Scritture

Elena Ferrante, L’amica geniale

Le due bambine si tengono la mano su per la scala buia e polverosa della vita. Il loro mondo è quello di un rione povero di Napoli, pare un paese sperduto, la città è appena dietro la collina ma sembra già un’altra realtà. Nelle strade, fra i palazzi la voce della violenza impesta l’aria, memorie di tempi lontani che affondano le radici ben prima della nascita delle due protagoniste di quest’ultimo libro di Elena Ferrante, L’amica geniale (edizioni e/o, pp. 329, € 18). L’infanzia di Lila e Lenù è un’infanzia di brutalità, di pietre in faccia, di sangue, di urla contro i genitori, di voli fuori dalla finestra scaraventate da padri imbufaliti. I bambini riproducono i comportamenti degli adulti...

Giosuè Carducci / Presso la tomba di Francesco Petrarca

“L’Italia è un’espressione geografica”, sanciva sprezzante Metternich, volendole negare dignità di nazione e indipendenza politica. Sebbene al giorno d’oggi, nell’Italia del tempo presente, una battuta come quella del celebre cancelliere asburgico la si potrebbe considerare lusinghiera e benevola, piuttosto che sprezzante (sarebbe rassicurante, al tempo della Lega nord e di scuole pubbliche etniche marchiate col sole delle Alpi, sapere che l’Italia è ancora quantomeno un’espressione geografica), vale ancora, per efficacia e senso della storia, la risposta di Giosuè Carducci, strategicamente pronunciata Presso la tomba di Francesco Petrarca.     Quando il principe di Metternich disse l’...

Nir Baram. Brave persone

La domanda è nota, se la sono posta in molti, Primo Levi, Hannah Arendt, Jean Améry e più recentemente Christopher Browning, Daniel Goldhagen: chi erano i carnefici? Uomini o demoni? E quanti erano? Un’élite del male che si è impossessata del potere nella Germania degli anni Trenta e nella Russia sovietica o una massa di anonimi e diligenti servitori dello Stato – padri di famiglia, bravi ragazzi volenterosi, giovani in carriera, nonni amorevoli, intellettuali colti e raffinati – tutti vittime di un sentimento di paranoia collettiva, che individuava senza tentennamenti il nemico da abbattere, il male da estirpare alla radice, le idee da distruggere, le cospirazioni da sedare?   Anche le risposte sono note, le ricerche...

Francesco Permunian. La Casa del Sollievo Mentale

La Casa del Sollievo Mentale (Francesco Permunian, Nutrimenti, 2011, pp. 176) è il luogo dove celebrarne l’assenza, il limbo allucinato in cui sostare senza riposo tra il rimpianto della follia perduta e l’incontrollato abbandono. Le pareti sono di carta e parole, solide quanto occorre per imprigionare le anime incendiarie e voluttuose che la abitano, ma non abbastanza per trattenere il contagio. Sui bordi del lago di Garda, come tra le quinte polverose di un teatro abbandonato, maschere deformate e sconvolte compaiono sul palcoscenico: Alfonso Maria Manotazo, nobile e romantico discepolo di Guido Ceronetti; il parassita Alfreduccio, necrofilo profanatore di cadaveri, libri, bambole e termosifoni; Donna Maria Reginalda, presidentessa delle Dame di San Vincenzo, che...

Un osceno tran tran

Auden: “Ciò che realmente invidio è che tu stai ancora lavorando”. Britten: “Tu non lavori?” Auden: “Ogni giorno, ma non faccio nulla. Ho il vizio dell’arte; scrivo poesie di una gradevole domesticità, tentando di catturare le poche carbonizzate emozioni che vagano nel mio passaggio stralunato. In ogni caso, scrivere è apparentemente terapeutico”.   The Habit of Art (Il vizio dell’arte) è una delle commedie recenti di Alan Bennett: è andata in scena al National Theatre di Londra nel 2009 con Alex Jennings nei panni di Britten e Richard Griffiths in quelli Auden. All’ultimo Prix Italia si è vista una produzione televisiva di Channel Four, diretta da Adam Low, in cui Bennett...

Domenico Starnone. L’autobiografia erotica di Aristide Gambìa

Aprendo una pagina a caso del nuovo romanzo di Domenico Starnone, pubblicato da Einaudi (p. 460, E 20), con una copertina di rara eleganza, ci sono buone probabilità di imbattersi in parole oscene, in descrizioni puntuali che disegnano il sesso senza troppe concessioni al linguaggio metaforico o soltanto allusivo. Si tratta dunque di un libro pornografico? No, se per pornografia intendiamo uno scrivere finalizzato unicamente alla produzione di uno stato di eccitazione sessuale attraverso un’esibizione che nulla lascia alla fantasia e all’ambiguità. Ambiguità che è invece la chiave per comprendere questo romanzo, la cui struttura, che crea cornici e confini incerti, permette al racconto di procedere su più binari, architettati ad arte...

Giovanni Boccaccio / Rime, XCIII

Anche il mondano Boccaccio si prese la briga, sulla scorta del maestro Dante Alighieri (un verso come “che fece Italia già donna del mondo” risente della lezione dantesca e sembra discendere direttamente da “non donna di province ma bordello”), di intonare un’appassionata invettiva in versi all’Italia. E sebbene l'autore del Decameron riconoscesse che lo scrivere in versi non era nelle sue corde, questo suo sonetto civile, scritto probabilmente intorno al 1375, è tutt’altro che disprezzabile.     Fuggit’è ogni virtù, spent’è il valore che fece Italia già donna del mondo, e le Muse castalie son in fondo, né cura quas’alcun del lor onore....

William Gaddis. L’agonia dell’agape

L’agonia dell’agape (Alet edizioni, Padova 2011, 144 pp., Traduzione di Fabio Zucchella) è qualcosa di più di un capolavoro, è un tentativo di capolavoro. William Gaddis decripta in poco più di novanta pagine la sua ossessione per la “meccanizzazione delle arti”. Un lungo monologo ricchissimo di citazioni e spesso dichiaratamente autobiografico con cui Gaddis tenta di riappropriarsi della propria posizione di autore, un modo per tentare di esaurire la propria ossessione coltivata per più di quarant’anni: il tempo sfugge all’autore ormai destinato alla morte.   La voce monologante è quella di un vecchio scrittore ormai morente che tenta di riannodare i fili del discorso sdraiato su un letto d’...

Giorgio Fontana. Per legge superiore

L’intento di Giorgio Fontana nel romanzo Per legge superiore (Sellerio, pp. 245, 13€) è chiaro: mettere in luce la tensione inevitabile che esiste fra giustizia e verità mostrandoci come essa non dimori fra i concetti, ma negli uomini che li frequentano, li applicano e li praticano. È il caso di Roberto Doni, sostituto procuratore di Milano, personaggio malinconico come la città in cui abita, alle prese con il caso di Khaled Ghezal, ragazzo tunisino ingiustamente accusato di aver partecipato a una violenta aggressione in cui una ragazza ha perso l’uso delle gambe.   Non è la prima volta che Doni entra in contatto con il male: per anni era riuscito a occuparsene dal sicuro scranno della giurisprudenza, dal quale amministrava la...

Nicholson Baker. La Casa dei Buchi

L’aggettivo più appropriato per l’ultimo libro di Nicholson Baker è impudico. Lo scrittore americano infatti si diverte a creare una macchina del piacere senza ammiccamenti, metafore nascoste, astrusi doppi sensi. No, nella Casa dei Buchi (Bompiani, euro 18,90, pagg. 304) tutto è in bella mostra, volutamente esibito, sfacciatamente offerto alla voracità dello sguardo. Nessun gioco di svelamento erotico. Nessuna sottigliezza psicologica che vada a scavare nei turbamenti del nostro inconscio. Qui il sipario è stato strappato e al di là della scena, istrionicamente occupata dalle nostre più sconce voluttà, non c’è più niente che conti davvero.   Tutto avviene sotto la luce abbagliante dei primi...

Andrea Tarabbia. Il demone a Beslan

Marat Bazarev è l’uomo che cammina con una testa di forca appesa alla cintura: è il demone e la vittima, il carnefice e il prigioniero, la fine e l’inizio, è Petja il bambino ucciso, e Ivan il vecchio deforme, Marat è anche l’unico attentatore sopravvissuto al massacro della scuola di Beslan in Ossezia.   Andrea Tarabbia nel suo romanzo Il demone a Beslan (Mondadori, pp. 350, euro 18,50) gli fa dono della parola, la sua unica possibilità di spiegare l’inspiegabile. Una voce priva di suoni, come L’urlo muto di Edvard Munch, dalla cui bocca deforme fuoriesce un fiume di parole che invade in maniera capillare lo spazio della narrazione. La sua testimonianza ha un andamento sequenziale, un ritmo immutabile, entro...

Yan Lianke. Il sogno del Villaggio dei Ding

Negli anni ‘90 in Cina c’è stata una grande campagna per raccogliere sangue per gli ospedali che ha provocato danni infinitamente maggiori dei benefici auspicati. La raccolta, infatti, era spesso demandata all’iniziativa privata di persone senza scrupoli che, oltre a sottopagare i donatori, contadini poverissimi attratti dal guadagno apparentemente facile e inesauribile, non usavano la minima precauzione igienica, con il risultato che nella sola regione di Henan più di un milione di persone sono state contagiate dall’Aids. Yan Lianke, scrittore cinquantenne già tradotto da noi con il romanzo satirico Servire il popolo (Einaudi, 2006) fortemente osteggiato e poi proibito in patria, è originario di questa regione e ha voluto rendere...

David Foster Wallace. Come diventare se stessi

Quasi nessuno aveva letto Infinite Jest quando David Lipsky venne mandato dalla rivista “Rolling Stone” a intervistare David Foster Wallace; ma lui era già una celebrità. Quasi nessuno poteva avere letto il romanzo per la semplice ragione che le millequattrocento pagine scampate ai dolorosissimi tagli imposti dall’editor avrebbero richiesto almeno due mesi e mezzo di dedizione pressoché totale per essere adeguatamente assimilate, e la campagna pubblicitaria, invece, era partita in coincidenza con l’uscita del libro, appena una ventina di giorni prima. Ma il faccione di Foster Wallace, con la fronte attraversata dalla famosa bandana - inaugurata per impedire al sudore di gocciolare sulla macchina da scrivere elettrica provocandogli una scossa, e mai più lasciata per “paura che mi esploda...

Paolo di Paolo. Dove eravate tutti

Cos’è successo negli ultimi vent’anni? L’Italia dov’era mentre Berlusconi faceva sognare gli ingenui e inorridire gli increduli? Gli italiani che quest’anno si celebrano con il tricolore sbiadito ai balconi, dov’erano? Dove eravamo tutti? E dove siamo oggi che lasciamo che cancellino il 25 aprile e il 1° maggio dal calendario festivo? Qui, o poco più in là, oltre i confini nazionali. Ma pur sempre stravaccati su un divano a guardare la tv, o appena più composti a un tavolo di amici a discutere del Cavalier Pirata, o ad un caffè la mattina a scorrere le pagine nazionali tra cornetto e cappuccino. Eravamo tutti qua. Gli anni passavano e il Cavaliere restava “il capo e la coda di ogni discorso, l’...

Dieter Schlesak. L’uomo senza radici

Dieter Schlesak con L’uomo senza radici (traduzione di Tomaso Cavallo, Garzanti, Milano 2011, 462 pagine) dissolve la forma romanzo nella storia privata della propria famiglia riuscendo a raccontare il Novecento della Shoah e delle ideologie attraverso un romanzo composito, che muta pagina dopo pagina quasi biologicamente. Schlesak maneggia letterariamente il sogno e l’allucinazione dando senso e spazio alle illusioni e alle esaltazioni che furono il motore di terribili tragedie. Le parole si fanno così briciole cadute da un tempo che ritroviamo oggi, con angoscia, sulla nostra tavola. Dieter Schlesak scioglie nel suo romanzo una sorta di canto funebre che partendo dalla morte della madre lo riporta nei luoghi dell’infanzia. Esule da sempre, come tedesco in...

Giusi Marchetta. L'iguana non vuole

Contiene molte cose L’iguana non vuole (Rizzoli, 2011), primo romanzo di Giusi Marchetta. L’impressione, scivolando tra le pagine di un libro ben scritto e senza i risvolti narcisistici oggi quasi di prammatica, è che il desiderio di raccontare una storia non sia mai disgiunto dal bisogno di fare spazio a tutto ciò che l’autrice ha da dire: sulla scuola, sulla condizione dei precari, sull’emigrazione, sulle storie d’amore e di amicizia, sull’autismo e la malattia, sulle nevrosi, le rabbie e le paure che tutti ci portiamo appresso. Su una generazione di ragazzi a trent’anni quando, come dice l’autrice, a trent’anni ragazzi non si è più. Non è un romanzo di denuncia, ma è un romanzo che,...

Karl Ove Knausgård. La mia lotta

  Raccontare se stessi e la propria famiglia, il rapporto con il proprio padre, poi con i propri figli e con la propria moglie. La mia lotta di Karl Ove Knausgård parla semplicemente di questo e lo fa in sei volumi pubblicati con successo in patria e che lo hanno portato ai vertici della letteratura norvegese contemporanea. Da poco uscito, il secondo volume, La mia lotta 2 (traduzione di Lisa Raspanti, Ponte alle Grazie, Milano 2011, 585 pagine) racconta del diventare padre, del cambiamento di una coppia che diventa famiglia e della vita quotidiana di uno scrittore, Karl Ove Knausgård, con tre figli, due femmine e un maschio: i bisogni dei bambini e le esigenze dello scrittore. La lotta è tutta nell’equilibrio fragilissimo di un uomo in combattimento...

Emanuele Tonon. La luce prima

Nel romanzo La luce prima (Isbn, pp. 116, euro 15,90), lo scrittore operaio e teologo Emanuele Tonon racconta la vita della madre a partire dall’istante della sua morte. Un grido lungo e intenso, uscito fuori d’un solo fiato, come non può che essere la lettura di questo libro: parole che bruciano e pagine che fuggono dalle dita.   Una voce dura, che diviene memoria scolpita sulla carta, la veglia funebre di un figlio a colei che lo ha generato: la madre piccola e bellissima, cieca e onniveggente, eterna e perfetta, la madre pellicano, lo Spirito Santo che ha ispirato le pagine di questo libro. Lui è il figlio sbagliato, il ranocchio magro e poi il barbone per cui provare disgusto, il nemico che non ha salvato la madre. Quello che è...

Richard Powers. Generosity

Se riuscissimo a scoprire il segreto biologico dell’ottimismo potremmo inaugurare un’altra era dell’umanità. Non solo. Se riuscissimo a mettere insieme gli elementi giusti potremmo fabbricare storie con estrema facilità. Nel suo ultimo romanzo Richard Powers maneggia geni e parole come se rispondessero a uno stesso disegno. La protagonista di Generosity (Mondadori, 365 pagg., euro 20) è una ragazza algerina di ventitré anni innamorata della vita. Thassa sprizza la positività di una mistica e il suo buonumore è magnetico a tal punto da diventare materia di studio da parte di uno scienziato genomista che vuole ridisegnare l’umanità cancellando dal mondo depressione e vecchiaia. Thassa ha perso i genitori in Algeria e...

Valeria Parrella. Lettera di dimissioni

Si ha l’impressione che il senso dell’ultimo romanzo di Valeria Parrella, Lettera di dimissioni, (Einaudi, pp. 187, €18,50) sia tutto rinchiuso nella citazione che apre il libro, tratta dalla Repubblica di Platone: “Strana immagine è la tua, disse, e strani sono quei prigionieri. Somigliano a noi,  risposi”. È proprio per immagini che ricostruiamo la storia di Clelia, accompagnati dal suo sguardo che rischiara a fatica antiche fotografie trovate “nel caravanserraglio della soffitta”; la visione che ci propone è sfocata e lampeggiante, come fossimo illuminati da una luce indiretta, da una conoscenza imperfetta e spezzata, che si protende verso ombre che sembrano promettere la verità della storia, il senso del...

Arno Schmidt. Paesaggio lacustre con Pocahontas

In rete si può leggere: “Diventa fan di Arno Schmidt su Facebook”. Di Arno Schmidt (1914-1979)? Autore ipersperimentale, legato a una stagione critica ormai lontana anni luce dalle rassicuranti prove scolastiche della narrativa contemporanea. Domanda: potenza onnivora del social network o mito letterario che si rinnova ad ogni stagione mantenendo intatta la seduzione che emana dalla sua perenne marginalità? In realtà in Italia pochi, pochissimi lo conoscono: scarse le traduzioni, minima la ricezione critica fino ad anni recenti, oggi lo ricorda una sparuta minoranza di germanisti. Nessuno dei grandi editori se l’è sentita di avviare un confronto vero con un autore considerato troppo eccentrico e difficile.   È ammirevole...

Gianni Biondillo. I materiali del killer

Un muro d'ovatta è la porta d'ingresso nel romanzo (I Materiali del killer, Guanda 2011), la nebbia ferale che copre Milano come un cappotto bagnato e divora pigramente la pianura padana. Nel capoluogo meneghino due cadaveri, l'aggredito e l'aggressore, sporcano la scena del crimine di un'apparente rapina in villa; a Lodi, nel tragitto tra il carcere e l'ospedale, un commando mafioso assalta l'ambulanza che traduce un detenuto africano gravemente ferito. Due delitti indipendenti, tenuti insieme solo dalla lattiginosa atmosfera lombarda e dall'ispettore  Michele Ferraro, primo attore del filone giallo dei romanzi di Gianni Biondillo. È il secondo crimine che riempie le pagine del romanzo e scatena un caccia all'uomo sulle tracce...