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Guerre Stellari

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Star Wars. Il ritorno della disciplina

«Prima di Star Wars usavo la forza per servire birre» avrebbe dichiarato Daisy Ridley, protagonista dell’episodio settimo di Star Wars. Affermazione non sorprendente, anche ammettendo non sia del titolista che il 21 dicembre la riportava per un’intervista su Repubblica.it. Piuttosto in sintonia col cliché della gavetta, dei bassifondi che aiutano a guardare in alto, delle stalle che diventano stelle (siamo pur sempre in un clima natalizio), dell’ostinazione che alla fine la vince, alla quale gli attori di Hollywood, al pari di molti altri attori del farsi da sé, ci hanno da tempo abituati. Retorica universale che da decenni predica la mobilità verticale del lavoro, la rottura delle rigidità sociali, i repentini e sempre possibili salti di classe in virtù della trilogia: opportunità, libertà, auto-impresa.   Ma usare la forza per servire, birre o qualunque altra cosa, non è forse ciò che smentiva proprio l’episodio quarto, il primo della saga? L’uscita in sala è del ’77 e del clima di un anno speciale il film è intriso: a Bologna indiani metropolitani...

Star Wars. Il fandom colpisce ancora

Nel caso siate latitanti in un bunker sotterraneo da qualche anno, potreste non essere al corrente del fatto che il 16 dicembre la Disney ha fatto uscire in pompa magna l’ultimo (per ora) capitolo di Star Wars, questa volta col sottotitolo Il risveglio della Forza, diretto da J.J. Abrams e probabilmente destinato a battere tutti i record battibili nel rutilante mondo dei blockbuster hollywoodiani. Nel caso poi la vostra latitanza duri da diversi decenni, potreste non sapere nemmeno che Star Wars ha fatto la sua comparsa nell’immaginario collettivo nell’anno domini 1977, primo film di una serie creata da George Lucas che sarebbe poi proseguita con altri cinque capitoli realizzati tra il 1980 e il 2005 (sulla qualità degli ultimi tre episodi non ci soffermeremo).   Ai fini di quest’articolo in fondo contano solo queste informazioni, insieme alle non trascurabili nozioni riguardanti gli incassi stratosferici (prima al cinema e poi in home video) e la straordinaria capacità della saga di convertire al suo credo milioni di fan, disposti a qualsiasi tipo di perversione pur di dimostrare al mondo la loro fede ed...

Star Wars. Un timido risveglio

Su “una galassia lontana lontana” niente da dire. “Tanto tempo fa, in una galassia lontana lontana…”, invece, non l’ho mai capito. Perché aggiungere il fattore tempo, per di più a ritroso, a quello spaziale? Un dubbio che mi sono portato avanti per anni, già in tenera età, prima di concludere che Star Wars non è mai stato un film di fantascienza, bensì un racconto fantasy con astronavi, un concentrato di archetipi della narrazione epica che apparteneva tanto ai cavalieri di Ariosto che ai miti di Tolkien, prima che Peter Jackson rendesse questi ultimi sinonimo di una inutile muscolarità celtica. Il tempo, tuttavia, è sempre stato un concetto sottovalutato nell’universo di Star Wars. Dove Il Signore degli Anelli o Star Trek non mancano mai di ricordare in che Era o in che Data Stellare si stia vivendo, nell’universo di George Lucas non si va oltre a vaghe indicazioni, tipo “durante la Guerra dei Cloni”. Poca memoria storica, nessun calendario, nessun accenno a origini di razze e fedi religiose (esattamente quanto tempo trascorre tra una trilogia e l’altra?)....

Star Wars. I love you Carrie

C’è una parte di noi che al solo pensiero di Star Wars inorridisce. Viscidi gasteropodi che trafficano loscamente atteggiandosi da navigati padrini, scimmioni pelosi ma scaltrissimi, assurdi comandanti che non si tolgono la loro assurda armatura nemmeno per andare a dormire, creaturine ridicolmente attrezzate da madre natura che decidono le sorti dell’universo, viaggi interstellari compiuti senza mai pensare alla benzina: insopportabili. Questo baraccone di freaks risulta, infatti, tutt’altro che simpatico perché, come da cliché del genere fantasy, agisce in un sistema perfetto, in cui ogni elemento è dentro un ordine che lo comprende, senza sfaccettature. O buoni o cattivi, tanto che, quand’anche uno dei personaggi volesse provare a evolvere, il suo destino sarebbe comunque segnato: o di qua o di là, ancora una volta senza sfaccettature. È ciò che più volte accade, nella saga, finanche al cattivo dei cattivi, il detestabile Darth Fenner, il quale, non a caso, prima di diventare così odioso, pare sia stato buonissimo. Di più: come nelle telenovelas peggiori, si ritrova a essere pure il padre del suo acerrimo nemico, difensore del bene, Luke. Morale semplice: il bene e il male,...

Star Wars. Il debole della Forza

“Usa la forza Luke…” Luke? Chi era costui? Alla luce dell’evoluzione della saga di Guerre Stellari, una domanda del genere sembra avere una sua pertinenza. Almeno per alcuni, i più giovani, quelli per il quale Luke è solo il protagonista della “vecchia” trilogia, quella con meno effetti speciali ma con Harrison Ford. Già, perché per loro il protagonista della prima, fortunata serie di film sembra non essere che uno dei tanti personaggi e non l’unico vero eroe in cui “credere” e in cui immedesimarsi. Da un po’ di film a questa parte infatti il vero protagonista è il cattivo, Darth Vader (che si dice Dartfener e se ti scappa di dire “vader” qualcuno che ti guarda con il sorrisetto lo trovi di sicuro), che è poi – ma che ve lo dico a fare? – il padre di Luke che, nella “seconda trilogia”, da bambinetto piuttosto vivace diventa proprio un cattivo con i fiocchi. Ecco, è questo che mi colpisce di Guerre Stellari, che alla lunga la memoria dei buoni sfumi (con un’eccezione per Yoda e Han Solo, sulla quale torneremo), mentre i villain di...

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