Speciale: In|Expo

Expo 2015: un trionfo?

Expo è stato un successo? Ecco una domanda che opprime, più che i venti e passa milioni dei suoi visitatori (dichiaratisi sostanzialmente soddisfatti), tutti gli altri che da scranni diversi si dilettano da tempo a interpretarne le sorti magnifiche e progressive. Domanda stupida, per certi versi, dati appunto i numeri che alla sua chiusura son stati immediatamente vantati da organizzatori & Co., e dalla rinascita dell’immagine di Milano che da essi logicamente è conseguita. Ma intrigante per altri, dato che, ammettiamolo, a un tale boom quantitativo non è corrisposta, su quello qualitativo, un’analoga acquisizione cognitiva circa il senso profondo di uno slogan come “nutrire il pianeta” né una concomitante azione pratica in direzione di quell’altro suo volet poetico che è “energia per la vita”. La specchiata Carta di Milano è stata seppellita dalle cartacce untuose che custodivano le patatine belghe a doppia frittura, così come la riprogettazione globale dei nostri stomaci in disordine ha finito per soccombere nelle epiche code dinnanzi a tutto e il suo contrario, dai padiglioni presupposti esotici agli stand immensi di Coca-Cola e McDonald’s, come anche ai baretti dove...

Expo. Minchia, ma il ragazzo NoExpo è l’emblema dei meme

Chiude Expo: sei mesi di passione – nel senso della via crucis – cominciati con un meme. Chi si ricorda di Tia Sangermano?       Venerdì 1 maggio 2015 si è inaugurata a Milano la 65a Esposizione Universale. L’evento è accompagnato dalle proteste dei NoExpo, “convinti che la rassegna non sia un’opportunità, ma una sciagura per il territorio, i beni comuni, le casse pubbliche”. Le frange più violente dei manifestanti finiscono per trasformare il centro della città in un campo di battaglia, imbrattando muri, devastando vetrine, auto, arredi urbani. Il giornalista Enrico Fedocci di TgCom intervista un giovane che ha partecipato al corteo e che giustifica gli scontri con parole e toni che osservatori, media e utenti social giudicano sbagliati, inadeguati, ridicoli: “Boh, io quando sono in mezzo ai disastri sono contento comunque, cioè, è una protesta e ci sta”. Dopo qualche domanda, forse imbarazzato dall’incalzare del giornalista, il ragazzo ammette: “Mi esprimo male probabilmente”.   Fotogramma dalla videointervista a Mattia “Tia...

Un concerto di Bauscia: Explicit

L’immagine dell’Albero della vita inghiottito dalla nebbia è stato il segnale che la festa era finita e che gli amici se ne stanno andando. Dopo 5 mesi, 21 milioni di visitatori dichiarati (uno in più rispetto agli obiettivi degli organizzatori, tre in meno di quelli necessari per far quadrare i conti) l’Expo chiude i battenti. Anche i più critici si sono adeguati alla narrazione che l’Expo è stato un successo, che ha celebrato la rinascita di Milano e che ha mostrato che anche in Italia si sanno organizzare i Grandi Eventi. Il Commissario Giuseppe Sala, italico more, è ora candidato a tutte le cariche possibili, la più plausibile quella di Sindaco di Milano. Certo lo stesso Sala ha messo le mani avanti dicendo che finché non si conoscerà il destino delle aree di Expo, le più infrastrutturate d’Italia, non si potrà davvero cantar vittoria. Aree costate moltissimo agli Enti coinvolti (Comune, Provincia e Regione) e che solo l’intervento dello Stato potrà sbloccare per assicurargli un futuro.   Partito con premesse nefaste e nello scetticismo generale, bisogna...

Expo: Milano da bere, Milano da mangiare

Ho un ricordo nefasto degli anni della Milano da bere, oggi associati agli anni Ottanta, in realtà cominciati nel 1985 e terminati sotto i colpi di Tangentopoli tra il 1992 e il '93. Trionfo dell'effimero, della spensieratezza, degli stilisti assurti a maître à penser, di uomini senza qualità (Cesare Cadeo a passeggio per via della Spiga), increduli del denaro facile che entrava (e usciva) dalle loro tasche. Un'amica torinese, che visse la Milano di quegli anni, cercò di farmi vedere l'altro lato della medaglia: le esplosioni di creatività, il dadaismo di alcuni personaggi, l'improbabile come fonte di divertimento. Non mi persuase, ma mi offrì un altro punto di vista. Ora è il tempo della Milano da mangiare, anticipata dall'apertura di Eataly nel 2014, che vive un successo che non ha conosciuto flessioni, è proseguita nelle visite a Expo che sono divenute soprattutto l'occasione per scoprire cibi di terre lontane. Forse una forma di neocolonialismo che ha il suo simbolo nel Crocoburger, addentabile dopo circa due ore di coda, al prezzo di 15 euro che comprendono patatine fritte e una bibita...

Expo. Code e Mercato Metropolitano

Gli amici che si incontrano la sera in città, reduci da una giornata all’Expo, sono colpiti soprattutto dal fenomeno delle code. Se qualcuno si lamenta, la maggior parte dei visitatori affronta code di 2, 3, 4 ore, senza battere ciglio. E così, in fila sotto il sole o con il primo fresco d’autunno, la maggior parte delle persone preferisce spendere una giornata a Expo e dire di aver visto i padiglioni di Brasile, Giappone e Inghilterra, ma anche l’Arabia Saudita e naturalmente l’Italia o il Padiglione Zero, piuttosto che farsi un’impressione generale a spasso per il sito. In coda si familiarizza, si scambiano informazioni su Expo, si arriva rapidamente alla conclusione che tutto il mondo è paese. Il problema è che in Italia abbiamo sempre detestato le code, cercato di fare i furbi, le code hanno esaltato il nostro individualismo. E ora: come possiamo spiegarlo? Certo, c’è l’effetto grande festa, Giochi senza frontiere, Gardaland, Disneyland e tutte le land che si possono aggiungere: sentirci parte della folla, mettere in cervello in ammollo, ma c’è qualcosa di più. Formare una massa...

Expo e dintorni: Expo che fa?

Su questo muro tornai due volte perché volevo fotografarlo senza automobili parcheggiate davanti, come lo avevo notato la prima volta che lo vidi una domenica nel tardo pomeriggio; quando ero su un autobus che mi portava verso il quartiere periferico degli Olmi. Non conoscendo la zona non sapevo le dinamiche che regolano l’andirivieni di chi sceglie quello spazio per parcheggiarvi. In settimana ritrovai lo spazio pieno di auto, così aspettando che andassero via, invano quel giorno, ho potuto capire che è usato da chi va in una banca poco più avanti o in uno studio di commercialisti dalla parte opposta della strada. Decisi di ritornarvi il venerdì, nel tardo pomeriggio a chiusura uffici. Però l’ultimo dei dottori commercialisti fece un po’ di straordinari. Poi finalmente andò via con l’auto lasciandomi il campo libero per fotografare.   ph. Antonino Costa   Nell’attesa di quegli appostamenti avevo percorso in su e in giù questo vialone della periferia. Per un lungo tratto non c’è nulla, insomma è il posto ideale per scrivere a caratteri cubitali un messaggio:...

Expo: Ricominciamo

La lunga coda che il 25 agosto si snodava davanti a Palazzo Reale era il segno di una rentrée anticipata per molti milanesi. L'occasione era l'opening della mostra La grande madre, organizzata dalla Fondazione Trussardi a Palazzo Reale, virtuoso esempio di collaborazione tra pubblico e privato. Il tema della mostra, l'archetipo della grande madre mediterranea e non solo, era così smisurato che si era sommersi dai materiali, spesso preziosi e inaspettati, ma col sospetto che il tema andava forse calibrato un po' meglio (scherzando suggerivo La grande zia). Ad ogni modo è una bella mostra ed è stata l'occasione per verificare la prevalenza degli abbronzati sui visi pallidi.   Diverso, meno da happening, il clima che si respirava nell'altra mostra che si apriva a Palazzo Reale qualche giorno più tardi, Giotto e l'Italia, dedicata al padre della pittura italiana. "Con Dante e Giotto le arti in Italia nascono adulte" era una frase che si mandava a memoria a scuola e la mostra ne dà conferma. L'allestimento di Mario Bellini offre la possibilità di vedere da vicino memorabili polittici, ma...

Expo e dintorni: Lontano da Expo

Venti giorni lontano da Expo e da Milano. Una fortuna non per tutti quella di lasciare il capoluogo lombardo per qualche breve periodo, perché poi ci manca, si capisce. Fortuna anche che ci è dato di tornare.   Una delle ragazze del bar dove prendo il primo caffè nel quartiere dove abito ha avuto tre giorni di ferie, è andata a Venezia, ma il primo giorno di vacanza l’ha trascorso a Milano, non le ho chiesto cosa ha fatto, se è stata con la sua famiglia cinese o altro.   Ulivi, ph Antonino Costa   Il mio periodo di riposo si è svolto in campagna, una campagna vicino al mare, nella grande isola di Sardegna. È la seconda per dimensioni nel nostro bel mar Mediterraneo che in questo momento pullula di cadaveri. Pare che le sarde ne siano ghiotte. Anni fa lessi un libro straordinario. Ne riporto, per comodità, un pezzo che fa al caso mio. È tratto dalla recensione sull’opera di Stefano D’Arrigo, scritta da Andrea Cedola, La parola sdillabbrata. Modulazioni su Horcynus Orca: Dopo l’otto settembre e la liberazione di Napoli, ‘Ndrja Cambrìa, «marinaio,...

Dialogo di due milanesi (in vacanza) sull'Expo

In un agriturismo del centro Italia, ai bordi della piscina, due signori milanesi, all'inizio dell'età di mezzo, conversano ai bordi della piscina. A: Devo dire che quest'anno il caldo è stato tremendo. Non ha mai smesso. B: Non lo dica a me. Mi fermo solo una settimana e poi si ricomincia. A: Anch'io ho preso meno ferie ad agosto perché avevan detto che la città sarebbe stata piena di gente per via dell'Expo e invece... B: No, ma guardi. Gente ce n'era. Magari non si vedeva tanto. Comunque la città era più viva del solito. Volendo ogni sera c'era una cosa diversa da fare e poi c'era lo stesso Expo. Con 5 euro, la sera ti fai una girata e ti diverti. A: Ma perché lei quante volte c'è stato? B: Due volte di giorno e due di sera. E ci ritorno! A: Uella peppa! Che esagerato! B: Ma guardi che non ė mica male. E poi non è che c'è un Expo tutti gli anni. A: Sarà. A me han detto che è un po' una baracconata, che allora tanto vale andare a Gardaland. B: E chi glielo ha  detto? A: Ma si sente in giro: che era partito con il tema di nutrire il pianeta e...

Expo e dintorni: Siamo tutti qui

Un cartello che pubblicizza la vendita dei biglietti per Expo presso un’edicola del centro di Milano mi ossessiona da mesi, dice: «Ci sarà il mondo… e tu?».   Essendo sulla strada per tornare a casa lo leggo spesso, mi provoca, ma da qui a farne fotografia passano i giorni.   ph. Antonino Costa   Anche quest’uomo, questo mendicante lo vedo da quando è iniziato Expo. Pure lui si trova in uno di quei tragitti che mi riportano a casa, sta là pure nelle ore più calde di questi ultimi giorni di luglio. Arriva dalla Turchia; lo saprò soltanto nel momento che gli chiesi se potevo fotografarlo. Il mio presagio è che dureranno in quella posizione fino al prossimo autunno.

Un sabato italiano

Era un sabato la prima volta che sono stata a Expo. Ho approfittato dell’ingresso serale, quello che costa 5 euro. 5 euro e: trenta minuti di metropolitana; una volata in un fiume umano anestetizzato dall’eccitazione; un’ora e venti di attesa tra l’arrivo in stazione Rho Fiera, l’acquisto del biglietto e l’entrata in Expo.   Finalmente sono dentro. Non prima di essere passata sotto lo sguardo del metal detector e di aver infilato la borsa nello scanner. Esattamente come in aeroporto. Improvvisamente ricordo che porto sempre con me un piccolo coltellino da borsa. Non si sa mai, potrei dover sbucciare una mela, tagliare del nastro adesivo, girare una vite. Sempre meglio averne uno. Ben nascosto s’intende. Tanto nascosto che gli apparati di sicurezza non lo vedono neanche e mi lasciano serenamente entrare.   Una volta dentro e stordita dal rumoroso sciame di persone, mi trovo davanti alla grottesca armata di statue che, come le Teste composte di Arcimboldo a cui si ispirano, sono corpi allegorici, non però delle stagioni ma dei simboli base della nostra tavola: il vino, il pane, la pasta. Questi giganti gargantueschi e...

Expo e dintorni. Marco Cavallo va all’Expo

Io e Marco Cavallo siamo coetanei. Quando andai a trovarlo nel quartiere Adriano a Milano, presso la Casa della carità, nel vederlo per la prima volta mi fece un certo piacere, come dire una simpatia immediata, forse per l’età in comune o per il suo aspetto fiero e giocoso di macchina teatrale viva; per ciò che era stato nell’anno 1973 e per le sue imprese più recenti condotte sempre nella sua irreprensibile livrea azzurra.   Marco Cavallo   La piccola cerimonia di benvenuto per il suo arrivo era già trascorsa; qualcuno degli ospiti della casa lo stava osservando, lo contemplava da una certa distanza. Ora attorno a lui c’erano quattro mocciosi che si facevano una guerra d’acqua abbastanza cruenta, che presto sfociò in riferimenti a chi li aveva generati. Credo comunque giocassero. Seppi mantenere un certo distacco da loro per non finire arruciato mentre fotografavo il cavallo.   Marco Cavallo   Marco Cavallo avrebbe passato la notte lì e poi l’indomani un altro trasferimento; dentro al sito di Expo per essere posto davanti al Padiglione Kip International School adiacente al...

Leonardo and friends

In una serata non ancora troppo arroventata sono in coda davanti a Palazzo Reale in attesa di visitare Leonardo 1452-1519, la mostra fiore all’occhiello tra quelle organizzate dal Comune di Milano in occasione di EXPO. Dietro di me una panettiera si lamenta con l'amica che, dopo essersi finalmente fidanzata, ora convive con un precisetto che la comanda fin nelle piccole cose e rimpiange l’antica libertà. Davanti a me un signore siciliano continua ad ammiccarmi. Vorrebbe che intervenissi davanti alle proteste di una madre e di una figlia che accompagna: non hanno pazienza di aspettare e vorrebbero mangiare qualcosa prima della visita. Pochissimi gli stranieri. Ascolto in silenzio. Mi piacerebbe raccogliere i miei pensieri (e capire dove si sono ficcati i miei amici), in attesa di entrare nella "mostra del secolo (…) la più importante monografica mai realizzata in Italia", come recita il sito ufficiale. La mostra è vasta, non d’occasione, organizzata per temi e, pur disponendo di soli 6 quadri di Leonardo, ha un gran numeri di stupendi disegni, ricostruzione di macchine, opere di grandi maestri (Botticelli, Verrocchio,...

A piedi

Ho percorso a piedi la via Gallarate costeggiando l’infinito Cimitero Maggiore che copre un’area di 678.000 metri quadrati, più avanti c’è il sito di Expo 2015 che secondo le fonti di Assolombarda, si estende su un’area di circa un milione di metri quadrati.  Ancora più avanti volgendo leggermente a levante, si trova la casa di reclusione di Bollate; non ho trovato informazioni sull’estensione del carcere, ma sulla capienza sì: 970.   ph. Antonino Costa   A guardare su una mappa queste grandi recinzioni per l’umanità, costruite vicine, provo un certo sconcerto. Ero andato a vedere il parcheggio Merlata, che prende il nome dalla cascina che c’è nelle vicinanze. La curiosità mi venne dopo aver letto le polemiche sui biglietti serali Expo; gratis per chi arriva al sito con l’auto e usa i parcheggi.   ph. Antonino Costa   Mi sarebbe piaciuto arrivare anche a quelli più lontani: Arese (Ex Alfa Romeo) e Trenno, per vederli, fotografarli, ma non avendo la macchina (sto giro neanche quella fotografica e ho usato il telefonino) l’unico...

Expo: Surplace

Luglio non vuol bene a Milano: l'afa, il caldo opprimente, l'esercito delle zanzare. I milanesi lo sanno e cercano di difendersi rifugiandosi nell'aria condizionata degli uffici, sotto le pale dei ventilatori, uscendo sempre prima al mattino. Le vacanze sono un miraggio, nonché l'unico argomento di conversazione. "Giù" è la parolina magica dei tanti che sono saliti dal Sud, anche negli ultimi anni. Giù è un meridione dell'anima, un sogno di mari dal blu rilucente, di mozzarelle e burrate freschissime, di pomeriggi interminabili e parenti assillanti, ma questo di solito è tralasciato. Nonni e nipoti sono stati spediti al paese o alla casetta di vacanza conquistata da generazioni che erano in grado di risparmiare. Tempi che sembrano lontanissimi.   Se ė più difficile vedere per strada i bambini, non sono stati tuttavia sostituti dai turisti dell'EXPO. I negozianti, che piangono sempre, lamentano un calo del giro d'affari del 30%, e accusano gli organizzatori di EXPO di concorrenza sleale, soprattutto i ristoratori, penalizzati dal biglietto serale a 5 euro. Gli organizzatori respingono...

Mia madre e l'Expo

Mentre scrivo un elicottero mi sorvola la testa. A poche centinaia di metri da me cerca di riposare Michelle Obama con le due figliole. È lei la prima rockstar ad arrivare in città per EXPO. In queste settimane sono passati Putin, con la sua auto blindata, insieme a Renzi e con il quale ha bevuto una kvas, David Cameron, il presidente dell’Irlanda, un poeta che pare abbia fatto un bellissimo discorso sull’importanza che questa generazione non scarichi sulla prossima il problema della fame nel mondo; è in arrivo Hollande e molti altri.   Quasi tutti vanno direttamente ad EXPO senza fermarsi in città. Diversa la scelta della first lady americana che ha requisito due piani di un albergo centralissimo, ha visitato il Cenacolo vinciano, ha preparato un’insalata di pollo con gli studenti della scuola americana di Milano, concedendo alle sue ragazze uno shopping tour nella zona di corso Como. I cronisti l’hanno descritta stanca, ma sorridente. In maniera non troppo percettibile il numero dei visitatori sta aumentando. Queste le principali tipologie da me ravvisate: solidi americani in short e zainetto, giapponesi in fila indiana...

Expo e dintorni: mi chiedevo cosa fosse Expo

Mi chiedevo cosa fosse Expo. Poi mi sono chiesto cosa fosse per le persone. Domenica scorsa sono entrato.     Ero riluttante. Aspettavo, rimandavo, anche per la spesa del biglietto. Per vincere questi freni avevo in testa di andare con mio figlio di undici anni, di considerarlo una guida, col suo sguardo entusiasta di bambino, così da appoggiarmici per fare le mie foto.     Poi sabato, a sorpresa, è arrivata qua a Milano la mia giovane sorella. Lei vive in Francia. Mi ha chiesto di andare insieme a vedere Expo. A quel punto, ho messo mano nel portafogli e mi sono detto andiamo a divertirci. In tre: io, zia e nipote, vale per il biglietto tariffa famiglia e si risparmia.     Expo è intrattenimento, quindi te lo devi pagare. Allora si sta in coda, si suda in mezzo agli altri ad aspettare senza insofferenze, chiacchierando e curiosando nei discorsi degli altri. È movimento, per non ammuffire; un gioco, l’uomo ha bisogno di giocare. Non ho visto intellettuali, bensì umanità divertita in barba al pianeta!     Ignoro le cifre degli incassi attuali e le proiezioni. Non so se i...

Non sei mai stata così bella

Non sei mai stata così bella, oltre a essere uno scatenato musical con Fred Astaire e Rita Hayworth, è una di quelle frasi che gli sceneggiatori dell’epoca d’oro di Hollywood mettevano in bocca a fidanzati impacciati che cercavano di ottenere il bacio di fine serata dalle Doris Day di turno.   «Milano non è mai stata così bella» è anche una frase che si sente risuonare in questi giorni girando per la città: la Darsena finalmente riempita d’acqua, il Centro messo a nuovo e un fiorire di iniziative, mostre, concerti, incontri che gonfiano le gote dei lodatori della città. Orgoglio meneghino? Concerto di bauscia? Può darsi, ma lo spirito autoincensatorio cittadino va insieme alle lamentele sul fatto che i famosi turisti dell’EXPO in città non arrivano. La delusione dei negozianti e dei ristoranti, gli «io lo avevo detto» dei taxisti, trovano ampio spazio nelle pagine locali dei quotidiani.   Fondazione Prada, Milano, veduta della mostra "Serial Classic" a cura di Salvatore Settis   2,7 milioni è il numero ufficiale dei visitatori del...