Motion capture
Tommaso Isabella

Tommaso Isabella si occupa di cinema e studi visuali. Laureato in Lettere, ha conseguito un dottorato di ricerca presso l’Università di Bergamo. Scrive per Doppiozero e Filmidee. Collabora con il festival Filmmaker per il quale ha curato un e-book sull’artista inglese Ben Rivers. 

05.04.2013

Simon Starling. Black Drop Ciné-roman

Quando ho avuto in mano per la prima volta Black Drop Ciné-roman, il libro in cui Humboldt Books ha ‘stampato’ un film dell’artista Simon Starling, il primo istinto è stato quello di scorrerne rapidamente le pagine, come fosse un flipbook. Forse un gesto indotto dal formato orizzontale del volume, fatto sta che non ha funzionato, non era la mossa giusta. Se nei flipbook è il movimento filmico a mangiarsi le singole pagine in un soffio, Black Drop si offre piuttosto come il residuo cristallizzato di un film, ma un film già concepito per filare a una velocità peculiare, più vicina a quella con cui si sfoglia un libro. Sembra abbastanza coerente, allora, che lo sia diventato. Le immagini del film, in gran parte stampe e fotografie...

22.02.2013

Kathryn Bigelow. Zero Dark Thirty

È possibile che una caccia ai fantasmi si trasformi in un’evocazione, che la pretesa razionalità di un dispositivo rivolto alla cattura di un nemico evanescente diventi una trappola che inghiotte chi l’ha progettato. L’oscurità che emana da Zero Dark Thirty è forse il risultato di un simile rovesciamento, e andrebbe considerata al contempo come una riuscita e un fallimento: evitando di fornire un quadro sufficientemente articolato dello scenario storico e politico affrontato (ovvero il “post-undici settembre”) e delle parti coinvolte così come di sintetizzarlo in un discorso assimilabile da una di esse (dunque senza essere né autenticamente critico né smaccatamente propagandistico), il film riesce tuttavia a...

09.11.2012

Michael Haneke. Amour

Dopo che Michael Haneke ha portato a casa da Cannes la sua seconda Palma d’oro (solo tre anni dopo Il nastro bianco), osservando il consenso unanime che Amour ha ricevuto, per provocazione verrebbe da chiedersi se questa canonizzazione cannense non coincida con un certo esaurimento del mordente che il regista ha sempre impiegato nel suo gioco di implacabile e impietosa provocazione del pubblico. Non che il consenso debba per forza corrispondere a un tono più conciliante o a una rinuncia alla complessità, anche perché questo film è tutt’altro che semplice e consolatorio. Ma il cambio di tonalità invita ad interrogarsi. Senza voler concedere troppo ai vezzi critici dell’autorialismo, non può non sorgere qualche perplessit...

04.08.2012

Marker / Mémoire

Questa è la storia di un uomo segnato da un’immagine d’infanzia.” L’immagine, attorno a cui gira e si avvolge La Jetée (1962) di Chris Marker, è il volto di una donna sul molo d’imbarco («jetée») dell’aeroporto di Orly: un uomo corre tra la folla verso di lei, ma è colpito da una pallottola, arrestato in una posa eterna, un’icona istantanea che ricorda molto lo foto emblema della guerra civile spagnola scattata da Robert Capa. Un bambino assiste alla scena, che è dunque scena primaria, “immagine d’infanzia”, prologo ed epilogo di una stessa storia: perché l’uomo e il bambino sono la stessa persona. Altro particolare, essenziale: questa immagine, come ogni...

23.05.2012

Ursula Meier. Sister

Al secondo lungometraggio, Ursula Meier conferma la sua abilità nel costruire le sue narrazioni su spazi conflittuali, sulle frontiere che i personaggi attraversano o da cui sono attraversati, sulle linee di fuga concesse o negate. Se nel primo Home (2008) era la direttrice orizzontale di un’autostrada a investire ed esasperare i conflitti latenti in una famiglia che abita ai suoi margini, in Sister la tensione segue la verticalità di una funivia, che segna la distanza tra un fondovalle misero e brullo e le luccicanti piste da sci del Vallese svizzero. Il casermone popolare, che si erge penosamente sotto quelle cime maestose, è la casa dove il dodicenne Simon e la sorella Louise vivono senza genitori o altro sostegno alla loro precaria esistenza. Lei, che...

23.04.2012

Daniele Vicari. Diaz

Quando un film si propone come rielaborazione di fatti storici che, per quanto attutiti dalle intermittenze della memoria mediatica, bruciano ancora nel presente, entra di peso nel discorso pubblico, con tutto il peso specifico di quella macchina di finzione e persuasione che è il cinema e, dunque, con le relative responsabilità. Soddisfare insieme le esigenze di un’analisi storica rigorosa e la funzione di sintesi memoriale che gli è più o meno esplicitamente attribuita non è compito facile, anche perché, quando si interrogano le responsabilità del cosiddetto cinema civile, si tende spesso a chiedere troppo o troppo poco. Se andiamo a guardare alcuni commenti comparsi all’uscita di Diaz, ritroviamo questa oscillazione fra chi...