La tragedia greca in 10 atti

Tutte le mie amiche sono innamorate di Varoufakis, il ministro delle finanze greco. E anche Tsipras viene giudicato “molto carino”. Aggiungono che finalmente nei vertici economici europei c’è qualche uomo da guardare. Cerco di riportarle alla realtà dei fatti, ma non mi stanno a sentire. Riprovo.

 

1. La tragedia greca. Qualche tempo fa, una banca di investimento inglese – non il partito marxista-leninista – ha scritto che in Grecia è in atto una tragedia macroeconomica. Non è un giudizio esagerato. Tra il 2008 e il 2014 il tasso di crescita del PIL è stato negativo in sei anni su sette, con una diminuzione totale di quasi il 30 per cento. Per dare un raffronto con l’Italia, nello stesso periodo il PIL è calato in cinque anni su sette, con una contrazione totale di circa il 10 per cento. Qualsiasi raffronto tra Italia e Grecia non ha senso. Nell’area dell’euro l’Italia è il paese con il secondo settore manifatturiero dopo la Germania, mentre la Grecia ha una struttura industriale debolissima. Il reddito pro capite italiano è di 26.000 euro; quello greco è poco più di 16.000 euro. La disoccupazione italiana è al 12,6 per cento, quella greca al 26,0 per cento. La crisi sociale greca è drammatica.

 

2. Come si è trovata la Grecia in questa situazione? Tra il 1997 e il 2006 il paese ha avuto una crescita tra le più alte in Europa (quasi 4 per cento medio annuo). Un contributo importante era venuto dalla spesa pubblica, in parte legata ai lavori per le Olimpiadi del 2004. L’ingresso del paese nell’area dell’euro nel 2001 aveva favorito l’afflusso di capitali esteri. Non c’era più la dracma e gli investitori esteri iniziarono a comprare titoli greci ormai denominati in euro. Nel 2007 il debito pubblico raggiunse il 107 per cento del PIL.

 

3. La crisi è iniziata nel 2009. Alla fine dell’estate del 2009 il nuovo governo di centro-sinistra dichiarò che il deficit pubblico del paese sarebbe stato molto più alto di quanto previsto. I mercati finanziari persero fiducia nel paese. Lo spread tra titoli greci e titoli tedeschi si ampliò. La Grecia perse l’accesso ai mercati. In questa situazione l’Europa e il FMI hanno finanziato il paese, effettuando due salvataggi, nel 2010 e nel 2011. Il debito pubblico fu ristrutturato. I finanziamenti non hanno però sortito gli effetti sperati. Il rapporto tra debito pubblico e PIL è salito dal 113 per cento del PIL nel 2008 al 174 per cento nel 2014. La Grecia fatica a pagare gli interessi sul debito.

 

4. La tesi che la Grecia è stata trattale male. Sul salvataggio greco si confrontano due posizioni. Secondo la prima (Luigi Zingales), il sacrificio imposto ai creditori della Grecia doveva essere molto maggiore. Le banche francesi e tedesche hanno invece subito scarse perdite. Le autorità greche hanno usato i finanziamenti europei in gran parte per rimborsare i creditori privati. L’aumento del debito dopo il 2009 è stato contenuto, ma il crollo del PIL ha determinato l’esplosione del rapporto con il debito. Probabilmente nel 2010 e nel 2011 era indispensabile decidere le politiche di austerità. In caso contrario i paesi europei, la BCE e il FMI non avrebbero mai finanziato la Grecia. Però, con il senno di poi, va ammesso che l’austerità non ha funzionato.

 

5. La tesi che la Grecia è stata trattata bene. Secondo la tesi alternativa (Pietro Reichlin) il paese ha ricevuto una quantità enorme di fondi pubblici. Il salvataggio greco è il 4° più grande di sempre per i paesi a medio-reddito. Gli investitori privati hanno subito tagli dei loro crediti del 60 per cento. Il punto è che la Grecia non è cresciuta per i problemi interni della propria economia: scarsa capacità di esportazione, corruzione, evasione fiscale. Solo nel 2014 la spesa pubblica al netto degli interessi è stata inferiore alle tasse.

 

6. Un compromesso di breve periodo è possibile. In queste settimane Tsipras sta negoziando l’estensione del programma di aiuto alla Grecia. È probabile che nelle prossime settimane si trovi un compromesso: la Grecia riceverà dall’Europa le ultime tranches dei finanziamenti promessi. In cambio il paese si impegna a riformare la sua economia: privatizzazioni, aumenti delle imposte, modifiche dell’età pensionabile etc. Queste riforme avranno però effetti solo nel medio-lungo periodo. Il paese ha inoltre una crescita molto debole e c’è una fuga di capitali in atto: i greci stanno diminuendo i loro depositi nelle banche nazionali per portare i soldi all’estero. È probabile che i problemi degli ultimi mesi si riproporranno in futuro. Che fare?

 

7. L’idea che la Grecia debba abbandonare l’euro. La parte prevalente dell’opinione pubblica tedesca ritiene che non valga la pena finanziare ancora la Grecia. È un paese di cui non ci si può fidare. Un’uscita della Grecia dall’area dell’euro (Grexit) non sarebbe un dramma. Oggi l’area dell’euro è molto più forte che nel 2009-2010.

 

8. L’idea che l’uscita della Grecia potrebbe innescare un effetto a catena. Al contrario penso che la Grexit potrebbe innescare problemi gravi. Quando nel 2008 le autorità americane decisero di far fallire Lehman Brothers, tutti sottovalutarono le conseguenze. Gli esiti furono invece devastanti. Una Grexit potrebbe innescare gli stessi meccanismi. I mercati finanziari potrebbero perdere fiducia nei paesi ad alto debito pubblico dell’area dell’euro, come il Portogallo e l’Italia. Ripetiamo che l’Italia non ha nulla in comune con la Grecia. Ma la razionalità dei mercati finanziari non va sopravalutata. La Grexit sarebbe anche una sconfitta politica per la costruzione europea. Un paese che lascia la moneta unica deve lasciare anche l’Unione europea. Non sarebbe una bella figura per tutti i governi. Questa è la minaccia di Tsipras al tavolo delle trattative.

 

9. Un’ipotesi inglese. Gli inglesi, ma non solo loro, hanno fatto circolare la seguente ipotesi. La maggioranza dei paesi europei non vuole che la Grecia esca dall’area. Si potrebbe arrivare a una doppia circolazione di valute. La Grecia resterebbe nell’area, ma senza ricevere altri finanziamenti (perché le opinioni pubbliche europee non ne possono più). Il paese dichiarerebbe il blocco dei movimenti di capitale. Non sarebbe più possibile portare gli euro fuori dai confini greci. Per la Grecia sarebbe impossibile emettere titoli sui mercati internazionali (chi si fida di un paese che blocca l’uscita dei capitali?). La banca centrale greca sarebbe così autorizzata dall’Europa a stampare un euro greco, un euro con un timbro greco. Questa seconda valuta sarebbe naturalmente molto svalutata rispetto al vero euro (5 a 1? 10 a 1?). L’euro greco sarebbe usato per le transazioni interne, dando respiro all’economia nazionale. È probabile che l’inflazione esploderebbe. Noi turisti che andiamo in vacanza in Grecia cambieremmo, all’atto dell’entrata nel paese, i nostri veri euro con gli euro greci. Vi ricordate le vecchie vacanze in Cecoslovacchia o in Ungheria prima della caduta del muro di Berlino? Stiamo parlando di fanta-economia? Fare previsioni è difficile.

 

10. La soft Grexit. Il Sole24Ore ha riferito di un’altra soluzione. Secondo l’interpretazione attuale dei Trattati europei, chi esce dall’area dell’euro deve uscire anche dall’Unione europea. I paesi europei stanno così studiando una reinterpretazione dei Trattati. Con un voto unanime dei 28 paesi membri della UE alla Grecia sarebbe concessa la possibilità di uscire dall’area dell’euro, ma di rimanere nell’Unione. La sconfitta politica del progetto europeo sarebbe così minore.

 

Comunque andrà a finire, la tragedia greca riserverà nuove sorprese.

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