Analfabeta
Nicole Janigro

Nicole Janigro, nata a Zagabria, vive e lavora a Milano. Psicoterapeuta, analista di formazione junghiana, fa parte del Laboratorio analitico delle immagini (LAI), insegna a Philo, Scuola superiore di pratiche filosofiche, è direttore editoriale della rivista on line Frenis zero, ha curato La vocazione della psiche. Undici terapeuti si raccontano (Einaudi, Torino, 2015), è autrice di Il terzo gemello, con la collaborazione di Luca Ghirardosi, (Antigone, Torino 2010) e di Psicoanalisi. Un’eredità al futuro, Mimesis, 2017. Ha svolto attività giornalistica ed editoriale, è autrice di L’esplosione delle nazioni (Feltrinelli 1993,1999), ha curato il Dizionario di un paese che scompare. Narrativa dalla exJugoslavia (manifestolibri 1994), La guerra moderna come malattia della civiltà, (Bruno Mondadori, Milano 2002), Casablanca serba. Racconti da Belgrado, (Feltrinelli, Milano 2003).

20.11.2012

Neutro

Si mettono quattro creme ed escono come regine, lasciano case bianco latte così linde da parer disabitate. Il corpo è una silhouette da non toccare, i tacchi 12 centimetri sono l’altezza giusta che permette di avvertire la vertigine della dominazione. Si vive nel bello della moda, dove l’estetica è natura, si vorrebbe essere statue immemori del tempo. Il movimento di gambe e braccia va trattenuto, spezza la grazia, ogni traccia tondeggiante deve essere smussata, perché la ciccia che sporge fuori fa sospettare che qualcosa non vada dentro. Quando si rischiava di morire di carestia la ricchezza era la carne in tavola, e paffuti significava essere ben pasciuti. Ora sono tanti gli Hänsel che non vogliono ingrassare per non essere divorati dalla...

24.10.2012

Femminicidio

A pugni e calci, a coltellate, con oggetti casalinghi utili alla bisogna: tra le pareti di casa si uccide così. La vittima è a terra, ha urlato e ha cercato di difendersi, l’esecutore è in fuga. I vicini accorrono, a volte c’è un bambino, a volte chi ha commesso il crimine cerca di suicidarsi. Sono delitti domestici dove il copione è sempre lo stesso: l’assassino è uomo, il cadavere è donna. Dall’inizio dell’anno sono 100, una morta quasi ogni due giorni. Brescia, Pavia, Enna, pochi giorni fa un quartiere elegante di Padova. La statistica forma una linea trasversale che attraversa le età (tra i 18 e i 77 anni) e le regioni, gli ambienti e le classi sociali. Il femminicidio avviene in privato ma ha un...

17.08.2012

La sabbia come cura

Sono oggetti minuscoli, rappresentano animali e uomini, personaggi letterari come Peter Pan e Corto Maltese, fantastici come i protagonisti dei film di Walt Disney, figure mitologiche di culture differenti, la dea cretese dei serpenti, la statuetta votiva etrusca che pare una scultura di Giacometti, simboli religiosi, il presepe e il pope ortodosso, il derviscio turbinante e la divinità indiana Ganesh. Ci sono pietre e foglie, rami e conchiglie, la flora e la fauna di più ambienti. Residui d’infanzia, acquistati nei negozi delle stazioni e dei musei, trovati sulle bancarelle, raccolti per caso e per piacere, creano un insieme polimorfo e kitsch.     C’è davvero qualcosa di tutto nel mondo in miniatura che occupa gli scaffali della...

26.06.2012

Suicidio

A volte non basta. Il tanto vale vivere con il quale Dorothy Parker termina l’elenco sarcastico dei modi di morire non riesce a trasmettere la motivazione di un giorno ancora. Quando scrivere la parola fine è una scelta, arriva come un compimento che si cova da soli e si tace in compagnia, tra decisioni aprioristiche ed esitazioni umanistiche. Quando riesce difficilmente è un colpo di testa. Tecnicamente programmabile, non elimina l’inquietudine di un gesto che rimane misterioso per chi resta.   I fiori si mettono a posto prima o dopo, i piatti si lavano prima o dopo, la lavatrice si fa andare prima o dopo, la testa nel forno si mette prima o dopo. Non è pensabile che da madri lo si possa fare, che l’attrazione di thanatos possa risultare...

06.05.2012

Mano

Si protendono e svolazzano, si applicano e staccano, si aggrappano e si liberano, piangono e cantano: dove si fa musica regnano le mani. Il direttore d’orchestra guida con il gesto, lo stile di un interprete è nella posa delle sue mani. A casa mia, dove tutti eccetto me sapevano suonare, la cosa che contava era l’estensione della mano. Se era ampia, se le dita erano lunghe e affusolate, ecco già pronto uno strumento da imparare. A Milano, negli anni settanta, i miei fidanzati potevano pure essere perdigiorno rivoluzionari, l’importante era che fosse bella la loro mano.   A Zagabria, negli anni cinquanta, dove gli usi e costumi erano quelli di una società ancora pregna dell’eredità di un mondo contadino, la mano curata era un...

24.11.2011

Caffè

A Zagabria è stata Vesna e poi Slavenka, a Belgrado Žarana e poi Azra e poi Adele, a Lubiana c’era Tanja, a Parigi Rada, a Stoccolma Ljiljana, a Vienna Alemka, a Budapest Jasmina, a Berlino Jasna, a Praga Mirjana. Ogni volta la stessa frase: ti faccio un caffè. Si intende: ti faccio un caffè vero, quello espresso, con la macchinetta che non lascia dubbi che i Balcani ce li siamo lasciati alle spalle. Il caffè espresso è stato una conquista relativamente recente, ancora negli anni ottanta a Zagabria, Belgrado, Sarajevo per berlo si usciva di casa, si andava negli alberghi del centro e lo si degustava servito con la panna, così si evitava che fosse troppo poco calorico. E ci si sentiva più mitteleuropei, perché dove si...