Sei cartoline su Italia, Germania e Grecia

1.      Un mio amico e la Germania.

Di fronte all’inflessibilità della Germania nel ridiscutere la politica di austerità nell’area dell’euro, un mio amico mi dice «Bah, la Germania sta cercando di fare con mezzi pacifici quello che non le è riuscito con le due guerre mondiali: conquistare l’Europa. I tedeschi hanno scatenato e perso le due guerre: ora vogliono prendersi la rivincita». Frankly speaking, penso che il mio amico abbia detto una stupidaggine (accade anche tra amici). Occorre dialogare con la Germania, non mettersi a rivangare il passato, con confronti che non hanno senso e che aggiungono tensioni a una situazione già difficile, con l’Europa in stagnazione.

 

2.      Rusconi sulla Germania.

Gian Enrico Rusconi, uno dei massimi esperti italiani di Germania, è intervenuto a dicembre al Forum italo-tedesco tenutosi a Torino. In quell’occasione Giorgio Napolitano ha stretto la mano a Joachim Gauck, Presidente tedesco. A parte i gesti simbolici, ciò che conta è la discussione tra tedeschi e italiani. Però Rusconi – che non è un estremista – ha ricordato una cosa urticante. In estate, il giornale tedesco “Frankfurter Allgemeine Zeitung” ha titolato Il tradimento dell’Italia. Mentre una parte della stampa e dei politici tedeschi stanno apprezzando gli sforzi dell’Italia di contenimento del deficit pubblico, di freno alla spesa pubblica, di introduzione di riforme, FAZ denunciava il fatto che «l’Italia riceve aiuti immediati contro vaghe promesse e la Germania ha motivo di sentirsi raggirata». Rusconi sottolinea la pesantezza dell’uso del termine “tradimento” (di seguito continuiamo a riprendere il suo articolo). La FAZ fa finta di ignorare la gravità storica di questa parola, abusata nei momenti più traumatici della storia dei due paesi: la rottura della Triplice alleanza con l’intervento italiano del 1915 nella prima guerra mondiale contro le Potenze centrali e la rottura dell’alleanza tra Italia e Germania nazionalsocialista nel 1943. Quindi la Faz fa confronti simili a quelli del mio amico e Rusconi la rampogna, come io ho fatto con il mio amico (con strumenti meno eleganti di quelli di Rusconi).

 

3.      La democrazia funziona così.

Se il mio amico (e molti italiani) e la FAZ (e molti tedeschi) pensano certe cose, la mia linea  – non perdiamo tempo a rivangare vecchie questioni e parliamo dell’oggi – rischia di diventare irrealistica e inefficace. Rusconi va al punto e scrive di un tema antipatico e scivoloso dei rapporti italo-tedeschi che non possiamo fare finta di ignorare (come vorrei fare io!): «la persistenza o la risorgenza di pregiudizi e stereotipi reciproci tra italiani e tedeschi, sintetizzati nella accusa di “inaffidabilità”, o tendenza al “tradimento” italiano da un lato e nella “arroganza” o “prepotenza” tedesca dall’altro». Se lo dice Rusconi il problema esiste. Quando è nata l’area dell’euro, nel gennaio del 1999, nessuno poteva prevedere che sarebbe finita così. La crisi economica e l’aumento della disoccupazione in molti paesi europei hanno fatto riemergere giudizi storici che pensavamo – forse da ingenui – sepolti per sempre. L’opinione pubblica tedesca pensa certe cose dei popoli mediterranei e la Merkel deve tenerne conto.

 

4.      La Grecia.

Il 25 gennaio si vota in Grecia. La sinistra di Syriza è in testa secondo i sondaggi. Il suo leader Tsipras ha detto che la Grecia non vuole uscire dall’euro. Vuole solo cancellare buona parte del suo debito pubblico (arrivato a più del 170 per cento del PIL), in gran parte detenuto da istituzioni internazionali, ad esempio dalla Banca centrale europea, non da famiglie o imprese. La Germania e altri paesi non vogliono sentir parlare di nuovi aiuti alla Grecia. È possibile che le due posizioni estreme siano di facciata e che le parti coinvolte stiano già trattando per raggiungere un compromesso (uno sconto sugli interessi che i greci devono pagare o un allungamento delle scadenze).

 

5.      Trattare la Grecia come la Germania del 1953?

Lucrezia Reichlin ha sostenuto di non processare solo i debitori. La Reichlin non è un’estremista di sinistra né una tifosa di Tsipras (è stata tra l’altro capo della ricerca economica della BCE). Il punto della Reichlin è che l’onere del debito deve essere diviso tra debitori e creditori. La sua proposta è di convocare una conferenza straordinaria sul debito pubblico dei paesi europei. Nel 1953 la conferenza di Londra cancellò parte del debito pubblico tedesco (legato alla seconda guerra mondiale). Il primo a ricordare – e riproporre – l’accordo del 1953 è naturalmente Tsipras. Gli storici tedeschi negano la validità dell’analogia tra la Germania del 1953 e la Grecia di oggi. Vedremo come andrà a finire.

 

6.      La signora Merkel farà la scelta di Gisela?

Forse la signora Merkel potrebbe alla fine fare come Gisela (in scena al Teatro Massimo di Palermo con la regia di Emma Dante). Gisela è la protagonista di un’opera lirica di Hans Werner Henze (1926-2012), compositore tedesco che ha trascorso buona parte della sua vita in Italia. Gisela è una ragazza tedesca che va in vacanza con il fidanzato in Italia. Si innamora di un napoletano, una guida turistica che la sera interpreta Pulcinella. L’opera è un’autobiografia della vita di Henze, che tra Germania e Italia scelse la seconda. Potrebbe alla fine la signora Merkel fare come Gisela, preferendo la Grecia alla sua opinione pubblica?

 

Per vedere se ci sarà un’altra favola come quella di Gisela, bisognerà aspettare. Dopo il voto greco del 25 occorrerà attendere la formazione del nuovo governo. Poi le trattative entreranno nel vivo. Nessun dorma (anche volendolo sarebbe in effetti complicato).

 

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