Speciale: Per John B. Ritratti d'artista ad alta voce

Speciale a cura di Maria Nadotti. All’origine di quest’opera comunitaria c’è un sentimento di gratitudine. Per l’ospitalità che John Berger ci offre con e nei suoi testi raccolti in Ritratti (il Saggiatore 2018), per la sua scrittura che invita amorosamente a guardare e guardare ancora, con attenzione e sorpresa, per la sua capacità di portarci con sé negli atelier degli artisti e nel mistero del loro fare, nel tempo e nello spazio.

Ritratti d'artista ad alta voce / Matthias Grünewald (1470 ca.-1528)

Le case sbilenche, le strade anguste e gli stipiti inclinati delle porte di Colmar non hanno un aspetto pittoresco. Sono soltanto vecchi, immutati e obsoleti. A parte la piazza e la cattedrale, c’è un solo altro punto di riferimento: un alto camino che erutta fumo nero proprio dal cuore della città. È la caldaia del bagno pubblico. I bagni privati sono un lusso moderno. Sicché, a modo suo, Colmar prepara il visitatore alla pala d’altare di Grünewald. La città allude a un’epoca diversa, con diverse aspettative di vita. A meno che non colga questa allusione, il visitatore non andrà più in là del cliché che il genio mistico di Grünewald era senza tempo.   La pala d’altare, oggi ospitata nel museo cittadino, consiste di dieci distinti pannelli, i più memorabili dei quali sono la Crocifissione, la Resurrezione e la Tentazione di sant’Antonio. Alla Crocifissione, oggi una delle più famose che siano mai stati dipinte, viene sempre fatto riferimento quando si discute di espressionismo, crudeltà germanica ed estasi religiosa. A me pare che il suo vero significato sia molto più preciso. È uno dei pochi grandi dipinti sulla malattia, sull’infermità fisica.    Maria Paiato....

Ritratti d'artista ad alta voce / Piero della Francesca (1416/1417 ca.-1492)

Dopo aver letto il Galileo di Brecht ho riflettuto sul dilemma dello scienziato.  E sono rimasto colpito da quanto sia diverso da quello dell’artista. Lo scienziato può rivelare o nascondere i fatti che, sostenendo la sua nuova ipotesi, lo avvicinano alla verità. Se deve combattere, può farlo basandosi su una prova. Per l’artista invece la verità è variabile. Egli si occupa della particolare versione, del particolare modo di vedere che ha scelto. L’artista non ha niente su cui basarsi – tranne le proprie decisioni.   È questo elemento arbitrario e personale dell’arte a far sì che per noi sia così difficile essere sicuri che stiamo seguendo con precisione i calcoli dell’artista o capendo appieno il suo procedimento mentale. Davanti alla maggioranza delle opere d’arte, come con gli alberi, riusciamo a vedere e valutare solo una parte del tutto: le radici sono invisibili. Oggi questo elemento misterioso viene sfruttato e abusato. Molte opere contemporanee sono quasi interamente sotterranee. Perciò è tonificante e confortante guardare l’opera dell’uomo che probabilmente ha nascosto meno di qualsiasi altro artista in qualsiasi epoca: Piero della Francesca.   Lunetta...

Ritratti d'artista ad alta voce / Mark Rothko (1903-1970)

Dopo essere stato a Basilea, ho l’impressione che l’opera creata da Rothko nel corso della sua intera vita componga una storia, una storia che somi- glia un po’ a una favola. La storia ovviamente non racconta tutta la verità – quale storia lo fa? – ma forse rende un po’ più chiara la vera sostanza del suo successo.  Marcus nasce il 25 settembre (segno Bilancia) 1903, a Daugavpils, in Lettonia. Sei anni dopo suo padre emigra a Portland, in Oregon, dove lavo- ra nell’industria dell’abbigliamento.   Nel 1913 l’intera famiglia Rothkowitz, incluso Marcus, lo raggiunge. L’anno dopo il padre muore. A undici anni Marcus vende giornali, ma è brillante a scuola e a diciassette anni vince una borsa di studio per Yale. È interessato alla filosofia e, più di ogni altra cosa, al teatro e alla musica. Non sviluppa un vero interesse per la pittura che dopo i vent’anni. Nel 1940, a trentasette anni, anglicizza il proprio no- me in Mark Rothko.    Mariangela Gualtieri, ph Melina Mulas. Quanti sono gli artisti ebrei della sua generazione che lasciano il proprio paese? Il numero aiuta a definire il xx secolo, che si è appena concluso. Eppure l’arte di Rothko ha un modo...

Ritratti d’artista ad alta voce / Caravaggio (1571-1610)

Per John B.  Ritratti d'artista ad alta voce a cura di Maria Nadotti   Un'introduzione di Maria Nadotti (Milano, 5 novembre 2021)   Le letture dei Ritratti di John Berger nascono dal desiderio di dare voce e voci allo sguardo di un narratore capace di avvicinarsi all’opera degli artisti da lui più amati da artista e da storyteller, non da critico d’arte.   Nella prefazione ai suoi Ritratti, il 24 marzo 2015, sulla soglia dei novant’anni, Berger scrive:    «Cosa succede quando scrivo – o cerco di scrivere – d’arte? Dopo aver guardato un’opera, lascio il museo o la galleria in cui è esposta e provo a entrare nell’atelier in cui è stata creata. E lì aspetto nella speranza di scoprire qualcosa della sua storia, del modo in cui è stata fatta. Delle aspettative, delle scelte, degli errori, delle scoperte implicite nella storia del suo farsi. Parlo tra me e me, ricordo il mondo che c’è fuori dall’atelier, e mi rivolgo all’artista che forse conosco, o che magari è morto da secoli. A volte qualcosa che ha fatto risponde. Non c’è mai una conclusione. Ogni tanto c’è uno spazio che ci sconcerta entrambi. Ogni tanto c’è una visione che ci lascia tutti e due a...