Speciale: Lavoro Freelance

La figura del freelance, imprenditore di se stesso, è una delle dominanti del mondo attuale; i giovani studiosi e ricercatori raccontano questa condizione e ne tracciano una mappa attuale.

Cadute di stile e cadute con stile

Dovrebbero decorare il soffitto, penso mentre aspetto. Che senso hanno i quadretti e i poster alle pareti? Tanto i pazienti stanno sempre in posizione orizzontale. Spinti sui carrelli, come le valigie all'aeroporto, e altrettanto spesso persi e dimenticati tra una tappa e l'altra.   Sono piuttosto rilassata, da quando una siringa formato famiglia di antidolorifico mi ha spedita in un mondo migliore, dove non si boccheggia contorcendosi per le fitte lancinanti. A disturbarmi è soltanto il tizio calvo parcheggiato accanto a me sulla sua sedia a rotelle, cellulare incorporato nell'orecchio. Sta raccontando a tutta la sua rubrica, con dovizia di particolari, come ha fatto a rompersi il bacino cadendo da uno sgabello. Finalmente chiude la comunicazione. Per attaccarne subito un'altra. Dal vivo:   «Ciao. Io ho una frattura al bacino. E tu?» «Lo stesso.» «Come hai fatto? Io sono caduto da uno sgabello.» Le prime venti volte non l'avevo capito. «Io da cavallo.» «Oh, vai a cavallo?» No, stavo facendo un giro in mongolfiera e sono precipitata sulla sella, così, per caso....

No

Prima di cominciare a fare un altro lavoro che non mi riguarda dico no, stavolta no, stavolta anche se non mi pagano continuerò a impiegare il mio tempo a scrivere articoli, a organizzare il festival e la mostra, a preparare le interviste. Anche se  il mio dottorato è senza borsa e l'università non sgancia una lira manco per le trasferte ai convegni, anche se è vero che al sito dell’associazione non ci lavoro tutti i giorni ma centocinquanta euro sono pochi per gli aggiornamenti dei contenuti, io continuerò a farli questi lavori perché sono i miei lavori e no, stavolta no, stavolta non ci torno a lavare i piatti al ristorante né a far il commerciale per le assicurazioni. No.   Tuttavia quella chat che lampeggia esige una risposta entro breve, lo stomaco comincia a brontolare, la bolletta è ancora sigillata nella cassetta della posta già da due settimane, non parlo più con Cristian perché mi deve dieci euro, divento un animale, un egoista, un cinico. Rubo le sigarette agli amici, papà mi ha mollato cento euro l'altro ieri, c’ho pagato il condominio. La chat lampeggia...

Cahier de doléances

Mi immagino Thebes, la undicenne di The flying Troutmans, che sfreccia verso il Messico su uno scassatissimo furgone Ford Aerostar accanto a suo fratello Logan, mentre ascoltando la zia Hattie parlare al volante apre per l’ennesima volta il vocabolario. Siccome me la immagino, per ragioni drammaturgiche è uscita dal romanzo di Miriam Toews (bellissimo: leggetelo! C’è anche in italiano), non è più canadese e sta consultando il vocabolario della Treccani, nientemeno. Va alla lettera «f» e inizia una delle sue assurde letture. Nessuno la interrompe. «Free lance ‹frìi làans› locuz. ingl. [propr. “lancia libera” e quindi “soldato di ventura”] (pl. free lances ‹... làansi∫›), usata in ital. come agg. e come s. m. e f. – Detto di professionista, e in partic. di scrittore, giornalista, fotografo, indossatrice, ecc., non legati da contratti esclusivi con società, centri organizzati, case editrici o ditte, ma che svolgono liberamente e in modo indipendente la loro attività professionale. Anche di musicista di jazz che si esibisce, nelle...

Il Credo freelance

Credo (perché il dubbio è tipico di questo stato ontologico) di essere freelance da quando ero in Erasmus a Barcellona, nel lontano 2004, poiché la dilatazione del tempo controbilanciava la spropositata energia che mi consentiva di studiare, andare a lezione, sostenere sette esami in nove mesi, imparare il catalano e il castellano, e mantenere l’entusiasmo nel danzare e passeggiare di giorno e di notte. C’è stato il ritorno in patria, la prima laurea in comunicazione, la seconda laurea in comunicazione, un fidanzato pesante che mi spiegava l’importanza dell’endodonzia conservativa fino allo sfinimento, salvo ignorarmi quando era ai convegni fighi di dentisti, con le dentiste fighe che Dio ce ne scampi e liberi. C’è stato uno stage trovato il giorno dopo della laurea, una borsa lavoro, un altro lavoro in un ufficio marketing, c’è stato il diploma Cervantes C2. Il tutto confortato dallo stipendio di cameriera a matrimoni e catering.   E qui si apre un primo exemplum, sub specie cameriere. Il contratto che ti fanno è per “cameriere volante”. Quale titolo più azzeccato per un...

The artist worker

The worker è la breve intensa esperienza di vita di un uomo che nasce a Torre del Greco, un paese in provincia di Napoli alle falde del Vesuvio e vive e lavora a Milano da 7 anni durante il periodo di recessione e crisi del Belpaese. The artist e the worker sono la stessa persona.       L'operaio è un uomo comune di 33 anni, con un nome d'artista e un cognome da operaio. Personalità carismatica, cinica, tenace, intelligente e orgogliosa che lavora per sopravvivere, e non sopravvivere per suicidarsi. Un uomo complesso allo stesso tempo semplice e alla mano; che per inseguire le sue ambizioni e i propri sogni prende di petto le occasioni che la vita gli offre... si rimbocca le maniche, come pochi sanno fare.   In un paese repubblicano e democratico come l'Italia, in un'epoca hi-tech e futuristica, non esiste ancora l'abolizione delle classi sociali tra ricchi e poveri grazie alla classe politica dirigente ormai vecchissima, malata e corrotta. Ecco come the worker decide di passare all'azione e non stare fermo ad aspettare, né tantomeno a leccare il fondoschiena di qualcuno che si trova per chissà...

Free cosa?

La giornata si apre spesso come una pagina bianca dove tutto può succedere. Quello che all'inizio sembrava proprio il dono desiderato nella vita. Dopo la "crisi" (ma c'e stata mai la NON crisi?) la giornata è un incubo, quanto meno una fatica improba. Puoi mettere mano a quel famoso progetto, puoi fare telefonate, puoi prendere appuntamenti, puoi scrivere mail. Potresti avere risposte, trovare finalmente la persona che cercavi da tanto tempo, potresti perfino renderlo concreto, quel progetto. Dopo tanti no, dopo tanti silenzi, dopo tutte le risposte mai avute, dopo i ritardi, i rifiuti, i "risentiamoci in un altro momento", tutte le volte che ti sei sentito dire: "interessante ma...", tutte le volte che sei stato pagato troppo poco o troppo tardi: questa pagina bianca ha il potere di paralizzarti. E desideri solo un piccolo ufficio con mansioni semplici e definite, un qui e ora che non c'e mai, che non c'e più. Con i momenti scanditi, col tempo libero (perché chi gestisce da solo il tempo del lavoro non ha mai tempo libero), quello DAVVERO libero, dove non ti senti in colpa se non ti informi, se non pensi,...

Chissenefrega di Biancaneve

Quando ero bambina mio padre mi raccontava molte storie, alcune le leggeva, altre le inventava, talvolta le cantava perfino. Le storie scandivano spesso le mie giornate, specie quelle in cui ero a letto con le tonsille gonfie e la gola dolorante, cosa abbastanza frequente. Sentirlo raccontare non mi bastava mai e spesso gli imponevo di recitare le stesse storie, come poi ho appreso è tipico dei bambini. Le mie preferite erano le principesse, neanche a dirlo. Unica eccezione era una storia raccolta in un libro con il marchio Disney e una copertina dorata, una storia di cui erano protagonisti i nani di Biancaneve in un tempo in cui la dolce fanciulla doveva essere già lontana con il suo principe o di là da venire, non so, e cosa straordinaria non mi importava.   Fino a qualche mese fa non avevo un ricordo preciso né del libro né della storia, ricordavo bene la sensazione di vaga angoscia trasformata in sollievo quando finalmente i sette nani riuscivano a sconfiggere il gigante che era venuto ad abitare vicino a loro e voleva fare il padrone di questo e di quello. Non ricordavo altri dettagli finché mi sono accorta che l’...

Da cosa nasce... cosa?

Ottobre 2014. Da un anno sei in cassa integrazione in deroga a 0 ore, in Abruzzo, dove l'INPS e la Regione non pagano l'indennità (nel momento in cui scrivo, 12 mesi di arretrati. Ma questo non è un racconto-denuncia).   Tu però non sei stata ferma: telefonate, CV, mail, selezioni, colloqui... finché, dopo mesi di bonaccia, sul tuo orizzonte lavorativo si profila un'Opportunità. “Sia chiaro: freelance, mica dipendente, eh”. Mancoaddirlo, rispondi a un tuo ex collega che, durante una conversazione telefonica fintocasuale (aka “networking”) ti ha procurato un colloquio: “Ma tu, oltre a fare la copy, sei pure giornalista?” “Sì, pubblicista. Perché?” “Ci sarebbe un mio amico, uno ricco da fare schifo... un velista, ha vinto un sacco di gare internazionali... ne hai mai sentito parlare? Ora è Presidente del Club Nautico.” “Veramente, non seguo la vela”, rispondi pensando che invece dovresti. “Tempo fa mi ha chiesto se conoscevo un ufficio stampa, sai per EVENTI, regate, far uscire qualche articolo... poi, da cosa nasce cosa!...

Freelance ieri, oggi e domani

Non sono una freelance, ma ne conosco moltissimi. Uno di questi freelance che conosco è mio padre. Lo è ininterrottamente dal 1978, anno in cui ha lasciato un impiego a sua detta “da suicidio” in un’assicurazione e ha iniziato a esercitare come avvocato. Mio padre ed io viviamo in città diverse, quindi gli ho fatto un’intervista telefonica.   “Ciao, amore, come stai?” “Ciao, babbo. Sto bene, ma ti ho chiamato perché devo chiederti delle cose sul tuo lavoro per un pezzo che devo scrivere. Tanto per cominciare, sei consapevole di essere un freelance?” “Fri che? Possiamo parlare in italiano?” “Ce l’hai la partita IVA?” “Certo, se no come farei a emettere le fatture?” “Ecco, veniamo subito al dunque: ma queste fatture, poi, te le pagano?” “Eh?” “Intendo dire, ti è mai capitato che una fattura non ti venisse saldata?” “Eccome.” “E cosa hai fatto?” “Beh, di solito faccio fare un decreto ingiuntivo.” “E funziona?” “Non sempre.” “In questi anni...

Da Biagi al deserto

Quando entrò in vigore la legge Biagi io lavoravo da tre anni come creativo pubblicitario in un’agenzia e, come moltissimi, fino a quel momento ero andata avanti con il contratto co.co.co.: una forma di collaborazione continuativa che ti durava circa sei mesi e te ne faceva vivere uno di passione, per cui alla fine saresti stato graziato con un nuovo contratto, o crocifisso senza. La pubblicità era uno dei settori mobili per eccellenza in campo lavorativo, chi ci lavorava lo sapeva già. Così, quando il boss, a galoppo del nostro contabile, se ne uscì con questo bouquet di nuovi contratti da proporre a noi collaboratori, lo fece occhieggiandoci con la stessa retorica di un brainstorming. Contratto a progetto, ragazzi miei: non è un nome bellissimo? Non è un’idea splendida? Apre la strada a tantissime opportunità! Già dopo il primo di questi discorsetti, ci fiondammo tutti su internet a cercare di capire dove fosse la magagna. La facevano sporca a partire dal nome, ché in realtà dovevamo avere un progetto, per fare un contratto a progetto. E questo progetto potevamo svolgerlo in modo autonomo, s...

Vita e morte dei precari / Orgoglio precario. Stati impermanenti

Eccoci di fronte al rischio di una nuova notte nera in cui tutte le vacche sono nere: nel buio della crisi, sfumano i contorni e aumentano le complessità, mentre le speculazioni si fanno sommarie e si ingrandiscono le pretese di assoluto. Prendete il tema “precarietà”, peggio se declinato come “precarietà del lavoro cognitivo”: si noterà come oggi, di fronte a esso, tendano a prodursi strane generalizzazioni, rimozioni, riflessi del secolo scorso, giudizi schematici. Un concerto di critiche che raccoglie alleati distanti tra loro. Per chiarezza, e in premessa, aggiungo che nessuno intende negare le difficoltà oggettive che si riscontrano su questo fronte da un punto di vista dei processi di soggettivazione politica (organizzazione e rappresentanza) né da alcune nuove contraddizioni. Così, la lettura del libro Diventare cittadini. Un manifesto del precariato (Feltrinelli 2015) di Guy Standing, figura di spicco del pensiero economico eterodosso europeo, mi ha fornito l’occasione per provare a riflettere su questo rimescolamento, muovendo da alcune necessarie ricostruzioni. Fotografia di Alvin Langdon Coburn, 1910 RadiciAlla progressiva diffusione dei processi di...

L’emergenza delle nostre vite minuscole

1. Ancor prima di essere una figura sociale, ispirata a una declinazione specifica del soggetto neo-liberale (“imprenditore di se stesso, l’Io S.P.A.) l’intellettuale di se stesso è una forma di intuizione. È un atto rivolto verso il conoscente e non è orientato verso l’altro, un oggetto, il mondo. Nel suo caso il conoscere si incarna in una forma di intuizione spirituale il cui obiettivo è l’auto-riconoscimento in quanto soggetto agente dell’intuizione. Intuendo se stesso, il soggetto di colloca presso di sé. In una società popolata da Sé atomizzati, questo è il primo atto di cittadinanza. Nel suo piccolo, l’intellettuale di se stesso compie un atto comune a chiunque voglia partecipare al gioco della cittadinanza neo-liberale: per dimostrare di esistere deve affermare che il proprio Sé esiste ed è produttivo. L’auspicio di una prossimità assoluta all’origine della percezione più intima di un essere umano fonda un’ontologia dell’essere presso di sé. Tale ontologia si forma nei dintorni di quel luogo oscuro, ma cogente e pienamente operante, del Soggetto. Un Soggetto che continua ad essere il mistero del discorso pubblico e culturale, pur essendo stato pienamente decostruito dalla...

Sincopi o perdite di coscienza transitorie

Frilens a bestia     Fin'ora m'è piaciuto molto essere frilens. Mi piace perché “fri” vuol dire “libero” e “gratis”, due delle mie parole preferite, insieme a “girella” e “palavino” che però è una parola russa.   Ci sono quelli che dicono che schifo i frilens sono come i disoccupati, sono barboni. Ma non è vero perché i barboni hanno la barba brutta e dormono fuori in continuazione anche d'inverno. Noi frilens invece non esiste. Se mia madre scopre che dormo fuori di notte mi butta fuori di casa che poi non può se io sono già fuori ma si vede che certe volte, quando grida non ci pensa a quello che dice esattamente.   Ho un sacco di amici frilens come me. Tutti liberi di fare come ci pare ma non ci pare mai niente di male, poi. Siamo bravi ragazzi ce lo dicono tutti anche se abbiamo quasi cinquant'anni. Ci chiamano ragazzi perché siamo giovani nel cuore. E poi veniamo tutti da esperienze diverse, io prima di essere frilens per esempio ero disoccupato che non andava bene perché la gente parla parla e mia madre...

La partita di giro della spending review

Ma chi è il freelance? Che fa? Io lo sono e ho una sola certezza. Quando devo pagare l’IVA tutti si prodigano a spiegarmi che si tratta solamente di una partita di giro. Ma quando sono io a staccare una fattura e scrivo l’importo “+ IVA”, provoco reazioni scomposte, alcuni cominciano a negarsi al telefono, altri mi guardano male e qualcuno mi insulta pesantemente. Non è per buttarla sempre sulle differenze tra Nord e Sud Italia, ma fare il freelance da queste parti non è cosa semplice. Da queste parti è il Sud.   In una regione che ha fatto delle sovvenzioni pubbliche la fonte di sostentamento di milioni dei suoi abitanti, è inevitabile che il freelance si rivolga al settore pubblico per sottoporre progetti e sbarcare il lunario. L’impresa privata, sebbene sia più dinamica e smart, con le idee chiare e orientate al profitto e che si definisce 2.0 (anche se ne ignora il significato) rappresenta un'esigua fetta di mercato che tende a difendere la convinzione che il freelance debba lavorare gratis, solo per farsi pubblicità. Il sistema clientelare che ha dominato quest’isola ha...

Freelance story project

Nel 1999 la radio americana NPR invitò Paul Auster a raccogliere “storie vere”, scritte dagli ascoltatori, e a raccontarle con la sua voce. Nasceva così il National Story Project, presto composto da alcune migliaia di lettere tra cui Auster scelse quelle lette alla radio ogni domenica mattina. Dalla trasmissione lo scrittore trasse un libro, Ho pensato che mio padre fosse Dio, uno dei suoi più belli e meno noti, una raccolta di centoventisei racconti autobiografici di straordinaria forza espressiva e suggestione poetica.   Ispirandoci a questa vicenda, e sulla scorta di altre iniziative che hanno caratterizzato fin dall'inizio la storia di doppiozero (Paesi e città, Camminare, Fontanelle, Dolce attesa, Oggetti d'infanzia), abbiamo pensato di raccogliere storie narrate in prima persona che raccontino la vita quotidiana, i successi, le difficoltà, gli incontri imprevisti, gli inconvenienti e i colpi di fortuna di chi lavora oggi come freelance. Storie scritte dai nostri lettori che vogliono condividere un episodio o un momento della propria esperienza. Una sola regola, austeriana: devono essere episodi realmente accaduti...

Non di soli soldi

Verso la fine degli anni Novanta lavorai come grafico editoriale in un giornale di annunci immobiliari. Risposi a un’inserzione su Porta Portese e mi fissarono un colloquio. Due giorni dopo mi presentai al terzo piano di un bel palazzo umbertino nel quartiere Prati. Era un bollente pomeriggio di luglio e c’erano due uomini, uno piemontese e l’altro romano. Lessero il curriculum e mi dissero che secondo loro ero la persona giusta per quel posto, aggiunsero che intendevano assegnarmi il ruolo di coordinatore dell’ufficio grafico. Erano gli anni in cui cominciavano a spuntare i primi free press, e il nostro era appunto un free press. Ci rivedemmo a fine agosto per la prima riunione di redazione. In quell’occasione ci annunciarono che il numero zero doveva essere pronto per metà settembre e che la prima uscita in edicola era programmata per ottobre.   Il giornale era di proprietà di una società di Biella. L’amministratore delegato viaggiava ogni settimana, restava a Roma dal lunedì al giovedì, era un rugbista gioviale e determinato, il classico dirigente da “prima fase”. Il direttore commerciale...

Partite partita IVA

La parola freelance (lo dice la Rete) deriverebbe da certi soldati di ventura così appellati da un famoso scrittore in un famosissimo romanzo del diciannovesimo secolo. Ebbene, anch’io sono stato uno di loro, un tempo, armato di partita iva e pronto a vendermi al miglior offerente. Un tempo acerbo, in cui con ogni probabilità le mogli dei miei conterranei ancora credevano ai mariti quando questi partivano per il fine settimana di lavoro a San Pietroburgo. Un tempo in cui in giro c’era ancora quel tale con la chitarra in mano che ci suggeriva di trasformarci in imprenditori di noi stessi. Un tempo, infine, nel quale il numero degli avvocati nelle aule del tribunale non aveva ancora superato quello degli animali domestici, cardellini e pesci rossi compresi. Un tempo nel quale con la luce lavoravo come perito, con il favore delle tenebre scrivevo per un giornale (spero che la differenza tra i due verbi si noti). E all’alba, all’alba sognavo. Perché di questo era fatta la mia esperienza quando ero un soldato di ventura. Sogni. Tutto il resto del tempo era un tempo dove semplicemente non esistevo, ero attaccato a un computer. E perci...

Lavoro outsider

Il mercato del lavoro in Italia negli ultimi anni ha subito drastici interventi legislativi che ne hanno modificato la struttura e la natura. Nuovi dualismi sono sorti, del tutto differenti da quelli che hanno caratterizzato il dibattito negli anni novanta, basati sulla dicotomia “insider” e “outsider”, ovvero tra lavoro garantito e non garantito, per dirla alla Ichino di quei tempi, o tra lavoro manuale e lavoro intellettuale-cognitivo o tra lavoro maschile e lavoro femminile.   Oggi tali dicotomie sono in buona parte scomparse, superate dai nuovi processi di valorizzazione sempre più cognitivi-relazionali che sfruttano la mercificazione della vita intera. Con l’approvazione del Jobs Act, atto II (dicembre 2014), che ha completato il Jobs Act atto I (maggio 2014) , tutto il lavoro è diventato instabile, “outsider”. O meglio, è percepito come “instabile” anche laddove da un punto di vista strettamente giuridico alcune garanzie (seppur sempre più ridotte) sono ancora operanti. Anche la dicotomia tra lavoro autonomo (di I, II, III generazione) e lavoro dipendente diventa sempre più...