Zona K: lo spettacolo del denaro

BTP, BOT, BCE, Derivati, Bond, Spread, ETF (Exchange-traded fund), FMI (Fondo Monetario Internazionale), LBO (Leveraged BuyOut), Margine Operativo Lordo (MOL), Margine Operativo Netto (MON), Obbligazione, Opzioni, Plusvalore, Plusvalenza, PIL, Ratink, Tasso annuo effettivo globale, Volatilità...

 

Tutti i giorni siamo bombardati da sigle e parole dai significati ambigui tratte dal dizionario economico. Un intercalare linguistico ignaro ai più, ma che regola l'andamento del mondo, e coloro i quali dovrebbero aiutarci a districarci in questo scenario di sigle e numeri non sembrano interessati a darci le basi per la comprensione. Tutto rimane aleatorio e finto, nonostante le bollette a fine mese ci siano veramente: il denaro diventa uno svago per chi ci sa giocare. Basti pensare alla formula “giocare in borsa” per indicare quei broker che, come nei film degli yuppies anni '80, urlano all'impazzata per vendere azioni, titoli, o altro, mentre nel mondo reale, come abbiamo visto dopo il 2008, c'è chi per colpa di quegli stessi soldi si toglie la vita. 

 

E proprio attraverso il gioco il teatro ci viene in aiuto attraverso quella formula che Erika Fischer-Lichte ha definito evento

“Invece di realizzare opere, gli artisti producono sempre più spesso eventi nei quali vengono implicati non solo loro stessi ma anche i fruitori, siano essi visitatori, ascoltatori o spettatori. In questo modo le condizioni per la produzione e la ricerca dell'opera d'arte si sono modificate in un aspetto fondamentale. L'opera che esiste indipendentemente dal suo produttore e dal suo fruitore, come oggetto prodotto dall'attività del soggetto-artista offerto alla fruizione e all'interpretazione del soggetto-fruitore, non è più il punto di riferimento centrale in questo processo. Al suo posto subentra l'evento che viene istituito, messo in moto e portato a termine attraverso le azioni di soggetti diversi - l'artista e l'ascoltatore/spettatore. Di conseguenza si modifica anche la relazione tra lo statuto materiale e segnico e degli oggetti utilizzati e delle azioni compiute durante lo spettacolo”. (Estetica del performativo, Carrocci editore, 2014)

 

Kaleider, “The Money”, ph. PrudenceUpton.


In che modo i soldi influenzano il nostro agire e le nostre priorità nei confronti di una collettività? In una comunità, quanto la moneta possiede il nostro giudizio? 

Partendo da queste domande, ZonaK dedica il primo focus 2019 al tema dei soldi, Money, quattro spettacoli che affrontano il tema dell'economia con prospettive diverse, tre dei quali mettono in scena il reale attraverso il gioco. 

Per la prima volta a Milano il gruppo inglese Kaleider, che nasce con l'idea di creare esperienze per rispondere in modo creativo ad alcune delle più grandi sfide del nostro tempo, apre le danze con il gioco/spettacolo The Money. Si può decidere di essere testimone silenzioso o giocatore, pagando 10€ in più sul prezzo del biglietto. Entrano in sala prima i testimoni, sedendosi sulle tribune che circondano un grande tavolo, poi i giocatori che vi si siedono attorno. Entra una donna che con sguardo severo spiega le regole del gioco: grazie alla cifra versata da ogni giocatore sul banco ci sono circa 250€. I giocatori hanno un'ora di tempo per decidere cosa fare di questi soldi. Tutti devono essere d'accordo e sottoscriverlo firmando, con alcune precisazioni: la somma non può essere destinata a enti benefici o essere divisa tra i giocatori o essere spesa per attività illegali. Oltre ai 250€ sul banco ci sono anche i soldi delle sessioni precedenti che non avevano raggiunto un accordo, e il bottino supera quota 1.000€.

Le trattative cominciano: adottare un albero, comprare un'auto o dei libri... Ma, proprio mentre il tavolo sembra trovare un accordo sull'acquisto di libri, per un carcere o per una scuola, la severa donna bionda avverte che i testimoni silenziosi, versando la cifra di 10€, possono diventare giocatori, sparigliando completamente le carte. 

 

Per chi osserva, il dibattito assume i connotati del diverbio attorno a cosa sia il valore: come stabilire cosa sia più importante di altro, cosa sia più giusto di altro, in cosa vale la pena spendere, in un atto d'impatto, come il noleggio di una mongolfiera per trasmettere un messaggio politico, o la trasmissione di cultura attraverso l'acquisto di libri per la nascita di una nuova biblioteca in una scuola di periferia? Nella limitatezza di quindici persone, probabilmente già connotate culturalmente, il dibattito diventa la miniatura di una decisione politica: in cosa spendere i soldi dei contribuenti, quali priorità avere davanti agli occhi del mondo, esiste un bisogno che accomuna tutti?

 

Ontroerend, “£¥€$”, ph. Michiel Devijver.


“Il modo migliore per rapinare una banca è possederne una” (William K. Black, avvocato e docente americano specializzato in reati finanziari; e qualcosa del genere diceva già il bandito Macheath in L’opera da tre soldi di Bertolt Brecht). 

Questo sottotitolo accompagna £¥€$ (Lies), gioco/ spettacolo della pluripremiata compagnia belga Ontroerend Goed, riservato a quarantadue giocatori a replica. Sei tavoli, sette persone per ognuno, un croupier ci accoglie, ci fa cambiare i soldi, un minimo di un euro, e il gioco ha inizio: sembra una partita di poker, ma ogni tavolo è una banca che crea denaro speculando sulla crescita o sul fallimento della banca/tavolo affianco. E così, tra un lancio di dadi, l'acquisto di un debito e la scommessa sul rating di un avversario, i due euro iniziali diventano undici. Ma sono soldi finti, non esistono, sono una bolla che rischia di essere fatta scoppiare. Dopo quasi due ore di trading, durante le quali la temperatura della sala è aumentata di alcuni gradi, quando l'adrenalina del gioco è al massimo e pensiamo di aver capito il meccanismo speculativo che sancisce le regole economiche mondiali e abbiamo la presunzione di pensare di essere diventati ricchi e furbi, ecco che il mercato fa cartello e la bolla esplode. 

Attraverso il gioco il collettivo belga Ontroerend Goed, composto da Joeri Smet, Charlotte De Bruyne, Karolien De Bleser, Angelo Tijssens, David Bauwens, Wim Smet, Babette Poncelet and Karen Van Ginderachter, con la direzione artistica di Alexander Devriendt, immerge il pubblico nel mondo finanziario permettendo di diventare per poche ore quell'un percento della popolazione mondiale che sancisce le regole del “gioco” del capitalismo. 

 

Christophe Meierhans, “Trial of Money”, ph. Declerck Tine.


Ma qual è l'impatto del sistema monetario sulla nostra vita? L'artista Christophe Meierhans che lavora tra Ginevra e Bruxelles proponendo strategie di intervento nella vita quotidiana attraverso la manipolazione di convenzioni accettate, mette in scena un processo per stabilire le responsabilità del denaro nella situazione del mondo di oggi. Con Trials of Money (Preliminary Hearing) Meierhans processa il denaro di fronte a un tribunale umano, proponendolo quindi non come mezzo ma come entità “semi-umana” ormai autonoma dal nostro volere. Il teatro diventa aula di tribunale in cui il pubblico si fa testimone, inquisitore e giudice ascoltando le parole di personalità che hanno rapporti differenti con “l'imputato”: un ex-banchiere, un impiegato della Suisse National Bank, un senzatetto, una ricca filantropa, una nativa americana, un professore di economia, un abitante di un kibbutz e un criminologo. Parafrasando l'inglese “put on my shoes” Meierhans calza letteralmente le scarpe di ogni testimone prendendo pezzi di interviste trovate online o effettuate direttamente da lui, rispondendo così alle domande del pubblico curioso. Il processo prosegue per circa due ore durante le quali si insinua il dubbio nello spettatore/inquisitore delle responsabilità del denaro nella deviazione del mondo. Le domande ai diversi testimoni che salgono sul banco diventano personali: la felicità, il rapporto con gli altri, i sentimenti che si provano e le mutazioni connesse al rapporto col denaro, sono i temi attorno ai quali ruotano le interviste, perché diventa imprescindibile separare l'umano dalle sue emozioni, spesso condizionate dai soldi. 

 

Per le risposte ci sono i libri, ci sono gli esperti. Ciò che questi tre spettacoli hanno fatto è stato far nascere dubbi e ansie, alimentare domande senza soluzione, riflettere sui concetti di valore e società. Hanno messo in moto il pensiero degli spettatori, rappresentando il mondo come un grande gioco al quale tutti siamo invitati a partecipare. 

Come continua Erika Fischer-Lichte nel suo saggio, “Gli spettacoli delle diverse arti [...] offrono a tutti i partecipanti, e cioè agli spettatori e agli artisti, la possibilità di subire un cambiamento e di trasformare se stessi durante il loro svolgimento.”  

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