Attention! Twitter ment! @palazzochigi e l’analfabetismo digitale

La notizia, seppur piccola, è questa: è stato chiuso il profilo Twitter di Palazzo Chigi. Non quello vero, che non esiste nemmeno, ma quello “fake”, falso, finto, fittizio, finzionale. È un profilo che esisteva dal 2009, di cui non si conosce l’autore, e che prima del cambio di governo aveva come immagine quella di Silvio Berlusconi. I tweet di questo profilo si erano fatti più intensi in questi ultimi giorni e l’immagine di Silvio era sostituita con la faccia bonaria di Monti. L’impressione era stata subito quella di una fiction ironica in 140 caratteri, ben riuscita e divertente. All’indomani del cambio di governo il tenore dei tweet era questo: “Italia è ora di dormire. Domani iniziano i sacrifici. Dormire presto significa risparmiare energia e avere una vita rigorosa e austera”.

 

In molti ci eravamo appassionati ai tweet di @palazzochigi, ai suoi messaggi d’incoraggiamento all’austerità, alla frugalità, all’operosità del nuovo corso di governo, un nuovo stile di vita, più sobrio e più adatto a questi tempi di crisi. Il profilo era palesemente un fake che utilizzava la grammatica di Twitter (nessun obbligo di corrispondenza tra profilo reale e profilo twitter) e il linguaggio della fiction a fini ironici/critici/satirici intorno al presidente del consiglio. La traduzione, su Twitter, della satira politica televisiva fatta con maschere ed imitazioni, più o meno.

 

Eppure, le masse, da Orson Welles ad oggi, per certi versi non cambiano mai. Nemmeno se queste masse sono su Twitter e siamo nel 2011. Nel 1938 1.7 milioni di americani credettero allo sbarco degli alieni (su 6 milioni di ascoltatori) soltanto perché “l’ha detto la radio”, senza fare nessuna distinzione, senza nessun controllo incrociato delle fonti, senza “se e senza ma”. In Italia, nel 2011, centinaia di utenti Twitter hanno per giorni preso sul serio il profilo di @palazzochigi solo perché “la foto sembra la sua” (l’ho letto coi miei occhi) o perché, semplicemente “l’ha detto Twitter”, ergo non può essere falso. I più accorti invece, sembra che si siano incazzati parecchio (vedi il deputato PD Andrea Sarubbi, che ha chiamato la polizia postale), e qualcuno ha gridato al “furto di identità” (non Mario Monti, che sobriamente, austeramente, frugalmente, non ha tempo per cazzeggiare su Twitter). La reazione di molti è stata incredula: ma come! Come si osa sostituirsi a @palazzochigi, come si osa mescolare le acque, infiltrare il dubbio, spacciarsi per Monti! Ho letto tweet di indignados per la falsità di questo profilo, tweet bacchettoni e giustizialisti, per paura che altri ci cascassero (ci sono cascati), o perché “guai a farsi gioco delle autorità”, soprattutto ora che ci devono salvare il Paese. Poi sono spuntati i Social Eroi (210 followers) un gruppo che si definisce “professionista super equipaggiato di esperienza e talento. La sua missione è smascherare i SocialCriminali e rendere il web un posto migliore!”, a schierarsi dalla parte della Legge (quale?): una triste karma police a caccia di “criminali”, pronti a igienizzare la Rete da qualsiasi ironia.

 

Io invece mi sono divertito. E ora che il profilo è stato chiuso, mi dispiace. Era un profilo innocuo, che faceva ridere, perché irrideva il potere spacciandosi per esso: un innocuo gioco di uso tattico dei media. Perché, se la grammatica del medium me lo permette, è normale che prima o poi qualcuno più smanettone con questa grammatica ci giochi. Famoso è stato il caso del profilo fake della Regina di Inghilterra (che oggi ha 498 mila followers, più di quello ufficiale), ma non mi pare che lassù se la siano presa tanto come qui da noi. Hanno saputo riconoscere il gioco, il carattere finzionale. Da noi invece no: hanno scoperto che Twitter può anche “mentire” (Benvenuti nel mondo digitale / benvenuti nel deserto del reale) e hanno iniziato a gridare allo scandalo. Ho paura che questi bacchettoni / idioti digitali che hanno spinto alla chiusura del Fake, si siano risentiti così tanto perché l’hanno intesa come una presa in giro della propria (poca) intelligenza. Vi invito allora a creare altri dieci, cento, mille profili fake di palazzo chigi o di qualunque altra entità, per seppellire i bacchettoni con una risata.

 

Se un manipolo di analfabeti non è capace di decodificare e contestualizzare i contenuti e gli obiettivi di un profilo fake come @palazzochigi il problema rimane loro, non di Twitter. Ed è attraverso casi come questo che si alza il livello medio di attenzione nei confronti dei media. Così come lo sbarco degli alieni di Welles risvegliò gli americani dal torpore dei media elettronici, piccoli casi mediatici come @palazzochigi serviranno a risvegliare le menti intorpidite dei nuovi idioti digitali, che invece di incolpare se stessi per l’incapacità di decodifica del messaggio, se la prendono con gli autori del messaggio, perché insieme al messaggio non hanno allegato le istruzioni d’uso. Ma se mi dai le istruzioni d’uso, dov’è il divertimento?

 

 

 

Qui, per amor di cronaca, uno Storify che ripercorre la storia e le reazioni al profilo.

 

 

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