Ritratti

Lingue / Etel Adnan, una vita fuori posto

Out of place   L’incontro con la pittura di Etel Adnan è inaspettato. Raccogliendo materiale sul plurilinguismo mi capita tra le mani un breve memoriale che contiene molto più di quanto promette il titolo: To write in a foreign language (1984), adattato in francese nel 2014: Ecrire dans une langue étrangère. Leggendolo mi viene in mente il titolo di un altro memoriale, scritto contro il tempo quando l’autore sapeva di avere i giorni contati: Out of place di Edward W. Said. Una vivida ricostruzione della catena di esili – Gerusalemme, Palestina, Libano, Egitto, Stati Uniti – che ha segnato la sua esistenza e in cui si legge, in filigrana, la geopolitica del Novecento. Americano, palestinese, cristiano: Said dispiega l’impressionante trans-culturalità con la quale ha fatto i conti...

Sciascia Trenta / Leonardo e Racalmuto

Sono trascorsi 30 anni da quel giorno di novembre in cui Leonardo Sciascia ci ha lasciati, trent'anni in cui il paese, che lui ha così bene descritto, è profondamente cambiato, eppure nel profondo è sempre lo stesso: conformismo, mafie, divisione tra Nord e Sud, arroganza del potere, l'eterno fascismo italiano. Possibile? Per ricordare Sciascia abbiamo pensato di farlo raccontare da uno dei suoi amici, il fotografo Ferdinando Scianna, con le sue immagini e le sue parole, e di rivisitare i suoi libri con l'aiuto dei collaboratori di doppiozero, libri che continuano a essere letti, che tuttavia ancora molti non conoscono, libri che raccontano il nostro paese e la sua storia. Una scoperta per chi non li ha ancora letti e una riscoperta e un suggerimento a rileggerli per chi lo ha già fatto....

17 novembre 1920 - 4 marzo 2019 / Starobinski e il prisma della scrittura critica

Chi si accostava alla critica della letteratura nei primi anni Sessanta incontrava il nome di Starobinski, scomparso il 4 marzo scorso all’età di 98 anni, dentro una costellazione di scrittori e critici designati da un vessillo: “nouvelle critique”. Un drappello di critici, diversi tra di loro per formazione e modi di scrittura, che proponevano un’idea di letteratura sottratta alla tradizionale storiografia accademica, ancora dedita ai “quadri storici”, alle classificazioni, agli ordinati giudizi, al biografismo, insomma ai paradigmi che componevano la cosiddetta “storia della letteratura”. Di questa costellazione, il parigino Roland Barthes era il più combattivo e il più – elegantemente e proustianamente – anticonformista (si pensi al pamphlet Critique et verité (Critica e verità) in...

Il nuovo è meglio del vecchio / Giovanni Pirelli ricomposto

Nel marzo 1948, nell’imminenza delle prime elezioni politiche, Indro Montanelli accusò Giovanni Pirelli di “diserzione”, di essere passato dalla parte del nemico in un momento di guerra: “il cadavere di Masaryk è lì a testimoniare”. Sono i giorni caldissimi che precedono il 18 aprile 1948, ma Pirelli non rispose al giornalista toscano, la sua scelta di campo l’aveva già fatta e votò senza pentimenti per il Fronte Popolare. Accadde cinque anni prima: “La mia scala? L’ho bruciata. È successo in Russia, se ben ricordo, c’era la ritirata, faceva freddo. Se ben ricordo, non ho più avuto scale di valori”. Nato nel 1918, Giovanni è il figlio maschio primogenito di Alberto Pirelli, il più importante e capace industriale italiano del suo tempo, e di Ludovica Zambelletti, che proviene da una...

Quell'intervista a Playboy / McLuhan, cinquant’anni dopo

Per diverse serate, tra il dicembre del 1968 e il gennaio del 1969, Marshall McLuhan ha ricevuto nella sua casa di Toronto il giornalista Eric Norden, che poco tempo prima aveva intervistato il regista Stanley Kubrick. Fuori faceva molto freddo e McLuhan e Norden hanno chiacchierato per parecchie ore davanti al tepore del caminetto acceso. Ne è uscita una lunghissima intervista pubblicata sul numero del marzo 1969 di Playboy, che all’epoca era una rivista alla quale collaboravano alcuni degli intellettuali statunitensi più importanti, compreso McLuhan, che nel dicembre del 1968 vi aveva pubblicato l’articolo Il capovolgimento dell’immagine surriscaldata.    Quella pubblicata da Playboy può essere considerata la più famosa intervista rilasciata da parte di McLuhan e si tratta di...

Addii / Bruno Ganz: recitare l'utopia

Bruno Ganz con le ali, sopra Berlino. O con i baffetti corti, alla Hitler. Con un recente barbone bianco. Queste sono le immagini che forse rimarranno negli occhi di chi ha appreso, ieri mattina, della morte dell’attore svizzero, reso popolare dal cinema ma nato nella fatica dialogica del teatro, tra i sogni di un’epoca che sembra ormai lontana. Giovane, vestito tutto di nero, si vede nella parte del dottore in uno dei drammi urticanti di Thomas Bernhard, L’ignorante e il folle, che si svolge nella prima parte nel camerino di una cantante che interpreta la mozartiana Regina della notte, pronto a lanciarsi in lunghe tirate con lo stile dell’ossessivo squarciante autore austriaco sulla differenza delle personalità artistiche rispetto agli altri esseri umani, continuamente sospese tra la...

Nuto Revelli e quel cavaliere di Marburg che non amava la guerra

Cent’anni fa, il 21 luglio 1919, nasceva Nuto Revelli: alpino, partigiano, scrittore di etica civile                       Il disperso di Marburg, pubblicato da Einaudi nel 1994, segue le fila di un’inchiesta condotta da Nuto Revelli nell’arco di ben otto anni e, come altri suoi libri, ha la struttura di un diario. Revelli aveva detestato per tanti anni i tedeschi, identificandoli con l’ideologia disumana che li aveva condotti in una guerra terribile. Tenente del battaglione Tirano, aveva conosciuto la durezza e la protervia dell’esercito germanico durante la ritirata di Russia, e poi durante la Resistenza, da comandante partigiano nelle fila di Giustizia e Libertà. Nell’ultima parte della sua vita era venuto a sapere di un...

19 gennaio 1919-19 gennaio 2019 / Pietrangeli Touch

Avrebbe cento anni Antonio Pietrangeli, se non fosse annegato al largo di Gaeta, neanche cinquantenne, nel luglio del 1968. Un banale incidente, verso la fine delle riprese di un film “su commissione”, Come, quando, perché (1969), che sarà portato a termine da Valerio Zurlini, un altro irregolare del cinema italiano morto troppo presto. Pietrangeli muore in quel ’68 di cui il figlio Paolo sarà uno dei cantori, con canzoni-simbolo come Contessa (“Compagni dai campi e dalle officine,/ prendete la falce e portate il martello…”), prima di seguire con minor fortuna le orme del padre. Soprattutto, Pietrangeli muore proprio nel momento in cui vengono al pettine parecchi nodi irrisolti della caotica e talvolta sconvolgente modernizzazione italiana: nodi che nei suoi film aveva saputo cogliere e...

A cent'anni dalla sua morte / Un ritratto di Rosa Luxemburg

“Esiste per la rivoluzione una regola assoluta: non fermarsi una volta compiuto il primo passo, non cadere nell’inazione, nella passività. La migliore parata è assestare all’avversario un colpo energico. Questa regola che si applica a ogni battaglia, vale soprattutto per i primi passi della rivoluzione”. Forse, fu questa convinzione, più volte espressa, che portò Rosa Luxemburg a restare al fianco dei compagni spartachisti nelle drammatiche giornate dell’insurrezione armata a Berlino, nei primi giorni di gennaio del 1919, anche se, in dissenso con Karl Liebknecht, non aveva considerato né pronto il Partito comunista tedesco (PKD), nato a dicembre, né propizie le condizioni sociali e politiche generali per una rivoluzione, nella quale pure credeva fermamente dopo le manifestazioni di...

15 gennaio 1914 / Etty Hillesum e la gratitudine

“Non sopravvalutare le tue forze interiori”, scrive Etty Hillesum in un passo del suo Diario (Adelphi, 2012). È la mattina del 10 marzo 1941. Il groviglio della sua anima, che non smette di interrogare, è groviglio che, al cuore, ha questo “sentirsi prescelta”, questo “dover diventare ‘qualcuno’” cui fa spesso ritorno. L’educazione spirituale passa, per la giovane ebrea che morirà ad Auschwitz, attraverso una profonda accettazione della propria “nullità”: io stessa, scrive, devo scomparire interamente, devo abbandonare il mio piccolo ego. La propria vita emotiva e intellettuale è messa in relazione con quella delle persone che, ai suoi occhi, appaiono “normali”; sa bene, tuttavia, che non le è dato comprendere nulla del mondo interiore di chi ha davanti. Del proprio, invece, conosce la...

Grazia Nidasio / La Stefi e il suo nome

Alla sensibilità di Grazia Nidasio, morta qualche giorno fa, si deve una preziosa testimonianza culturale e chi ha un’attenzione autentica per l’espressione italiana e per la sua storia non deve trascurarla.  Era la metà degli anni Settanta del secolo scorso. La disegnatrice e autrice milanese inaugurò una serie di arguti racconti di tenere vicende di vita quotidiana, facendone protagonista una bambina. La battezzò “la Stefi” e creò uno dei suoi personaggi meglio riusciti. Certamente il più popolare. Negli anni che seguirono, la striscia, destinata sul principio a un pubblico infantile e di adolescenti, straripò e ne raggiunse uno adulto. A cadenze regolari, comparve sul Corriere della sera. Così la Stefi divenne familiare anche a chi all’epoca del suo apparire aveva smesso di...

21 dicembre 1934 / Conversazione con Giulia Niccolai

“Trasformare questa mia difficile vita in fiaba” è il titolo dato alla mia tesi, tratto da un passo di Esoterico biliardo in cui si chiede, a proposito delle visioni avute in meditazione: «forse il dono di leggere e trasformare questa mia difficile vita in fiaba?».  Sì, ne parlo anche in Foto & Frisbee, a p. 78, cito Kazantzakis  – il suo libro più noto è Zorba il greco – ma in El Greco e lo sguardo cretese, scrive: «Esiste qualcosa di più vero della verità? Sì, la favola; è la favola che dà un senso immortale all’effimera verità». Le trame delle favole raccontano sempre una serie di passaggi e di avvenimenti per i quali raggiungere la verità diviene una conquista. Si arriva alla verità dopo una lunga serie di vicissitudini che hanno o sembrano avere lo scopo di...

Becoming. La mia storia / La doppia e tripla coscienza di Michelle Obama

Perché dovremmo occuparci delle memorie di Michelle Obama, Becoming. La mia storia (ed. or. New York, Penguin Random House; tr. it. di Chicca Galli, Milano, Garzanti, 2018)? Già, perché dovremmo occuparci di un testo supercommerciale, di un successo editoriale programmato per l'uscita contemporanea in trenta lingue (30!) il 16 novembre, quali le memorie della First Lady degli Stati Uniti (FLOTUS in gergo) nel periodo 2008-2016, e forse, chissà, ancora First Lady in un futuro non lontano? Proprio per questo. Perché siamo di fronte a un libro pianificato per influenzare l'opinione pubblica, dal momento che sarà acquistato in milioni di esemplari sul pianeta, anche se molto meno letto. Tanti lo regaleranno a Natale, anzi tante, si dice, perché sarebbe un libro per donne, scritto da una donna...

I cancelli dell'acqua / Il pendolo di Zygmunt Bauman

Modernità liquida, ovvero il mondo sottosopra   La canzone di Peter Gabriel Downside Up, dell'album Ovo, costituisce, secondo me, una sintesi appropriata dell'incessante lavoro di decostruzione e ricostruzione effettuato da Bauman in tutta la sua lunga avventura intellettuale e contiene in nuce le caratteristiche salienti della modernità liquida. Gabriel esprime nel testo il senso di straniamento al cospetto di un mondo che si trasforma fino a rovesciarsi: l'edificio più alto e l'impressione che stia crollando, un equilibrio interno che si polverizza, la percezione che tutto si stia muovendo attorno, uno scenario di cose stabili e solide che si sfilacciano, si frantumano, mentre qualunque cosa su cui si poteva contare svanisce. E mentre il corpo si svuota del suo peso e viene...

Oggi a Trieste: "Gli esploratori dell'inconscio" / Mio nonno Cesare Musatti

Chi ha nella propria famiglia figure un po’ ingombranti che hanno acquisito una certa notorietà nel loro campo o è irresistibilmente attratto in quell’ambito, in modo un po’ ineluttabile, oppure se ne sta accuratamente alla larga a qualche chilometro di distanza. Io appartengo a questo secondo gruppo, non ho mai letto per intero alcuno dei libri di mio nonno, nemmeno quelli più godibili e “divulgativi” dell’ultimo pezzo della sua vita. Professionalmente mi sono tenuta alla larga sia dalle orme del nonno sia – per non sbagliare: penso però sia stata una scelta saggia – dai percorsi lavorativi di mio padre e mia madre. Di mestiere faccio l’avvocato giuslavorista, di psicoanalisi e di psicologia so molto poco e quel che so lo ho appreso, potrei dire “per osmosi”, da mio nonno, da mio padre...

Addii (1952-2018) / Eimuntas Nekrosius, la vita in palcoscenico

La prima volta che ho visto uno spettacolo di Nekrosius non mi sono reso conto di stare vedendo uno spettacolo di Nekrosius. 1989, Teatro Festival Parma, una rassegna che ha rivelato tanto teatro straniero. È annunciato uno Zio Vanja in russo, o forse in lituano, senza traduzione. Inizia alle 22, dura quattro ore. Mi dico: provo a vederne un po’… Lo spettacolo mi ipnotizza. Ricordo il ritmo da vaudeville, come lo voleva Cechov, insieme ridicolo e tragico. Servi clown. Attori di grande presenza, che comunicavano perfino in una lingua sconosciuta. Colpi di pistola, che annunciavano quello della scena madre… Un Cechov che negava la tradizione naturalistica raccontando la fine di un mondo… Dovetti correre a prendere il treno prima della fine. Con rimpianto.   Ho scoperto molto dopo che l...

Sessuale e intellettuale / I Diari di Susan Sontag

“Il “bisogno” intellettuale simile al bisogno sessuale”. Così suona l’ultima frase che chiude il primo volume dei diari di Susan Sontag, Rinata. Diari e taccuini 1947-1963 (Nottetempo) tradotti da Paolo Dilonardo. Questa frase, scritta alla fine del 1963, quando cominciano ad apparire sulle riviste americane i suoi articoli, raccolti poi in Contro l’interpretazione, compendia tutta la personalità e l’opera di una delle maggiori saggiste della seconda metà del XX secolo. Bisogno intellettuale e bisogno sessuale sono fusi in lei, fusi e insieme conflittuali, come ci racconta questo diario composto di brevi frasi, osservazioni, liste di libri, resoconti scarni ed essenziali della sua vita.     La giovane Susan non sa bene come fondere questi due aspetti, se aspetti si possono...

A 25 anni dalla morte / Fellini, antropologo e profeta

«Comincia un grande futuro», scrive Tullio Kezich nell’ultima pagina della sua biografia felliniana, riprendendo uno dei tanti necrologi apparsi in occasione della scomparsa del grande regista. Quel futuro è il nostro presente: un quarto di secolo ci separa ormai da quel 31 ottobre 1993 in cui Federico Fellini cessava di vivere, dopo due settimane di agonia seguite dalle televisioni di mezzo mondo (con macabra ironia, qualcuno parlerà di “set felliniano”).  In fondo, alla morte – non solo la sua – Fellini ci aveva preparati da sempre. La sua filmografia, dai Vitelloni in avanti, non è che una continua meditazione/esorcismo sul tempo che passa e consuma la vita e i sogni («Una mattina ti svegli, eri ragazzo fino a ieri e adesso non lo sei più») e sul mistero del “dopo”, al quale...

Sessant’anni di televisione (e di società) / Intervista impossibile a Umberto Eco

È appena uscito, per la Nave di Teseo, il volume di Umberto Eco Sulla televisione (a cura di Gianfranco Marrone, pp. 533, € 22) , che raccoglie pressoché tutti i testi che, nel corso della sua carriera intellettuale, Eco ha dedicato alla televisione, al suo linguaggio, alle sue forme di comunicazione, ai suoi esiti culturali, estetici, etici, educativi e politici. Questi scritti, molti dei quali quasi inediti, coprono un arco di tempo molto ampio che va dal 1956, anno in cui in Italia vengono messe in onda le prime trasmissioni, al 2015, periodo in cui il mezzo televisivo, per svariate ragioni, non può più dirsi di massa né, forse proprio per questo, può più essere considerato come dominante nella produzione e nella trasformazione della cultura sociale. Si tratta di testi...

La biografia di Kershaw riletta oggi / Hitler torna?

Continua il nostro speciale Ritorno al futuro. L'idea è quella di rileggere libri del passato che offrano una prospettiva capace di illuminare il momento che viviamo oggi.  Per leggere gli altri contributi cliccare sul nome dello speciale a sinistra sopra il titolo in questa stessa pagina.   Si ripeterà? Questa estate ho preso in mano un libro che desideravo leggere da tempo. S’intitola Hitler ed è stato scritto da quello che è il maggior storico del Führer, Ian Kershaw, un signore inglese oggi di 76 anni, che lo ha pubblicato in due volumi nel 1998. Due anni fa è uscita l’edizione ridotta in 1673 pagine presso Bompiani (mancano circa 600 pagine di note), che mi ero affrettato ad acquistare. Stava sullo scaffale accanto ad altre biografie del Führer in attesa del momento adatto...

Romanzi, teatro e canzonette / Umberto Simonetta: un paroliere di lusso

Parlando con un amico, faccio il nome di Umberto Simonetta. Dallo sguardo, capisco che non gli dice molto. “Sai chi è, no? Lo scrittore, quello di Tirar mattina, Lo sbarbato, Il giovane normale…”. Niente. “Ma la ballata del Cerutti Gino la conoscerai…” “Eh! Certo! Giorgio Gaber!” “La musica è di Gaber, ma le parole sono di Simonetta. Come anche quelle di Una fetta di limone, Trani a gogò, Porta romana, Le nostre serate, Il Riccardo…”. Le accenno una dopo l’altra. “Belle! Pensavo fossero di Gaber…” “Te l’ho detto: musica di Gaber, testo di Simonetta” “Ah però, bravissimo! Mica male!”.  Oltre che scrittore e autore teatrale di successo, Umberto Simonetta (Milano, 1926-1998) è stato un paroliere tra i più originali e innovativi dell’epoca in cui nasceva in Italia quella che si sarebbe...

22 maggio 1924 - 1 ottobre 2018 / Charles Aznavour l'istrione

All’inizio degli anni ’60, tra i 45 giri di mio cugino più grande c’erano Elvis Presley, Fred Buscaglione e i primi successi dei Beatles. Ma uno dei dischi che ascoltavamo di più era La mamma, di Charles Aznavour, un pezzo ipermelodico e strappalacrime (ripreso da noi da Modugno). Quando si racconta la storia della musica pop, si è portati inevitabilmente a schematizzarla, come nei libri di scuola: prima c’è la Rivoluzione francese, poi viene Napoleone, poi la Restaurazione, etc. Prima c’è il progressive rock, poi invece trionfa il punk…  In realtà, quello che a noi può sembrare a distanza di anni un drastico e definitivo cambio della guardia nelle mode e nei gusti musicali è qualcosa di molto più complesso e sfumato. Nella musica pop, come in ogni altro ambito, il vecchio e il nuovo...