Grecia: cosa accadrà dopo il NO?

Nessuno è in grado di prevedere cosa accadrà in Grecia.

 

Da una parte c’è lo scenario positivo. L’Europa troverà la forza di approvare un nuovo piano di aiuti e una ristrutturazione del debito pubblico greco. I leader europei mostreranno una compattezza mai esistita nelle trattative che hanno preceduto il referendum. Gli incentivi a questa conclusione positiva verrebbero dai timori di una Grexit e dalle conseguenze negative per l’idea stessa di Europa. Che razza di Unione Europea e di area dell’euro sono quelle che lasciano uscire un paese dalla moneta unica dopo circa 15 anni dalla sua nascita? Pensate al caso dell’Italia che avesse nel 1875 lasciato uscire la Sicilia o la Campania dal nuovo paese creato nel 1861. C’è oggi un enorme problema di credibilità politica del progetto europeo.

 

Dall’altra parte c’è lo scenario negativo. Perché mai si dovrebbe giungere a un accordo dopo la vittoria del NO al referendum? Ora le condizioni politiche sono più difficili. I più cattivi dicono che la Germania e settori della Commissione europea in fondo hanno voluto il referendum (pur affermando pubblicamente che Tsipras avesse tradito il negoziato). Una vittoria del SI avrebbe riaperto il negoziato. La vittoria del NO ha reso evidente che sono i greci – e non gli altri europei – a respingere un accordo.

 

La Germania – ma anche la Finlandia, l’Olanda, la Spagna, l’Irlanda e altri paesi – hanno già iniziato a dire: cari greci, avete voluto il referendum e avete votato NO. E ora che cosa volete? La Spagna e l’Irlanda hanno ricevuto gli aiuti e hanno rimborsato tutto. Le nostre opinioni pubbliche non vogliono farvi nuove concessioni e voi stessi avete rifiutato il vecchio programma di aiuti. Sì, d’accordo, la Grexit creerà turbolenza. Le Borse scenderanno per qualche settimana. Lo spread italiano risalirà verso 200 punti base, magari arriverà a 300, ma l’Europa resisterà, perché è in condizioni migliori di quelle degli anni peggiori della crisi del debito sovrano (2009-2012). Le dichiarazioni di oggi della Merkel sono chiare (“No a nuove trattative”).

 

Se dovessi scommettere, scommetterei sullo scenario negativo. Sarà molto difficile arrivare a un accordo, soprattutto in tempi brevi. Tsipras ha sacrificato Varoufakis (non lo porterà più a Bruxelles), ma la fiducia tra i greci e la parte restante dell’Europa è ai minimi. Dovremmo resuscitare Mitterand e Kohl, ma forse neanche loro riuscirebbero a gestire la situazione. 

 

La situazione economica della Grecia è drammatica. Il PIL si contrarrà nel 2015. Le banche non hanno liquidità. La Grecia è l’unico paese europeo nel quale i depositi bancari si stanno contraendo. Il credito bancario sta diminuendo. Senza un accordo politico sarà difficile per la BCE fornire ancora fondi al sistema bancario greco. È più probabile che alla Banca centrale greca sarà concesso di stampare una nuova dracma o, meglio, un euro con una scritta in greco. L’“euro greco” si svaluterebbe presto rispetto al “vero euro”. La prima valuta sarebbe utilizzata per i pagamenti interni e nessun paese l’accetterebbe in pagamento delle sue esportazioni. La polizia vigilerebbe sul blocco dei movimenti di capitale verso l’estero. I mezzi di prima necessità inizierebbero a scarseggiare (ci sono già segnali in questo senso, perché i greci non hanno gli euro per pagare le importazioni) e le tensioni sociali salirebbero. I greci festeggiano con orgoglio la vittoria del NO – la democrazia è anche questo – ma stanno andando incontro a tempi durissimi.

 

Mai come in questo caso spero di sbagliarmi.

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