Speciale: Il Calendario dell'Avvento di Oz

Giorno 15 / Voce

All’inizio del ventesimo secolo, un danese immigrato negli stati uniti, Peter L. Jensen, e il suo socio americano, Edwin Pridham, stavano cercando di migliorare le prestazioni acustiche del telefono. Lo storico W. David Lewis racconta che nel 1910 un parente di Jensen visitò il loro laboratorio e lanciò un’idea. Alle partite di baseball di San Francisco, gli annunci erano proclamati con il megafono da un tizio pittoresco che si faceva chiamare Foghorn Murphy (“foghorn” è la sirena che avverte i naviganti nella nebbia). Se Jensen e Pridham avessero trovato il modo di potenziare i loro dispositivi, non ci sarebbe stato più bisogno di figure come Foghorn Murphy. I due soci collegarono al ricevitore telefonico la tromba acustica di un vecchio fonografo. Con l’aggiunta di un microfono e un trasformatore, ottennero il primo sistema di amplificazione, che a detta di Jensen produceva «un chiasso di strilli e ululati che spaccava le orecchie e incuteva terrore». Avevano inventato l’altoparlante. Ne corressero i difetti allontanando il microfono dal ricevitore. Poi posarono un cavo fino al tetto del laboratorio, dove fissarono la tromba acustica. Pridham parlò nel microfono. Jensen...

Giorno 13 / Le Antenate viventi

Spesso vado solitaria per boschi e la potenza arcaica che respiro, la suggestione sempre più forte  che mi viene dalle piante, mi innamora e mi convince di questa origine comune, di questo essere  tenuta in vita da loro, dalla loro grazia respirante e fruttificante e rifiorente e accogliente. I grandi antichi alberi, le vegetali intelligenze: ecco le antenate viventi.  Da quelle proveniamo, da quelle siamo tenuti nella vita. Albere, le vorrei chiamare, prendendo da Pavese, con devozione e senza timore.   L’animale estatico    C’era un animale a ripararsi dalla pioggia sotto un grande abete – … questo solo animale circolava estatico oggi nel bosco. A differenza di tutti gli innumerevoli altri nascosti   lui – ma una femmina era – lei allora oggi stava fra altri molto  spaventati da lei – aggirandosi quieta   portava una preghiera  a tutte le piante: “Sovrane intelligenti innamorate   custodi eccellenti donatrici di fiato tutto il mio fiato da quando è cominciato si è sprigionato   da voi alte frondose giganti creature alberate”. E oggi dunque l’animale estatico era proprio venuto   nel bosco a portare il suo grazie un...

Giorno 12 / Arcobaleno

A volte compare tra Messina e Reggio Calabria, per prendersi gioco di chi vorrebbe un brutto ponte, là in mezzo. Eccolo, il ponte, è dato in natura, fatto di sette colori: che poi, tutti e sette chi li ha visti mai? Io però una volta ho imbrogliato di sì, mi sentivo troppo stupida a dire sempre di no, come fosse un mio difetto della vista. Invece erano quattro, massimo cinque, ma brillavano molto. A volte compare tra i palazzi brutti di Messina, dalle parti di Maregrosso, un quartiere della città che è poesia già nel nome.   A volte ripenso a quando mia nonna mi raccontava quella favola dove c'era una pentola d'oro ai piedi dell'arcobaleno, e mi chiedo dove sono i piedi, dove sono le scarpe. Dietro quali edifici, su quale delle due sponde. Mi chiedo se l'arcobaleno, almeno lui con le sue radici invisibili, unisce come uniscono le illusioni. È un'immagine imperfetta e sbiadita, lestissima nel suo scomparire magico - un po' imbrogliona, un po' antica. Dove sono i piedi? Prima o poi mi ci metto in cammino, mi ci metto d'impegno. 

Giorno 11 / Vento del cuore

Nel mezzo di un vortice di solito l’aria è perfettamente immobile ma, per la grande pressione esercitata dal vento su tutti i lati della casa, questa si sollevò sempre di piú, fino a trovarsi sospesa sul punto piú alto del turbine. E lí rimase e cosí fu trasportata per miglia e miglia, semplicemente come voi potreste trasportare una piuma….   Il vento implica sempre un arrivo. Avvento di una dimensione altra da noi che ci connette con un mondo lontano, straniero. Il vento porta spore e impollina. Da dove vengono? Da quale albero? Da quale fiore? Come l’arrivo dello straniero all’improvviso nel nostro recinto di vita, nella nostra comunità, il vento sempre destabilizza, cambia le energie in campo, sempre ci obbliga a riposizionarci emotivamente.  Il vento ci è familiare e straniero allo stesso tempo. Familiare perché siamo tutti produttori di soffio, viviamo grazie al ritmo costante di un duplice mantice al centro del nostro torace. Straniero perché si genera in un luogo imprecisato, perché ci avvolge, ci tocca, lo sentiamo sulla pelle, porta residui, sabbia, acqua, polvere… ma non possiamo vederlo, è un’entità invisibile.   L’avvento del vento è quasi una tautologia...

Giorno 10 / Mappa

Fin dalla preistoria l’uomo ha sentito l’esigenza di organizzare visivamente il suo pensiero, inventandosi mappe per tracciare confini, la presenza di cibo, acqua o nemici: erano una questione di sopravvivenza. Col tempo le mappe sono diventate non solo strumenti progettati per la comprensione di uno spazio – per orientarsi all’Ufficio Postale così come nella Città di Smeraldo – , ma anche per la diffusione di idee e stati d'animo. Ogni mappa è progettata per organizzare le idee, prima ancora di mostrarci uno spazio. È da sempre uno strumento utile a prendere una decisione, per condurci verso una scoperta. La mappa infatti ci svela ogni possibilità, offrendoci uno sguardo che ha un ché di divino. Ci rende imbattibili di fronte al mondo perché ci dà, sulla carta, il potere di non perderci mai: è una sorta di bacio sulla fronte della Strega Cartografa. Il territorio non è l'unica variabile di riferimento di una mappa: può essere concettuale o schematica, può sovvertire la geografia ed essere puramente personale.   Le mappe possono mentire, ma non scherzano mai. Con gli anni sono state incise sulle pareti, dipinte su manoscritti, cucite e persino cantate. Sono state di...