Teorie

Modi del sentire / Clemenza

«Siate clementi con i vostri alunni», invocava qualche tempo fa un’autorevole voce del mondo della scuola. Un’esortazione che si è sentita del resto spesso pronunciare di questi tempi pandemici. «Siate clementi con gli studenti» è stato ripetuto dalle nostre istituzioni universitarie. Siate clementi? L’esortazione a essere clementi è molto diversa dal generico «siate buoni» e si avvicina di più a un comunque generico: «Siate comprensivi e perdonate». Ovvero al significato primario di clemenza, che non nega l’applicazione della giustizia ma la spinge oltre, quasi un’eccedenza: emettete un giudizio giusto, una valutazione secondo equità e poi però fate intervenire almeno un pizzico di clemenza nei confronti del reo. Che nel linguaggio della scuola e dell’università vorrebbe dire alzate i...

Diario clinico 3 / Quando il giornale era un mappamondo

“Basta pareti”, urla la bambina, perché i piccoli sono azione e stare al chiuso sembra una punizione di cui non si capisce la ragione. L’isolamento coatto forza gli adolescenti a inabissarsi sempre più in se stessi, la scuola è l’inaspettato oggetto del desiderio, gli adulti sognano: quello che vorrei è qualcosa di più del poter andare in un posto, è una vita al di là della casa.  Anche se nessuno ci vede, ci sentiamo sotto esame tutti. Ci domandiamo chi siamo, mentre dubitiamo e regrediamo, risucchiati in simbiosi strampalate, timorosi di ogni lasciatura. Cittadini un po’ infantilizzati che, come bambini con la paura di andare a dormire, vedono ingigantite le ombre della sera. Penso alla riflessione di Anna Freud, l’idea di un Super-io più crudele e spietato quando gli adulti...

Almanacco / Dieci anni di doppiozero: Eccentrici

Artisti, pensatrici, filosofi, scrittrici, cantanti, poeti, fotografe, cineasti, psichiatri, psicologi, attrici, designer, politici, e altro ancora. Ottantotto testi per un e-book di tantissime pagine. Molti di questi ritratti portano in primo piano l’attenzione che abbiamo posto ai personaggi della società e della cultura – italiana e internazionale – non facilmente omologabili, irregolari: eccentrici, appunto. Sono solo una piccola parte di quelli che si trovano in “doppiozero”. Che si tratti di raccontare un protagonista del passato o persone scomparse da poco, lo sguardo è sempre volto a fornire informazioni, giudizi, visioni; includere il presente nel passato, perché quello che ci interessa è il futuro: futuro anteriore, si potrebbe dire. Non vogliamo inseguire l’attualità giorno...

Gli elementi di Mario Porro / Vagabondare per immagini

Nuvola, ombra, fango, acqua, mare, foresta ma anche catena, rete e orologio. Basta dare un’occhiata all’indice dell’ultimo libro di Mario Porro (Ipotiposi. Vagabondare per immagini, con illustrazioni di Anna Enrica Passoni, Medusa, Milano 2020) per comprendere che ci troviamo in un multiverso dominato dalla forza degli elementi naturali. Un mondo scrutato nelle sue componenti elementari, che Porro c’invita a prendere come modelli di riflessione e di visione. Come modelli della ipotiposi. Figura retorica che indica “una rappresentazione viva e immediata di un oggetto o di una situazione” (p. 202), l’ipotiposi è una descrizione così vivida da suscitare immagini nella mente di chi legge o ascolta. Un’iconicità o un vagabondare per immagini, come suggerisce il sottotitolo.   Ricorrendo...

Pittura e poesia / Rilke e l'arte del paesaggio

Calco della voce francese paysage, la parola italiana paesaggio appare la prima volta negli ambienti pittorici veneti del Cinquecento, in particolare tra i leonardeschi e intorno a Tiziano e la sua scuola. Fino all’epoca romantica la parola sarà usata quasi solo in riferimento alla pittura, poi il suo uso sarà esteso in altre aree semantiche: un cammino analogo hanno la parola inglese Landscape e la tedesca Landschaft. Dal linguaggio della pittura il paesaggio passa via via ad essere oggetto di molti saperi, anche se di poche cure. La voce entrerà nella Costituzione italiana con l’espressione “tutela del paesaggio”. Per via delle molteplici implicazioni, una storia del paesaggio, della sua rappresentazione, sarebbe pressoché impossibile. Già riferendosi a un’eventuale storia del paesaggio...

Etica e fede / L'eredità di Barth e Bonhoeffer

Quando m’iscrissi alla facoltà di teologia evangelica dell’Università di Magonza per acquisire quelle conoscenze che mi erano indispensabili per affrontare l’argomento della mia tesi di laurea, la Germania Occidentale portava ancora evidenti le ferite e le mutilazioni della guerra. Era dicembre 1958, chiese diroccate, edifici semidistrutti, muri anneriti dalle fiamme, interi spazi cittadini coperti di macerie… tutto raccontava quanto i tedeschi avessero loro stessi sofferto dopo aver inflitto sofferenze inaudite a tanti popoli. Ma il clima che imperava, il discorso pubblico, erano quelli di un’impressionante rimozione collettiva. Sebald, con la consueta secchezza, nel saggio Luftkrieg und Literatur ne parla e sembra quasi dire che i tedeschi si vergognavano delle sofferenze subite con i...

Il dissenso come gesto etico / Geel, la città dei matti

Il libro di Renzo Villa – Geel la città dei matti, uscito per Carocci – è un’opera straordinaria. Riapre la riflessione su pratiche sociali che durano da centinaia d’anni. Si tratta della vicenda di una città belga che dà ospitalità ai matti – qualsiasi cosa voglia dire ciò in occidente, dai tempi dell’Aiace omerico, fino agli ultra-moderni antipsicotici atipici.    L’autore è studioso di storia della psichiatria, antropologia criminale, ma anche di iconografia fiamminga, e questo libro sembra ricoprire un crinale inedito, una sovrapposizione tra queste competenze. Uno studio interdisciplinare in un’epoca, la nostra, in cui prevale la sorda disciplina. Villa rende il testo vivo e appassionante, il suo stile letterario è estraneo alle regole del mercato, agli ammiccamenti della...

Diario clinico 2 / Un terapeuta acrobata tra lettino e Skype

Si inizia con: “ma lei adesso dov’è?”. Perché il terapeuta, si sa, è nel suo studio, ma il compagno d’analisi non varca la soglia, non suona il citofono, si annuncia con il segnale Skype. E, ogni volta, si cambia location. Roberto è sempre in macchina, al buio con la mascherina, sono gli occhi che segnalano lo stato d’animo. Luisa è sempre in tuta, con la coperta sul divano, si è appena svegliata, tra poco in ospedale inizia l’ennesimo turno di notte. Marco è sempre nello sgabuzzino, ogni tanto si alza e controlla che la porta sia chiusa davvero. Annabella preferisce una panchina che garantisce la sua privacy. Luigi arriva senza preavviso, non ce la fa più a fare a meno della presenza, una donna si annuncia per una richiesta urgente, e irrompe in studio in monopattino.   La...

Sulla soglia della trascendenza / Barlumi d'altrove: racconti spirituali

«Una piccola figura umana si trova al cospetto di un'enormità indefinita dove terra, mare e cielo si fondono: da una parte l'ordinaria misura dell'uomo e, tutt'intorno a lui, una dismisura senza appigli». Nella nota introduttiva alla raccolta Racconti spirituali (Einaudi) il curatore, Armando Buonaiuto, descrive l'immagine di copertina del libro da lui voluta perché vi si ritrova l'atmosfera del dipinto di Caspar David Friedrich Monaco in riva al mare. Si tratta di una fotografia di Philip Mckay perfetta allo scopo, perché evoca molto bene il senso della parola spirituale. Un uomo, tanto piccolo da distinguersi appena, fronteggia un'immensità vuota, da cui proviene un vago senso di pericolo, qualcosa che inquieta, ma che ancora di più affascina e attira. L'uomo piccolissimo ci si...

L'arte senza arte / L’estetica dei meme

Nella scena di apertura dell’episodio IX della terza stagione di X Files (andata in onda per la prima volta in America nel 1995), l’agente Fox Mulder – alias David Duchovny – sempre all’inseguimento di una verità fuggevole e indecidibile, è alle prese con un nastro rubato contenete la “vera” autopsia di un alieno: plausibilità che viene dedotta dal carattere amatoriale del video e dalla conseguente assenza di dettagli perché, si sa, l’esattezza e il dettaglio appartengono alla finzione e, laddove l’eccesso di definizione reca con sé sempre lo spettro di un’adulterazione, l’imperfezione indica l’appartenenza delle cose alla genuinità del mondo sulblunare.    È questo uno dei temi che ricorrono e corrono nel testo di Valentina Tanni, Memestetica. Il settembre eterno dell’arte –...

1921-2021 / Psicologia delle masse. Un secolo di politiche dell'inconscio

Ricorre quest'anno, in un momento di grande difficoltà planetaria per la pandemia da Covid, segnato dal recente riemergere anche in Italia e in Europa, in una sfavorevole congiuntura economica, del populismo e di derive autoritarie come il sovranismo, il centenario di un'opera di Sigmund Freud, Psicologia delle masse e analisi dell'Io, che sembra porre le basi per una comprensione dei fenomeni sociali sulla base di una lettura psicoanalitica delle politiche dell'inconscio.    «Nella vita psichica del singolo l'altro è regolarmente presente come modello, come oggetto, come soccorritore, come nemico, e pertanto [...] la psicologia individuale è, al tempo stesso, fin dall'inizio, psicologia sociale». Così nota Freud all’inizio del suo saggio (in OSF, Bollati Boringhieri, tr....

K. Revue trans-européenne de philosophie et arts / Pinocchio o della fame

Di quel pezzo di legno destinato a diventare burattino, Collodi dice che era “come tutti gli altri”. Nessuno avrebbe potuto immaginare a prima vista che fosse un pezzo speciale. Tutt’al più, si dice nelle prime pagine del libro, sarà buono per il fuoco di cucina: “a buttarlo sul fuoco, c’è da far bollire una pentola di fagioli...”. In questo passaggio non c’è ancora la fame, ma la sua ombra cupa, in forma di una pentola che ribolle tra sé e sé, mentre attorno tutti sono affaccendati nei loro mestieri. Attraverso questa cucina fumosa si allude a un’epoca in cui la fatalità di rovesciare la pentola per terra rappresenta una vera e propria disgrazia. In Pinocchio la fame è onnipresente o, più esattamente, Pinocchio è il romanzo dell’onnipresenza della fame.   Una fame tangibile,...

Diario clinico / Personalità "come se"

Mentre adattiamo il nostro stato d’animo al colore deciso dal grafico della pandemia, la ricerca della postura, quale mente e quale corpo, è il compito del giorno. Aprire o chiudere. Aprirsi o chiudersi. Scendere in strada dimentichi, come se niente fosse, oppure perfezionare il nostro personale sistema di sicurezza spostando tutto on line. Nella grammatica dei sentimenti si introduce la mestizia, e la possibilità dell’Allegro sfuma in velocità più moderate, mentre temiamo di sbiadire in una nota sola. Si può anche sognare di gridare tutti insieme: io sono un autarchico, ma non è facile capire – siamo migliorati, siamo peggiorati, ci siamo trasformati o cristallizzati, chissà, nella routine da eterno presente, di vite iperconnesse fisicamente separate, in un mondo diviso in zone dove il...

Perdere / L'intimità che fa paura

Dieci ragazzi si ritirano in una casa in campagna per sfuggire la pandemia. Immersi nella natura passano le giornate tra balli, giochi, cibo e racconti. Decidono per la vita, per il gruppo, per un’intimità fresca, lontana dalle case di origine. Il dispositivo di questa nuova intimità non è lasciato al caso, ma segue una regola precisa: ogni sera, ogni giovane inventa una storia che gli altri commentano. In una atmosfera di libera espressione creativa e di vita, dieci ragazzi, inventano dieci novelle per dieci giorni; a turno ogni giovane stabilisce l’argomento del giorno all’interno di un grande contenitore tematico che riguarda la capacità del soggetto di superare le avversità: ecco il congegno salvifico del Decameron. Non è la prima volta che si parla del Decameron in questi giorni...

Accademia Unidee / La bellezza del possibile

Immaginario ipertrofico e individuazione   Iniziamo con un testo fotografico che parla da solo. Lo useremo non per analizzarlo né per commentarlo, ma per farci aiutare. L’ordine degli oggetti, delle assenze e delle presenze, e la distribuzione dei segni nello spazio configurano un paesaggio disarticolato che parla di un immaginario ipertrofico. Sfugge da ogni lato la possibilità di comporre una mappa e il sentimento dell’osservatore che stenta a sentirsi partecipe è quello di un esploratore senza mappa. Un simile paesaggio esteriore coevolve con un immaginario interno che comprende abbandono e surmodernità, miseria e lusso, margine e centro, fino a produrre una provincia di significato comunque periferica, nel senso che assume questo aggettivo dal momento che il mondo sembra essere...

Genitori e figli / "Gli spostati" loro malgrado

Non tutte le forme del “male di vivere” prolungato, interiorizzate, che impediscono o rendono arduo il condurre un’esistenza accettabile, e che sopravvengono anche senza alcun rilevante disturbo cerebrale, e che sin da Freud chiamiamo psiconevrosi, e diciamo psicogene, sono uguali. Alcune sembrano radicarsi in orientamenti individuali talmente lontani che è difficilissimo rintracciarne l’inizio, quasi fossero la vera natura (o una seconda natura) del singolo. Ma ci sono molte forme di tal genere che sembra siano state – o siano – imposte al singolo suo malgrado, da altri. Sono quelle di cui si occupa Carla Stroppa, psicoanalista junghiana, nel suo ultimo libro, scritto con stile robusto e accattivante, direi “letterario”, in cui il suo coinvolgimento profondo è evidente dalla prima all’...

Maleducazione / Insultare gli altri: perché?

Gadda insultava Mussolini definendolo “sanguinolento porcello”, “fezzone”, “super balano”, “naticone ottimo massimo”. Era il suo vertiginoso modo di ingiuriare il dittatore e, come spregio ulteriore, lo faceva senza nominarlo mai. Un maestro, anche in questo. D’altro canto chi meglio di lui: l’insulto, come ogni oggetto d’invenzione umana, non ha, perché non può avere, limiti di sorta. Noi siamo fatti anche di insulti, questo è il punto. Le nostre relazioni sociali sono “condite” dagli insulti, più o meno intenzionali. Sono un ingrediente della gastronomia sociale, linguistica e non, che si realizza in circostanze particolari, e riesce tanto meglio quanto maggiore è l’abilità inventiva di chi lo prepara. Non solo, la pratica dell’insulto ci è famigliare fin da bambini, e ciò che va...

Ivo Lizzola / Oltre la pena

Ivo Lizzola ha pubblicato in tempi recenti un testo per Castelvecchi Oltre la pena. È un testo ostinato e insistente, queste le sue principali qualità. Non smette di ripetere ciò che non si vuole sentire: che le delinquenze più importanti stanno diventando di nuovo – o forse lo sono sempre state – quelle che stanno sotto gli occhi di ognuno, che si mostrano indisturbate sotto le rispettabili apparenze dei modelli economici e sociali dominanti. “Maledetti voi che ve ne state, con le mogli nei letti di lana, schernitori di noi carne umana” direbbe un poeta. Lo stile del testo è infatti poetico, evocativo. Non si accontenta di fare una diagnosi della situazione contemporanea in relazione ai diritti, alle offese e alle pene; anzi critica i tentativi psicologici di inquadrare la questione in...

Paul Erdős / Matematica del caffé

“Un matematico è una macchina per trasformare caffè in teoremi.” Amava ripeterla spesso, questa boutade, Paul Erdős, noto per essere stato il solutore di problemi matematici forse più prolifico, e certamente più eccentrico, del secolo scorso. Nato a Budapest nel 1913 da una famiglia di origine ebraica, Erdős abbandonò l’Europa nel 1934 per sfuggire alla minaccia del montante antisemitismo, e approdò all’Institute for Advanced Study di Princeton. Quando al fisico Leó Szilárd – uno dei primi a intravedere le possibilità, anche nefaste, di sfruttamento dell’energia nucleare – fu domandato, negli anni ’50, se credesse all’esistenza dei marziani (un tema all’epoca piuttosto in voga), rispose: “Sono già tra noi, si fanno chiamare ungheresi.” Del gruppo di scienziati marziani che Szilárd aveva...

Ipotiposi / Il linguaggio della neve

“Ho tante nevi nella memoria: nevi di slavine, nevi di alte quote, nevi di montagne albanesi, di steppe russe, di lande polacche”, scrisse Mario Rigoni Stern nel ‘93 in un articolo dedicato alla cultura cimbra, poi ripreso in Sentieri sotto la neve. “Ma non di queste intendo parlare; dirò di come le nevi un tempo venivano indicate dalle mie parti: nevi dai più nomi, nevi d’antan”. Le prime nevi dell’autunno sono fiacche e incerte, nel cadere i fiocchi volteggiano e talvolta tornano verso l’alto, come colpiti da un ripensamento, un esperimento poco convinto e poco convincente. Niente a che vedere con la prima neve dell’inverno, la Brüskalan, inconfondibile per il suo “odore pulito, leggero”: sul terreno gelato dopo l’estate di San Martino, “in breve la neve copriva la polvere delle strade...

Pensare altrimenti / Scambiare, donare

Dove si cerca di dire che in fondo siamo meno egoisti di quanto pensiamo e che in fondo doniamo più di quanto crediamo, perché è solo così che creiamo relazioni.   Se quella che oggi chiamiamo “economia” in principio era solo un’attività di sussistenza, con il trascorrere del tempo ha assunto un ruolo sempre più centrale, al punto da prendere, in molti casi, il posto della politica. La progressiva “occidentalizzazione” del mondo sta provocando una diffusa colonizzazione dell’immaginario economico, che ci porta a vedere tutto in un’ottica mercantile in cui ciascuno cerca di ottenere il massimo guadagno con il minimo costo. Estesa questa visione all’intero genere umano, si ottiene il cosiddetto homo oeconomicus, un essere razionale che agisce perseguendo fini utilitaristici e,...

Viveiros De Castro con Karen Barad / Amazzonia e cosmologia queer

Che cosa hanno in comune la meccanica quantistica, l’antropologia dei popoli amerindi, il femminismo e gli studi di genere? Apparentemente nulla. Si tratta di ambiti disciplinari molto lontani tra loro come terre separate dalla deriva dei continenti. Eppure da qualche anno si avverte una scossa che tutti li attraversa simultaneamente. Un movimento tellurico che non sarebbe azzardato definire come una comune tendenza epistemologica o come un nuovo paradigma ontologico, in grado di generare sussulti sismici gemelli nonostante le lunghe distanze. Lo potremmo chiamare un paradigma queer, ma solo perché l’aggettivo suona più inclusivo e semanticamente ricco rispetto ad altre connotazioni, meno accattivanti, che potrebbero ugualmente definirne l’orizzonte: immanente, neomaterialista,...