AUTORI
Nunzio La Fauci
18.08.2016

Il “Cours” compie cento anni / Il fantasma di Saussure

Un’aula universitaria a Ginevra. Un anno accademico nel primo decennio del secolo scorso. Una lezione di un corso di linguistica generale: i presenti non sono folla. Tutti prendono appunti. Stanno dietro alla parola del professore. Sul suo quaderno, uno annota: “La lingua è tutta piena di realtà apparenti, di fantasmi”. Un altro: “Cosa è fantasma e cosa realtà?”. Un terzo: “La lingua è riempita di realtà apparenti”. Più dettagliato di tutti, infine, un quarto: “La lingua è piena di realtà ingannevoli, dal momento che tanti linguisti hanno creato fantasmi ai quali si sono legati. Ma dov'è il fantasma? Dove la realtà?”. Il professore era Ferdinand de Saussure, nato appunto a Ginevra nel 1857, morto nei pressi di Ginevra nel 1913.   Sono cento anni esatti dalla pubblicazione del Cours...

06.08.2016

Dubbi linguistici / Singolarmente “incinta”

Incinta: il tasso di natalità dice di una condizione divenuta ormai piuttosto singolare, perlomeno in certe nazioni europee. Ma non è certo questa la ragione per la quale all'aggettivo “incinta”, al singolare, capita sempre più spesso di essere combinato con nomi plurali: “In sala d'aspetto, stamattina, c'erano tre ragazze incinta...”. A prodursi in simili exploit non è (solo) gente dallo scarso livello d'istruzione, come si potrebbe pur sospettare. Testimone chi scrive, sono invece persone di buon tenore socio-culturale: le avanguardie del mutamento linguistico vengono sempre da lì. Persone che si muovono a loro agio, per esempio, nell'ambiente accademico. Non è gente, insomma, di cui si possa sospettare abbia difficoltà con gli accordi o che li ignori. Dicono “...tre ragazze incinta” ma...

23.07.2016

C'è un limite alla metafora? / “...ci sta (tutto)”

“Provi un po' se il bagaglio ci sta”: in tempi di voli a buon mercato (o “loucost”, come forse oggi è più trasparente), non è raro sentirsi apostrofare in tal modo da un Cerbero. E alle parole, il Cerbero accompagna di norma un gesto. Il gesto indica il noto strumento di tortura per valigie che staziona minaccioso accanto a ogni varco (o “gheit”) e ha funzione comparabile con una di quelle del mitico letto di Procuste. Dopo aver praticato le violenze necessarie sul proprio “troli”, “Guardi, ci sta tutto” è, talvolta, la ghignante risposta. Talaltra, è invece lo scorno, con imprecazioni qui non riferibili. Le violenze non hanno sortito il loro effetto. Il bagaglio è irriducibile e “non ci sta”. Forse anche nel senso che non collabora, non è gentile, non si presta. Ma qui non è questione di...

22.06.2016

Il saluto democratico / “Salve” per tutti

La colpa è certo delle mamme. Si sa com'erano le mamme d'un dì. Protettive e asfissianti come quelle d'oggi. A differenza di quelle d'oggi, però, direttive, educatrici, rigorose. E qual era uno dei primi insegnamenti sociali impartiti da una mamma alla propria creatura? La piccola Veronica ha due linee di febbre e il medico, anzi il dottore, viene a sera a visitarla: “Di' buonasera al dottore”. Si entra dal gelataio? “Di' buongiorno, Giannino”. S'imparava e si cresceva così, con in testa una differenza. Da un lato, “Ciao”, informale e familiare. Adatto a compagni di scuola o di gioco, a coetanei incrociati per caso. Dall'altro, “Buongiorno”, “Buonasera” e così via. Differenziati in funzione del momento in cui li si proferiva. Abiti puliti e decorosi, per andarci a spasso per il mondo....

03.06.2016

I falsi riflessivi / Ci amiamo noi o mi amo io

Nella sintassi italiana c'è un piccolo neo, un delizioso difetto che rende ambiguo il titolo del celebre film di Ettore Scola. Un'ambiguità forse mai notata o, se notata, rimasta sotto silenzio. Faccenda grammaticale: può parere noiosa ma è divertente. Un esempio chiarisce di cosa si tratta. Allo zoo. Gabbia delle scimmie. Due provvedono alla reciproca spulciatura. Commento appropriato: “Le scimmie si stanno spulciando”. Finita la spulciatura vicendevole, ciascuna continua spulciando se stessa. Commento appropriato: “Le scimmie si stanno spulciando”. Parole uguali per dire di azioni tanto reciproche quanto riflessive.    Star lì a spiegare come ciò accada in italiano (e in lingue sorelle) sarebbe pedante. Normalmente la cosa passa inosservata: per informazioni sulle ambiguità,...

20.05.2016

La lingua del Paradiso / Adamo ed Eco

Chi vuole accostarsi alla lingua senza pregiudizi e con il desiderio di capirci qualcosa trova una fiera resistenza nel senso comune dei dotti. La lingua vi ha infatti un gran rilievo ed è tema di molte idee ricevute. Non solo tra profani che son dotti perché praticano dottamente altre contrade dell'umano, ma anche tra dotti specifici. Del resto, quando è questione della lingua, una distinzione tra profani e specialisti è già essa stessa un'idea ricevuta. In proposito vale un criterio aureo. Sulla lingua, provare a capire ciò che fa chi la parla è in linea di massima più ragionevole che provare a capire le speculazioni che la riguardano (questa inclusa). Sempre che si sia sufficientemente magnanimi, per dirla col Dante del Convivio, da intendere ciò che fa chi la parla. La faccenda è...