raccontarci le parole più espressive dei nostri dialetti

 

Ritratti

Il 13 novembre 2016 ha concluso la sua Via / Caccia Dominioni ovvero il mestiere dell’architetto

Il 7 dicembre 1913, una domenica, nello Stadio Nazionale di Roma, la Lazio batte 4 a 0 l’Audace nel derby della capitale. Giovanni Giolitti ha da poco vinto le prime elezioni a suffragio universale maschile e formato il nuovo governo. In Italia regna Vittorio Emanuele III, sul soglio pontificio c’è Papa Pio X, mentre nell’Impero Austro-Ungarico Francesco Giuseppe è da poco entrato nel suo sessantaseiesimo anno di regno.    Quella domenica 7 dicembre, a Milano, nasce Luigi Caccia Dominioni, sotto un inequivocabile “segno” ambrosiano: figlio di Ambrogio, il giorno di Sant’Ambrogio, in piazza Sant’Ambrogio. Ha quasi cinque anni quando termina la Prima Guerra Mondiale. Nel 1931 si iscrive al Politecnico di Milano frequentando i corsi di architettura quando ancora le facoltà di...

Tra i saperi e tra i due secoli / Edgar Morin. Il viandante e il suo metodo

Edgar Morin stesso, nel prologo del quinto dei sei tomi della sua monumentale La Méthode, ci svela la bussola segreta usata nel lungo itinerario di ricerca percorso, per oltre mezzo secolo, a suo dire, come il caminante della poesia di Machado, senza la certezza di sentieri tracciati in anticipo. Lapidariamente scrive: “L’ossessione principale della mia opera concerne la condizione umana”. E, infatti, i libri dell’esordio, L’uomo e la morte (1951) e Cinema o l’uomo immaginario (1957), a metà tra antropologia e sociologia, sono dedicati alla dimensione immaginaria, cioè mitologizzante, fantasmatica, onirica, intesa come parte integrante della realtà umana, innescata ora dalla paura della morte, già nelle società arcaiche, ora dai processi di proiezione e identificazione dell’uomo moderno...

Memoria e identità ebraica / Bruno Schulz. Nel nome del Padre e del Messia

Con il poetico titolo di Le botteghe color cannella sono raccolti, e noti in tutto il mondo, i ventotto racconti de Le botteghe color cannella (1934) e Il sanatorio all’insegna della clessidra (1937), dello scrittore e pittore polacco Bruno Schulz (1892-1942). Se non fosse stato trucidato, perché ebreo, dai nazisti e il suo romanzo illustrato, Il Messia, non fosse andato misteriosamente perduto, assieme a gran parte delle carte, la sua importanza e la fama sarebbero oggi forse pari a quella di Franz Kafka. La singolarità di Schulz consiste non soltanto nella sua fatasmagorica prosa, che spesso sembra una sorta di poesia continuata in forma di racconti, ma anche nella straordinaria, e rara, simbiosi che operò tra i suoi scritti e i suoi misteriosi e inquietanti disegni. Schulz viveva...

Raccontiamo l’esordio / Dacia Maraini. Una ragazzina che compie 80 anni

«Questo personaggio di adolescente è la cosa migliore del romanzo, la tua più felice e più complessa invenzione. Essa parla in prima persona e tuttavia non conosciamo i suoi pensieri perché, probabilmente, non li conosce lei stessa, cioè non li pensa». È così che Alberto Moravia introduce Anna, l’adolescente protagonista di La vacanza, romanzo d’esordio di Dacia Maraini. Siamo nel 1962, la scrittrice non ha ancora compiuto 26 anni e ha alle spalle alcuni racconti pubblicati su “Nuovi Argomenti”. Non è molto, o quantomeno questa sembra essere l’opinione dell’editore Lerici di Milano, che decise pubblicare il volume a patto che fosse preceduto dalla prefazione di uno scrittore importante. Fu Moravia a spedire a Milano alcune pagine, sotto forma di lettera di presentazione dell’autrice a «...

You Want It Darker / Cohen. Dalla fine della vecchiaia

Una volta i devoti di Cohen erano una società segreta. Oggi la società ha rotto i sigilli ed è uscita allo scoperto. Non va confusa con i cosiddetti Eletti Cohen dell’Universo, che sono un banale ordine massonico. È la ben più potente Cabala della Depressione Cosmica, la cui dottrina insegna che quando hai toccato il fondo puoi solo dire va bene così, dopotutto è qui che volevo arrivare, sia lodato chiunque debba essere lodato, tiriamo un bel respiro, meditiamo un po’ e andiamo avanti. Ho letto tutti i libri su Leonard Cohen, almeno quelli in lingua inglese, e nessuno mi ha toccato come il profilo pubblicato da David Remnick sul “New Yorker” del 17 ottobre 2016. Nulla, nell’articolo, accenna a una sua malattia, o alla possibilità di una morte improvvisa. Può essere stata delicatezza, o...

So Long, Leonard / Cohen. Un'enorme compassione

Un giorno, durante una intervista rilasciata a una radio norvegese, Marianne Ihlen raccontò il suo incontro con Leonard Cohen sull’isola greca di Hydra, dove il cantautore canadese si era fermato nei primi anni Sessanta a vivere in una casetta per 14 dollari al mese; niente auto, solo muli, retsina, pesce alla griglia, poesie e un romanzo scritti su una Lettera 22 Olivetti, e amori intensi nella notte: un giorno di primavera lei era con il suo bebè in un negozietto di alimentari con servizio bar; «Ero in piedi nel negozio con il mio cesto della spesa, in attesa che mi servissero una bottiglia d’acqua e del latte; lui era sulla porta, in piedi, con il sole che lo inondava; mi invitò fuori nel suo gruppo di amici. Aveva pantaloncini kaki, scarpe da ginnastica, una t-shirt, un cappellino. Mi...

22 novembre 1933 – 31 ottobre 2016 / Remo Ceserani. L'ambizione di cambiare le cose

Ricordo, di Remo,  la benevolenza, e quella sua capacità di accordarsi, di entrare in sintonia con gli altri. Ricordo tutti gli incontri a tre, con Pino Fasano, per preparare  il Dizionario dei temi letterari, e per discutere delle voci che via via ci arrivavano dai collaboratori. Ne ricordo la forza di carattere  del tutto dissimulata. Ne ricordo l’intelligenza, anche pratica, davvero fuori dal comune. Ne ricordo, con divertimento – la finimmo a ridere – qualche impuntatura, una in particolare, a proposito della natura traduttiva dei Vangeli (ma non ricordo più quale fosse esattamente il punto). Ne ricordo l’amicizia, della quale ancora lo ringrazio.  Ne ricordo il divertito scetticismo con il quale a volte riconsiderava il lavoro fatto, come, per esempio, capitò una...

Mare e Sardegna

“Finalmente ti sei organizzato delle belle vacanze”. L’approvazione di mia madre è il viatico a un’estate meno on the road del solito, con alcune giornate dedicate al mare, ai bagni, alla famosa “aria buona”, così rara quando si torna in città. E così, dopo un breve volo notturno Pisa-Alghero, eccomi sulla Carlo Felice in una Sardegna dove la notte coincide col buio. Sento soprattutto le buche della strada che mi conduce verso Riola Sardo, in mezzo al Campidano, a pochi chilometri dallo stagno di Cabras, dove un’amica milanese ha ristrutturato con garbo e rispetto una casa di paese e vi trascorre molti mesi all’anno. Attraverso di lei conoscerò una piccola, informale, comunità di sardi e di continentali che vivono un po’ fuori dagli schemi e amano questa terra di cui sono giustamente...

Il poeta onnipresente / Puškin nella vita quotidiana russa

Parco Gor’kij di sera. «Per me il sublime è Puškin». Segue breve precisazione su cosa ognuno di noi intende per sublime. Appuriamo che per il mio interlocutore russo è un sentimento generato dal contatto con il sommamente bello, in grado di suscitare reazioni non sempre prevedibili. Per me, influenzata dalla concezione romantica, il sublime ha a che fare piuttosto con il soverchiante stato d’animo che si prova di fronte alla natura sconfinata. Eppure, sentire da un russo che Puškin è il sublime non mi stupisce.  Qualche tempo dopo, in una tiepida giornata di sole che annuncia l’imminente primavera, sono seduta su una panchina nella piazza delle Arti, di fronte al Museo Russo di San Pietroburgo. Guardo la statua di Puškin al centro della piazza, sorridendo della sua posa un po’...

Seguitissimo dai buddisti e osannato da Hollywood / Dalai Lama: un divo per necessità

Una delle prime immagini che lo ritrae dai primi anni Sessanta, il volto appare tirato sotto un occhiale da sole scurissimo. Tenzin Gyatso, il quattordicesimo Dalai Lama, è immortalato mentre sta salendo su un’automobile; alle sue spalle un folto gruppo di autorità e militari indiani assistono a questo passaggio. Il bianco e nero della foto ci restituisce una scala di grigi dalle varie intensità, ma senza troppe difficoltà immaginiamo il colore di quelle stoffe, un rosso scuro e un arancione che avvolgono la figura giovanile e slanciata del Dalai Lama. Colori ai quali ci siamo abituati. Sembra un’immagine pubblicitaria di moda, con quel bianco e nero estetizzante stile anni Novanta.    È un giovanissimo Dalai Lama, giunto da poco tempo in India, esiliato e lontano da quel Tibet...

24 ottobre 1907 / Bruno Munari. Creatività

Nel 1971, in piena temperie contestativa, subito dopo il Sessantotto, Bruno Munari dà alle stampe presso l’editore Laterza un libretto dal titolo indicativo: Artista e designer. Quella e di congiunzione è anche una e di disgiunzione; meglio: potrebbe essere una o di scelta (Artista o designer), se non fosse che Munari non è mai esclusivo, bensì sottilmente inclusivo. Anche quando critica, come fa in questo libretto dedicato al processo creativo, non mette mai fuori gli aculei, non ferisce o punge, bensì ironizza. L’obiettivo polemico del suo libro, che è tutto un inno alla professione di designer, è appunto l’artista: la figura romantica per eccellenza che sembra ritornata in auge dopo le barricate di Parigi nel maggio ’68, ovvero “l’artista romantico (che una volta si ubriacava e oggi si...

Un colloquio con Alexey Miller / Memorie divise: la Russia, l’Europa orientale e noi

I concetti di public history e di memoria hanno conosciuto alterne fortune negli ultimi anni, e spesso e volentieri si son trovati al centro di aspre polemiche. La costruzione delle identità nazionali, il rafforzamento o l’allentamento dei legami tra poteri e popolo, passano attraverso questi processi, e non solo: nell’ambito delle relazioni internazionali, il ruolo giocato dalle memorie e dalla public history nel fornire, giustificare o attaccare posizioni e strategie politiche non è da sottovalutare. A tal riguardo, ciò che avviene in Europa orientale (e qui includiamo anche la Russia, che, volente o nolente, è parte importante della cultura e della storia del nostro continente) è molto interessante non solo per il dibattito storiografico in sé, ma per i conflitti che rappresenta e che...

Bianco / 'O cammesone janco 'e Pulecenella

«'O ppassato, 'o ppassato... A che te serve 'o ppassato? Je maje l'aggio avuto – chesto vo' dicere 'stu cammesone janco (Il passato, il passato... A che ti serve il passato? Io non l'ho mai avuto - questo significa il mio camiciotto bianco)»: Pulcinella si rivolge con queste parole a Domenico Tiepolo in un dialogo immaginario costruito da Giorgio Agamben in Pulcinella ovvero Divertimento per li regazzi. Lo studioso vi esamina le opere che Domenico Tiepolo ha dedicato a questo personaggio della farsa e della commedia a partire dal 1793, anno in cui il pittore si ritira da Venezia nella villa di Zianigo, ereditata dal padre Giambattista.   Si tratta di uno straordinario ciclo di affreschi – oggi a Ca' Rezzonico – e di un album di disegni che ha per titolo appunto Divertimento per li...

L'opera di Cristopher Bollas / Prenderli al volo prima che precipitino

Il giovane Holden ha un momento di tenerezza davanti alla domanda della sorellina. Phoebe, questo il nome della piccola, gli chiede che cosa vuol fare da grande. Holden risponde che ci sono tanti ragazzi: “e intorno non c'è nessun altro, nessun grande, voglio dire, soltanto io. E io sto in piedi sull'orlo di un dirupo pazzesco. E non devo fare altro che prendere al volo tutti quelli che stanno per cadere nel dirupo… io devo saltar fuori da qualche posto e acchiapparli”. È la parte più tenera del romanzo, quella che gli dà il titolo in lingua inglese il suo cuore: The Catcher in the Rye (l’intraducibile: Acchiappatore nella segale). Holden Caulfield prosegue: “Non dovrei far altro tutto il giorno. Sarei solo l'acchiappatore nella segale e via dicendo. So che è una pazzia, ma è l'unica cosa...

Tra arte e politica, performance, camp e omosessualità / Ritratto di Mario Mieli

L’unico ricordo dal vivo di Mario Mieli che ho è in scena, al Teatro Out Off, che in questi giorni celebra i suoi quarant' anni, in un avventuroso momento della Sei Giorni del Monologo, visto da ragazzino di soppiatto. Non sapevo esattamente cosa aspettarmi, perché io ero finito lì per caso con un amico dei miei appassionato di performance, ma il performer aveva fama di scandalo e io avevo quattordici anni, cosa che, ovviamente, mi ha costretto a fare di tutto per vederlo, aspettando con una certa ansia in uno zigzag complicato di lavori di avanguardia e tradizione. Magrissimo, avvolto da poco più di un velo, declamava come una presenza di fantasima il suo allucinato Krakatoa, distillato della sua sapienza alchemica, di cui ovviamente avevo capito poco o nulla, per mancanza di strumenti,...

Le parole che non salvano / Antonia Pozzi. Poesia che mi guardi

È il 3 dicembre 1938 quando la bicicletta di Antonia Pozzi si ferma per l'ultima volta nei campi che costeggiano l'abbazia di Chiaravalle, alle porte di Milano. La neve ricopre il manto erboso e si mangia tutti i rumori per donarle, finalmente, quella pace tanto agognata, mentre un piccolo rigagnolo le scorre accanto, portandosi via la sua anima inquieta. “Suonano i passi come morte cose / scagliate dentro un'acqua tranquilla / che in tremulo affanno rifletta / da riva a riva / l'eco cupa del tonfo”.  Un tonfo che risuona in lei da 26 anni, il tonfo del non, “della mia casa non nata”, “il lamento dei non uccisi”, dei figli non avuti da un amore non vissuto.  Sedeva sui banchi del liceo Manzoni di Milano, Antonia, quando si innamora perdutamente del suo professore di latino e...

Quattro poesie / Nessun segno di lotta

Pubblichiamo la seconda delle quattro poesie di Robin Morgan. Qui il saggio introduttivo di Maria Nadotti, e qui la prima delle poesie da lei scelte.   Farsi piccoli richiede un’enorme volontà. Seduta dal medico, nella sala d’attesa a osservare il futuro che va e viene, piegata ad osservarlo che ti fissa proprio mentre tu provi a non guardare. Raro, lo scambio: un sorriso di breve, ironica ammissione.   Nell’isolato, sei l’ultima arrivata fra i bambini. Qui un tempo è stato te ognuno. Ancora stai imparando che farsi piccoli richiede una grandezza di spirito che ancora non possiedi – accettare l’aiuto irritante di chi ti ama, cedere lasciare perdere, ma non arrendersi. A stento   hai trangugiato quanto riempiva la bottiglia “Bevimi” e hai sentito che rimpicciolivi. Così il...

Dario Fo, comico contro

L’avevamo cercato in maggio Dario Fo, noi di Doppiozero, per un’intervista sui maestri. Gli avrei chiesto chi sono i maestri oggi, sottintendendo che lui, scanzonato comico, politico sempre di traverso, artista capace di sbalzare con un movimento di ciglia un personaggio, un carattere, un misfatto, un maestro lo era, anomalo, simile a quegli spiriti che in certe tradizioni popolari si divertono a mettere tutto sottosopra e poi, magari, ti fanno scoprire un tesoro. La cosa si è trascinata: non stava bene, non riusciva a parlare. L’intervista è saltata. I timori per la sua salute, si erano però quasi diradati quando è apparso di nuovo in pubblico a Cesenatico (il buon ritiro suo e di Franca Rame) per presentare l’ultimo libro che aveva scritto e una mostra di disegni, su Darwin. E ieri se n...

Suwałki, 6 marzo 1926–Varsavia, 10 Ottobre 2016 / I démoni di Andzej Wajda

“Wer der Dichter vill verstehen Mus in dichters lande gehenn” (Chi vuol capire il poeta deve recarsi nel suo paese)               W. GOETHE   Autore di quaranta film e di quasi altrettante regie teatrali ANDRZEJ WAJDA (Suwałki, 6 marzo 1926–Varsavia, 10 Ottobre 2016) è un artista difficilmente comprensibile senza conoscere la Polonia e la sua drammatica storia. Questo è il motivo per cui i suoi capolavori (come I dannati di Varsavia, 1957; Ceneri e diamanti, 1958; Tutto in vendita, 1968; Il bosco di betulle, 1970; Le nozze, 1970; Paesaggio dopo la battaglia, 1970; La terra della grande promessa, 1974; Le signorine di Wilko, 1974; L'uomo di marmo, 1976; Senza anestesia, 1978; Korczak, 1990; Katyn, 2007) sono stati...

Poesie inedite / Robin Morgan. La traiettoria delle foglie

Pubblichiamo a partire da oggi e per quattro settimane un ritratto e una scelta di poesie inedite dell'autrice statunitense Robin Morgan a cura di Maria Nadotti.   Raggruppati il pino, il prugno e il bambù sono noti come i “tre amici dell’inverno”. Il pino resta verde tutto l’anno i fiori del prugno appaiono a inverno inoltrato, molto prima che il rigore della stagione sia finito, e il bambù si piega ma di rado si spezza. Uniti, essi rappresentano l’essere superiore, colui che resiste quando tutti gli altri si sono arresi ai tempi difficili.   Scelgo di introdurre queste poesie, parte di una raccolta intitolata Dark Matter, tracciando un breve ritratto di Robin Morgan, così come l’ho conosciuta nel corso di oltre vent’anni di amicizia politica e intellettuale, di collaborazione...

Tanti auguri per la sua ideal insomnia / Io . . . (un altro) Bruno . Eco . . Joyce

Un ricordo del Professore da parte di uno qualunque che ne ha condiviso l’ossessione per il Finnegans Wake, totem erudito e – dimenticatissima – cornucopia semiotica.   Marino! Chi era costui?   Non deve stupire il rapporto personale che chiunque abbia anche solo inciampato nei suoi scritti, lo abbia visto anche solo una volta parlare in pubblico o abbia anche solo minimamente interagito con lui, ha finito per instaurare con Umberto Eco. Figuriamoci chi su quegli scritti si è formato, chi è stato tante volte parte del suo pubblico, chi ha avuto modo di scambiarci più di qualche parola. Umberto Eco era – è – un mito, “l’intellettuale contemporaneo per antonomasia” (checché ne dicano “i sondaggi”), come ben spiegato da Michele Cogo in Fenomenologia di Umberto Eco, un libro che...

Una generazione che ha dissipato i suoi poeti / Simone Carella, regista e poeta

Alla morte di Vladimir Majakovskij, nel 1930, un suo amico, il grande linguista Roman Jakobson – dismesso per qualche pagina l’abituale rigore dottrinario – scrisse un epicedio, un apologo memorabile al quale diede il titolo Una generazione che ha dissipato i suoi poeti. Elenca i nomi dei poeti fucilati (Gumilëv), suicidati (Esenin, oltre allo stesso Majakovskij), morti di stenti (Blok, Chlebnikov). Tutti spariti fra i trenta e i quarant’anni: «in ognuno di essi v’è la coscienza dell’ineluttabile condanna». Non aveva né trenta né quarant’anni, ne aveva settanta Simone Carella quando è morto dopo lunga malattia, ieri, in una clinica romana. Ma è tristemente vero quanto scriveva qualche anno fa (in Declino del teatro di regia) l’amico e lungamente complice Franco Cordelli: «A un certo punto...