Ritratti

Il più ampio epistolario dello scrittore / Primo Levi e l'amica tedesca

La prima lettera la scrive lei: 18 ottobre 1966. Ha appena scoperto l’edizione tedesca di Se questo è un uomo, in ritardo di cinque anni. Gliel’ha data Herman Langbein, ex deportato, uno dei più attivi nel dopoguerra nell’azione contro i criminali nazisti. Si chiama Hety Schmitt-Maass, è coetanea di Primo Levi, bibliotecaria, collaboratrice di giornali, socialista, diventerà membro del governo regionale dell’Assia. Nel 1935 è stata espulsa da scuola perché non iscritta alla gioventù hitleriana, mentre il padre, pedagogista, socialista, nel 1944 è deportato a Dachau. Ed è sopravvissuto. Si riferisce alla prefazione all’edizione tedesca del primo libro del chimico torinese: “Capire “i tedeschi” sicuramente non le riuscirà – non riesce neppure a noi tedeschi”. E aggiunge: “Libri come il suo...

Menzogne e sortilegi della “vita nel suo movimento” / Il cinema secondo Elsa Morante

Con la pubblicazione delle recensioni cinematografiche di Elsa Morante (edite da Einaudi nel volume a cura di Goffredo Fofi, col bel titolo La vita nel suo movimento. Recensioni cinematografiche 1950-1951) si aggiunge un capitolo necessario e originale alla storia dei “letterati al cinema”, che costituisce senz’altro un aspetto significativo della ricostruzione del contesto culturale dell’Italia postbellica.La vocazione visuale della scrittura di Morante era stata già messa a fuoco nella monografia firmata da Marco Bardini (Elsa Morante e il cinema, Pisa, ETS, 2014), che esplora tale territorio di confine nella sua complessità e nelle sue tante sfaccettature, dalle sporadiche incursioni morantiane nell’ambito della sceneggiatura alle non troppo fortunate occasioni di adattamento dell’...

Conversazione con Amitav Ghosh / Raccontare un mondo senza "io"

Di Amitav Ghosh, forse il maggiore scrittore indiano vivente, sono noti in italiano sia i romanzi di ambientazione storica che altri, bellissimi e fuori genere, come Il cromosoma Calcutta, Lo schiavo del manoscritto, Il paese delle maree. I suoi reportage narrativi, di forte valenza politica, sono stati raccolti nel volume Circostanze incendiarie.    Il suo ultimo libro, non meno appassionante, si chiama The Great Derangement (La grande cecità. Il cambiamento climatico e l’impensabile, tradotto da Anna Nadotti e Norman Gobetti, edito come tutti gli altri da Neri Pozza). È una riflessione ricca di digressioni narrative sui rapporti che intercorrono tra le cosiddette catastrofi ambientali e il nostro concetto di realtà, passando per le relazioni tra la geologia e la letteratura....

L'artista messicana e i femminicidi / Teresa Margolles. Sobre la sangre

“Quando hanno sollevato il telo di plastica/che nascondeva/il contorno osseo della sua testa/all’obitorio/ho cercato di distogliere lo sguardo” (Juárez da I monologhi della vagina, Eve Ensler, 1998). Quello sguardo che troppo spesso le autorità distolgono e che, al contrario, Teresa Margolles tiene fermo e deciso, sempre. Per non soccombere. Per sensibilizzare. Per far conoscere. Per smuovere le coscienze assopite di politici, amministratori, funzionari, giudici, poliziotti, uomini d’affari, investitori, speculatori, in sintesi della società civile.   Teresa Margolles Sobre la sangre a cura di Francesca Guerisoli e Angel Moya Garcia Frazada (La Sombra), 2016 -- Posizionamento nello spazio pubblico di una coperta montata su una struttura metallica, simile a quelle utilizzate dalle...

1917-2017 / Magda Szabó, la narrativa del passato vivente

Novecento, realtà, infanzia, quotidiano, Storia, parola, passato, identità, scrittrice, sono le parole per scrivere di Magda Szabó, dischiudono la sua opera.   Magda Szabó vive lungo tutto il Novecento affacciandosi nel Duemila già ottantenne, nasce in Ungheria negli strascichi della Prima Guerra Mondiale, cresce nel Seconda Guerra Mondiale ed è costretta, successivamente, al silenzio dal regime comunista. In questo anno, 2017, ne cade il centenario della nascita.   Nella lunga vita e nella vasta produzione letteraria di Magda Szabó vi è un posto di rilievo dedicato alla realtà. Nella storia della rappresentazione della realtà in letteratura, le scelte definibili come “realistiche” comprendono molteplici forme. Szabó si racconta e racconta, la scrittura è una forma espressiva...

La casa natale pesarese / La Fame di Rossini

La famiglia abita due stanzette che devono essere state modestissime anche nella Pesaro papalina dell’epoca. Il padre musicista nella banda cittadina e fervente rivoluzionario, la madre cantante: sono già presagi sufficienti di una vita che è preceduta dalla sua ombra. Restano queste due stanze spoglie, per pavimento una specie di selciato. Sono contornate da altre, ben organizzate e ricche di materiali, che raccontano del successo del piccolo Gioacchino. Sembra però che nemmeno il museo abbia avuto il potere di dissipare quell’ombra: l’ombra della povertà, delle ristrettezze, degli ingaggi promessi ma non ottenuti oppure sì, ottenuti ma non pagati, se non forse dopo mille insistenze. Anche incastonate dentro la cura del museo, quelle stanze emanano ancora oggi un grigiore invincibile,...

Un ricordo / Gianni Scalia. Dionisiaco anche negli errori

In quel periodo il nome che era meglio non fare a casa di Gianni era quello di Franco Fortini, suo acerrimo nemico accademico. Credo che avesse osteggiato la sua nomina a professore di alto livello ma è questione che non so e non voglio definire più esattamente. Non conoscevo il lato accademico di Gianni, sono stato suo allievo de facto anche perché vicino di casa. Da via dello Scalo a via Riva di Reno erano cinque minuti a piedi. Salivo da lui e mi accomodavo tra i libri, che erano l’unico mobilio del grande appartamento. Non c’erano mobili in quella casa, e se c’erano erano coperti di libri, a decine e decine di migliaia, fino al soffitto e dovunque. Era in causa con il condominio per seri pericoli di crolli, tanto che il comune gli aveva offerto una sistemazione altrove.   Non...

Da quel momento fui wagneriano / Nietzsche e il Tristano

Wagner rappresenta una parentesi relativamente breve nella vita di Nietzsche, pochi anni (1869 – 1872) che si possono circoscrivere al periodo in cui, dalla vicina Basilea, frequenta assiduamente Tribschen, la villa sul lago di Lucerna dove Wagner si rifugia insieme a Cosima (figlia di Franz Liszt) dopo lo scandalo scoppiato a Monaco di Baviera per la loro relazione clandestina. Anni in cui un giovane Nietzsche è anzitutto fiero di sentirsi intimo amico del musicista tedesco più celebrato d'Europa che lo ospita a casa sua, lo capisce e lo apprezza (così scriverà molti anni dopo in una lettera Franz Overbeck: “Wagner è stato l'unico, o per lo meno il primo, ad avere la percezione di ciò che si agitava dentro di me.”). Anni in cui subisce fortemente la personalità e il fascino di Cosima,...

Circolo dei lettori Torino / Universo Arpino

  Il Circolo dei lettori, Torino Giovedì 11 maggio ore 18   a cura di e con Luigi Mascheroni, giornalista   Giornalista collega e amico di Indro Montanelli, romanziere premio Strega, Campiello e Super Campiello, poeta, raccontatore di storie inventate per adulti e per bambini, osservatore di fatti reali, di sport, di costume, fonte di ispirazione per il cinema: Giovanni Arpino è stato uno scrittore totale, che ha osservato e narrato un pezzo di società italiana, dal Dopoguerra agli Anni Ottanta. A novant’anni dalla nascita e trenta dalla morte, è giusto (e necessario) ricordarlo.  Insieme a chi lo ha conosciuto, chi lo ha studiato e chi lo ha anche soltanto letto. Con la presenza di Caterina e Tommaso Arpino.   ore 18 Arpino tra letteratura e cinema con Ezio...

Catherine Millot “Con Lacan, la vita" / L'enigma Lacan (guidatore spericolato)

Il film celeberrimo di Orson Welles Citizen Kane (Quarto potere) si snocciola come una ricostruzione biografica. Un giornalista deve ricostruire la vita del magnate della stampa e tycoon Charles Foster Kane, giusto dopo la sua morte. Il giornalista compone una sorta di puzzle intervistando varie persone che hanno condiviso parte della vita di Kane. Le molteplici testimonianze vengono a comporre un’immagine sfaccettata del personaggio, ma il giornalista vuole capire soprattutto perché prima di morire Kane abbia pronunciato la parola rosebud. Chi o che cosa era questo Rosebud? Questo significante sembra indicare un pezzo mancante nel puzzle.   Rosebud letteralmente significa bocciolo di rosa, ma viene usato anche come bocca di rosa, una bocca con labbra delicate e rosee. Come orifizio...

Settant'anni fa / Ennio Flaiano. Tempo di uccidere

Il dattiloscritto del romanzo che Leo Longanesi ricevette da Ennio Flaiano nel marzo del 1947 si intitolava Il coccodrillo, animale emblema di un momento fondamentale della trama. Emblematiche erano pure altre ipotesi di titolo volute dall’autore: Il dente e La scorciatoia. Eppure, tutte quelle proposte non convincevano, soprattutto Il coccodrillo. L’editore aveva infatti già pubblicato La vita del camaleonte di Fernand Angel e Parliamo dell’elefante dello stesso Longanesi, il quale allora chiese a Flaiano di ripensarci: altrimenti «facciamo un giardino zoologico». Ventiquattro ore dopo, il nuovo titolo: Tempo di uccidere. «Un po’ troppo allusivo e letterario per un libro che è invece chiaro e senza letteratura», scriveva Enrico Emanuelli su “Europeo”.   È la storia di un tenente...

La leggenda privata di Michele Mari

“Io mi chiamo Roderick Duddle!” “Ti conosco io, non sei il figlio di Iela ed Enzo Mari?”. Così, con il sogno del protagosta, finiva il precedente lavoro di Michele Mari, a dire che le reinvenzioni iperletterarie di Rosso Floyd o di Fantasmagonia, per limitarsi alle ultime prove, sono sempre state nutrite dalla biografia dell'autore. Certo con l'appena uscita Leggenda privata, un romanzo familiare nero, la percentuale delle componenti vita-letteratura viene ribaltata. Ciò con grande piacere dei lettori affezionati, che hanno amato soprattutto Tu, sanguinosa infanzia oppure Euridice aveva un cane, e che però si trovano qui nella posizione un po' vergognosa dei voyeurs, se non, quando critici e recensori, in quella scomoda dell'Accademia dei Ciechi, tirannici e mostruosi committenti di tale...

Elio Grazioli | Paolo Gioli / Duchamp. Fontane e altro

Cosa non ha scatenato Fontana di Duchamp da cent’anni a questa parte neanche Saâdane Afif ce lo saprà mai dire in maniera esauriente. Questo artista, Afif, ha vinto nel 2009 il Premio Duchamp del Centre Pompidou con un progetto intitolato The Fountain Archive, che a gennaio il prestigioso museo parigino ha esposto nel suo stato attuale. Si tratta per l’appunto del più completo archivio sul readymade di Duchamp mai messo insieme, ovvero di come compare riprodotto nelle pubblicazioni che Afif ha rintracciato a livello internazionale.      Del resto i siti su di esso si moltiplicano tuttora, e le immagini che vi si rifanno, anche fuori dal mondo dell’arte, ragazze e ragazzi con scritto R. Mutt sul braccio o non so dove, vestiti a forma di Orinatoio… insomma è diventato uno...

L'eredità di Totò tra avanspettacolo e ricerca / Totò, Leo e il Nuovo Teatro

«Fisicofollia… Caricatura, abissi di ridicolo, cascate d’ilarità irrefrenabili… Analogie fra l’umanità, il mondo animale, il mondo vegetale, il mondo meccanico... Scorci di cinismo rivelatore, intrecci di bisticci, di motti spiritosi, con tutta la gamma dell’imbecillità, della balordaggine, della stupidità e dell’assurdità, che spingono insensibilmente l’intelligenza fin sull’orlo della pazzia…» (Filippo Tommaso Marinetti, Il Teatro di Varietà, 1913).   Sembra che Totò abbia lavorato per dare corpo e voce al Manifesto di Marinetti, modulato a sua volta su quel varietà nel quale il comico napoletano, marionetta snodabile, eccentrico per eccellenza, nacque e si formò, attraversando poi tutte le forme di teatro popolare del primo Novecento: la farsa, l’avanspettacolo, la rivista, la...

Palazzo Lucarini Contemporary, Trevi (4 marzo – 25 aprile 2017) / Biografia plurale. Virginia Ryan 2000–2016

English Version   Se il mondo non è stato creato per finire in una mostra, possiamo però tentare di partire da una mostra per capire qualcosa di più del mondo: si tratta non solo di guardare all’arte, ma di guardare attraverso l’arte. Questa è stata l’ambizione del progetto curatoriale che a Palazzo Lucarini espone l’opera di Virginia Ryan, artista che dal 2000 al 2015 ha vissuto fra Ghana e Costa d’Avorio. Quindici anni sono un periodo considerevole nella vita di una persona; Virginia non è l’artista globetrotter che fa progetti site-specific mordi e fuggi, ma non è neppure un’artista stanziale, che mette radici in un luogo: come lei stessa dice, la sua è la vita di una “nomade riluttante”.   Australiana di origine irlandese, Virginia ha vissuto in Scozia, si è sposata in...

Palazzo Lucarini Contemporary, Trevi, Italy (March 4 – April 25) / Plural Biography. Virginia Ryan 2000–2016

Italian Version   If the world was not created to end up in an exhibition, we can turn to an exhibition to understand more about the world: it is not about looking at art, but looking through art. This was the aim of a curatorial project presented at Palazzo Lucarini, focusing on the works by Virginia Ryan, an artist who spent the years from 2000 to 2015 between Ghana and Ivory Coast. Fifteen years are a considerable amount of time in a person’s life. Virginia Ryan is neither a globetrotting artist focusing on short-lived site-specific projects, nor an artist rooted in one single place. She describes herself as a “reluctant nomad.”   An Australian of Irish descent, she spent part of her life in Scotland, got married in Italy and moved with her ambassador husband to Egypt,...

«A/traverso» e lo spirito del tempo / 77. Conversazione con Bifo

Luca Chiurchiù: «A/traverso»: una rivista che ha fatto scuola a tutte le testate indiane del ‘77, ma anche a quelle odierne, soprattutto per le sue tecniche grafiche e il suo linguaggio innovativo. A quarant’anni da allora, qual è secondo te il primo aspetto per cui «A/traverso» dovrebbe essere studiato e riletto?   Bifo: Prima di tutto non credo che ci sia qualcuno così pazzo da leggere «A/traverso», né qualcuno che ci riesca. Io stesso non l’ho mai letto veramente. È difficile leggere le sue pagine, si fa fatica e ci si perde: le colonne sono sbagliate, gli articoli non si sa dove vanno a finire… Credo che sia la dimensione grafica ad acquistare un’importanza decisiva, così come nel Punk, perché il messaggio ha caratteristiche simili all’effetto di una droga, di una dimensione...

Morto a quasi ottantacinque anni / Il dionisiaco mascherato: 30 anni geniali di Gianni Boncompagni

Radiotelevisione italiana: la storia di Gianni Boncompagni è incisa nei decenni d’oro della Rai: ci arriva pochi anni dopo l’inizio delle emissioni regolari televisive (1954) e ci resta fino al suo declino, passando a Mediaset (allora Fininvest) per ideare un format che si intitolava Non è la Rai (1991). Buona parte di questi decenni vedono Boncompagni in tandem perfetto, resistente, irresistibile con Renzo Arbore. Boncompagni senza Arbore, dopo Arbore & Boncompagni faceva un po’ malinconia; Arbore senza Boncompagni, dopo Arbore & Boncompagni faceva un po’ malinconia. Ma è morto prima lui, il 15 aprile del 2017, a quasi 85 anni.   Nato ad Arezzo, a 18 anni se ne va in Svezia, dove vive dieci anni facendo il conduttore e il deejay nella radio pubblica, sposando una ricca...

Bruno Latour. Politiche della natura

RAI Educational – Enciclopedia Multi-Mediale delle Scienze Filosofiche (Parigi, Ecole des Mines, 31 gennaio 2001)   Sergio Benvenuto: Ci può parlare del suo progetto di ricerca?    Bruno Latour: Il progetto, a cui sono da sempre interessato, non è semplicemente un progetto di filosofia della scienza: le scienze sono un elemento importante, ma quello che mi interessa maggiormente è di reperire i modi di produzione della verità, i modi di produzione della veridizione, il modo di dire il vero, sia nella teologia, sulla quale ho passato molto tempo prima di occuparmi di filosofia, sia nel diritto, dove ho dedicato quattro anni a un lavoro sui giuristi, sia nel campo della tecnica (ho atteso per parecchi anni in una scuola di ingegneria alle tecniche di fabbricazione). Dunque le...

Federico Caffè. Un economista dalla cultura enciclopedica

Lo stile. La sera Federico Caffè prendeva l’autobus per tornare a casa. Saliva dalla porta anteriore, a una fermata che c’è ancora, davanti al bar che continua ad accogliere studenti e professori della facoltà di Economia della Sapienza. Con alcuni amici prendevamo lo stesso autobus. La soggezione e il timore reverenziale nei confronti di Caffè erano tali da farci salire dalla porta posteriore dell’autobus. Quando l’autista urlava ai passeggeri “Venite avanti” o “Avanti c’è posto”, rimanevamo abbarbicati alla parte posteriore dell’autobus. Preferivamo auto-condannarci agli insulti dell’autista, espressi nel caratteristico vernacolo romano: tale era la paura di dover incrociare, noi poco più che ventenni, lo sguardo del Maestro settantenne, in piedi a pochi metri di distanza. Che Federico...

15 aprile 1967 - 15 aprile 2017 / Un cadavere elettrizzato

Morte di Totò. Sebbene improvvisa (improvvisa la morte e la notizia della morte) sentiamo che ci eravamo preparati: e preparati non in questi ultimi anni, non dall'anzianità di Totò, ma preparati da sempre.   L'arte di Totò, come del resto tutta l'arte napoletana, ha un persistente côté funebre. La stessa suprema qualità comica di Totò, si affidava alla rigidità della mimica e delle mosse: il suo corpo, più che un burattino, diventava un cadavere elettrizzato. E la sua intima esuberanza e vitalità diventavano poetiche proprio per questo suggerimento, questo beffardo presagio di morte. Totò danzava e recitava come se dicesse di continuo, in sottofondo: «Mi agito tanto e anche voi vi agitate tanto: ma fa lo stesso: siamo già scheletri dentro di noi, e finiremo, tutti, morti stecchiti...

Conversazione con Leonardo Ambasciano / L'eredità di Eliade

L’opera di Mircea Eliade (1907-1986), versatile poligrafo e icona culturale, è legata alle complesse vicende storiche e biografiche che lo riguardano, dalla giovinezza in Romania agli incarichi diplomatici a Londra e Lisbona, fino all’espatrio a Parigi e a Chicago, dove ha insegnato dal 1956 al 1986. Sono diverse le recenti proposte editoriali di opere dello storico delle religioni e scrittore: Tutto il teatro 1939-1970 (Bietti 2016), La psicologia della meditazione indiana (Mediterranee, 2016), Cosmologia e alchimia babilonesi (Lindau, 2017), e un romanzo, Gli huligani (Calabuig, 2016). Un’occasione per ragionare sulla ricezione della sua opera culturale, scientifica e letteraria, a trent’anni dalla scomparsa.  Dalla differenza di vedute tra studiosi su temi come la centralità dell’...