Speciale: Paesi e città

Borghi, paesi, cittadine, città, mari, fiumi, valli, monti, luoghi conservati o distrutti, disastrati e ricostruiti, abbandonati e ripopolati: le mille e una Italia della geografia e della storia, delle tradizioni e del cambiamento raccontate dai lettori e dai collaboratori di doppiozero. (immagine: ©davidebonazzi)

Poggioreale / Paesi e città

Il 2 settembre, ultimo giorno di vacanza in Sicilia, è stato speso nel paese fantasma di Poggioreale, uno dei luoghi distrutti dal terremoto del ‘68 nel Belìce. Qui, a differenza che nella vicina Gibellina, si è scelto di conservare le rovine in modo filologico, quasi parossistico: nulla è stato spostato o abbattuto, le case, le scuole e i cinema sono ancora in piedi; alcuni edifici sono in ottime condizioni, e se non fosse per la polvere che si è depositata sui pavimenti si potrebbe pensare che gli abitanti siano fuggiti un attimo prima. Fuggiti per le campagne, che sono avvolte dal sole e da un micidiale silenzio. Possibile che i fantasmi facciano tanto silenzio?   Uno degli abitanti che si occupano della difesa di Poggioreale vecchia è un ragazzo che lavorava in Lombardia ed è tornato, tanto – dice lui – “per essere disoccupati, tanto vale essere disoccupati qui”. Difende la scelta di custodire e lasciare intatto il paese diroccato, mentre per me, che vengo da Gibellina e ho sempre difeso la decisione di costruirci sopra il cretto di Burri, come se fosse una seconda pelle che protegge e nasconde la prima, ferita, l’idea che nulla lì sia stato modificato, e che nelle...

Roma / Paesi e città

Alla periferia nord di Roma, in una di quelle tipiche saccature verdi che interrompono in periferia il tessuto altrimenti fittissimo della città costruita, un'area oggi facilmente visualizzabile con Google Maps, esiste un punto dotato di singolari proprietà, geometriche quanto allegoriche. Se puntandovi un compasso ideale si traccia un cerchio del diametro di circa trecento metri, si incontrano, più o meno equidistanti tra loro, tre luoghi molto particolari. In senso orario, l’Ospedale San Filippo Neri, l’ex Manicomio Provinciale Santa Maria della Pietà e il Carcere Minorile di Casal del Marmo. Tre luoghi, tre Istituzioni Totali, per dirla con Foucault. Da quel punto ideale, alla stregua di un’allegoria rinascimentale, dolore, follia e punizione si presentavano al viandante come un trivio fatale, come tre possibilità perfettamente equivalenti. Per questa sua caratteristica, la zona era anche nota come il Triangolo delle Bermude, e un vecchio passatempo tra i suoi frequentatori consisteva nel predire in quale, o in quali, dei tre “vertici” del triangolo si sarebbe prima o poi finiti.   A un certo punto, verso la fine dei Settanta, un ex paziente del manicomio – tanti ne...

Craco / Paesi e città

“Settembre, andiamo, è tempo di migrare” scriveva Gabriele D’Annunzio nella poesia “I pastori”, che descrive il fascino del fenomeno della transumanza, un modello di vita pastorale che consiste nel viaggio di mandrie di mucche che partono dalla terra d’Abruzzo per raggiungere il Tavoliere della Puglia. A cogliere le sfumature di questa migrazione intrisa di storia e immersa nella natura più incontaminata non fu solo il grande poeta, ma sono anche coloro che oggi intraprendono un viaggio bucolico percorrendo gli antichi tratturi. Non si prevedono soggiorni in resort di lusso né tanto meno sono garantiti i comfort di una vacanza perfetta: occorre solo essere muniti di un bastone, di zaino o bisaccia che fa certamente più “pellegrino”, avere tanto spirito di adattamento e una buona scorta di fiato per le salite, per essere poi ripagati dalla vista meravigliosa di incantevoli paesaggi. Lasciandosi alle spalle l’arida pianura, ci si incammina per raggiungere verdi pascoli accompagnati dal rumore dei campanacci che va a scemare quando nelle ore più calde del giorno il gruppo fa una sosta per riposare all’ombra delle folte chiome degli alberi di fico, dilettandosi magari nella raccolta...

Fossano / Paesi e città

Se nasci e vivi in uno stesso luogo finisci per ignorarne la storia, le vicende più rilevanti storicamente o artisticamente. Il tuo sguardo è abituato dagli anni e dalla quotidianità a quelle mura, a quegli angoli, che sono quasi parte di te. Questo per me è Fossano, luogo in cui sono nato e vissuto tutta la vita. Fossano è al centro della provincia di Cuneo (facciamo presto a scriverlo prima che la provincia possa scomparire), quasi in verticale sotto Torino, nel basso Piemonte.     Fossano ha il centro su un altipiano che si affaccia sulla pianura verso ovest, diciamo verso il Monviso per intenderci. Il centro storico si vede bene nell’incisione del fossanese Giovenale Boetto del 1662 contenuta nel Theatrum Sabaudiae et Pedemontii, alla cui stesura collaborò attivamente. La città era nata intorno al 1236 sull’altopiano per ragioni di difesa dalla fusione di borghi contadini dai nomi evocativi: Romanisio, Villamirana, Lavodisio, Cervaria, difficili da difendere nella pianura. È caratteristico il castello degli Acaja, di forma quadrata con quattro torri ai vertici, da notare che le due torri orientali, rivolte verso la pianura, sono leggermente più basse, rispetto alle...

Venezia / Paesi e città

  Tutto sembra cospirare a rendere impossibile una qualunque topografia sensoriale o memoriale della mia città: l’“effetto” Venezia è troppo aggressivo, troppo totalitario il gadget del pellegrinaggio, troppo fitta la selva delle citazioni. Eppure, se si valorizza l’infanzia come il momento originario che influenza il resto dell’esistenza, si può anche ipotizzare che la mia esperienza della città, prima del sequestro delle emozioni, possa bucare la crosta dei luoghi comuni e del percepire collettivo: a esempio, l’idea di città putrida e “romantica” o quella di “sito” padano, completato da Gardaland e da Rimini.       Il Novecento si apre con un celebre ripudio: l’8 luglio 1910, migliaia di volantini Contro Venezia passatista furono lanciati dai futuristi dalla Torre dell’Orologio (“bruciamo le gondole, poltrone a dondolo per cretini, e innalziamo fino al cielo l’imponente geometria dei ponti metallici e degli opifici chiomati di fumo, per abolire le curve cascanti delle vecchie architetture”). E si chiude con un libello dal titolo Contre Venise (1995) che contiene un analogo monito provocatorio (“Finché non avrete ucciso il fantasma di Venezia non vi...

Monticchiello / Paesi e città

A Monticchiello si arriva percorrendo una strada che sembra un serpente tra campi dorati di grano tagliato e radi alberi e cespugli. È un paese medievale di antica cultura agricola riposto nella Val d’Orcia, una terra un tempo dura, oggi da cartolina. Da quarantasei anni questo borgo che d’inverno arriva a malapena a duecento anime è sinonimo di Teatro Povero. A gennaio ci si ritrova in settanta-ottanta, quasi la metà degli abitanti, vecchi, adulti, giovani, bambini, per pensare allo spettacolo da mettere in scena in piazza tra la fine di luglio e la prima quindicina di agosto. La cronaca, già intinta di mito, parla di feste e rappresentazioni popolari che negli anni caldi intorno al 1967 sentono il bisogno di raccontare le trasformazioni che stava vivendo il paese, andando a scandagliare la memoria del passato, le “radici”. Dal dramma storico si passa all’“autodramma”, alla messa in scena di sé, dei propri problemi di piccola comunità in via di estinzione.     I toni saranno sempre quelli di un’autoanalisi tesa e inventiva che spazia dalle crisi economiche attraversate con la fine della cultura mezzadrile e dell’economia contadina al ricordo delle tradizioni, dalla...

La Valnerina / Paesi e città

Oggi è facile entrare nella Valnerina. Basta arrivare a Spoleto e inoltrarsi nella lunga galleria in direzione Norcia – e subito si respira l’aria della montagna. Ma quando avevo là una casa, per arrivarci, per respirare quest’aria, dovevo attraversare monti e passi.   Ero capitata lì per caso, un giorno che guidavo senza meta. Lungo le strade e i fiumi, avevo visto, in cima a una roccia scoscesa, un bellissimo paese sul quale svettava un’antica torre e vi ero salita scoprendo nuove meraviglie a ogni tornante. Arrivata in una bella piazza ho visto sul portone di un’antica casa un cartello che diceva “vendesi”. L’ho comprata al volo. Avevo appena ricevuto la liquidazione. Il paese era Cerreto di Spoleto. La mia scoperta della Valnerina è cominciata così. Suggestiva, silenziosa, mi faceva scivolare indietro di secoli. La storia sembrava essersi fermata.     Ponte, un piccolo borgo arroccato proprio davanti a Cerreto, era la copia esatta della copertina di un mio vecchio libro di storia. Gli abitanti si contavano sulla punta delle dita, per lo più anziani e pieni di memorie. Sono loro che mi hanno raccontato la storia della regina Ponzia, che risaliva alla seconda...

Catanzaro / Paesi e città

In una campagna pubblicitaria di molti anni fa, Beppe Grillo, allora in versione “solo comico”, si era prestato a fare da testimonial tv per una serie di spot dedicati allo yogurt Yomo. Era indubbia­mente una pubblicità originale per quei tempi. Grillo caz­zeggia amabilmente con un mostriciattolo - ispirato da una parodia di Incontri ravvicinati del terzo tipo (1977) e da ET (1982) di Steven Spielberg - che è sceso sulla terra da un’astronave solo per mangiare lo Yomo. Mentre gesticola e motteggia al suo solito modo, in questa buffa situazione (immortalata in sei o sette spot prodotti e andati in onda all’epoca), spicca su tutto l’abbigliamento del comico. Un dettaglio nella partitura delle gag aveva evidente­mente il compito di sovraesporre la già comica assurdità delle scenette. Grillo indossa una tipica felpa sportiva da college che porta scritto, ben visibile e in un inglese a lettere cubitali, il logo “University of Catanzaro”. In realtà (ci vorrebbero le teche Rai per controllare), l’espediente comico della felpa derisoria che inalberava l’improbabile vessillo “University of Catanzaro”, Grillo lo aveva indossato anche prima di quello spot fortunato. Addirittura ai suoi...

Campobasso e Termoli / Paesi e città

1. Quei tredici chilometri di curve fino a Campobasso erano un tormento. Nel vicoletto Sant’Andrea, un centinaio di scalini oltre la chiesa di San Leonardo, a metà strada per i Monti e il castello Monforte, ci arrivavo con lo stomaco ancora sottosopra.     La casa dei miei zii, povera come tutte le altre case intorno, era fatta di una piccola cucina, di un gabinetto e di una grande stanza. Oltre ai letti vi erano distribuiti un armadio, una cassettiera, un tavolo sul quale stavano appoggiati tagli di stoffa e orologi smontati in paziente attesa di un esito. Poi c’erano un pianoforte, chitarre, mandolini e anche trombe e clarini che lo zio avrebbe potuto suonare, se la malattia non gli avesse tolto il fiato. Arrivato il Corpus Domini, quella stanza si riempiva di parenti e amici, perché quel giorno tra un’enorme folla stordita dal caldo, dai richiami dei venditori ambulanti, dal clangore delle bande che intonavano la marcia del Mosè di Rossini, dalle esortazioni delle mamme ai figli mascherati da angeli e diavoli e imbragati agli alti ingegni di acciaio, a Campobasso sfilavano i Misteri.     Da quella stanza bastavano cinque minuti per arrivare al cinema-...

Napoli / Paesi e città

Santa Lucia e poi il numero civico. Avevo parlato velocemente al tassista salendo sull’auto a Piazza Garibaldi. Lui mi aveva guardata attraverso lo specchietto retrovisore mentre io come sempre cercavo la targhetta col suo numero di licenza e il suo nome.   Poi aveva osservato ammiccante: “Lato destro?”.  “Sì, lato destro, il palazzo ad angolo col Pallonetto”. L’accordo era stato fissato così, tacito e solido. E il percorso deciso, quello più corto. Corso Umberto, via Depretis, Maschio Angioino, un breve tratto di Marina e poi la discesa di Santa Lucia fino a casa. Sei euro e trenta a tassametro acceso.   Santa Lucia non è una strada, non lo è nel senso corrente. Santa Lucia è un luogo di confine, un margine, un orlo sfilacciato che è stato malamente ricucito dopo un taglio.   Al suo lato destro che, fino agli inizi dello scorso secolo, era l’ultimo avamposto di case prima del mare, è stato rubato lo sguardo, gli occhi dei luciani hanno dovuto abituarsi all’ombra artificiale dei grandi palazzi che hanno imposto una nuova linea di confine. Quegli occhi che erano da sempre accecati dal sole e dal riflesso marino, semichiusi e, spesso, chiarissimi, fissati su...

Roscigno e Corleto / Paesi e città

Roscigno è uno di quei paesi che raggiungi in due ore e visiti in venti minuti. Ma anche uno di quelli in cui il tragitto è parte integrante della méta. Oggi, per esempio, ho osservato per la prima volta le ghiandaie, uccelli visti finora solo impagliati sulla libreria di mio padre.   La Salerno-Reggio Calabria è deserta. Così, in breve tempo raggiungo un paesaggio che si fa presto Lucania: silenzi, poiane, prati e grano, cieli alti davanti e, di lato, la maestà selvatica delle montagne. Ogni tanto vedi tesori non meno importanti di un museo o di un parco archeologico: casolari abbandonati, antichi rifugi di contadini e pastori, vuoti e come riassorbiti dalla vegetazione. Alla mia sinistra un pendio roccioso coperto d’ulivi. Qui le olive non si raccolgono perché non conviene. Se ti fermi a raccoglierle non viene nessuno a reclamarle. Nascono e muoiono, come gli insetti e le pietre, senza testimoni.   In cima alle montagne, piccoli paesi quasi del tutto disabitati. Le case restano raccolte nella pronuncia ferma di colori che sembrano sorti dalla pietra, fatti della stessa fibra dei tronchi, dello stesso incarnato della paglia e dell’argilla. Sono case in coro, in cui ogni...

Lecce / Paesi e città

Lecce non è la mia città. L’ho incontrata la prima volta in un agosto caldissimo di quattro anni fa più o meno. Siamo state insieme un giorno, di cui mi rimane la polaroid di un vicolo con la luce giallissima, che ricorda il deserto, anche se non l’ho mai visto. Mi è salita prepotente la voglia di sud e dopo due anni mi ci sono trasferita. Ho passato qualche mese in cui la mia unica occupazione era uscire per attraversarla, cercarla, cercarmi tra i vicoli, i balconi, le facce. Era maggio, che continuo a credere sia il periodo migliore per vederla passare davanti agli occhi una città come questa.   Porta Napoli sotto la luce di maggio è una divinità di pietra. Una delle tre porte di entrata alla città. Imponente, gialla, tutta d’un pezzo, sembra venga direttamente da Oriente, accanto c’è una cupola di chiesa mosaicata e in certe sere la luna a sdraio ci si appoggia sopra. Una porta è una soglia ed è bello che una città ne conservi il rituale. Per un attimo passando sotto si è in un tempo sospeso, non si è fuori, ma non si è neanche nel pieno di bar, persone, balconi, pietre annerite dall’umidità. Nei dintorni di Porta Napoli ci sono i miei due bar preferiti, uno dentro e l’...

Cirigliano / Paesi e città

Le erbe selvatiche raccolgono il vento, iniziando il passante alla legge schiva del luogo. La mattina lungo i vicoli non si sente una voce né un suono che non sia quello del vento tra la legna accatastata. Appena arrivati si vanno a salutare le comari, si sosta un poco da ognuna, si accettano un dolce fatto in casa per l’occasione, qualche uovo fresco. Si parla della salute, dei figli emigrati a Torino o a Carpi e si passa avanti.   Quando muore qualcuno, le anziane lo vanno a salutare con grembiuli neri e antichi gioielli d’oro. In fila l’una dietro l’altra, toccano la bara con un gesto breve delle dita, come in un’acquasantiera. Il tempo si deve ai frutti della campagna, alla cura degli animali, alla recita dei rosari. A pranzo si cucinano i frutti dei propri campi, sul fuoco del camino, col tempo che ci vuole. Poi, si resta  a chiacchierare di come si è preparato quel piatto, della stagione, dei morti, e di nuovo dei parenti lontani. Le ore passano anche senza fare niente.     Come molti paesi, Cirigliano è un luogo che stenta a ripartire. Non si può nemmeno dire che sia colpa del sindaco. Fino a tre anni fa ce n’è stato uno che ha fatto costruire un...

Campiano / Paesi e città

Mi sono accorta della bruttezza di Campiano qualche anno fa quando accompagnai un importante produttore di cinema verso il mio paese natale. Gli avevo parlato del villaggio edificato sulla Petrosa, antica via romana tra Ravenna e Forlì, di vecchie case coloniche abbandonate nelle “larghe” di campi coltivati in ordinate tornature rettangolari, di orizzonti piatti, di filari azzurri, del caldo delle zolle nere, di sontuosi pioppi all’ingresso delle aie prive di recinto, di donne altere vestite a lutto, del bosco di rovi dell’antica villa Ginanni-Corradini dove da adolescenti ci si nascondeva ad amoreggiare… Dovevamo scegliere la location per un film, che poi non s’è fatto, sugli anarchici romagnoli dell’Ottocento, dovevamo individuare un vecchio casolare vicino a uno scolo. Mi accorsi che appena entrata in Campiano cominciai ad arrossire, non c’era niente di quel che avevo descritto, a parte l’antica pieve paleocristiana e i suoi quattro tigli centenari.     Campiano viveva in me di una bellezza affettiva, un luogo inventato dopo l’abbandono durante la prima giovinezza alla fine degli anni ‘70. Campiano era per me l’odore dei calicantus che segnavano il cammino verso la...

Favignana / Paesi e città

Non è un azzardo affermare che Favignana è, tra le isole cosiddette minori della Sicilia, quella che conserva una dimensione di paciosa (e naturalmente aurea) mediocritas, di accessibilità trasversale, di ospitale interclassismo generoso, sebbene non ci sia dato sapere quanto ancora perdurerà questa condizione. Non è indispensabile ormeggiare il cabinato per goderne le bellezze senza sentirsi in difetto di status con il resto della popolazione non stanziale (ancorché il porto turistico sia capiente e attrezzato); non è obbligatorio mettersi lì a impiantare vigneti per dare un senso alla propria permanenza nell’isola (e del resto Favignana non vanta una tradizione vinicola, ma semmai di apicoltura); non sono prerogative fondamentali, per trascorrervi giornate piacevoli, né l’attitudine alla vacanza modello ‘ritorno alle caverne’ né la fregola della mondanità notturna a tutti i costi. Prova ne sia il fatto che Favignana non compare quasi mai nelle imprescindibili genealogie delle vacanze dei vip o nelle nomenclature della dislocazione balneare di ministri e parlamentari. La ‘ricettività’, come si dice, va dal campeggio (ce ne sono ben tre) al villaggio turistico, e comprende...

Palermo / Paesi e città

Metropoli, megalopoli, sprawl urbano, schiuma metropolitana, città fantasma, città panico, città creative, città morte, città di quarzo, slums, favelas, fine delle città… E Palermo? Non rientra in nessuna di queste categorie, né può essere eletto a caso di studio per discuterle, interpretarle, decostruirle. Sta sotto il livello di percezione. E, a parte la ciclica eco mediatica per questo e quel malaffare mafioso, magari condito con tanto sangue atroce e qualche tonnellata di spazzatura per le strade, perché dovremmo occuparcene?   Perché forse – digeriti, o almeno aggirati, gli stereotipi che l’assillano – Palermo si avvia a diventare una città normale, in cui le stabilità e le variazioni vengono dettate da istanze che trascendono le piccole realtà politiche e amministrative, pur coinvolgendole; istanze che sono di carattere economico e culturale, antropologico forse. Oggi Palermo conosce una serie di trasformazioni, sia su grande sia su piccola scala, le quali molto probabilmente non dipendono esattamente o soltanto da speculazioni o da volontà politiche, ma da una logica altra, da flussi semiotici, discorsivi, da forme di contagio, da processi di imitazione di altri centri...

Carrara / Paesi e città

Ci s’arriva arrancando, in prima e fermandosi ogni cento metri, per non fondere. Una qualsiasi delle quattro valli: Boccanalia, Torano, Fantiscritti e Colonnata. Dall’alto di questa carie mastodontica la vista giù di sotto vale la pena: la guglia del duomo dugentesco, al centro dell’intrico contorto dei tetti medioevali spunta appena, grigia e con quattro pinnacoli agli angoli. E poi attorno e più giù la frittata rosso mattone sempre più fitta verso la pianura larga, verso il porto in fondo, a sud, col nero del molo foraneo che zigzaga uno specchio abbacinante di luce dove l’orizzonte è marcato solo dallo spuntare lontanissimo del Tino, un po’ sulla destra, a ovest, dietro Punta Corvo.   Cattedrale 1: il centro storico visto dall’alto di una valle con la guglia del duomo del Duecento e il fiume Carriona.   Questo vide trecent’anni dopo quella guglia e lo vide tutti i giorni, dopo aver scarpinato con gli stivali che non smetteva mai, neanche a letto, colui a cui dobbiamo la prima scultura di vuoto. Ripeto: di vuoto. E questo vedo ancora io cinquecento in più ancora. Ancora si respira, respiro ancora largo, e ancora il mento in su a guardare dove si staglia la volata...

Gavoi / Paesi e città

Mi ricordo la vecchia Carlo Felice che entrava nei paesi allungandosi come un pigro serpente e il viaggio lo assaporavi.   Mi ricordo la deviazione che portava all’interno e al mio, di paese, e la gioia dell’infanzia e l’avventura rinnovata per l’avvistamento del cartello che segnava l’ingresso nella provincia interna, il salto, l’attraversamento del confine.   Mi ricordo che, dopo il confine, la bambina di città che ero nascondeva anello, orologio e orecchini dentro le calzette perché temeva e sperava in un blocco stradale di banditi.   Mi ricordo mia madre che all’ultima curva prima del paese diceva a mio padre di fermare la millecento per pettinarsi e mettersi il rossetto perché cominciava la rappresentazione.   Mi ricordo che a Tuluschene, sotto il ponte, dopo la madonna, si vedeva il fiumiciattolo accompagnato da piccoli pioppi leggeri e di fronte, in alto, fioriti opulenti superbi castagni aprivano le porte del paese.   Mi ricordo l’abbeveratoio nel primo slargo all’entrata e uomini e ragazzi che abbeveravano i cavalli senza mettere piede in terra.   Mi ricordo via Roma e le case nuove con pretese cittadine, ma qualche gallina usciva sulla...