La quarta volta

Misha e Alyona

Yekaterinburg é una cittá da un milione e mezzo di abitanti sul confine tra Europa ed Asia, nella regione degli Urali. Ci arrivammo in treno, era una delle prime tappe di un viaggio in transiberiana, e la prima cosa che facemmo fu andare alla biglietteria. Il treno in Russia è il mezzo più utilizzato per gli spostamenti, spesso i posti disponibili si esauriscono con giorni di anticipo, dunque decidemmo di comprare i biglietti del viaggio successivo appena arrivati in città.

 

Ci mettemmo diligentemente in coda e dopo 45 minuti abbondanti, quando tra noi e la cassa rimanevano solo altre due persone, la bigliettaia decise senza alcun preavviso di chiudere lo sportello. In quel momento ci saranno state almeno 30 persone in fila, e la reazione unanime fu uno sguardo rassegnato, e la ridistribuzione nelle altre file dei nostri compagni di sventura. Non un cenno di protesta, non un commento.

 

Le file nell'ex unione sovietica sono un rito, e il ricordo degli anni 90, quando ci si metteva in fila per i beni di prima necessità, deve far sembrare l'attesa per un biglietto del treno un simpatico passatempo. O almeno questo é quello che pensammo prima di rimetterci mestamente in fila. Dopo altri 40 minuti, e dopo aver acquistato il biglietto, uscimmo dalla stazione, ed entrammo in città.

 

 

L'appartamento che avevamo preso era al piano terra di uno dei soliti condomini in mattoni gialli che caratterizzano l'intero paesaggio ex-sovietico, simili tra di loro anche nella disposizione interna. Sembra di stare sempre nella stessa casa, anche se si percorrono migliaia di chilometri tra una cittá e l'altra. Nonostante il viaggio in treno non era stato comodissimo, uscimmo subito per fare un giro.
Era sabato pomeriggio.

 

Mentre vagavamo cercando svogliatamente il monumento a Yakov Sverdlov, leader bolscevico e protagonista della rivoluzione d'Ottobre, una ragazza ci fermò chiedendoci se fossimo stranieri. Immagino fosse una domanda retorica, si vedeva lontano un miglio che eravamo stranieri. Non saprei dire con esattezza da cosa si vedesse, ma lo sapevamo, e lo sapeva anche lei. Dopo aver avuto conferma della nostra provenienza, ci invitò ad unirci ai suoi amici per il weekend.

 

Ci portò in un bar ricavato in un edificio del tutto identico a quello del nostro appartamento, trasformando una finestra al primo piano in una porta alla quale si accedeva con dei gradini in cemento autocostruiti. Una soluzione molto usata nelle periferie sovietiche, dove i piani terra dei palazzi non prevedevano attivitá commerciali. Ne bar c'erano i suoi amici. Una quindicina tra ragazzi e ragazze, qualcuno parlava inglese, uno anche un po' di italiano, perché era stato a lavorare in Italia come cameriere, ci raccontò.

 

Chiedemmo in cosa consistesse il programma del weekend, e ci risposero che avevano 3 auto, delle casse di birra, e una casa vuota a disposizione, ed erano giá in giro da piú di 24 ore.
Un programma perfetto.

 

 

Ci portarono sul lungofiume, dove c'era una rampa da skateboard che usavano con le bmx. La scena sembrava un tentativo di rappresentazione della gioventú di una cittá americana degli anni 80: le biciclette, i vestiti, la musica ascoltata con i ghettoblaster. E tutto era molto lontano dall'immagine dei ventenni russi che avevamo incontrato fino a quel momento.

 

La ragazza che ci aveva fermato si chiamava Alyona, e con Misha, il suo fidanzato, suonava in un gruppo punk. Non avevano loro pezzi da farci sentire al momento ma iniziarono a cantarci a cappella una serie di brani in russo, e mentre cantavano sullo sfondo i loro amici continuavano a tentare acrobazie sulla rampa.

 

A Yekaterinburg non ci sono locali per ascoltare concerti dove vale la pena andare, ci dissero, e ci raccontarono di quando nel 2003 Bjork tenne un concerto a San Pietroburgo, e di come per loro fosse stato impossibile organizzare un viaggio; avevano anche pianificato di arrivarci in treno senza biglietto e poi da Mosca in autostop (secondo loro sarebbe stato relativamente facile trovare un passaggio lungo 700 chilometri) ma anche in quel caso non sarebbero mai riusciti a mettere insieme i soldi per i biglietti del concerto. Per loro Mosca e San Pietroburgo non erano le due piú grandi città del loro paese, ma due luoghi lontani come e piú dell'Europa. Alyona e Misha studiavano entrambi all'universitá di Yekaterinburg, lui economia, lei scienze politiche, senza alcuna fiducia nel loro paese, e pensavano di non avere nessuna possibilitá di andare via.

 

 

Quando gli chiesi quali erano le band russe che ascoltavano all'inizio risero, dicendomi che non esistevano band russe che valeva la pena ascoltare, e poi mi raccontarono di Igor' Fëdorovič "Egor" Letov. Egor Letov era un musicista punk che negli anni 80 con la sua band Graždanskaja Oborona (Difesa Civile) incise una serie di dischi che ironizzavano sul sistema sovietico. Le autoritá non apprezzavano particolarmente il suo lavoro, e Letov fu chiuso in manicomio dove incontrò quella che sarebbe diventata sua moglie, anche lei musicista. Dopo il crollo dell'unione sovietica fu tra i fondatori del neonato Partito Nazionale Bolscevico, che poi abbandonò per diventare uno dei promotori del neo-Stalinismo; divenne un nostalgico del sistema sovietico che per anni aveva combattuto con forza. Letov era un esempio di ribellione che nella sua fase iniziale ricordava molto la rabbia che Alyona e Misha raccontavano, una rabbia che non è cambiata dagli anni 80 ad oggi.

 

Letov fu trovato morto nel suo letto, a 43 anni a causa di un infarto, ma secondo Alyona e Misha fu assasinato in quanto personaggio scomodo. A loro peró non interessava la politica, non credevano che potesse avere un senso impegnarsi per cambiare il loro paese, lo davano giá per spacciato.
Il giorno dopo andammo a vedere il monumento a Yakov Sverdlov, detenuto politico in Siberia fino al 1917, una delle figure cardine nell'organizzazione della rivoluzione d'ottobre, e principale fautore della fine violenta dell'ultimo zar di Russia. Morí nel 1919, contagiato dall'influenza spagnola. Dal 1924 al 1991 Yekaterinburg ha cambiato nome in Sverdlovsk, in suo onore. Non ha mai ascoltato musica punk.

Fotografie di Saverio Pesapane

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28 Novembre 2013