AUTORI
Mario Barenghi

Mario Barenghi insegna Letteratura italiana contemporanea all'Università di Milano Bicocca. Ha curato i Saggi di Calvino per i «Meridiani» Mondadori e (con Claudio Milanini e Bruno Falcetto) i tre volumi dei Romanzi e racconti. A Calvino ha dedicato anche due monografie pubblicate dal Mulino. Nel 2013 ha pubblicato, per Einaudi, Perchè crediamo a Primo Levi?

13.03.2018

Parla proprio di noi / Perché insegnare letteratura (e non solo agli studenti di Lettere)

Insegno Letteratura italiana contemporanea da parecchi lustri, ma per una serie di circostanze che ora non è il caso di ripercorrere non mi è mai capitato di trovarmi in un corso di laurea in Lettere. Gli studenti con i quali ho a che fare non hanno interessi prevalentemente letterari; in molti casi, non hanno affatto interessi letterari. La letteratura occupa una posizione marginale nel loro orizzonte mentale. Analogamente, un’ipoteca di marginalità pesa sull’immagine che noi stessi docenti (italianisti e contemporaneisti) tendiamo ad avere degli insegnamenti letterari inseriti in corsi di laurea il cui focus formativo punta altrove.     Ovviamente esiste sempre la possibilità di declinare gli insegnamenti letterari in una chiave prossima agli interessi degli studenti. Ad...

23.02.2018

Processi creativi e basi cognitive / Biologia della letteratura

Nella breve ma intensa storia della teoria della letteratura coesistono – ora fronteggiandosi, ora avvicendandosi – spinte verso l’astrazione e spinte verso la concretezza. Con ogni evidenza, nella fase attuale sono queste ultime a prevalere. In uno dei più importanti contributi recenti alla ricerca narratologica, Marco Caracciolo ha parlato di un «approccio E» (E-approach), dove «E» sta per embodied, enactive, embedded, engaged (The Experientiality of Narrative, De Gruyter, Berlin 2014). L’esperienza letteraria si cala nella realtà corporea: s’incarna, s’incastona nell’empiria, s’intreccia con l’azione; si vuole implicata, interessata, coinvolta. A seconda dei casi gli studiosi possono proporre orizzonti relazionali diversi, ma le varie prospettive convergono nella dimensione del...

17.10.2017

Cosimo a Milano: 18 e 19 ottobre / Il Barone Rampante duecentocinquant’anni dopo

Nei giorni 18 e 19 ottobre si svolgerà a Milano il Convegno internazionale sul Barone rampante di Italo Calvino dal titolo Cosimo, duecentocinquant’anni dopo: la prima sessione all’Università Statale (18 ottobre, ore 14:30, via Festa del Perdono 3, aula 102), la seconda all’Università Bicocca (19 ottobre, ore 9:30, Auditorium Guido Martinotti U12, via Vizzola 5). Si tratta del terzo evento dedicato al romanzo, dopo l’esperimento di lettura condotto da Giuliano Scabia all’Università Bicocca (27 aprile) e il convegno che si è tenuto all’Università di Ginevra il 15 giugno («E io non scenderò più»: 250 anni fa Cosimo Piovasco di Rondò saliva su un albero); il ciclo si chiuderà il 14 dicembre alla Sapienza – Università di Roma con la Giornata internazionale di studi «Il barone rampante»....

05.08.2017

Un esorcismo della pressione del tempo storico / Il romanzo saggio: crisi della modernità

Due anni dopo Il romanzo massimalista (Bompiani 2015), dedicato alla narrativa contemporanea (il sottotitolo della versione inglese suona From Thomas Pynchon’s Gravity’s Rainbow to Roberto Bolaño’s 2666), ecco un’altra prova del giovane e valente comparatista Stefano Ercolino, attualmente in forza alla Yonsei University di Seoul, sul quale aveva fatto in tempo a intervenire il compianto Remo Ceserani (La generazione Telemaco e la critica letteraria, «Alias», 13 luglio 2014). Il romanzo-saggio 1884-1947 (Bompiani 2017, pp. 300, € 13), scritto originariamente in inglese e tradotto in italiano da Lorenzo Marchese, sostiene una tesi molto chiara e accuratamente definita: dall’esaurimento dell’estetica naturalista si sviluppa in Europa tra la fine dell’800 e la metà del ’900 un nuovo genere,...

13.06.2017

Istruzioni per l'immaginazione / A cosa serve la letteratura?

A mio parere chiedersi «che cos’è la letteratura?» o «che cos’è un testo letterario?», come ha fatto Giovanni Bottiroli (La letteratura: se iniziassimo davvero a studiarla?) non è la maniera più appropriata per affrontare il problema dell’insegnamento della letteratura all’università, né tanto meno a scuola. La questione da porre non dovrebbe essere ontologica, bensì funzionale. Occorre interrogarsi sullo scopo della letteratura, qualunque cosa essa sia: sulla sua ragion d’essere. A che cosa serve? Per che cosa ce ne serviamo? Con quali motivazioni? E in vista di quali obiettivi o vantaggi? Dovendo dare una definizione generalissima, io prenderei in prestito la formula che il linguista israeliano Daniel Dor usa per definire il linguaggio (The Instruction of Imagination. Language as a...

06.06.2017

Le cinque (o sei) sfide cui fare fronte / A cosa serve l'Università?

A cosa serve l’università? Nella sua semplicità, la domanda sembra perfino banale. Invece non lo è affatto: anzi, è una domanda che molti – troppi – evitano con cura di porsi, specialmente se proprio nell’università lavorano. Ciò è dovuto in parte a pigrizia, in parte a inerzia, in parte a un meccanismo più o meno consapevole di autodifesa. Scomodo è infatti mettere in discussione il proprio ruolo: specie quando ci si renda conto che, per parte loro, le istituzioni (i governi, i Parlamenti che si sono succeduti negli ultimi lustri, i vari titolari del Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca) a quella domanda hanno risposto in maniera precisa, e alquanto discutibile. D’altro canto, è fin troppo evidente che ostinarsi a eludere il problema mette a repentaglio il futuro:...