Speciale: Dueruote

La bicicletta magnifica ossessione vista dai lettori, collaboratori e autori di doppiozero: realtà, fantasia, sogni, desideri della pedalata.

Pantani di Marco Martinelli

Salgo Cerco la strada e salgo Salgo sulla Montagna Abeti verdi Sfondo oro del cielo Salgo A fatica salgo Salgo come un falco Come una tempesta Attorno alla Montagna Nuvole scure e pioggia Cielo violaceo Fondale Strisce azzurrine e porpora Salgo Rosso di ferite Salgo Salgo verso l’alto Verso cime innevate Alte solitudini Sempre più in alto Sempre più a fatica Sempre più solo Salgo Montagna che mi guardi Gola scorticata del Mondo Nell’aria Non so qual lungo canto Salgo Montagna che mi ignori Salgo sulle tue vene Sulla tua pelle di roccia Sulla tua carne dura Affaticato e stanco Nell’aria Nel vento che mi respinge Una curva dopo l’altra Bestia braccata Salgo Nell’aria Quel grido La massa che mi dà la caccia Quel grido selvaggio Che avanza Lo strepito Che fa rimbombare la terra Salgo Alle mie spalle Latrano Mute di cani rabbiosi Sono legione Latrano mostruosi Latrano senza fine Non mi volto Non li vedo Rimbombano nella testa BA BA BA BA Nella mia testa di cinghiale BA BA BA BA Inferno di ululati Rimbombano nella testa Non mi volto Forse mi prenderanno Mi azzanneranno Forse cadrò a terra Prima dell’ultimo tornante...

Punto, a capo

Aveva impresso ai pedali un ritmo sostenuto che le ricordava, chissà perché, la marching band che aveva seguito per le strette e buie stradine medioevali durante Barga jazz. A pensarci bene anche quella volta, come ora, non si era posta un obiettivo, ma era stato il ritmo a muoverla quasi obbligandola a seguire dei perfetti sconosciuti.   La strada sterrata si snodava tra piante che punteggiavano un paesaggio che si faceva sempre più incline a mutarsi. Siamo vicini al lago, pensò Marina e fermò la bicicletta, pronta ad annusare l’aria. La pedalata stava diventando faticosa ed era questo l’unico segnale di un percorso che le era sfuggito di mano, anche se ora capiva perché si era diretta lì. Il ritmo del cuore, veloce un attimo prima, stava recuperando la sua cadenza consueta e Marina si trovò a pensare che forse la fatica era dovuta ad altro. Ora tra gli alberi scorgeva il santuario, inforcò la bici (la poderosa!) e si decise a un ultimo strappo. Mentre la stradina scivolava sotto le ruote si disse che sì, era stata la ricerca di una consolazione ai suoi voli romantici che l’aveva...

Nowhere fast

Stamattina, dopo giorni di secca, si esce col gruppo. Il gruppo, poi: ma quale gruppo? Sembriamo superstiti dopo l’impatto con un meteorite. Fino all’anno scorso avevamo uno sponsor che usciva in bici con noi. Non lo sopportava nessuno, e alla fine se n’è andato. Nei mesi successivi, ho capito che niente come l’odio tiene uniti. Quando era tra noi, esisteva una squadra che faceva scudo contro l’estraneo sbruffone, il cafone arricchito. Lui organizzava un giro coi suoi Bravi, noi altri boicottavamo la direzione; e se 60 eravamo, in 60 partivamo. Ma adesso che il nemico è scomparso, il frutto ha perso il nocciolo, il camino la brace, e tutto si è sgranato nelle approssimative spianate del bene. Chi deve fare una cosa, chi deve tornare prima, chi si è creato un sottogruppo di due o tre amici per uscite ad insaputa degli altri. La nostra divisa è ormai diventata una bandiera senza Paese.     Stamattina, per esempio, siamo solo in sei. Andiamo in Costiera, direzione Amalfi. È una bella giornata, fa caldo e non tira vento. Io sono un po’ più allenata degli altri solo perché...

Mobilità e immaginazione

Non conosco Davide, l’amico di Matteo, ma cercando una definizione di ciclofficina tra le parole di chi ci va e gli scritti di chi ci è stato, sceglierei l’acronimo che ha inventato questo ignoto ciclista: Ciclofficina di Irriverenti Ciclisti Liberi, Offriamo Fantastiche Feste, Inizitive Cicloattive, Inventiva Naturale e Assistenza.   Una parola per ogni lettera, in fila come ciclisti che resistono al traffico contro ogni aspettativa, per dire che ognuno di loro crea la Ciclofficina e che senza di loro non esisterebbe. Qui si condividono conoscenze ed esperienze sulla meccanica e la riparazione della bici, come recita il cartello affisso nella sede nel centro di Roma, e il lavoro di ogni persona è volontario. Se ti si rompe la bici o se hai una bici vecchia tristemente esiliata in cantina la puoi riparare gratuitamente. Devi farlo tu, ma c’è qualcuno che t’insegna e ti offre strumenti, ricambi e... fette di ricotta salata.   L’ultima volta che sono stata nel seminterrato di via Baccina è andata così. Altre volte c’era chinotto e kebab. Un po’ si lavora un po’ si mangia. Come...

Quelli che aspettano

“Uno per uno, otto o dieci milioni di italiani […] sfiorano con il viso i nostri finestrini;  è una cosa possibile solamente al Giro. Un re, un Presidente della Repubblica, ne vedono meno: e non possono vederne tanti tutti assieme, in ventun giorni di lento andare […]. Seguire il Giro è un modo per conoscere gli italiani, per scoprire cose segrete del loro vivere, dei loro gusti, dei loro fanatismi, del loro costume”.   Così scriveva, il 7 giugno 1955, Orio Vergani,storico inviato del “Corriere della Sera” al Giro d’Italia. Pochi giorni prima aveva assistito a uno degli esiti più emozionanti nella storia della corsa rosa: durante la penultima tappa, la Trento-San Pellegrino due vecchi campioni, Fiorenzo Magni e Fausto Coppi, avevano teso un agguato alla maglia rosa, Gastone Nencini. L’avevano attaccato proditoriamente, mentre si era attardato a causa di una foratura. Alla faccia di quel fair play che oggi viene tanto sbandierato ma – abbiamo il sospetto – più che per radicata convinzione in forma di posticcio salvacondottomorale all’interno di un...

L'ultima bicicletta

«Correre sulla bicicletta: ecco oggi il piacere. Si torna giovani, si diventa poeti». Così scriveva nei primi del Novecento Alfredo Oriani in un’accensione di retorica. Non è stato proprio un volo d’uccello il mio primo incontro con la bicicletta. È coinciso piuttosto con una di quelle umiliazioni che bruciano di più perché inaspettate. Ci ho guadagnato una brutta caduta e una ferita lungo tutta la gamba sinistra.   Nei miei ricordi, dunque, all’inizio c'è una bici gigantesca e pesantissima, da inforcare tenendosi in equilibrio sul ripiano di un tavolo abbandonato sotto tettoia di eternit. Poi il tonfo sul selciato. Il pianto trattenuto, per orgoglio e timore. Infine la corsa nell’unico pronto soccorso del paese dove l’unico medico condotto, ormai quasi cieco, mi ha ricucito con quaranta graffette di ferro. E però, sempre all’inizio, ci sono io che con la gamba fasciata riprovo a salire in bicicletta e pedalo storta nello spiazzo di scaglie di marmo. «Senza mani» e poi anche «senza piedi» sui pedali. Perché «se non cado cos...

Una macchina perfetta: la bicicletta

Per strada, ai semafori, se ne vedono di tutti i tipi. Eleganti olandesine sempre lucide e fiammanti, bici griffate e rifinite con selle di pelle. Simpatiche Grazielle, recuperate dalle cantine e rimesse a nuovo, personalizzate e decorate con mille colori. Sofisticate fixed, leggerissime e scattanti nel traffico metropolitano. E ancora bici pieghevoli, bici elettriche, vecchie “scassone” malconce e maltrattate nel tentativo di non attirare l'attenzione dei ladri.     Economica ed ecologica, la bicicletta è il mezzo di trasporto del presente e soprattutto del futuro. E se la benzina si fa ogni giorno più cara (per non parlare di bollo, assicurazione e tagliando) sempre più persone si liberano da questa “schiavitù” a colpi di pedale. Una scelta vincente, dal momento che le due ruote ci permettono di sfuggire agli ingorghi del traffico cittadino e non costringono a perdere tempo alla ricerca di un parcheggio. Senza contare che ci aiutano a fare un po' di attività fisica, a combattere stress e malumore dopo una lunga giornata di lavoro. E se bisogna affrontare distanze inferiori ai cinque...

Tifosi in bicicletta

Cammino, a testa china, sotto i portici. Alla mia destra c'è piazza Plebiscito. Spunta inattesa, quasi relegata agli angoli della cittadina. Tutto è vivo, ma d’un colore filtrato. La calca è in fermento. Saranno una cinquantina. Ognuno di loro è su una bicicletta. Giovani, meno giovani, vecchi. Ciarlano, ridono. Ci credono. Sono vestiti di giallo e rosso. E' un mare di bici, pronte a partire; cinquanta corpi pronti a sciogliere la tensione con il lavoro muscolare. «Forza Castello» urla il più carismatico. Indossano maglie da calcio, sciarpe da tifoso. «Noi ci crediamo, ragazzi noi ci crediamo» canticchiano, senza particolare fervore. È l’ora del tramonto.   Non capisco cosa stia succedendo. Conosco la storia, ma non voglio crederci. Mi immergo, quasi fantasmatico, al centro della piazza. I leoni della fontana eiettano acqua vigorosi, i tifosi scherzano, azzardano gavettoni improvvisati. Mi avvicino, chiedo informazioni a un volto non memorabile. Mi dice che andranno tutti in bici a Foggia, per la finale playoff contro l’Ascoli. «È un fioretto: se andiamo in bici...

Fatte la vespa!

La vedi venire verso di te, tranquillamente contromano, l’aria sdegnata di chi si sente nel giusto, piena di disprezzo per noi motorizzati, il suo bravo cestino davanti al manubrio a stanga della sua  bicicletta vintage nera che peserà 15 chili (come quelle prodotte nel 1914 dalla Bianchi ad uso militare), priva di cambio o al massimo con tre rapporti, altrimenti c’è troppa tecnologia e la tecnologia, benché lei come noi tutti ci viva immersa fino al collo, è male. Probabilmente ha passato i cinquanta, porta non dico un gonnone Anni Settanta, ma qualcosa che ricorda i gonnoni Anni Settanta, i capelli grigio naturale, oppure fiammeggianti di henné, ma per il resto è sobria, senza fronzoli, anzi con qualche capo costoso, forse una sciarpa multicolore in maglina di cotone, la borsa a tracolla, oppure accroccata nella cesta, in testa talvolta un cappellino, talvolta di paglia, talvolta a larghe tese. Lei è puro ceto medio riflessivo: a vederla farebbe la gioia di Paul Ginsborg e di quelli di Libertà & Giustizia.   È probabile che faccia la traduttrice, oppure che insegni a scuola o all’...

Alcune storie sono cerchi, altre cerchioni

Tutte le storie sono cerchi. Si parte da un posto, si incontra qualcuno, si impara qualcosa, si torna a casa, diversi, più vivi. La mia storia è più grande, è un cerchione. Il cerchione di una bicicletta. Si parte da Roma, s'incontra il destino, s'impara l'amore e si torna a Roma, diversi, un poco più vicini alle nuvole... In mezzo ci sono salite e discese, respiri, affanni, batticuori, fiato sprecato, parole affidate al vento e ARIA. Ma, soprattutto, tante coincidenze. Cose che dovevano accadere proprio in quel momento. Incontri, parole, libri, film, canzoni, viaggi e altri minuscoli miracoli che cambiano la traiettoria del percorso per sempre.Vi è mai capitato?   Ho provato a chiederlo ai miei lettori, ragazzi delle scuole medie che vivono in molti posti d'Italia. Li ho incontrati nelle librerie, nelle ciclofficine e in occasione di alcuni saloni del libro dedicati alla letteratura per l'infanzia e ho ascoltato i loro racconti. Siamo partiti proprio dalle biciclette, dalle avventure che ciascuno di loro ha vissuto sulle due ruote, e abbiamo inventato storie a pedali seguendo lo schema narrativo che...

Il Rospatoio

Mi aveva detto un amico – avevamo, sì e no, quindici anni – che sul Rospatoio in un lontano Giro d’Italia Bartali aveva preso una cotta grossa così ed era andato in crisi. L’amico ogni tanto sparava qualche balla, ma a me piaceva credere che fosse vero, anche se qualcosa mi diceva che non lo era. Il Rospatoio: una salita di tre chilometri all’incirca, quasi dritti, con appena due o tre semicurve e una pendenza dell’otto per cento. Tra la vegetazione la sagoma aguzza, come quella di un dente cariato, della Rocca di Crevole, semidistrutta dagli Spagnoli in una lontana guerra cinquecentesca. Siamo in Toscana, anzi, in uno dei suoi cuori, a Murlo, venti chilometri a sud di Siena, famoso perché i suoi abitanti hanno lo stesso Dna degli Etruschi. Anni dopo, studiando la storia minore dei borghi senesi, avrei scoperto che questa collina divideva in due il comune anche politicamente: da una parte tutti comunisti, dall’altra tutti democristiani.   La mia bici da corsa era un’Aquila fabbricata a Montevarchi; due moltipliche e cinque rocchetti che non sapevo spingere neanche troppo bene: faticavo, infatti, anche...

Ciclomerende

Succede a volte, sarà capitato a tutti i ciclisti della domenica e talvolta anche a quelli del mercoledì, di sentire le gambe che pian piano perdono tonicità, elasticità, vigore, prestanza...non vanno più! Decise, risolute e irremovibili, si ha una bella voglia a parlarci, a pregarle, a smoccolare contro il bicipite femorale o il tibiale anteriore; loro stanno lì, ferme e beate, lasciando il ciclista solo con il proprio basimento. A questo punto tutto si gioca nella testa del ciclista, romanticamente potremo dire nel cuore: chi si avvilisce e si getta stremato a terra, pronto a diventare scoperta archeologica per ere cibernetiche a venire, destando gran stupore con quell’aggeggio che, ohibò, si muove a pedali e con trazione a sudore!; chi telefona al primo amico munito di macchina capiente e aspetta pensando intanto agli incontri di lavoro prossimi futuri; chi mestamente si prepara ad una bella camminata mettendosi cuore in pace e polpacci in guerra!; chi non si capacita e sbraitarumoreggiacantailsuoodioasquarciagola dando calci all’aria e turbando la calma della campagna circostante; chi, infine, riconosce...

L'impronta della bicicletta

Tecnica: tecnica mista (stampa manuale con supporto in caucciù, terre naturali, acquerello)    

Sono sempre gli uomini a spostarsi per amore

Di solito ci si incontra per l’“Ottaviana” verso le 8.30 del mattino davanti al garage di Leonardo, a un passo dalla metropolitana San Babila. Lʼ“Ottaviana” è un percorso di 50 km esatti, quasi tutti nella campagna a sud della città, bellissimo ad ogni ora del giorno così come ad ogni stagione. La si fa spessissimo, a volte anche due volte a settimana, come “sciogligambe” per i giri più lunghi fatti la domenica. Questa mattina abbiamo anticipato di unʼora. Meglio così, perché io ero già sveglio dalle 5.00 del mattino a causa del caldo con le tapparelle leggermente socchiuse, le finestre aperte su tutti i lati della casa per fare un po' di corrente.   I sali minerali nelle borracce, una barretta nella tasca posteriore della maglia, la bicicletta alzata in verticale dentro lʼascensore che scende dal sesto mentre le borracce sgocciolano, “arrivederci” allʼAntonietta, la portinaia, e via verso corso Venezia: via Petrella 9 angolo Tadino – Piazzale Oberdan è un km esatto. Mi piace molto, ogni volta che salgo sulla mia bicicletta da corsa, verificare questa...

Una modesta proposta

Come gli utilizzatori finali delle nostre città sapranno, il 27 luglio del 2012 il Consiglio di Stato ha finalmente sospeso la delibera del Comune di Milano che istituiva AreaC, il provvedimento di congestion charge (quale congestione?) che nelle sciagurate intenzioni dell'amministrazione avrebbe messo il capoluogo lombardo sulla stessa lunghezza d'onda di sopite città europee come Stoccolma e Londra.     La preziosa abitudine compulsiva all'uso dell'automobile dei milanesi e la creatività di un piccolo trasporto tortuosamente ottimizzato è stata per sei lunghissimi mesi discriminata con un provvedimento reazionario e coercitivo, deturpando il tradizionale volto di parcheggio-autosalone che il mondo invidia al capoluogo lombardo con un colpevole aumento del mesto traffico di due ruote a pedali. La cittadinanza, fino a quel momento compatta nel perseguire l'uso dell'automobile, si è tragicamente spaccata. Noi delle macchine in direzione di un qualsiasi futuro, gli altri verso un pericoloso nulla. Nonostante la qualità dell'aria milanese si sia pericolosamente avvicinata a quella di una...

Ciclisti

Io vado a lavorare con la macchina. Poi torno da lavorare, sempre con la macchina. E mentre faccio avanti e indietro vedo queste persone disperate che si muovono in bicicletta. Mi danno un’idea precisa di precariato, i ciclisti, che mette l’angoscia. Soprattutto quelli con gli zaini e le valigie agganciate ai lati delle ruote. Io passo col braccio sinistro fuori dal finestrino, tre bottoni della camicia slacciati e gli occhiali da sole saldati dietro le orecchie, e sudo. E sudano pure loro, delle volte stanno lì a rigirarsi tra le mani la cartina unta di fatica, piegata a piacimento dal vento caldo all’ombra di una pianta secca a bordo strada che uno li vede, non ci pensa a queste cose e dice, Ah i cicloturisti in vacanza, mi piacerebbe farlo, mentre nello stesso istante realizzi e pensi col cazzo che lo farò. Che infatti se li osservi vedi che gli ronzano intorno api, zanzare e l’acqua non è più fresca, e ci sarebbe bisogno di una doccia, di una veranda, un letto, eccetera. I ciclisti sono molto rumorosi. La meccanica del mezzo, proprio, tutti quei cigolii, rumorini metallici, fiato corto e colpi di tosse, che se sei steso...

Margherita Hack: dall'Arno alle stelle in sella alla "ciuca"

Margherita Hack è una scienziata di fama mondiale. Qualcuno direbbe: è una signora che gioca con le stelle come certi anziani anche di alto rango giocano coi trenini elettrici. Ma questa campionessa dell’astrofisica con i m ondi che stanno lassù non ha mai giocato, non è roba da giocarci quella. Il suo gioco, il suo amato gioco che le è stato sempre compagno, è la bicicletta. Andare in bicicletta. Pedalare per pianure e per colli all’ombra degli alberi, al suono di ruscelli o giù a capofitto da piazzale Michelangelo al Lungarno.         La mia vita in bicicletta (pubblicato un anno fa da Ediciclo) è un dono della scienziata a chi ama l’arte di pedalare, quindi è anche un dono a se stessa, al suo ininterrotto amore per le due ruote, dalla sognante giovinezza di Firenze alle straordinarie realtà dell’età adulta. Oggi è Trieste la città in cui Margherita Hack, professore emerito di astronomia, vive. Dal viale dei Colli a San Giusto, un lungo percorso con tappe una più divertente, emozionante e...

Polidori sull'Anticavallo alla scoperta del mare verde

Le Fiandre e la Romagna, terre di ciclisti, sono piatte, viceversa le Marche hanno appena il tre per cento di pianura mentre il resto è collina. Qui, dalla balconata di Cupramontana, pochi chilometri da Jesi, nell’epicentro della produzione del verdicchio, è un mare verde a saliscendi, dense macchie di olmi, castagni, e di viti a filari scoscesi da cui si profila in lontananza il mare vero, appena uno spicchio sullo sfondo, cioè la chiazza slavata dell’Adriatico che si apre tra Senigallia e Falconara. Nella Marca profonda, la celebre tesi di Brera che vedeva nella bicicletta un Anticavallo non ha senso perché nella terra dei piccoli borghi e della mezzadria diffusa che tuttora disegna il paesaggio l’Anticavallo è stata la moto o l’automobile, semmai, due alternative modernizzatrici che hanno affiancato la bici o paradossalmente l’hanno preceduta, tant’è che nel secondo dopoguerra si è passati dal «biroccio», il tradizionale carro agricolo, alla Guzzi o all’utilitaria Fiat lasciando magari la Graziella alle donne di casa: che di bici brulicasse da sempre la costa, specie tra...