Moralia della favola

C’è sempre concitazione nella redazione d’un giornale. Facile immaginarlo, anche se non se n’è mai frequentata una. Chi scrive queste note scrive nel suo studio. I libri intorno non gli mettono premura. Semmai, il contrario. Lo ammoniscono. Da loro, inviti a tacere più che a esprimersi. Talvolta inascoltati, come si vede. Chi si guadagna la vita nella stampa (o nei suoi più recenti succedanei) non ha di norma tale privilegio. Ha fretta. Se è accurato e preciso è ancora più ammirevole. 

 

Ci si figuri allora la preparazione del numero di fine 2018 dell’inserto culturale settimanale di un diffuso quotidiano italiano (qualificazione linguistica e non politica): dai collaboratori, pezzi a decine da rivedere e da impaginare senza indugio. Uno di essi si presenta col titolo “I Moralia di Adorno”. Il testo precisa di cosa si tratta: i Minima moralia del filosofo francofortese, di cui si raccomanda la lettura. Ma c’è il tempo di leggerlo, il testo? E se di latino si sa poco e dell’esistenza di un libro con quel nome ancor meno, non si è autorizzati a pensare a una svista di chi ha scritto l’articolo? E, nella furia, non è sempre la regolarità, la banalità a fare da guida? Una testa fuori della linea? La si mozza: consolidato criterio della modernità. “La Moralia di Adorno”: ecco il titolo certamente redazionale con cui il pezzo ha circolato. Sostantivo che finisce per “a”, ergo articolo femminile.

 

Bacchettando, in parecchi si son detti sconcertati. Ma tutto ciò che è reale è razionale, ebbe a dire un altro filosofo tedesco, e capire (o almeno provarci) è sempre uno spasso. Molti secoli or sono coloro che trassero dal loro latino quotidiano ciò che sarebbe divenuto il volgare del sì tennero per femminile singolare il neutro plurale di folium, ad esempio, o quello di fructum: la foglia, la frutta. Ha fatto altro il povero redattore illetterato? Al suo la moralia non toccherà però la medesima sorte. Giustamente. Come epifenomeno fuori stagione, merita solo un compassionevole sorriso. Del resto, è già carta straccia, col giornale e con tutte le indignazioni. Minima morale: anche gli sfondoni hanno il loro destino. Per avere fortuna, devono arrivare al momento giusto. Quasi due millenni di ritardo sono troppi.

 

Comparso sul Corriere del Ticino del 26 gennaio 2016.

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