14 agosto 2018 / Genova, il ponte del Demonio

“Era un gran lavoro, c’era da montare un ponte sospeso, e io ho sempre pensato che i ponti è il più bel lavoro che sia: perché si è sicuri che non ne viene del male a nessuno, anzi del bene, perché sui ponti passano le strade e senza le strade saremmo ancora come i selvaggi; insomma perché i ponti sono come l’incontrario delle frontiere e le frontiere è dove nascono le guerre”. Primo Levi, La chiave a stella, 1978   Giusto quattro anni fa presentai con Giorgio Mastrorocco al Festival di Venezia La zuppa del demonio. Il film era il rimontaggio di spezzoni di documentari industriali prodotti dal 1910 al 1974, provenienti dall’Archivio Cinema e Impresa di Ivrea, e si presentava col sottotitolo: “Un film sull’idea di progresso nel Novecento”. Era un film-Frankenstein, un film “vivo”...

Gli italiani e la manutenzione / Dal ponte Morandi a Carlo Emilio Gadda

Nelle ore successive al crollo, ho subito pensato a Gadda. Poi, quando hanno iniziato a piovere su tutti noi le solite snervanti dichiarazioni di politici e amministratori, mi sono detto che non c’è niente da fare, che siamo refrattari a tutto – come scriveva Alberto Savinio a proposito degli italiani “immortali”. Qualche anno fa con l’amico Ferrario abbiamo fatto un film sull’idea di progresso, “La zuppa del demonio”, su  cui trovate le riflessioni di Marco Belpoliti per Doppiozero. A partire dalle immagini conservate a Ivrea presso l’Archivio del Cinema d’Impresa, avevamo cercato di imbastire un ragionamento sul passato industriale del nostro paese, sulle speranze e le illusioni e gli sbagli di quella straordinaria stagione di sviluppo economico e civile, già in via di esaurimento...

Scene d’estate / Io-Salome: Romeo Castellucci al festival di Salisburgo

Vedere uno spettacolo di Romeo Castellucci è un po’ come partecipare a un rito sciamanico. Ho appena assistito alla Salome di Richard Strauss, allestita nell’imponente cornice di pietra della Felsenreitschule di Salisburgo, e pur con alcune differenze, per esempio non ho provato l’impellente necessità di vomitare, mi sento come se avessi bevuto l’ayahuasca: scosso, attraversato da ombre, ma al tempo stesso più concentrato, lucido, sapiente. Prima di vedere ho digiunato: non si può partecipare a un rito appesantiti dalla digestione, in particolare delle proteine. Al termine, come da prassi, mi affretto a fermare sulla carta visioni, sensazioni. Le lascio fluire. Si accavallano alle premesse: “Vorrei una Salome senza una goccia di sangue” dice Castellucci. E io vedo sangue ovunque. ...

Un cielo stellato sopra di noi / Il lampadario Coppelia di Arihiro Miyake

Ha solo tre anni di vita ma, da quando è sbarcato sul mercato americano, è già diventato una star, e il termine è doppiamente appropriato, trattandosi di un lampadario che, quando si illumina in una stanza buia, mima un cielo stellato. Il suo successo è planetario (ecco di nuovo un termine piuttosto confacente). Tutto questo per introdurre una lampada a sospensione firmata dal designer giapponese, naturalizzato finlandese, e da qualche tempo anche milanese, Arihiro Miyake (1976).  Si tratta di un lampadario che reinterpreta in modo innovativo quelli tradizionali da sala da pranzo, a gocce, soltanto che Coppelia – questo il suo nome – in luogo delle classiche gocce di cristallo che riflettono e rifrangono la luce, è invece dotato di gocce che emanano esse stesse la luce. Lo...

Paradisi artificiali / LSD

Prima scena. Il 16 aprile 1943, quasi un anno prima che le truppe alleate sbarchino in Normandia, il vice direttore del laboratorio chimico della “Sandoz” di Basilea, Albert Hofmann, sta lavorando sugli alcaloidi dell’ergot, un fungo che aggredisce la segale. Cinque anni prima ha aggiunto all’acido lisergico un gruppo di dietilamidi formando la dietilammide dell’acido stesso, battezzata Lysergäurediathylamid e abbreviata in LSD. Nel corso del nuovo esperimento in quel giorno di primavera assorbe una dose molto piccola della sostanza. Si sente irrequieto e prova un senso di vertigine. Lascia il laboratorio e si dirige a casa. Steso sul letto prova un piacevole stato di delirio: un intenso gioco caleidoscopico di colori. Dopo due ore l’effetto svanisce. Nei giorni successivi prova su se...

Ricomincia il campionato di calcio / Cristiano Ronaldo: umano e inumano

Se penso a Cristiano Ronaldo mi vengono in mente due cose: il ghigno beffardo e gli orecchini di diamanti, grazie a lui assurti a must have per ogni calciatore, anche se nessuno ancora è sceso in campo con gioielli di simile caratura e purezza, ammirabili anche dagli spalti.  Ricordo bene quel paio di orecchini perché, quando l'ho visto giocare al San Paolo di Napoli, il loro bagliore, quasi accecante, sembrava contrastare l’illuminazione dello stadio, ricreando un effetto da scontro epico tra supereroi, al cui termine c’è il contrasto tra due fasci di luce di diversa consistenza e diverso colore, per un po' in equilibrio tra loro finché uno dei due soccombe, decretando il dominio del vincitore con la completa sovrapposizione della sua energia, visibile e palpabile.  Al suo...

Pensare il disegno

Il disegno lineare è il mezzo che permette allo sguardo di accedere al massimo della chiarezza e di portare alla massima precisione il pensiero, sostiene Matisse.  Il pensare condivide con il disegnare molti aspetti. Tanto la prima attività quanto la seconda si svolgono secondo un andamento pressoché lineare nel tempo: il loro fine è quello di incanalare e delimitare il flusso incessante di idee che non ha ancora assunto una propria forma. Nelle mente i flussi di pensiero possono dare luogo a reti di inestricabili connessioni, legami e combinazioni tra svariati dati sensoriali, tracce mnestiche, pulsioni e impulsi inconsci.  Tanto la chiarezza delle idee, e la connessa capacità di distillare in modo cristallino un pensiero, quanto la confusione mentale, determinata da una...

Non è tempo di ospitalità / Restare nel posto sbagliato

È notte inoltrata e bisogna tornare in albergo nella 96th west, in Upper west side. Siamo in Lower Manhattan e New York si è rilassata almeno un po’ a quest’ora. Non si capisce mai se questo fatto tranquillizzi o metta più ansia. Il modo migliore per andare a riposarci ci sembra la metropolitana; meglio ancora la linea veloce. La giornata è stata impegnativa e una doccia e una stanza sono una meta agognata. Il tempo di salire e prima ancora di sedersi tra qualche volto stanco il treno balza in avanti veloce, troppo veloce ci sembra. Un presagio. Quando siamo alla nostra fermata, quella più vicina alla meta, infatti, il treno non ferma e scopriamo che sarà Strivers’ Row la prima fermata. Non possiamo che restare, prima sul treno e poi per un lungo quarto d’ora sul marciapiede della...

Il profumo Zen del tempo / Buddhismo e lentezza in Byung-Chul Han

«Fino alla fine del XIX era in uso in Cina un orologio a incenso, detto hsiang yin (letteralmente, “sigillo di profumo”). Gli europei, fino alla metà del XX secolo, credevano si trattasse di un comune turibolo. A quanto pare, era loro estranea l’idea di misurare il tempo con l’incenso, e forse anche in generale il pensiero che il tempo potesse assumere la forma di un profumo» (p. 65). In uno dei passaggi più belli de Il profumo del tempo. L’arte di indugiare sulle cose (Vita e Pensiero, Milano 2017) il filosofo coreano di lingua tedesca Byung-Chul Han porta l’attenzione del lettore su questo oggetto, tanto poetico quanto estraneo alla sensibilità occidentale (almeno a suo parere). Può il tempo essere un profumo? È possibile percepire le cose, gli oggetti quanto l’immaterialità della...

Fake news / Menzogna mediatica

Umberto Eco e Aldo Grasso hanno effettuato nel 1969 un esperimento. Il primo ha scritto una sceneggiatura che il secondo ha utilizzato per ricavarne il programma televisivo Fiamme a Vaduz, che raccontava attraverso il linguaggio giornalistico una serie di violenti scontri avvenuti a Vaduz, capitale del Liechtenstein, tra i valdesi e gli anabattisti. Il programma è stato poi presentato in tre diverse versioni a tre gruppi di spettatori di differente livello culturale e, come ha scritto Eco in Dalla periferia dell’impero, «la stragrande maggioranza dei soggetti (compresi alcuni che avevano già visitato il Liechtenstein) non ha messo in dubbio la veridicità del racconto» (p. 286). Dunque, l’esperimento condotto da Eco e Grasso ha mostrato che la televisione, se viene utilizzata sfruttando al...

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Una seduta regale / La sedia Louis Ghost di Philippe Starck

Una seduta regale   Su una Louis Ghost si è addirittura seduta la regina Elisabetta II. D’altra parte un membro della casa reale di Windsor non poteva che apprezzare una sedia ispirata allo stile dei mobili intitolato ad un suo antico omologo borbonico, dal quale ha preso a prestito persino il nome. Per fortuna, Elizabeth la testa non l'ha persa, a differenza di Louis XVI; anzi The Queen quella ce l’ha ben salda sulle spalle. Seppure nella foto qui sotto riprodotta appaia priva di uno qualsiasi dei suoi famosissimi cappellini, è indubbiamente molto ben ‘coiffata’. La sedia Louis Ghost è talmente regale da essere stata utilizzata anche come seduta per gli ospiti della famiglia Grimaldi all’incoronazione di Alberto di Monaco, o almeno così narrano le cronache mondane.   A...

Adulterio e responsabilità / Coppie

Se devo pensare al matrimonio americano, mi vengono in mente i coniugi Jack e Fran protagonisti del racconto Penne, contenuto nella raccolta Cattedrale, di Raymond Carver. Il “matrimonio” è raccontato attraverso una cena che la coppia trascorre a casa di Bud, amico di Jack, e di sua moglie Olla. I dialoghi tra le due coppie sono banali; il pane fatto in casa da Fran, Bud che beve sempre latte durante i pasti. La cena, che scorre noiosamente, è costellata da dettagli grotteschi che sembrano quasi oscuri presagi di ciò che si verificherà in futuro; l’inquietante pavone che gira per la casa, il calco dei denti storti di Olla sfoggiato come un trofeo e il loro bambino. Brutto.   “Per essere brutto, quel bambino era proprio brutto. Ma, per quel che ne so, immagino che la cosa non...

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Compagnia della Fortezza / In carcere, la beatitudine

Benvenuti nel mondo di cristallo di Armando Punzo. Trent’anni di vita in carcere, quasi tutti i giorni, molte ore al giorno, lo hanno portato a questo spettacolo rarefatto, Beatitudo, giostrato al ritmo lento di una musica simile a quella di un carillon, che improvvisamente si accende, si imbarbarisce, con botti di percussioni, e poi continua a fluire come acqua.     Acqua. Lo spettatore vede subito un grande specchio d’acqua che invade tutto lo spazio scenico del campetto d’aria all’interno del carcere della Fortezza Medicea di Volterra. Raggiungeremo la gradinata attraverso due strette passerelle, specchiandoci nel liquido elemento, guardando Punzo e il bambino che lo accompagna in questo viaggio nel mondo di Jorge Luis Borges osservare il posto dove noi andremo a sederci, o...

Scene d’estate / Due pezzi sull’orrore e l’ignoranza

Non esistono porti franchi, ormai, alla polemica del pregiudizio, della paura, della mistificazione: del razzismo. Così come non esistono luoghi che possono esimersi dal prendere posizione contro l’odio, la discriminazione, la disumanità. Nel teatro, d’autunno, d’inverno, di primavera, d’estate, sempre di più abbiamo visto apparire coperte termiche, abbiamo sentito raccontare storie di migrazione, abbiamo ascoltato la lamentazione dei morti innocenti in mare. Due spettacoli di questa estate ci portano a tornare a meditare, a raccontare.   Thioro, ph. Vincenzo Renda. Thioro: quando la Savana profuma di paradiso   Thioro del Teatro delle Albe è un bel gioco scenico, un divertimento per grandi e piccoli che conquista, una storia che scava la memoria e conquista per la capacità...

Cannabis sativa / Maria in giardino?

Lo so, vi piace la Maria (Cannabis sativa) e vi piacerebbe tenerla in giardino, anche solo per ragioni ornamentali, per quelle foglie diventate iconiche del ribellismo anni sessanta e settanta. Ora si può, purché siano piante con innocui livelli di Thc (tetraidrocannabinolo) e acquistate da coltivatori in regola con le disposizioni di legge. Tuttavia è fenomeno di nicchia, potreste trovarla in quel di Mantova, nei vivai di Canneto sull’Oglio (e ci mancherebbe! nomen omen), ma non figura rubricata dai cataloghi dei vivaisti di erbacee più rinomati.     Destino singolare quello della canapa. Prima del proibizionismo, l’Italia era seconda solo alla Russia nella coltivazione, che alimentava le imprese tessili e aveva le sue capitali produttive in Napoli e Bologna (le famose tele di Romagna con le tradizionali stampe color ruggine). C’è chi, favolosamente, vi riconduce persino l’etimo del toponimo Canavese.     Certo è che anche in quest’area di Piemonte, tra la Serra d’Ivrea e la Dora, la canapa era coltura antica: sul castello di Masino ancora svetta lo stemma della potente famiglia Valperga, «fasciato di oro e di rosso, alla pianta di canapa d’argento sradicata...

Un verso, la poesia su doppiozero / Pascoli. Come l’aratro in mezzo alla maggese

Ci sono alcuni versi, in tutte le lingue, che sembrano vivere di luce propria. E sembrano compendiare nel loro breve respiro la vita del prisma cui appartengono: frammenti che raccolgono e custodiscono nel loro scrigno, integro, il suonosenso della poesia dalla quale provengono. Con un solo verso un poeta può mostrare il doppio nodo che lo lega al proprio tempo e al tempo che non c’è, all’accadere e all’impossibile. In un verso, in un solo verso, un poeta può rivelare il suo sguardo, in grado di rivolgersi all’enigma che è il proprio cielo interiore e al movimento delle costellazioni, alla lingua del sentire e del patire di cui diceva Leopardi e all’alfabeto degli astri di cui diceva Mallarmé. Un verso, un solo verso, può essere il cristallo in cui si specchiano gli altri versi che compongono un testo. Per questo da un verso, da un solo verso, possiamo muovere all’ascolto dell’intera poesia.   È l’ultimo verso di Lavandare, una poesia di Pascoli nota per essere tra le più antologizzate e studiate nelle scuole. Appartiene alla raccolta Myricae, alla sua terza edizione (1894; la prima edizione è del 1891). C’è subito da dire che questo verso molto bello non è di Pascoli, ma...

I colori di Alberto Savinio / La metafisica del colore

Cento anni fa usciva presso Vallecchi, per le Edizioni della Libreria della Voce, Hermaphrodito, libro di esordio di Alberto Savinio, pseudonimo di Andrea De Chirico, fratello del forse più famoso Giorgio. È un libro sperimentale, colto, con accenti futuristi ed espressionisti, ironico, satirico e sarcastico, ibrido nello stile, sostanzialmente unico e isolato nel clima culturale italiano di quegli anni, legato piuttosto alle esperienze artistiche di Monaco e Parigi a cui i due fratelli avevano partecipato negli anni precedenti la guerra. Si può certo definirlo un libro "metafisico" nel senso che Savinio darà a questo termine nei suoi scritti di poetica: non ricerca di un aldilà delle cose, di un mondo dietro il mondo, ma penetrazione nella loro essenza, capacità di coglierle con uno sguardo inedito. «Parole variopinte», ha scritto Ardengo Soffici per descriverne la scrittura; «parole usate come suoni-colori» ha ribadito Alfredo Giuliani nell'introduzione alla ristampa per Adelphi del 1995. Sappiamo che Savinio era stato musicista e lo sarà di nuovo, che aveva iniziato a dipingere e che diventerà pittore; non dovrebbe dunque sembrare strana la capacità di rendere pittorica e...

Un film di István Szabó / Sunshine: storia di una famiglia

Il cinema in casa, via Internet o Satellite, serve, eccome! Non è un cineclub, ma si trovano film non visti e da vedere, diciamo dal 2000 in poi. Com’è che si finisce col perdere un film importante? In vari modi: perché un amico, dei cui gusti cinematografici non ti fidi, te ne ha parlato… bene; perché ti è capitato di leggere una recensione malmostosa; perché il titolo tradotto in italiano è penoso; perché i film italiani sono quasi tutti dei bidoni salvo quello che dovevi vedere proprio quella sera quando avevi altro da fare e la sera dopo non c’era più… Il mix di “bello, ottimo, memorabile, da vedere, capolavoro, non c’è male” ti rimane nella testa e ti fa appuntare le orecchie perché tanto sulla TV di casa prima o poi ti arriva. Sere fa, però, mi è successo un fatto strano: vagolavo col telecomando in Sky on demand da un film all’altro, cercavo e non trovavo nulla di accettabile; mi fermai davanti a uno strano titolo: “Sunshine: storia di una famiglia”. Andai a guardare il solito riassuntino, il quale diceva pressappoco: “Storia di una famiglia ebraica in Ungheria dal XIX secolo al 1956, la rivolta di Budapest”. Rimasi colpito per il fatto assai raro ormai che fosse stato...

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