tree.

 

 

Come dicevamo, il rap come genere musicale, che ha oggi una coda lunga che passa per i talent show e arriva fino alle vetrine dei negozi di abbigliamento, conosce una larghissima diffusione ed è un'industria globale che produce un giro immenso di utili. Nel suo libro a fumetti (originariamente serializzato on line sul sito Boing Boing) Ed Piskor mescola il rigore dello storico con il feticismo del geek orgoglioso della propria cultura enciclopedica, per raccontare l'epopea della nascita e dello sviluppo del fenomeno musicale più significativo degli ultimi 30 anni. Tutto iniziò nel Bronx all'inizio degli anni '70, in un contesto fatto di feste di quartiere dove i primi DJ ed MC, improvvisando con soluzioni tecniche e voglia di divertirsi, ponevano inconsapevolmente le basi di una straordinaria rivoluzione. Piskor narra con precisione filologica millimetrica l'universo di personaggi che popolarono la nascita dell'hip hop nella forma di una saga vera e propria con personaggi principali e figure minori, eroi ed antagonisti – per certi versi non lontana dalle grandi epopee mutanti degli X-Men –  il tutto con uno stile che, mescolando le citazioni fumettistiche con l'assoluto rigore per date, nomi, fatti ed ambientazioni fa di questo libro non una semplice storia illustrata.

 

La tensione sottile che anima questo primo volume, che copre gli anni che vanno dal 1970 al 1981, è quella di chi con una narrazione sincopata e sapiente restituisce l'immagine di un universo frammentato e in divenire, un grande affresco di un intero movimento che in modo del tutto inconsapevole sta rivoluzionando la storia della musica. Per la prima volta i protagonisti non saranno cantanti, musicisti o autori di canzoni. La rivoluzione copernicana del rap e della cultura hip hop sarà quella di mettere sulla ribalta i DJ, ovvero manipolatori di frammenti e schegge di musiche altrui e gli MM, alle origini semplici vocalist che dovevano aizzare il pubblico delle feste e che progressivamente, con il lavoro sulle rime, diventeranno i protagonisti di quella che è di fatto la nuova incarnazione del genere musicale americano per eccellenza: il blues.

 

Ogni festa, ogni battle, ogni contratto possono decidere le sorti di un'artista, possono farne una figura di primo piano che passerà alla storia o soltanto una comparsa, una figura minore. Nel ritmo vorticoso che attraversa questo primo volume seguiamo le gesta di DJ Hollywood e Grand Master Flash, riviviamo mitiche battle come quella fra Kool Moe Dee e Busy Bee, entriamo nei dietro le quinte di una industria in divenire, fatto di rivalità spietate, improbabili negozianti che “spacciavano” registrazioni illegali delle feste e con un piccolo gruppo di impresari e produttori scaltri e pronti a tutto che per primi capirono il potenziale commerciale di quel fenomeno nato nel cuore del ghetto.

 

 

L'obbiettivo che sta alla base delle intenzioni di Piskor e perfettamente sintetizzato nel titolo del suo lavoro: il suo è un albero genealogico sotto forma di narrazione, dove anche l'MC che tutti o quasi hanno dimenticato è trattato con la stessa cura e la stessa attenzione per il dettaglio del grande protagonista. Questi sono tutti elementi che fanno di Hip Hop Family Tree una lettura consigliata tanto ai conoscitori del genere quanto a chi è completamente avulso al mondo del Rap, un viaggio affascinante da cui si esce con la voglia di comprare un sacco di dischi, cercare oscure registrazioni su youtube o più semplicemente rimane in attesa del prossimo volume. Un plauso particolare all'adattamento e traduzione di Antonio Solinas che, senza appesantire la lettura di un apparato di note, decide di tradurre con accortezza e attenzione alcune parti in rima, le più insidiose di certo, lasciando altre nella versione originale inglese.

 

 

PS: ad oggi Ed Piskor sta concludendo il terzo volume  della “saga” che coprirà il biennio 1983 – 1984; con il secondo volume si è  aggiudicato il Premio Eisner, l'Oscar dell'industria del fumetto americano, come Best Reality-Based Work.

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