Visti e scritti
Ferdinando Scianna

Ferdinando Scianna, nato a Bagheria, in Sicilia, ha iniziato negli anni Sessanta raccontando per immagini la cultura e le tradizioni della sua regione d'origine; da questo lavoro è nato anche un libro scritto con Leonardo Sciascia sulle feste religiose. Trasferitosi per qualche tempo a Parigi, è passato poi a reportages all'estero e dal 1982 è entrato a far parte della della Magnum Photo. Fotografo tra i più versatili, ha lavorato per la moda, la pubblicità e il reportage.

02.10.2012

Felicia Bartolotta Impastato, Cinisi, 1983

Facevo un lavoro su donne e mafia: le madri, le mogli, le figlie di quanti dalla mafia erano stati ammazzati. Quelle, soprattutto, che cominciavano a parlare, dopo secoli di silenzio, che si ribellavano. Volevo incontrare Felicia Impastato.   Una amica e importante fotografa, specialista in mafia, mi aveva detto che sarebbe stato difficile cavarne un buon ritratto. Troppo poco suggestivo il salottino piccolissimo borghese nel quale Felicia incontrava le persone che volevano parlarle di suo figlio. Ancora se ne parlava poco. Il film I cento passi era di la da venire. Ma se la fai parlare molto, se magari le fai tirare giù il ritratto di Peppino che è attaccato al muro, magari piange, magari si crea una situazione forte.   Naturalmente non le ho fatto...

04.09.2012

Khomeini, Neauphle Le Chateau, 1978

L’ho incontrato nelle settimane nelle quali dal suo esilio iracheno si era trasferito in questa cittadina dei dintorni di Parigi dalla quale lanciava le ultime cannonate mediatiche che preludevano al crollo dello Shah.   Figura di grande condottiero, contemporaneamente capo spirituale e capo rivoluzionario.   Freddissimo e micidiale. Gli incontri con i giornalisti nel cortile della casa in cui viveva circondato da guardie e imam erano teatralissimi rituali in cui si mescolava la preghiera con la conferenza stampa. Grande impressione di forza e determinazione.   In tutti i resoconti giornalistici si parlava sempre dei suoi metallici occhi azzurri. Ma li aveva marroni.

28.08.2012

Giuseppe Panza di Biumo, Varese, 1983

Mi portava in giro tra i neon di Dan Flavin, i Baumann, i ferri di Richard Serra come un castellano che ti facesse vedere la sala d’armi dei suoi antenati.

14.08.2012

Uomo che si veste per il carnevale, Sampeyre, 1971

Uno uomo che si prepara per la sfilata di carnevale rimane per sempre un bambino.   Anche se ora ha quasi ottanta anni e non è più la mamma a vestirlo, ma la figlia.

23.07.2012

Michel Foucault, Parigi, 1975

Due interviste, due incontri.   La prima, dopo l’uscita di Surveiller et punir, non è partita molto bene. Aveva un tono scortese e furioso. Dopo un po’ mi spiegò scusandosi che da una settimana riceveva giornalisti che sì e no avevano letto del suo libro soltanto il titolo.   Poi si accorse che avevo due carnet pieni di appunti e domande. Diventò cortese e disponibile. E pronto a discutere e rispondere alle questioni. Sempre furioso, però.   Tanto denso e complesso e meditato risultava il suo pensiero scritto, tanto, nel dialogo diretto, dava l’impressione che quel pensiero nascesse dal furore della passione, come se emanasse direttamente dal suo corpo piccolo e nervosissimo. Uno spettacolo.

25.06.2012

Jacques Henri Lartigue, Opio, 1984

A Opio, in Costa azzurra, il giorno del suo novantesimo compleanno. Ho amato nel grande Jacques quello che non potrò mai avere: la leggerezza. Forse preclusa a un siciliano. È stato l’unico enfant prodige della storia della fotografia. La fotografia era bambina e Lartigue, bambino anche lui, l’ha usata con una grazia e una felicità imperdonabili nel secolo dei massacri. Come fotografo è stato scoperto ben oltre i sessanta anni.    Lui stesso, peraltro, non sapeva di essere un grande fotografo e non gli importava. Le fotografie le aveva fatte per se stesso, come, mi spiegò, in estate si fanno marmellate di albicocche quando sono al colmo del sapore e del profumo. Per conservare, di quel regalo della natura e della vita, una...