Ferragosto in costiera romagnola

Nei giorni del ferragosto 2012 sembrava una buona idea rifugiarsi nei paesi dell’Appennino o prendere un po’ di brezza marina. L’implacabile successione degli anticicloni non stimolava l’appetito, né tantomeno la conversazione. Così, ospite di Ugo Cornia a Guzzano, nell’Appennino che divide l’Emilia e la Toscana, ho chiesto ai presenti, amici vecchi e nuovi (Albani, Baldi, Giovanni Maccari), quale fosse il discrimine linguistico tra le due regioni, il luogo preciso dove cambiasse il dialetto. La discussione si è rianimata a proposito di “zone grigie”, ma la scienza si mescolava al campanile e le conclusioni per ora appaiono incerte. Rimuginavo di queste cose scendendo dall’Appennino e osservando al volo a Grizzana Morandi (stiam parlando di Giorgio non di Gianni) la mirabolante (e antifrastica rispetto al pittore) Rocchetta Mattei definita da Umberto Eco “supremo esempio del kitsch italiano”. L’interessato qualche giorno dopo ha smentito, suggerendo in compenso la trattoria “Il Gabbiano” a Montecopiolo (nello stupendo Montefeltro) che quasi varrebbe il viaggio per una cena indimenticabile a 15 euro.

 

La mia meta era però il Parco Naturale San Bartolo, 12 chilometri di roccia, che dividono Gabicce da Pesaro e, amministrativamente, la Romagna dalle Marche. Luogo bellissimo, poco noto persino agli autoctoni, dove all’imbrunire la voglia di metter qualcosa sotto i denti si faceva finalmente sentire. Ero sempre ai confini della linea linguistica La Spezia-Rimini, ma si dovrebbe dire più correttamente Massa-Senigallia, quella che separa le lingue romanze occidentali da quelle orientali.

Oh i pomeriggi negli emicicli pavesi ad ascoltare le lezioni di filologia romanza del professor Speroni: è proprio vero che nella vita vien buono tutto!

 

In cucina è la linea che separa il burro dall’olio, la pasta all’uovo dalla pasta asciutta. L’argomento richiederebbe numerose verifiche: l’ho effettuata in corpore vili a Fiorenzuola di Focara, ricordata anche dal padre Dante. Cucina di mare in quel tratto di Adriatico così stretto (Pola è a 2 ore di aliscafo) che pare un gigantesco acquario. Abbiamo rimediato al fermo pesca agostano ordinando cozze e vongole (vere non veraci!), sardoni scottadito (scilicet alici impanate), per continuare con tagliatelle al sugo di scorfano (la pasta all’uovo trattiene meglio il sugo). Tutto davvero buono e con un discreto Verdicchio di Matelica si è speso sui 25 euro.

 

Il mare della Grecia resta incomparabile ma, suvvia, non si vive solo di Greek salad.

 

Osteria Bar Focara, Strada Fosso Fiorenzuola, n.1, Fiorenzuola di Focara. Tel.0721 209052. D’estate è aperto tutti i giorni.

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11 Settembre 2012