Teorie

La radice del narcisismo e della violenza / Masochismi ordinari

Sono stato indotto a riconoscere un masochismo primario - erogeno - dal quale si sviluppano due forme successive, il masochismo femminile e quello morale. (Freud)   Il masochismo morale fa male… non solo al soggetto, ma soprattutto alla coppia, al partner, alle relazioni. È una conseguenza di quello che Freud ha chiamato il masochismo morale e che si sviluppa quando l’abbandono del masochismo primario erogeno – quello legato ai piaceri forniti dalla madre – risulta incompleto. E allora abbiamo storie che non decollano mai veramente: iniziano, sembrano promettenti ma s’incagliano contro uno scoglio fantasma e restano in secca anche per anni. La non elaborazione del masochismo erogeno, simbiotico, fa mancare il passaggio strutturante e umanizzante al masochismo fondamentale che da quei...

Un problema mal posto / Il sex appeal della postverità

Al di là del suo contenuto, il termine postverità è sexy, al passo con i tempi e circola sulla stampa anglosassone almeno da un paio d’anni, ovvero prima che l’Oxford Dictionary lo proclamasse parola dell’anno (dopo l’altrettanto sexy “selfie” del 2013). Questo perché la verità stessa nasce come concetto sovraccarico di sex appeal, perlomeno nella definizione greca di aletheia, ovvero senza veli o in fase di disvelamento. Seguendo Heidegger, la storia della verità, in qualche modo collegata alla storia dell’essere, trasforma tale concetto in qualcosa di molto meno erotico e di molto più burocratico. Dunque dall’aletheia greca alla veritas romana, passando per l’adeguatio medioevale, fino alla certitudo moderna, si consuma il ciclo di vita della verità come frutto di un processo di...

La nascita della filosofia digitale

1. La ricerca del principio primo   Uno dei primi temi affrontati dalla filosofia occidentale fu la ricerca di un elemento unificante, di un “principio primo”, o arché, che costituisse l’origine e il fondamento dei fenomeni variegati e delle sostanze e forme diverse che si presentano in natura. Talete (VII-VI sec. a. C.) indicò il principio primo nell’acqua. Altri filosofi identificarono l’arché in sostanze diverse, dall’aria al fuoco. Pitagora indicò l’arché in un principio astratto, il numero. Se a ‘numero’ si sostituisce ‘informazione’ si passa agevolmente dalla filosofia pitagorica alla filosofia digitale. La ricerca dell’arché continua anche oggi: i fisici si sforzano di dare un quadro unitario della realtà sia cercando la grande unificazione delle quattro forze fondamentali sia...

Biogea / Michel Serres: incontri, amori

Pubblichiamo un estratto della postfazione di Francesco Bellusci al nuovo libro, tradotto in italiano, di Michel Serres: Biogea. Il racconto della terra, dal 24 novembre in libreria, e un brano tratto dall’ultimo capitolo del libro intitolato: “Incontri, amori”.    Improvvisamente, nel giro di meno di un secolo, dopo millenni, abbiamo eroso quel campo della Necessità che stoici ed epicurei ritenevano invalicabile. Ciò che non era in nostro potere, ora lo è, in tutto o in parte. La nascita e la morte, le minacce alla nostra salute, la vita e il suo codice genetico, la velocità delle comunicazioni e degli spostamenti, la riproducibilità dei beni, il clima. Siamo all’altezza del mondo, siamo dotati di strumenti all’altezza della sua potenza, ma ci salveremo solo se ci riconosceremo...

Pluralismo culturale / Camminare nel mondo

Allargare la distanza, aumentare la comprensione, con un profondo rispetto per la sofferenza degli altri. Così si esprime, commentando il proprio lavoro, Paolo Pellegrin, fotografo che con il giornalista Scott Anderson ha realizzato il reportage de “la Repubblica” e del “New York Times Magazine”, uscito il 14 agosto 2016, col titolo Terre spezzate.  Le indicazioni di Pellegrin si mostrano difficili da mettere in pratica. Soprattutto in un tempo come il nostro, quando siamo particolarmente impegnati a restringere la distanza al nostro mondo particolare; a praticare l’indifferenza e non certo la comprensione; a esprimere forme di narcisismo diffuso, concentrati come siamo principalmente se non esclusivamente su noi stessi. Operiamo in molti campi della nostra esperienza una...

L'immagine racconto di Internet / La fotografia: una questione molto personale

Circa il 99% degli testi critici, dei saggi e delle recensioni sono declinati alla terza persona singolare, o al massimo, a una prima persona plurale tesa a spogliare l'articolo di individualismo. È una buona norma, che ci ricorda come ogni speculazione intellettuale debba volgersi al piano più generale e obiettivo delle idee. Ora che mi accingo a scrivere dello status della fotografia al giorno d'oggi debbo però necessariamente parlare in prima persona, proprio perché oramai la fotografia è diventata una questione molto personale. Quando rifletto sul senso dell'immagine nella contemporaneità non cerco ispirazione nelle opere dei grandi artisti, o nelle mostre più visitate del momento: guardo quello che faccio io stessa col mio cellulare. Guardo la gente per strada. Guardo le immagini che...

Eroi borghesi / Onestà. Boschi, Raggi: perché restate?

Perché Maria Elena Boschi non deve rispettare la parola data e Matteo Renzi sì?   È molto semplice. Perché Boschi è una donna, e le donne non hanno una parola, la parola; hanno le parole (è un po' come la vecchia storia che dice che non hanno un mestiere ma i mestieri). Chiacchierano tanto, ma si sa che sono volubili; la donna è mobile e muta d'accento e di pensier. La sua fedeltà, se ce l'ha, non è a un'idea, ma al più a un uomo. E anche in quel caso, «è la fede delle femmine come l'araba fenice...». L'uomo invece la parola la può dare, e la può anche tradire, certo. In ogni caso da lui si esige qualcosa che alla donna è perdonato, e il risultato di questo modo di pensare che si reputerebbe remoto e superato, ecco che lo vediamo praticato anche ai nostri giorni: così, nonostante le...

Fuoco nero, fuoco bianco / Derrida e la Qabbalah

Che esista uno stretto rapporto fra alcuni aspetti del pensiero di Jacques Derrida e la tradizione ebraica è un fatto ormai assodato, e su questa problematica esistono vari studi d’assieme. Si tratta di analisi che andrebbero prolungate, ma in quest’occasione ci interessa affrontare un compito più modesto, ossia proporre un minimo esercizio di lettura in rapporto ad alcuni passi del saggio derridiano La dissémination. Ricordiamo che il testo costituisce un’ampia disamina, assai poco tradizionale, di un’opera letteraria a sua volta innovativa, ossia Nombres di Sollers.   In questo romanzo, i numeri non figurano solo nel titolo, ma esercitano anche un ruolo essenziale nella costruzione del libro. Come ha ricordato Guido Neri, «Nombres si presenta come un “dispositivo” nettamente...

Romano Màdera. L’opera al rosso / L’eredità junghiana come individuazione

“Questa, dunque è la mia strada; qual è la vostra? Così rispondevo a coloro che mi da me vogliono sapere la strada. Questa strada infatti non esiste!” “Voi non avevate ancora trovato voi stessi: quand'ecco che trovaste me. Così fanno tutti i credenti; perciò ogni credenza è così poco importante. Ora io vi ordino di dimenticare me e di trovare voi stessi, e solo quando voi mi avrete rinnegato tornerò da voi. F. Nietzsche, Così parlò Zarathustra.   F. Nietzsche.     Vietato imitare. Il titolo del primo capitolo del libro nel quale Romano Màdera traccia la sua personalissima maniera di raccogliere l’eredità terapeutico-culturale dell’opera junghiana ci conduce immediatamente al cuore del problema: l'unico modo per restare fedeli all'insegnamento di un maestro...

Nella narrazione storica esiste una patologia? / Distruzione e trauma

Che significa avere un trauma?   “Non c'è il rischio di banalizzare l'esperienza traumatica? Mi sembra che la questione sia importante anche perché questa concezione patologica della storia va spesso di pari passo con la diffusione delle tecniche di debriefing o defusing, che dovrebbero permettere di raccontare il prima possibile l'evento traumatico.”   Partirei da questa riflessione di Sabina Loriga per illustrare i contributi collettivi al tema della distruttività umana proposti da due importanti riviste psicoanalitiche: il numero 8 di  “notes per la psicoanalisi”, dal titolo Il trauma la Storia, e il numero 1 di “psiche”, intitolato Distruggere. Come si può intuire, trauma e distruzione non sono la stessa cosa, anche se tra i due eventi è probabile, ma non necessaria,...

Le verità vere sono quelle che si possono inventare / Storia naturale della post-verità

“Le verità vere sono quelle che si possono inventare”, scriveva Karl Kraus circa un secolo fa. Lo scrittore e polemista austriaco, celebre anche per i suoi aforismi, amava dire che chi esagera ha buone probabilità di venir sospettato di dire la verità, e chi inventa addirittura di passare per ben informato. Più o meno nello stesso periodo, lo scrittore anarchico statunitense Ambrose Bierce definiva così il termine verità nel suo splendido Dizionario del diavolo: “ingegnoso miscuglio di apparenze e utopia”. Veritiero nel libro di Bierce equivale così a “ottuso, stolto, analfabeta”. Con tutt’altro approccio, nel 1967 Guy Debord scriveva che “nel mondo realmente rovesciato, il vero è un momento del falso”. Il filosofo Baudrillard, riprendendo il Qōhelet, ci ha informati invece della...

Violenza domestica e legami tossici / Ma perché le donne restano?

Vorrei mettere in luce un aspetto trascurato che riguarda la violenza sulle donne, proprio in questi giorni che possiamo avere un ascolto più attento grazie alla istituzione della Giornata mondiale contro la violenza sulla donna. Nei dibattiti che ascoltiamo, nei discorsi degli esperti, nei libri che leggiamo troviamo molte riflessioni sul fenomeno, ma abbiamo anche la sensazione che non si tocchi il punto, sembra che non abbiamo ancora trovato un grimaldello abbastanza potente da modificare non dico il corso delle cose, ma almeno la posizione soggettiva della vittima. Fornire alle donne decaloghi di comportamento degli uomini violenti ha una sua utilità, ma occorre tener conto che una donna che si è legata a un uomo ammaliatore può non riconoscere, in lui, queste condotte pericolose. Una...

21 novembre 2016, Giornata mondiale della filosofia / Riposare o essere liberi?

Le origini della cultura occidentale affondano nella nascita della filosofia, ma, come ha scritto Giorgio Colli, le origini della filosofia restano misteriose. Ora, per gettarvi una luce, si può certamente continuare a esplorare la cesura storica che separa il logos dal mito; il pensiero razionale, astratto, discorsivo, che connota la pratica filosofica, dalla sapienza mistica, divinatoria e misterica, a sfondo religioso, nella Grecia che va dall’VIII al V secolo avanti Cristo. Come fa, d’altronde, lo stesso Colli che individua l’anello di congiunzione tra i due momenti nella soluzione dell’enigma della conoscenza, che avviene prima attraverso la mediazione degli oracoli divini, poi attraverso l’agonismo solo umano e secolarizzato dell’arte della discussione (G. Colli, La nascita della...

Storia di un colore / Rosso. Non gli crediamo più?

«Se si tiene un drappo rosso davanti al toro, questi diventa furioso; il filosofo, invece, va su tutte le furie solo che gli si parli del colore in generale»: con questa citazione di Goethe – stampata in nero su una pagina rossa, in barba alle regole dell'araldica – inizia l'avvincente storia del rosso di Michel Pastoureau (Ponte alle Grazie). I filosofi, è vero, sono spesso convinti che il colore non faccia parte della filosofia, anche se potremmo citare molti autori che si sono affannati attorno agli enigmi del colore, a partire da Teofrasto per giungere fino a Wittgenstein e oltre. Ma in genere anche agli storici i colori non piacciono, forse perché la ricerca in questo ambito è irta di difficoltà: numerosi sono i problemi documentali, la difficoltà di accedere ai colori dell'originale...

Amore, amicizia, Stato / Fidarsi: un rischio necessario

«Perché gli uomini, nonostante e oltre le delusioni, continuano a fidarsi e comunque ci riescono?» Se lo chiede il filosofo Salvatore Natoli nel saggio Il rischio di fidarsi, pubblicato dall'editore il Mulino, in cui riflette sul tema della fiducia, sulle sue diverse modulazioni e sugli effetti della sua presenza o, al contrario della sua assenza. La fiducia nasce nella sfera degli affetti, è un sentimento di sicurezza rispetto al nostro posto nel mondo che si forma in noi perché sin dalla nascita siamo accolti e accuditi. Facendo esperienza dell'affidabilità degli adulti, nel bambino si rafforza una naturale predisposizione a fidarsi del mondo. Crescendo, però, accanto alle esperienze positive si accumulano delusioni, inganni, tradimenti che cambiano la nostra predisposizione positiva...

Tre lezioni sulle tenebre / Doppiozero a Bookcity

Per l’edizione Bookcity 2016 Doppiozero organizza, presso il Teatro Franco Parenti Digital Studio, Tre lezioni sulle tenebre:   Nella mente di Andres Breivik Pietro Barbetta 18 novembre 2016, ore 17.30   - Mi considerate tutti un mostro, non è vero? - La consideriamo un essere umano. - Mi giustizierete. Me e tutta la mia famiglia. - Siamo pronti a proteggere la sua famiglia, se fosse necessario. Per noi una vita è una vita. Lei sarà trattato esattamente come chiunque altro.   Queste risposte sono l'offesa più grave che Breivik può avere ricevuto. Una lezione di giustizia, uno schiaffo, addosso alla convinzione di essere contemporaneamente superiore e inferiore. No, sei uno di noi.   Dopo Bataclan Marco Belpoliti 19 novembre 2016, ore 17.30   Un anno fa la strage...

Come è possibile l'indifferenza? / Empatia

Quello che più di tutto risulta difficile da accettare delle posizioni di Giacomo Rizzolatti contenute nel libro-intervista con Antonio Gnoli, appena pubblicato da Rizzoli, è l’accreditamento dell’empatia come fenomeno positivo.  Se “c’è un meccanismo biologico” – i neuroni specchio – “che ci rende sociali, che ci porta a considerare l’altro come noi stessi”; se “c’è una conoscenza empatica degli altri”, è almeno improprio tendere a mostrare l’empatia come una pratica solidale e positiva.   Chi ha seguito con attenzione le scoperte del gruppo di neuroscienziati dell’Università di Parma negli ultimi venti anni ha elementi per sorprendersi e porsi domande impegnative. Una questione preliminare e dirimente è: ma specchiarsi nell’altro vuol dire comprenderlo in parte e sapere quello...

“Ho la mia età” mi fa (più) vecchio / Il fantasma dell'età riflessiva

Di acciacchi, ognuno ha i suoi e lo stesso di età. Ognuno ha strettamente la sua, di età. C'è bisogno di dirlo? Sì, è vero. Si può anche avere l'età di un altro. Nel senso ovvio che si può avere un'età pari a quella di un altro. “E tu, di che anno sei?” “Ho più o meno la tua età.” “Se hai la mia età, Lucio Battisti non ti può essere indifferente...”.  Stesse in questi termini, la faccenda dell'età sarebbe abbastanza semplice. Ma l'età, purtroppo, non sta solo in questi termini linguistici. Non ci credete? Provate a mettere alla stessa persona grammaticale soggetto e aggettivo possessivo. Invece di dire “Ho la tua età”, affermazione completamente neutra e che non dice affatto che età avete, provate a dire “Ho la mia età”. Non vi sentite già più vecchi? Anche se vecchi non vi sentite,...

Umani e animali: diversamente intelligenti / Siamo i più intelligenti del reame?

«Specchio, specchio delle mie brame, chi è il più intelligente del reame?». Sembra sia questa la domanda che oggi ossessiona etologi, evoluzionisti e neuroscienziati. Ne è convinto Frans de Waal, etologo e primatologo olandese di fama internazionale che all'intelligenza degli animali ha dedicato un saggio molto interessante e altrettanto piacevole: Siamo così intelligenti da capire l'intelligenza degli animali? (Raffaello Cortina). Finito, e speriamo per sempre, il tempo in cui, con stentorea e ottusa fermezza, si dichiarava che senza alcun dubbio gli uomini sono più intelligenti delle donne e i bianchi lo sono più di tutti gli altri; oppure – suscitando meno sgomento – che il cane lo è più del gatto, l'attenzione degli studiosi di scienze naturali sembra essere tutta presa a dimostrare...

Non arare, non usare concimi, non considerare nemici gli insetti / La saggezza dell’agricoltore

L’ultimo giorno di marzo di quest’anno sono andato in un villaggio a sud di Nara per incontrare Yoshikazu Kawaguchi, il più autorevole agricoltore giapponese che pratica l’agricoltura naturale. Come forse qualcuno di voi saprà, si tratta di un metodo di coltivazione elaborato da Masanobu Fukuoka, autore de La Rivoluzione di un filo di paglia. Il primo che mi parlò di Fukuoka e della sua rivoluzionaria tecnica fu Gilles Clément, uno dei paesaggisti francesi più conosciuti (ma lui preferisce definirsi semplicemente “giardiniere”), teorico del “giardino in movimento”, del “giardino planetario” e del “terzo paesaggio”, quando andai a incontrarlo nel suo atelier parigino alcuni anni fa. Subito dopo mi procurai il libro di Fukuoka e lo lessi, ma al di là di quella lettura non avevo mai...

La varietà del mondo in una forma sola / Pregiudizio

  Storie    (a) Quattro aperitivi analcolici, aveva ordinato al cameriere quello di loro che sembrava più a suo agio degli altri. Certo, era l’unico che aveva il cellulare alla cintura, i blue jeans e la camicia a scacchi colorata. Anche altri due di loro si muovevano con un certo agio, come chi ormai conosce i posti e ha imparato alcune abitudini di base. Era il quarto che si misurava evidentemente con quel mondo per la prima volta. Statuario, col suo fez col pon pon, si guardava intorno alla ricerca di segni accessibili e si muoveva con una certa pesantezza nel suo vestito lungo, sotto il quale spuntavano dei corti pantaloni e sandali di cuoio consunto. Gli altri tre no: avevano scarpe da ginnastica di quelle che non cambiano mai colore anche quando sono vecchie, e...

Intellettuali tipici del XX secolo

Come alcuni dei migliori autori cresciuti nel clima vociano, dopo gli anni Venti Camillo Sbarbaro tacque quasi del tutto fino alla vecchiaia. Ma mentre arricchiva il suo erbario e traduceva dal francese, oltre a comporre pochi bellissimi versi, continuava a scrivere le sue prose fatte di scampoli, trucioli, aforismi. Non di rado, queste prose ironizzano sugli intellettuali che s'aggiornano freneticamente, che militano senza sosta e non si capacitano del silenzio dell'autore, fedele a un'ispirazione intermittente e astratto dalla cronaca. In Fuochi fatui si trova il resoconto di una visita a Giovanni Papini, steso durante il secondo conflitto mondiale ma riferito al periodo immediatamente successivo al primo. Se alla vigilia della Grande Guerra Papini aveva accolto Sbarbaro recitando la...