raccontarci le parole più espressive dei nostri dialetti

 

Ritratti

Il migliore italiano linguista / ll vichiano Tullio De Mauro

Con Tullio De Mauro è scomparso un grande intellettuale e l’ultimo rappresentante con autentico rilievo pubblico di una fondamentale tradizione culturale italiana. Tale tradizione è stata protagonista nella vicenda nazionale degli ultimi secoli e, nel Novecento, ha nutrito un ceto politico o prossimo alla politica, di formazione laica, sparso dall’area liberale alla comunista. In quest’ultima area, in particolare, trovò formulazione l’idea che, orientato il cammino verso il meglio (così voleva la fede nel progresso della modernità), il traguardo potesse raggiungersi seguendo una “via italiana”. Da tale idea, il giovane De Mauro fu certamente marcato. A essa egli è rimasto fedele per tutta la vita.   D’altra parte, il nocciolo generatore del pensiero e dell’opera di De Mauro è stata...

Anniversari. Una conferenza radiofonica sul corpo utopico / Di quale corpo ci parla Foucault?

“Posso andarmene in capo al mondo, nascondermi sotto le coperte la mattina, farmi il più piccolo possibile, posso pure liquefarmi al sole su una spiaggia, lui sarà sempre là dove sono io”. Chi è questo compagno assiduo che anticipa e mette sotto scacco ogni mio tentativo di separarmene? Chi o cos’è questa presenza con cui sono condannato a condividere sempre il mio spazio, le mie destinazioni, i miei soggiorni, persino i miei nascondigli? Chi o cosa non m’impedisce di cambiare posto, di andare altrove, eppure mi rende impossibile prenderne congedo? La risposta che Michel Foucault dà in una delle due conferenze radiofoniche sugli “spazi altri”, trasmesse nel dicembre 1966 (Le corps utopique – Les hétérotopies, Éditions Lignes, trad. it. Utopie. Eterotopie, Cronopio 2004 ) e poi riprese in...

Leggere John Berger, alcuni libri

“Ci può essere amore senza pietà?”, si domanda a un certo punto Odile, voce narrante di Una volta in Europa (tr. it. Maria Nadotti, Bollati Boringhieri, 2003). L’interrogativo ritorna più volte, in varie forme e modi, nel libro di racconti di John Berger, sua ultima prova narrativa. È una domanda cui è difficile rispondere; le storie che Berger ci narra sono tutte la variazione intorno a un medesimo tema: l’amore come pietà. I protagonisti dei cinque racconti sono dei perdenti, che mostrano in modo differente il nesso inscindibile che esisteva un tempo tra l’amore e il sentimento di compassione che si prova dinanzi alle sofferenze degli altri (e alle proprie).   La civiltà di cui Berger racconta è quella contadina, giunta al tramonto in Europa negli anni sessanta del XX secolo, dopo...

Museo Fortuny, il più blasonato dei Musei Civici / Il rumore del genio, Mariano Fortuny

C’è un gran brusio quando Mariano Fortuny vede quella luce tagliare il pavimento, ma forse non lo percepisce assorto com’è in quel che gli salta agli occhi. È il 1899, lui ha 28 anni, e già l’incanto per Parigi e per Venezia lo ha preso. La pittura che ha praticato per anni sul solco paterno e appreso a bottega e dai familiari non riempie la sua insaziabile voglia di nuovo, e la vita di società che gli si prospetta non è per lui un tempo speso bene. Piuttosto è la Ville Lumière a incatenare il suo pensiero con l’elettricità e Venezia a legarlo per sempre con i suoi riflessi di luce.    Palazzo Fortuny ph. Anna Toscano   La luce entra dal tetto del suo studio all’ultimo piano di palazzo Pesaro degli Orfei e colpisce il pavimento, un momento epifanico, la rivelazione nel...

Una passione “more geometrico demonstrata” / Gabriele Basilico in Marocco

Nell’estate del 1971 Gabriele Basilico parte con Giovanna Calvenzi e due amici, Leo Ferrari e Claudia Kerpan, per il Marocco. Viaggiano con la Citroën, una Ami 8. Prima di arrivare nel paese africano attraversano Francia e Spagna. Gabriele sta studiando architettura; ha una grande barba scura e folti capelli; è magro e possiede uno sguardo intenso. Reca con sé due Nikon F. e pellicole in bianco e nero, e poi alcune a colori. Giovanna studia invece Lettere. Sono già stati in Iran, e come molti studenti dell’epoca amano i paesi esotici. L’itinerario è stato pianificato a tavolino: Tangeri, Tétouan, Chefchaouen, Fès, Meknes, Volubilis, Rabat, Casablanca, Marrakech, Essaouria, Ouarzazate, M’hamid, Agadir, Tiznit, Guelmin. Di questo viaggio resta una serie di rullini da trentasei fotogrammi e...

Uomo di sapienza biblica / Intervista a Paolo De Benedetti

In una povera capannuccia, al chiarore di una piccola lucerna, un vecchio rabbi tiene tra le mani un libro immenso. Tutto intorno è squallore e desolazione. Ma il suo volto è raggiante, perché studia e finalmente capisce quello che sta leggendo: la “storia” di Dio. Questa è l’immagine del paradiso descritta in una antica parabola ebraica, molto amata da Paolo De Benedetti. Il quale da decenni ha insegnato e insegna a generazioni di studenti e di suoi “uditori” che lo studio dell’ebraico ha insieme la gioia del conoscere, il rovello dell’interrogazione, il senso dell’umorismo e la tenerezza per le creature.  Un amore come il suo per lo studio, la conoscenza e la “storia di Dio” non può che venire da lontano.    “Io non ricordo come ho imparato a leggere, perché non ho fatto...

Un romanzo come seconda Bibbia / Bulgakov. Il Maestro e Margherita

Furono i miei genitori a mostrarmi emozionati, nel 1967, una copia della prima edizione italiana de Il Maestro e Margherita, pubblicata da Einaudi con l’introduzione di Vittorio Strada e la traduzione di Vera Dridso. L’edizione einaudiana fu preceduta di poco da quella della De Donato di Bari, approntata in fretta e furia nella primavera del 1967, con molti refusi (tra i quali il più divertente: “…la luna tramontava sul conte Calvo”). L’edizione barese, a cura di Maria Olsufieva e Saverio Vertone, venne in un tempo ritirata per un ricorso della casa editrice torinese e poi, tornò in circolazione, dopo un accordo sui diritti d’autore, vendendo quindicimila copie. Molti critici apprezzarono di più la traduzione della De Donato: tra questi Eugenio Montale che ne scrisse un’entusiastica...

Intervista ad Alessandro Scali / Per un'arte che non dia troppo nell'occhio

Alessandro Scali, artista e ricercatore creativo, pioniere della Nanoarte a livello internazionale, è una figura di rilevanza nella sfera dell'arte. Innovatore e abitante consapevole dell'ambiente mediale e culturale contemporaneo, dà vita insieme a Marco Calabrese al progetto Okkult Motion Pictures, che dal 2012 utilizza come canale principale di diffusione la piattaforma Tumblr.    1) Alessandro, ti ringrazio per aver accettato l'intervista; iniziamo “dalla fine”. Il tuo ultimo progetto NanoArte è davvero molto particolare, gioca su una dicotomia, quella della visibilità e dell'invisibilità dell'opera d'arte, rende paradossale il concetto di sguardo e, grazie all'ibridazione con il progetto Moon Arts Project, avrà una destinazione particolare: la luna. Ce ne parli in maniera...

Come abitare la natura in un mondo snaturato / Contro gli stereotipi. Leopardi e il pessimismo

Una premessa. La lettura di Leopardi ha per me, come per molti, risonanze che rinviano all’adolescenza, all’incantamento dinanzi ad alcuni versi, alla recitazione pubblica e privata di quei versi, quando usava ancora mandare a memoria molte poesie della nostra lingua e qualcuna delle lingue straniere che si studiavano. Leopardi era anzitutto il poeta lunare, e il poeta delle domande estreme affidate al canto del pastore errante. Era il poeta della ricordanza, del colloquio col “caro immaginare”, con le parvenze sottratte all’oblio, tra queste la Silvia dagli “occhi ridenti e fuggitivi”. Era il poeta del fiore che, sorgendo sulla lava, tra le rovine, con il suo profumo consolava il deserto. Mi accadeva anche di sentire rappresentati in quei versi bellissimi il senso dell’indefinito, una...

Scompare la mitica direttrice di Vogue Italia / Franca Sozzani. Il vestito come modo d'essere

Pur avendo affermato che la moda non ha leggi né regole, è stata lei a dettarle negli ultimi decenni. Franca Sozzani senza ironia si annoiava parecchio, e così l'ha resa parte integrante del suo modo di comunicare, esprimendosi con tono provocatorio, caustico, sino a scarnificare la patina “glossy” della rivista di moda perbene per sostenere le cause in cui credeva. Ha reso Vogue la migliore rivista di moda al mondo, nonché la meno influenzata dalle industrie del settore, e lo ha fatto dando una svolta al discorso di moda sulla carta stampata, rendendosi conto del predominio dell'immagine molto tempo prima dell'avvento dei social network.     Per Sozzani la fotografia rendeva accettabili anche i messaggi più controversi, e affidava la trasposizione della loro identità estetica...

Cinquant’anni fa è scomparso Walt Disney / Walt Disney, Conservatore rivoluzionario

Cinquant’anni fa, il 15 dicembre 1966, è scomparso Walt Disney. Era un uomo profondamente conservatore. Rifiutava la vita presente e rimpiangeva nostalgicamente il buon tempo antico. Per questo ha ossessivamente cercato di costruire un proprio mondo pieno di passato dove tutto funzionava perfettamente e le persone potevano sentirsi contente e realizzate. Disney cercava di portare avanti cioè una filosofia tipicamente americana come quella dell’happiness, ovvero una filosofia euforica e ottimistica.   Per Disney, tutto è nato nel 1928, con Steambot Willie, il primo cartoon con Topolino protagonista. Già negli anni Trenta l’universo fantastico di Topolino era riprodotto su innumerevoli oggetti che venivano realizzati su licenza e consentivano, attraverso la loro diffusione, un’...

Mise en scène / Bertolt Brecht. Chausseestraße 125, Berlino

Dunque sarà stato qui, dietro questo portone, dietro questa facciata a due piani. Qui Bertolt Brecht avrà preso dimora nell’ottobre del 1953, dopo gli anni dell’esilio in Scandinavia e a Santa Monica, vicino a Hollywood, e dopo una serie di abitazioni a Berlino Est e dintorni. Paesaggio metropolitano asciutto, senza fronzoli. Accanto un cimitero storico che i turisti vengono ancora oggi a visitare. La strada che passa qui davanti prosegue fuori città. Porta un nome che è una tautologia, la parola francese per indicare una via selciata. Poco distante da qui restano alcuni solitari relitti del Muro. Naturalmente quello che i documenti ufficiali dell’epoca chiameranno “baluardo di protezione antifascista” era allora di là da venire.   Per il dopoguerra la casa è un vero lusso in una...

L'arte non è una faccenda di persone per bene / Lea Vergine. Gambe, fumo e bellezza

Nella quarta di copertina del libro di Lea Vergine, L’arte non è faccenda di persone per bene (Rizzoli) c’è una foto scattata da Francesca Giacomelli. Lea è seduta su una pietra scolpita, guarda avanti, quasi nel vuoto; è vestita in modo elegante, indossa un cappellino e tiene con la mano destra un bastone; lo allontana da sé, come ad asserire qualcosa di scontroso: lo uso ma lo patisco. Il bastone è un segno della vecchiaia. C’è anche una borsa appoggiata sulle sue gambe. Le gambe, ecco. Non so se questo è il punctum, come lo intendeva Roland Barthes, di certo è la prima cosa che si vede. Sono le gambe di una ragazza, quella ragazza che Lea è sempre stata ed è rimasta, e che questa conversazione con Chiara Gatti mostra in modo evidente. Le gambe e poi i piedi infilati nelle scarpe che...

Rete di relazioni, rete di significati / Claudio Pavone. Uno storico "in rete"

Nell’intera parabola culturale di Claudio Pavone, venuto a mancare un giorno prima del suo novantaseiesimo compleanno, si leggono in controluce le grandi potenzialità, così come le tensioni e le torsioni, che la ricezione del discorso storico, nel suo confrontarsi con le stagioni politiche della nostra Repubblica, ha raccolto dal momento in cui assume la natura di giudizio di senso comune. L’intenso, laborioso e vivace lascito di Pavone, non a caso, ci offre un peculiare angolo visuale per riflettere sulle dinamiche odierne della Public History. In maniera spesso forzata, senz’altro per via di un’interessata coazione a ripetere, la stampa nostrana lo sta ricordando esclusivamente come lo studioso che avrebbe riabilitato (o “sdoganato”, come si suole affermare adesso) a sinistra il tema...

Dove passato e futuro si incontrano / Le belle contrade di Piero Camporesi

Ci sono esistenze – forse più fortunate di altre – che, a un certo punto, si accorgono che una sola vita non basta. Una sola vita non è sufficiente per esplorare adeguatamente il mondo circostante e neppure per abitare in se stessi o nelle immediate vicinanze con adeguata profondità. È quasi sempre un evento imprevisto, distonico rispetto al motivo conduttore che sino a quel momento ha caratterizzato l’orizzonte quotidiano, a far affiorare la consapevolezza e, dunque, il disagio del ritrovarsi imprigionati dentro un copione non solo culturalmente e professionalmente limitato ma, spesso, esistenzialmente riduttivo. All’improvviso sembra di poterne toccare i confini e quindi i limiti, reali o immaginari. Nelle vicende intellettuali del secondo Novecento italiano non sono...

Fifo, Manolo, Quien tú sabes / Il nostro comandante, il mio Fidel

Alla fine è successo all’Avana in una tiepida serata autunnale (cielo parzialmente nuvoloso, temperatura massima 27° C - minima 15° C), dopo la visita di Papa Francesco e di Obama, e prima di Capodanno, che è quando a Cuba la famiglia si riunisce attorno al lechón asado, al maialino arrosto. Di venerdì, che è il giorno più adeguato per morire, e spero senza dolore, russando come un bambino, come capita agli anziani più fortunati. Quante volte mi sarò chiesta, in questi ultimi anni: “come reagirò quando Lui se ne andrà?”, “come lo saprò?”, “dove sarò?”. Fra tutte le possibili sceneggiature – compresa quella in cui vengo sorpresa dalla notizia mentre sono a lezione e allora chiedo agli studenti un minuto di silenzio, lo ricordo tra i singhiozzi, abbraccio il primo che mi capita a tiro...

Che cosa imparare dal percorso del 'lider Maximo'? / Ciao Fidel. Né lacrime, né festeggiamenti

La morte di Fidel provoca come effetto immediato una caricatura della «divina commedia»: risa e pianti si susseguono quasi sullo stesso volto. Al di là del manicheismo che ha sempre accompagnato il regno troppo lungo di Fidel Castro, esiste in America Latina un altro punto di vista sulla morte del «lider Maximo», perché capire – non dispiaccia al ministro francese Manuel Valls – non è giustificare.   Cos’è allora che la sinistra latino-americana può capire e imparare dal percorso di Fidel?   Qualche fatto, per cominciare. Bisogna ricordare che la rivoluzione castrista è stata la prima e l’unica a non farsi schiacciare dagli Stati Uniti. Oggi abbiamo dimenticato l’innumerevole lista di democrazie progressiste massacrate durante trent’anni dall’amministrazione americana, come è...

Gli scrittori e Castro / Con Castro o contro Castro

Ti alzi al mattino e senti il notiziario. Morto Fidel Castro. Sono anni che gigionescamente fai sapere ai tuoi studenti la tua età interrogandoli sulla data della rivoluzione cubana. Ma adesso ti emoziona, la faccenda è solenne, e non è il tuo compleanno. Allora cerchi di ricapitolare che cosa ti lega davvero alla notizia, indipendentemente dal fatto di insegnare le letterature ispano-americane, aver tradotto mostri sacri come Alejo Carpentier, aver frequentato l’Isola a varie riprese in contatto con organi di regime come Casa de Las Américas o L’UNEAC (Unión de Escritores y Artistas de Cuba). Sentimenti controversi cominciano ad agitarsi dentro. Ti domandi da che parte stavi tu in tutti questi anni, durante il lentissimo autunno del patriarca, e ti accorgi che, non per qualunquismo, ma...

Esce oggi "Roland Barthes: parole chiave" / Roland Barthes. Oggetti

Un impermeabile perché forse pioverà, un frac turchino con gilet giallo, il battello olandese, le bambole di porcellana, la nave Argo, gli stracci di Madre Coraggio, la Citroen DS (che va letto Déesse, cioè Dea), il detersivo Omo, le plastiche Moplèn, il vino rosso di Borgogna, i soldatini di latta e le trottole in legno, la Guida Blu, la pasta Panzani, la posateria nei vagoni-ristorante dei treni, una petite gance (qui fait l’elegance), un cardigan, una blouse, una casacchina, uno scialle, il couscous marocchino col burro rancido, un godemiché, le cucine componibili e il tinello piccolo-borghese, i bastoncini giapponesi per il riso, un rastrello per pettinare la sabbia nei giardini Zen, il pachinko, il pane e le brioches, gli occhiali scuri, la cartoleria di Gilbert Jeune... ...

24 novembre 1991, 25 anni dalla scomparsa / Freddie Mercury: for ever young

Morire da rock star è qualcosa che accade nel fiore degli anni, lontano dall'idea del declino fisico e ancor prima dalla sua concretezza.  Freddie Mercury aveva solo 45 anni ma quella concretezza l'ha attraversata fino in fondo. Gli effetti dell'Aids, così come si manifestava nel 1991, sembrano lontani ai nostri occhi, ma gli ultimi suoi video sono implacabili nel far intuire la dissoluzione del corpo. Morire da rock star come la versione contemporanea dei poeti maledetti, pur con un contrappasso lancinante: cos'altro se non l'ingombro impossibile del for ever young...? Perché nella cultura giovanile raccontata attraverso la musica beat, pop, rock fino ai nostri giorni, insieme alla protesta sociale, all'"esser contro", il "for ever young" – finché dura, finché ce n'è... – sono l'...

Un ossimoro in Lambretta / Il Manganelli in fuga di Patrizia Carrano

Manganelli è stato uno tra i più prolifici autori di pubblicazioni postume, e non ci dovrebbero essere sorprese a tal proposito, viste le sue aderenze con le ombre e gli averni, ma certo la sua mancanza a sedici anni dalla morte si fa sentire. Dunque si accoglie subito bene il “librino leggero (centotrenta grammi appena)”, Un ossimoro in Lambretta, che Patrizia Carrano ha scritto per la nuova ItaloSvevo (numero 3) con il pudore della distanza temporale. Si tratta infatti di un racconto di chi ha frequentato assiduamente il Manga nei suoi ultimi quindici anni di vita, senza essersi fatta subito avanti come amica dell'illustre estinto, tra la folla che “sgomita in prima fila” ai funerali. Ciò è giustamente rivendicato, come la possibilità di qualche racconto “minimale, episodico,...

Un'intervista inedita / Scalia. Cultura come conversazione ininterrotta

Amava definirsi, con uno dei suoi mille jeu de mots, un “logofilo” piuttosto che un filologo o un filosofo, perché pensare e dire erano per lui, e da sempre, una cosa sola. Gianni Scalia, mancato a Bologna lo scorso 6 novembre all’età di 88 anni, era un ingegno socratico, generoso fino alla prodigalità, l’ideale compagno di via di coloro che aveva eletto, e una volta per tutte, suoi fraterni interlocutori. Precoce studioso della tradizione illuminista, di De Sanctis e Gramsci, socialista di sinistra il cui marxismo era venato di mille inquietudini, nella rivista “Officina”, già a metà degli anni ’50, aveva avviato il sodalizio con il poeta Roberto Roversi e con Pier Paolo Pasolini cui avrebbe dedicato prima un libro di straordinaria compattezza, La manìa della verità (1978), e poi una...

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