Ritratti

Il ritorno di un maestro / Fernand Deligny. In lode all’Asino

Ci sono imprese editoriali che riaprono porte chiuse da decenni, quella che vengo a presentare è una di queste, la citazione bruniana del titolo vuole essere un ringraziamento per avere rimesso in circolo un autore straordinario e, in Italia, ormai dimenticato. Non così in Francia, dove grazie principalmente a Sandra de Toledo e all’editore L’Arachnéen, Fernand Deligny gode di una rinnovata attenzione. Ed è dal contatto virtuoso con Sandra de Toledo che una delle migliori realtà editoriali nazionali, le Edizioni dell’Asino, ha fatto nascere la proposta della raccolta di testi pedagogici di Deligny che andiamo a presentare, estratti dal monumentale volume delle Oeuvres (L’Arachnéen, 2007, p. 1845, E. 58).     Forse è il caso di spendere due parole per riepilogare il percorso...

19 gennaio 1921-19 gennaio 2021 / La fortuna di Miss Highsmith

Comunque sia e comunque voglia classificarsi, Patricia Highsmith preferisce la densità kafkiana ai cruciverba reticolari, è estranea al consumo delle ‘cellule grigie’ di Poirot per scovare il colpevole o alla necessità puritana di puntellare una società oscurata dalla devianza. Sia nell’ordinata luminosità delle ambientazioni inglesi che nelle ombrose metropoli sfregiate dal crimine, il suo non è un giallo “passatempo”, ma è atipico, esistenziale, inquieto. Patricia Highsmith è nata cento anni orsono a Fort Worth, in Texas. Il nome rimanda a romanzi noti, a film tratti dai suoi scritti, alla definizione assegnatale di “regina del crimine” in competizione con...

8 gennaio 1921-8 gennaio 2021 / Leonardo Sciascia: scrivere è curiosità

Abbiamo incontrato Sciascia il 25 gennaio del 1987, a Palermo, nel suo bell’appartamento di viale Scaduto. Aveva risposto molto simpaticamente alla lettera, in cui gli chiedevamo di rilasciarci un’intervista personale per la Radio Svizzera. Il contatto diretto lo avevamo avuto qualche tempo prima grazie all’amico comune Claude Ambroise. Avevamo specificato che parte della nostra famiglia viveva in Sicilia e che ci eravamo fidanzati a Cefalù.    Quella mattina presto, a Ginevra nevischiava ma al nostro atterraggio a Punta Raisi il sole inondava tutto. Leonardo Sciascia ci aspettava con un enorme vassoio di cannoli: era proprio come arrivare da uno zio affettuoso. Fu molto paziente perché all’epoca anche una semplice intervista radiofonica prevedeva l’utilizzo di...

Oracolo manuale / Baltasar Gracián. La lezione di Proteo

Cioccolatinizzazione; che mai vorrà dire, posto che esista, quest'orrido neologismo? Vuol semplicemente significare il triste destino che attende gli autori di massime, aforismi, apoftegmi e sentenze. Ciò che hanno distillato anni di esperienza di vita e di sagacia stilistica finisce per avvolgere gustosi cioccolatini. Anche Baltasar Gracián non sfugge alla regola e spesso accade, ai degustatori delle suddette dolcezze, di imbattersi in suoi detti, quando le estraggono dai loro involucri di stagnola. Ora, non so se per porre rimedio alla deplorevole sorte degli scrittori di massime, Adelphi pubblica, nella traduzione di Giulia Poggi, l'Oracolo manuale ovvero l'arte della prudenza, trecento aforismi usciti la prima volta nel 1647 e qui accompagnati da un poderoso saggio di Marc Fumaroli (...

1930 - 2020 / Franco Loi, San Siro e il derby del ‘45

Ieri pomeriggio è morto Franco Loi, uno dei più grandi poeti del Novecento. È stato la voce della Milano popolare, quel popolo di speranza che iniziava a ricostruire le proprie vite partendo dal nulla, o quasi. Loi era milanista. Negli ultimi tempi, costretto da un progressivo, inesorabile affievolimento della vista a indossare degli occhiali da sole, sfoggiava una spavalda montatura rossonera. L’aveva trovata come regalo in un uovo di Pasqua. Figlio di emigrati – sardo il padre, colornese la madre – Franco Loi rappresenta perfettamente anche l’anima casciavit della città, la Milano operaia che abitava le periferie e guardava con un po’ di sospetto, e di dispetto, alla borghesia benestante del centro, a vocazione prevalentemente interista. Oggi, va da sé, queste distinzioni socio...

Duecento anni dalla morte / Carlo Porta: un tabarro color nocciola

Milano, primi giorni di marzo del 1821. Fuori è una giornata scura, fredda e piovosa: l’inverno sembra non voler finire. Dentro, in una stanza, un uomo non si dà pace: guarda dalla finestra le piante fradice di pioggia, poi si siede sul letto, e affonda la testa tra i cuscini. Si sente di lontano, forse dalla chiesa di San Babila, una campana a morto. Il ricordo va al funerale di due mesi prima. Quell’uomo è lo scrittore Tommaso Grossi e la sua pena è il ricordo dell’amico Carlo Porta, morto il 5 gennaio e sepolto due giorni dopo al cimitero di San Gregorio.   L’è mort? L’hoo propi de vedell mai pù?… Gh’è di moment ch’el me par minga vera; passand de cà Taverna guardi su sul poggioeu de la stanza in dove l’era, e in del trovà quij gelosij saraa me senti streng el coeur, a manca ’l...

Chi era? / Mauro Rostagno, Macondo e io

È stata confermata dalla Corte di Cassazione (27 novembre 2020) la condanna all’ergastolo per Vicenzo Virga, il boss di Trapani ritenuto il mandante dell’omicidio del sociologo e giornalista Mauro Rostagno, fra i fondatori del gruppo di Lotta Continua (insieme, fra gli altri, a Enrico Deaglio, Marco Boato e Adriano Sofri), avvenuta 32 anni fa nel trapanese. Respinto invece il ricorso della Procura di Palermo contro l’assoluzione pronunciata in appello in favore del presunto killer Vito Mazzara. Mauro Rostagno venne eliminato perché dagli schermi di Radio Tele Cine, un’emittente locale, aveva alzato il velo sugli interessi di Cosa Nostra a Trapani, intrecciati con la politica, gli affari e i poteri occulti. L’agguato a Rostagno avvenne a Lenzi, vicino Trapani, il 26 settembre 1988....

Divi del calcio / Da Maradona a Rossi: la classe è classe

Paolo Rossi non era un Paolo Rossi qualunque. A dispetto del suo nome quasi comune, o forse anche per questo, era un idolo delle folle, il tipo del bravo ragazzo diventato eroe non per un giorno ma giù di lì. Venerato per le sue prodezze calcistiche, certo, ma anche per quel suo aplomb da persona qualsiasi, modesto eppure bravissimo, schivo ma straordinariamente amato dal popolo del calcio e dall’uomo qualunque. In un mondo in cui tutti provano con ogni mezzo ad apparire strani, originali, sopra le righe, speciali oltre misura, come certi personaggi coatti di Carlo Verdone, Paolo Rossi dimostrava che si può essere sagaci anche portando quel nome lì. In una società molliccia e appiccicosa, dove tutti provano ad atteggiarsi da divi sovraesponendo se stessi come in una perenne messinscena...

1920 – 2020 / Aldo Novarese: il più grande creatore di font

Fra i grandi disegnatori e inventori di caratteri per la scrittura artificiale, italiani sì ma di acclarata levatura internazionale, accanto a nomi mitici, come quello di Luca Pacioli, di Aldo Manuzio, di Francesco Griffo, di Panfilo Castaldi e di Giambattista Bodoni, spicca, per creatività e prolificità, quello di Aldo Novarese (1920-1995). A lui si deve, oltre al resto di cui di si dirà, il progetto di circa 200 famiglie di caratteri tipografici (font), dei quali una trentina per la Fonderia Nebiolo di Torino, dal 1880 al 1978 l'unica fonderia italiana di rilievo europeo, che insieme ai caratteri tipografici in piombo, produceva anche le macchine da stampa che li impiegavano.  Per l'elevato numero di font da lui creati, Aldo Novarese sarebbe degno di entrare nel Guinness World...

1960-2020 / Maradona. El niño e la palla di stracci

Quando nell’agosto del 1979 morì Giuseppe Meazza – il più forte calciatore della prima metà del Novecento, secondo quelli che avevano avuto la fortuna di vederlo giocare – , Gianni Brera, che giovanissimo cronista lo aveva visto “toreare” i portieri avversari all’Arena Civica di Milano, sulle colonne di “Il Giornale” intitolò il suo commiato: «Meazza era il fòlber». Ovvero il football, il calcio, però nell’idioletto lombardo che accomunava, nel profondo della loro storia e cultura, il campione Peppìn e lo scriba Gioânnbrerafucarlo. Ieri, 25 novembre, anno di disgrazia 2020, giorno della bastarda morte di Diego Armando Maradona, un titolo simile, e un pezzo all’altezza di quel compito, l’avrebbe dovuto scrivere Osvaldo Soriano, se non se ne fosse andato ben ventitré anni prima del suo...

Semplicità / Enzo Mari in Triennale

Nel 1971 Enzo Mari progetta un divano letto con una struttura costituita da profilati d’acciaio e imbottiture di poliuretano espanso. Si chiama Day-Night. Semplice, elegante, efficiente: basta un piccolo spostamento e si trasforma da divano di casa in letto singolo: una rotazione. Lo disegna per De Padova. L’imprenditrice che lo ha commissionato lo trova bello, ma decide di non produrlo. Enrico Astori, fondatore di Driade, che non ha una fabbrica, lo accetta e lo mette in produzione. Per quanto sia promosso in modo efficace, il divano resta invenduto. Non incontra il gusto del pubblico e Mari accusa il colpo. Scrive che il pubblico lo rifiuta “in quanto non lo riconosce come facente parte del sistema culturale”. La ragione pratica l’individua poi nel suo costo: troppo basso, si...

María Zambrano. L’aurora, l’esilio, il parto

Sentinella all’erta! María Zambrano fu per tutta la vita una donna insonne. Ella stessa racconta, nella sua quasi-autobiografia, delle notti trascorse da sveglia, con gli occhi sbarrati, ad attendere l’aurora: «Vicino alla mia casa, a Madrid, si udivano le sentinelle chiamarsi e rispondersi: ‘Sentinella all’erta! All’erta sto! E io per questo non volevo dormire, perché volevo essere una sentinella della notte, e credo sia proprio questo, l’essere sentinella, l’origine della mia insonnia perpetua» (nella trad. it. in «Aut aut», 279, 1997, p. 125).  Filosofa dell’aurora definisce Zambrano Elena Laurenzi, curatrice di questo volume (Dell’Aurora, Bologna, Centro editoriale dehoniano; ed orig. De la aurora, Madrid 1986) risalente al 2000 e del quale la presente è un’edizione identica alla...

Il saluto / Frank Horvat: un gigante della fotografia

La notte del 21 ottobre è morto, a 92 anni, nella sua bella casa della campagna francese, Frank Horvat. In quell'eroico quotidiano on line di portfolio sulla fotografia internazionale che è L'Oeil de la photographie, Jacques Naudet ha dato come titolo alla notizia che era morto l'ultimo gigante della fotografia francese.  Per la verità le biografie che si trovano su Internet lo danno come fotografo italiano. È nato infatti ad Abbazia, nel 1928, da Karl e Adele Edelstein, entrambi medici, entrambi ebrei. Allora Abbazia era in Italia, ora si chiama Opatija, ed è in Croazia. Lui ha mostrato nel suo sito una carta di identità di grazioso e febbrile studente italiano del corso di pittura di Brera, a Milano, dove visse tra il 1947 e il 1950, dopo un breve periodo in Svizzera.  In...

Reportage / Kader Abdolah: la Persia, l'esilio

Lo scrittore Kader Abdolah, nato in Iran nel 1954, vive in Olanda dal 1988 come rifugiato politico dopo essere stato perseguitato nel suo Paese prima dal regime dello Shah e poi dal regime khomeinista che ne ha preso il posto. Non appena arrivato in Olanda, in una cultura della quale non sapeva nulla e della quale ignorava la lingua, decide di iniziare a scrivere in olandese. Raggiunge il successo internazionale con il romanzo Scrittura cuneiforme (Iperborea, 2003) – la storia della decodifica di un taccuino con gli scritti del padre rimasto in Iran, nel quale affronta – come tornerà a fare in tutta la sua produzione letteraria – l’esperienza dell’esilio attraverso la ricostruzione della memoria del suo Paese di origine, della sua cultura millenaria e raffinatissima, degli sconvolgimenti...

23 ottobre 1920 - 23 ottobre 2020 / Rodari, novellatore postmoderno

La prima volta che ho letto Novelle fatte a macchina dev’essere stato nel 1998. Quasi sicuramente si trattava di uno dei regali della prima Comunione. Qualcuno penserà: aveva ragione Goffredo Fofi, quando ai tempi di “Ombre rosse” accusava Rodari di essere diventato niente più che un propalatore di “favole belle” ma innocue, buone per tutti gli usi. Ma si potrebbe anche ribaltare la situazione e vedere il dono come un coraggioso atto di “resistenza pedagogica” da parte d’una mamma insegnante e democratica, in barba alla ricorrenza religiosa. La verità, probabilmente, era molto più prosaica: e cioè che in quegli anni avevo una fame di libri che sembrava insaziabile, e ogni occasione era buona per acquistarne (e più spesso farmene acquistare) qualcuno.    L’edizione delle Novelle...

Biografie / L’altro Bene

Roma, 27 giugno 1994. Un’artista trentenne, fuggita a poco più di vent’anni dai vicoli di Napoli alla ricerca di un destino tutto per sé, si ritrova nella penombra pomeridiana di una villa sull’Aventino, seduta di fronte a un attore, autore, regista, poeta totem del Novecento teatrale, dentro una stanza semibuia arredata con un tavolo di marmo rosa, lampade, mobili intarsiati in madreperla e imponenti specchiere, tra pareti rivestite di seta giallo-oro. Lui parla, spiega, fornisce dettagliatissime disposizioni su “costumi che non devono essere costumi”, su corazze, armature, pugnali, gonnellini, tessuti iridescenti e sull’iconica matita nera per gli occhi, da procurarsi col resto dei trucchi da Indio in via Portuense; lei annuisce e prende appunti. Lui è Carmelo Bene e sta preparando il...

Il viaggio di Veronica / Ferdinando Scianna, il ritratto fotografico

Leggendo Il viaggio di Veronica (UTET, pp.195, € 29.00), il percorso che Ferdinando Scianna ci invita a fare nel suo ultimo libro tra i suoi fotografi preferiti, la prima domanda che viene in mente è: siamo di fronte a un autoritratto? Tutta la carriera di Ferdinando Scianna è contrassegnata dal fotografare e riflettere sul fotografare, che lo ha portato a dialogare e ritrarre grandi autori, da Leonardo Sciascia a Jorge Luis Borges. E il ritratto è soprattutto questo, da sempre: dialogo, relazione tra soggetto e autore.  Per cercare di capire fino a che punto il titolo del saggio sia la chiave per rispondere a questa domanda, si deve percorrere la bella prosa di Scianna fino in fondo e lasciare che la domanda ritorni a interrogarci. Scianna inizia il suo racconto per lo più...

1939 - 2020 / Mario Lavagetto: un'indomita curiosità

La scomparsa di Mario Lavagetto lascia un grande dolore in chi lo ha conosciuto e gli è stato vicino, nei molti che sono stati suoi allievi a Bologna, l’università in cui ha insegnato negli anni in cui insegnavano Camporesi, Eco, Carlo Ginzburg, Celati, ma segna anche la fine di un’epoca in cui il suo mestiere, quello del critico letterario, aveva una capacità di penetrazione non solo nella cultura del nostro paese ma anche nei discorsi della politica, della sociologia, della filosofia e in tutte le cosiddette scienze umane. C’era un tempo – dagli anni del dopoguerra fino alla fine degli anni Settanta – in cui fare critica della letteratura era fare politica nel senso più ampio del termine. Ma era anche un modo per visualizzare le acquisizioni dello studio dei comportamenti individuali e...

Arte popolare / Miguel Torga: l'universale è il locale meno i muri

Tutto iniziò quasi vent’anni fa. La strada che mi portò a esplorare più da vicino il Portogallo, la sua letteratura e, in particolare, l’opera di Miguel Torga, fu segnata dall’incontro con Keith Botsford, un grande spirito, per usare un’espressione obsoleta, impronunciabile nel nostro tempo, che ha fatto della rapida obsolescenza del significato delle parole un programma pedagogico.  All’epoca, a dire il vero, non ero completamento a digiuno di letteratura portoghese. Durante gli anni ottanta, mentre frequentavo l’università, ero stato testimone, dopo la pubblicazione de Il libro dell’inquietudine, della riscoperta di Pessoa e dei suoi eteronomi. Cosa che mi spinse a farmi un’idea del modernismo dello stesso Pessoa e dei suoi amici Sá-Carneiro, Almada Negreiros, Santa-Rita Pintor....

Poesia totale / Adriano Spatola: parola incendiaria

«Per il poeta l’eredità è un fatto scontato. [...] Egli si sente in dovere di assumere a tutti i costi il ruolo di manipolatore del fantasma». Queste righe appaiono nel 1969 in un articolo di "Quindici", la rivista del Gruppo 63 che verrà disfatta poco dopo. A pubblicarle è Adriano Spatola (1941-1988), protagonista di quella stagione italiana dove tutto è squassamento, rozza o sottile agitazione dei sedimenti, degli scismi, dei luoghi claustrali della lingua. Inesausto fabbricatore di scritture – tra cui un unico romanzo “parasurrealista” (L’Oblò, Feltrinelli 1964) –, Spatola è stato a sua volta editore e fondatore di riviste come "Malebolge" (1964-1967), trillo inaugurale che fu per Spatola un vero e proprio laboratorio dal quale incominciare il lavoro di paziente incrinatura della...

1944 - 2020 / Mario Galzigna: spirito libero

È scomparso, il 26 ottobre scorso, in mattinata, Mario Galzigna: traduttore e curatore d’opera, fu anche filosofo, scienziato sociale, epistemologo clinico, storico della psichiatria. È a lui che dobbiamo la traduzione integrale della Storia della follia di Michel Foucault, di cui fu grande studioso collaborando anche con Feltrinelli nella cura e traduzione di numerose lezioni postume al Collège de France. Lui, il mio amico Mario, ha tradotto quel monumentale saggio, il più importante del Novecento. Un’opera culturale di enorme rilievo: fece, di quel testo, un palinsesto, introdusse ogni ripensamento, ogni annotazione, ogni variazione che Foucault aveva apportato. E, proprio come Foucault, fu instancabile traduttore, soprattutto dei testi di coloro che considerava i propri maestri:...

1930 - 2020 / Le mani di Sean Connery

La notizia della morte di Sean Connery ha suscitato nella mia memoria di spettatore una serie di flash improvvisi, che si sono precisati a volte con una discreta dose di fatica. Memorie di film molto amati e di altri visti quasi per sbaglio sono andate disponendosi in una costellazione di gesti, immagini, frasi. Forse non è il modo più ortodosso di rendere omaggio ad una carriera così lunga e rilevante dal punto di vista dell’immaginario culturale, ma vorrei proporre una serie di passeggiate in almeno alcune di queste memorie visive, che hanno finito per accompagnare la mia formazione. Sono certo che questi film non siano tutti fra i migliori cui Connery abbia mai preso parte, ma d’altronde le passeggiate sono fatte anche di incontri imprevisti, incroci marginali che possono però avere un...