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Bibbia

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Massimo Recalcati / Ripercorrere la notte del Getsemani

La Bibbia, come scriveva Abraham Joshua Heschel, è un libro sull’uomo, una presa di parola sul soggetto umano, una antropologia dal punto di vista di Dio. Qualora non venga contraffatta da letture devote o apologetiche volte a sterilizzarne il carattere perturbante, qualora non se ne banalizzino le potenti suggestioni rendendole una ideologica pezza di appoggio per le proprie indubitabili e deterministiche dottrine, qualora non venga ridotta a feticcio di propaganda religiosa o politica, la Bibbia si offre al suo lettore come un testo che tende a scompaginare le certezze universali per dischiudere una verità sempre declinata al singolare, attivando così un processo di interrogazione fondamentale sul soggetto umano e su ciò che insiste nella sua esperienza.    È su questo orizzonte di lettura che, fin dalle prime righe, si colloca l’ultimo saggio di Massimo Recalcati La notte del Getsemani, pubblicato da Einaudi: «Attraverso questa scena il testo biblico parla radicalmente dell’uomo, tocca l’essenziale della sua condizione, della condizione “senza Dio” dell’uomo, la sua fragilità, la sua mancanza, i suoi tormenti. Le ferite dell’abbandono e del tradimento, la ferita dell’...

Noi gli ebrei e anche gli altri / Aldo Zargani, In Bilico

Aldo Zargani è legato per noi a un libro indimenticabile, Per violino solo. La mia infanzia nell’aldiqua, un libro struggente, nutrito di umorismo raro nelle nostre lettere, tragico e delizioso, che ha avuto un successo che ha valicato le frontiere del nostro paese. In Bilico (noi gli ebrei e anche gli altri), Marsilio 2017, sta in parte nei suoi immediati dintorni e in parte si allontana perché lascia l’infanzia e ci introduce nelle storie da adulto dell’autore. Per entrare in questo suo mondo nulla di meglio che partire dal suo microcosmo, un brevissimo racconto che s'intitola “Berlinesi”, che potete leggere qui.     La prima parola che mi viene per definire i sentimenti che mi ha suscitato è commozione, una commozione che apre a un grumo di oscurità e insieme a lampi di comprensione non razionale. Tutto è raccontato per bene in un ottimo italiano narrativo, sino a quello finale folgorante (probabile stravolta reminiscenza deamicisiana), che apre sul passato in una sorta di ossimoro che oppone l’infamia al pianto, ma insieme lo genera. Ma come possono essere infami quattro innocenti? E come un infame può piangere la sua infamia? La parola infamia raduna...

Romeo Castellucci, da Alexis de Tocqueville / Democracy in America

La parola e il vuoto: ecco i confini estremi dell’ultimo spettacolo di Romeo Castellucci. La parola che annuncia la Terra Promessa e si infrange contro un deserto che non dà frutti. Il misterioso nome di Dio che concede la grazia per sua insindacabile scelta e le preghiere che contro tale nome troppo presente e troppo assente si rompono, risuonando a vuoto.   È un vuoto frastornante, travestito di molte parole, comprensibili e incomprensibili, in parlate conosciute e in lingue lontane. Sono suoni magici, che hanno il senso delle cose, sono cose, sono azioni, oppure pervadono di puri percussivi significanti corpi in trance, in forma di glossolalie, linguaggi divini ignoti a chi li parla, simili a quelli che invasero gli apostoli durante la Pentecoste. Sono parole cantate come strazianti blues di carcerati o come spiritual che, ripetendo versi simili a formule, cercano di incontrare lo spirito di un Dio che riserva solo dolori e promette una liberazione sempre lontana. È il deserto pullulante di presenze dietro il nome di Dio, Democracy in America di Romeo Castellucci, visto al Metastasio di Prato e ora in scena all’Arena del Sole di Bologna, poi a Trento, quindi alle Wiener...

La lingua del Paradiso / Adamo ed Eco

Chi vuole accostarsi alla lingua senza pregiudizi e con il desiderio di capirci qualcosa trova una fiera resistenza nel senso comune dei dotti. La lingua vi ha infatti un gran rilievo ed è tema di molte idee ricevute. Non solo tra profani che son dotti perché praticano dottamente altre contrade dell'umano, ma anche tra dotti specifici. Del resto, quando è questione della lingua, una distinzione tra profani e specialisti è già essa stessa un'idea ricevuta. In proposito vale un criterio aureo. Sulla lingua, provare a capire ciò che fa chi la parla è in linea di massima più ragionevole che provare a capire le speculazioni che la riguardano (questa inclusa). Sempre che si sia sufficientemente magnanimi, per dirla col Dante del Convivio, da intendere ciò che fa chi la parla. La faccenda è spinosa, però, e non è nemmeno quella di cui qui si vuole dire. La si toccherà, caso mai, un'altra volta.    Tra le idee ricevute sulla lingua ce n'è una, generalissima e di gran peso, le cui radici stanno addirittura nella Bibbia: “Allora il Signore Dio plasmò dal suolo ogni sorta di bestie selvatiche e tutti gli uccelli del cielo e li condusse all'uomo, per vedere come li avrebbe chiamati...

Jheronimus cinquecento anni dopo / Bosch. Visioni di un genio

’s-Hertoghenbosch, 9 agosto 1516. Nella chiesa di St. John si svolge la cerimonia funebre per il pittore Jheronimus Bosch. La funzione ha luogo nella nuova cappella della Confraternita di Nostra Signora (Lieve Vrouwe Broederschap), di cui Bosch è membro. La messa Requiem è disposta dalla confraternita che ne sostiene i costi, come è l’uso. Il librone dei conti, perfettamente conservato, è materiale prezioso: dalle spese sostenute si deduce che questo è il tributo finale a un uomo importante, altamente rispettato. Doveva avere circa 65 anni, la sua data di nascita non è nota (1450-55).   Per festeggiare il cinquecentenario della morte dell’artista, Charles de Mooij, direttore di un piccolo museo del Brabante del nord mette in moto, dieci anni fa, un progetto molto ambizioso: riportare a casa, a ’s Hertoghenbosh, città natale di Jheronimus Bosch, oggi detta anche Den Bosch, tutta l’opera del pittore più immaginifico della storia, per la più grande retrospettiva a lui dedicata. L’opera di Bosch è sparsa in mezzo mondo: 25 musei, giganti quali Louvre, Metropolitan e Prado, in dieci paesi diversi. E Charles de Mooij, dal Noordbrabants Museum, non ha un solo dipinto da offrire in...

Addomesticare Dio

“Non ti farai idolo, né immagine alcuna di quanto è lassù nel cielo, né di quanto è quaggiù sulla terra né di quanto è nelle acque sotto la terra. 5 Non ti prostrerai davanti a loro e non li servirai [...] Non pronuncerai invano il nome del Signore tuo Dio” (Es 20, 4-5.7). È una indicazione fortissima, perentoria e sottile, ma nello stesso tempo tra le più misconosciute e trascurate, quella che ci viene da questi versetti delle dieci “parole”, dei dieci comandamenti: mettono nelle nostre mani il compito, delicato e ardito, di accostarci alla parola “Dio”, per comprenderlo senza circoscriverlo, per alludervi senza afferrarlo. L’imperativo è di non farsi idoli, neppure, e soprattutto, di Dio stesso. Non pronunciare vanamente (o “a vuoto”, o “falsamente”) il suo nome. Eppure sono questi, forse, i comandamenti più disattesi. Il volto di Dio è quello che ha subito più caricature, il suo nome quello pronunciato più distortamente nelle tradizioni religiose che si sono costruite intorno a quei testi.   È...