Una generazione che ha dissipato i suoi poeti / Simone Carella, regista e poeta

Alla morte di Vladimir Majakovskij, nel 1930, un suo amico, il grande linguista Roman Jakobson – dismesso per qualche pagina l’abituale rigore dottrinario – scrisse un epicedio, un apologo memorabile al quale diede il titolo Una generazione che ha dissipato i suoi poeti. Elenca i nomi dei poeti fucilati (Gumilëv), suicidati (Esenin, oltre allo stesso Majakovskij), morti di stenti (Blok, Chlebnikov). Tutti spariti fra i trenta e i quarant’anni: «in ognuno di essi v’è la coscienza dell’ineluttabile condanna». Non aveva né trenta né quarant’anni, ne aveva settanta Simone Carella quando è morto dopo lunga malattia, ieri, in una clinica romana. Ma è tristemente vero quanto scriveva qualche anno fa (in Declino del teatro di regia) l’amico e lungamente complice Franco Cordelli: «A un certo...

Come sono cambiati alcuni quartieri di Londra / La barba come destino

1   "Che guardino pure.." dice Nina, con tutta la spavalderia dei suoi vent'anni, mentre cammina a passo spedito lungo le strade di Dalston in un assolato pomeriggio d'agosto. Del fatto che i pantaloni evanescenti che indossa lascino poco spazio all'immaginazione del codazzo di hipster e di sfaccendati che lambiscono i marciapiedi di Columbia Road, non sembra importarle granché.   Nina è un'artista che vive a Londra da parecchi anni; frequenta la scena dell'arte radicale, è amica e collaboratrice di uno dei musicisti più in voga nel panorama underground della città e, per quanto concerne il suo look, la si può ascrivere tranquillamente a quella categoria di ragazze nelle quali la décence des figures tempérait les provocations du costume.   Gettare un occhio al modo di...

"Se sei ottimista proverai a rendere la vita migliore" Shimon Peres / Tel Aviv e l'utopia delle start up

La settimana lavorativa in Israele comincia la domenica. La settimana del DLD Innovation Festival, hub internazionale che raccoglie ogni anno a Tel Aviv migliaia di investitori e di innovatori da ogni angolo del globo, comincia domenica 25 settembre sul tetto del Comune di Tel Aviv, ribattezzata ormai da anni la “non stop city”, con un abitante su tre nella fascia di età compresa tra i 18 e i 25 anni. Il numero degli innovatori in Israele, in rapporto alla popolazione e ai chilometri quadrati è unico al mondo, per questo non sorprende che ogni anno aumentino in modo esponenziale i visitatori che si recano a Tel Aviv per il Festival.   A fare gli onori di casa è Ron Huldai, primo cittadino nonché figura chiave nella trasformazione, nell’ultimo ventennio, di Tel Aviv nell’...

Un po’ più mio che degli altri / Condividere un selfie

Su internet si fa molto uso del verbo condividere. Se mi imbatto in un contenuto interessante durante la navigazione, posso condividerlo con gli amici attraverso le piattaforme social. Se in vacanza sto vivendo un momento esaltante, posso fissarlo in una foto o in un video e condividerlo con i miei amici su Twitter. Se sono a Roma al concerto del Boss col mio amico di sempre, va da sé che ci facciamo un selfie e lo condividiamo con gli altri che sono rimasti a casa. Condividere un selfie: la frase, mette insieme due termini in contraddizione, cioè l’egocentrismo del selfie e il solidarismo insito nell’idea di condivisione. È una contraddizione su cui mi vorrei soffermare per una breve riflessione.   La parola condividere ha principalmente due significati: spartire (“condividere il...

Rispetto ed educazione sono gli stessi online e offline / Non è la rete ad essere cattiva

È in corso da mesi un attacco alla rete che manifesta picchi assai evidenti in concomitanza con tragici fatti di cronaca nera. Si allestiscono allora, in tutta fretta, trasmissioni ad hoc sull’“Internet assassina”. Si vergano con cura raffinati editoriali sui “social che uccidono” e sulla “morte che corre nei gruppi di WhatsApp”. Si reclamano a gran voce norme più stringenti contro i bulli, i pedofili, gli stalker, i maniaci e i terroristi, e si glorifica la censura. Si rimpiange pubblicamente la vita in campagna (ovviamente disconnessa). Le forze dell’ordine consigliano di controllare ogni sera i telefonini dei figli, subito dopo il bacio della buonanotte. E il tutto per giungere alla prevedibile conclusione che, alla fine, se proprio vogliamo essere onesti, Internet, nel mondo moderno...

Trenitalia: l’esclusività e gli esclusi

Come abbonato Trenitalia di categoria standard sulla tratta Bologna Milano pago 417 euro mensili, quindi parecchi soldi, per viaggiare sui treni Frecciarossa ad Alta Velocità. Grazie a questa spesa ottengo ogni mese 613 punti sulla mia Cartafreccia, i quali oltre una certa soglia mi daranno il diritto a dei viaggi premio. Ma, state bene a sentire: non accumulo alcun punto qualificante per ottenere la Cartafreccia Oro! “E a me che m’importa?” dirà il lettore. “Dovrebbe importarti, caro lettore” rispondo io. “Ora provo a spiegare perché.”   La Cartafreccia Oro offre ai viaggiatori alcuni benefici. Li ho sperimentati personalmente, perché qualche anno fa anche agli abbonati standard come me erano concessi. I benefici che ho apprezzato di più erano l’accesso rapido alle informazioni sui...

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All’ombra di un’antonomasia / Vladimir Nabokov, Lolita

Abbiamo affidato ai nostri autori la lettura di un classico che non conoscevano, da leggere come se fosse fresco di stampa.   C’è Megera: l’invidiosa, Circe: l’ammaliatrice, Messalina: la dissoluta, Salomè: l’incantatrice fatale, Perpetua: la consigliera assillante, Madame Bovary: la velleitaria. Non sono molte di più le figure femminili che grazie a una fama leggendaria – di solito negativa – sono diventate antonomasie, vale a dire nomi propri usati come espressioni comuni per indicare un tipo, un insieme di qualità. Forse l’antonomasia che più di tutte ci attira a sé, come una sorta di piccolo idolo misterioso, arriva alla fine della lista, ed è “Lolita”, «l’adolescente precoce, che, anche per i suoi atteggiamenti maliziosi, già suscita desiderî sessuali», come spiega uno dei più...

Album. Inediti, lettere e altri scritti / Abbozzo di una società sanatoriale

Fra i vari materiali che popolano il bell’Album di Roland Barthes pubblicato in questi giorni in traduzione italiana (Album. Inediti, lettere e altri scritti), uno dei più interessanti è sicuramente questo “Abbozzo di una società sanatoriale”. Datato 25 giugno 1947, si tratta di un testo rimasto inedito sino al 2002, quando è riapparso in occasione di “R/B”, la celebre mostra al Centre Pompidou dedicata al grande semiologo francese. Barthes, malato di pesantissima tisi, aveva trascorso in sanatorio un lungo lasso di tempo, grosso modo dal ’40 al ’45, giusto gli anni della seconda guerra mondiale. Di quel periodo sappiamo poco: “vita improduttiva”, viene tacciata tale esperienza nel Barthes di Roland Barthes, e le due grosse biografie di Calvet (1990) e Samoyault (2015) non hanno più di...

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Dagli anni ’30 a oggi / Il paesaggio italiano al cinema

Per ricostruire le trasformazioni del nostro paesaggio il cinema è uno strumento formidabile fino ad ora poco utilizzato. Ho preso in considerazione il cinema italiano dagli anni ’30 a oggi, conoscendo troppo poco il cinema muto che, secondo una vecchia classificazione, si divide tra gli eredi di Lumière, il cinema documentario, e di Méliès, il cinema fantastico, di invenzione. E in particolare mi riferisco al cinema di finzione, non al documentario, per la ragione principale che è uno specchio inconsapevole, quindi tanto più ricco di segni che entrano nell’inquadratura, della nostra società. Dal Romanticismo, quando cioè l’idea attuale di paesaggio arriva nella nostra Penisola, fino ai primi del Novecento, gli italiani hanno guardato al nostro paesaggio attraverso la storia dell’arte....

Festival Short Theatre / Milo Rau, la crociata dei bambini

Liza è una tredicenne mulatta che sembra più grande della sua età, suo padre è camerunense, sua madre belga, in Africa la considerano bianca, in Belgio nera. Lei in realtà si chiamerebbe Elle, ma il nome suona troppo francese per l’orecchio fiammingo. Nell’audizione che apre i Five Easy Pieces di Milo Rau, in scena alla Pelanda per l’undicesima edizione del festival Short Theatre, l’unico adulto presente, che interpreta la parte del regista, le domanda cosa le piace fare. E lei risponde che le piace cantare, i suoi idoli sono Rihanna e John Lennon. Quando l’uomo le chiede di cantare qualcosa, lei si avvicina al microfono e intona Imagine. Ha una voce chiara e potente che si spande nell’aria, aumentando ulteriormente la prossimità con il pubblico che nella sala strapiena tracima fino ai...

Tra le nostre montagne / Di cosa ci interroga il terremoto

L'appuntamento tra le nostre montagne e il terremoto ha assunto, nel tempo strutturato in memoria, cadenza secolare, e s'avvicina. L'ultima volta fu il 1920. La scossa che da poco ha distrutto diversi paesi dell'Appennino centrale ha il suono della campanella per chi, in cuor suo, sa che sarà interrogato. Scriverne ha l'unica funzione di riequilibrare una quotidianità che nella saturazione di immagini, notizie, cronache, denunce e solenni promesse – MAI PIÙ – ha annullato la questione fondamentale: il terremoto è, tra tante cose, un modo eclatante di riposizionare l'uomo sulla soglia del mistero della vita nella sua dimensione di assoluto. Vi giova sapere che non a causa di un moto di stizza di qualche divinità ma in virtù della placca africana che spinge contro quella asiatica qualcuno...

Dopo il sisma / Al mio paese la terra trema sempre

Al mio paese la terra trema sempre, terremoto a oltranza. Ora abbiamo un paese nuovo e un paese vecchio. Il paese nuovo è brutto, come tutti i paesi nuovi. Il paese vecchio è bello, perché il brutto è tutto concentrato nel nuovo. Allora il mio consiglio è di non fare paesi nuovi. Bisogna rifare il paese dov’era. Rifare il paese, non solo le case, un paese non è una somma di case. Rifare un paese dunque non è questione solo di architetti e urbanisti. Spesso i paesi nuovi danno la sensazione di essere un catalogo di materiali edili.   Torniamo indietro. Prima del paese nuovo ci sono le tende, poi i prefabbricati. Ci sono gli articoli dei giornali e i servizi televisivi, c’è la commozione delle prime ore, ci sono gli aiuti e le polemiche. I terremoti un poco si somigliano. I terremoti...

Visibilmente

Filip, il protagonista del film Il Cineamatore di Krzysztof Kieslowski, prende in braccio la moglie in preda alle doglie per condurla in ospedale: è come avere la vita tra le proprie mani, e averla proprio così come ci confessa di aver sempre desiderato che si realizzasse. Nascerà una bimba, qualcuno da seguire passo dopo passo con tutta l’attenzione possibile, fissando su di lei il proprio sguardo come a volerne ricordare tutti i cambiamenti che nel tempo sicuramente sopraggiungeranno. Per questo, ancor prima della nascita della bimba, Filip si è dotato di una cinepresa, consapevole di aver bisogno di un aiuto per trattenere ciò che altrimenti sarebbe destinato a perdersi in quello che per il nostro sguardo in fondo non è altro che un eterno presente. Eppure la presenza di quello strumento davanti ai suoi occhi, quell’apparecchio tecnico capace di trasformare in immagini fisse ciò che l’occhio attraverserebbe soltanto fuggevolmente, cambierà totalmente la sua vita. Tra occhio e mezzo tecnico, tra queste due sovrapposizioni di sguardi, nascerà una lotta, si insinuerà una interferenza che...

Cotto e smangiato

Che cos’è una ricetta? Un racconto di come si confeziona un piatto. Vigono regole ben precise: la sequenza temporale delle azioni da compiere deve essere inesorabile, niente flash back, niente agnizioni, nessuna concessione alla divagazione; precisione e rigore. Fabula e intreccio devono coincidere rigorosamente: niente analessi e prolessi! Ne va del piatto da confezionare. Nessuno accende il fuoco sotto la casseruola vuota. Benedetta Parodi procede diversamente. Le sue non sono ricette, bensì meta-ricette. Quello che la gentile presentatrice televisiva, con laurea in Lettere moderne alla Cattolica, ci propone non sono mai ricette vere e proprie, bensì storie della sua vita, più o meno privata. Ci sono Fabio, il marito, Eleonora, la figlia minore, Matilde la maggiore. E poi la mamma, il cognato, le amiche, le persone del suo entourage, quelle della televisione dove lavora. Tutti raccontano qualcosa, consigliano, suggeriscono, preferiscono, chiedono, offrono, discutono, spiegano. Insomma passano di lì, dalla ricetta, che è poi come una finestra – meglio un televisore – dove Benedetta sta infilata dal busto in su (...

Photo trouvée

Come racconta e spiega benissimo André Breton in quel bellissimo (non)romanzo che è L'amour fou, a volte certi oggetti ci vengono incontro, come se ci chiamassero dal loro posto e si rivolgessero proprio a noi. Lo chiama caso oggettivo, ossimoro – “diminuito”, direbbe forse Marcel Duchamp – che mi pare molto affascinante. In fondo questo è il principio primo del punctum di Roland Barthes, mi pare: qualcosa dall’interno dell’immagine incrocia un nostro interesse radicato, nel personale o nell’inconscio, ed essa ci attrae senza che sappiamo dire perché; poi, in un secondo tempo, scopriamo quanto intimo fosse ed è quel rapporto. (A volte non lo scopriamo del tutto, a dire la verità, ma questa è un’altra faccenda). A me è capitato con una fotografia proprio recentemente, all’ultimo Mois de la Photo parigino: dopo aver visitato la fiera e non so quante esposizioni in giro per la città, mi fermo con degli amici in un negozietto molto noto del Marais dove si scartabella in scatole di fotografie anonime e senza valore commerciale alla caccia di curiosità....

Storie d’amore alla francese

Dobbiamo ammirare chi ha il coraggio di scrivere una guida: mettere in ordine un genere, un tema, scegliere i nomi degni di un abc è una fatica immane. Così Gianluca Grossi, che ha scritto una Guida alla musica francese dal dopoguerra a oggi (Odoya, 2014) merita rispetto. Non ha avuto alcuna indulgenza per i suoi gusti: ha messo in fila alfabetica Charles Aznavour e i Daft Punk, Juliette Gréco e gli Air. Non ha insistito troppo nello spiegarsi e spiegarci perché la musica francese della Francia liberata e conquistata è riuscita, unica tra i Paesi europei (Italia inclusa), a diventare cult nel gusto e nei consumi angloamericani: certo, c’è di mezzo Parigi, e non è poco, ma ci vanno di mezzo anche Jean-Paul Sartre e l’esistenzialismo con la loro onda lunga politica sino al Sessantotto. Eppure, c’è qualcosa proprio nello stile musicale della canzone francese a fondarne la tipicità: soprattutto una malinconia raffinata e struggente; la capacità (che è soprattutto anche del cinema francese) di saper raccontare l’amore in ogni sua declinazione, dalla passione erotica ai drammi di...

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Classico per consumatori felicemente inconsapevoli / Pane selvaggio pane bianco pane inutile

Ci sono libri in grado di imporsi all'attenzione del lettore per molto tempo, cogliendo una esigenza profonda ben oltre le mode o le curiosità effimere. A questo tipo di libri viene associata in genere la parola "classico", non senza ragione.  Secondo l'intuizione di George Steiner classico è poi quell'opera che attraverso l'esperienza estetica riesce a parlare all'uomo indipendentemente dalle circostanze in cui egli viva. Per sua "alchimia" un classico dialoga sempre con l'"umano" sia quell'opera un romanzo, un dipinto, una pezzo musicale.     Leggendo Il pane selvaggio di Piero Camporesi (Il Saggiatore 2016 con prefazione di Umberto Eco) non si compie un’esperienza estetica – il libro è infatti un saggio, scritto sapientemente, con tematiche per certi versi magnetiche, ma sempre un saggio, un libro cioè di ricerca e riflessione. Eppure il libro potrebbe essere definito classico, anche se dopo poche pagine sarebbe stato respinto dai lettori solo due, tre secoli fa, e in molte regioni d'Italia ancora alla fine dell'Ottocento. Sarebbe stato respinto perché "libro inutile": quello di cui racconta Camporesi erano infatti i comuni abissi alimentari della povertà e...

All’ombra di un’antonomasia / Vladimir Nabokov, Lolita

Abbiamo affidato ai nostri autori la lettura di un classico che non conoscevano, da leggere come se fosse fresco di stampa.   C’è Megera: l’invidiosa, Circe: l’ammaliatrice, Messalina: la dissoluta, Salomè: l’incantatrice fatale, Perpetua: la consigliera assillante, Madame Bovary: la velleitaria. Non sono molte di più le figure femminili che grazie a una fama leggendaria – di solito negativa – sono diventate antonomasie, vale a dire nomi propri usati come espressioni comuni per indicare un tipo, un insieme di qualità. Forse l’antonomasia che più di tutte ci attira a sé, come una sorta di piccolo idolo misterioso, arriva alla fine della lista, ed è “Lolita”, «l’adolescente precoce, che, anche per i suoi atteggiamenti maliziosi, già suscita desiderî sessuali», come spiega uno dei più importanti dizionari italiani, usando dei termini e una sintassi che possono far capire, oltre che un lemma, la persistenza ambigua e anacronistica dell’immaginario che ha riempito di senso comune quella parola: un mondo dove il desiderio sessuale nei confronti di una adolescente è stato percepito come «suscitato», articolato come risposta quasi conseguente «anche» a una «malizia».   P....

Classici in prima lettura / Il carteggio Aspern

Abbiamo affidato ai nostri autori la lettura di un classico che non conoscevano, da leggere come se fosse fresco di stampa.   Un classico mai letto. Ci pensi un po’, fai qualche conto, e scopri che sono più quelli che potrai ancora scoprire di quelli che hai già percorso, amato, rifiutato. Ne scegli uno. Ci ragioni su per una settimana, senza toccarlo. Poi capisci che se non lo avevi affrontato qualche motivo c’era. Stessa cosa per un altro. Cosa scriverò? È giunto finalmente il momento di Guerra e pace? No, troppo lungo per i nostri tempi veloci: aspettare la pensione.  Poi, per caso, stai leggendo un racconto su un luogo che ami, che ti rimane misterioso, in parte estraneo, dove hai vissuto per lavoro per qualche periodo e non sei riuscito a trovare la chiave del labirinto. Insomma Venezia, città fluida, liquida, contemporanea perciò e, naturalmente, antica, antichissima, spiattellata ogni giorno a migliaia di turisti e inaccessibile. Stai leggendo il Ritratto veneziano di Gustaw Herling (appassionante, ma non un classico; troppo moderno, con quelle calli e quei campi toccati dal conflitto mondiale finito nel 1945, quella storia di orrori, di amori, di falsari, di...