Visita guidata ai dettagli / Cliccare su Bosch

Lascio Parigi dalla Gare du Nord, il treno macina chilometri e ore, leggo e dormo, mi rifocillo alla stazione di Amsterdam prima della coincidenza. Arrivato a destinazione trovo l’appartamento di Airbnb, quattro chiacchiere con la padrona e a letto presto. Sul comodino sono impilate varie pubblicazioni su Bosch, ergo il sonno sarà agitato, interrotto bruscamente dallo spremiagrumi per la colazione. Sono nel cuore dell’Europa, un cuore appartato, perché a ‘s-Hertogenbosch, a circa un’ora da Amsterdam Rotterdam Eindhoven Anversa, non si capita per caso. Qui è nato Jheronimus van Aken, che dalla cittadina prese anche il nome, e qui torna dopo 500 anni dalla sua scomparsa in occasione della più grande retrospettiva mai organizzata sulla sua opera.   Esito prima di entrare nelle sale,...

Il film di Christian Vincent vincitore della coppa Volpi / La corte. La giustizia al cinema

Vinta la Coppa Volpi dello scorso anno giunge ora nelle sale La corte, film francese di Christian Vincent.  Il titolo italiano, innovato rispetto all’originale L’hermine, cioè l’ermellino, sembra influenzato da ragioni pubblicitarie, quasi a voler evocare i classici duelli processuali in aula, ricordi di derivazione americana. Ma non è così, o meglio non solo.  Come propone Calvino in Palomar, un punto di avvio è la ‘descrizione’ del racconto.  Si tratta di una pellicola atipica che combina due generi narrativi diversi, come fossero strati che si sovrappongono. In altri termini l’apparenza immediata, cioè il titolo, le scene, i personaggi, la loro presentazione introducono nel mondo processuale, meglio in un’aula della Corte di Assise dove si discute un processo di...

Pensare da sé e dentro di sé

English Version   Il 27 aprile, su invito di Art Basel for Non-Profit Visual Arts Organizations, abbiamo dato il via alla nostra prima campagna di crowdfunding su Kickstarter per realizzare il sesto capitolo del nostro format educativo itinerante AtWork.  Con questa campagna vogliamo finanziare AtWork Addis Abeba che consisterà in un workshop di 5 giorni per i giovani talenti creativi e studenti d’arte etiopi, condotto dal curatore internazionale Simon Njami, e in una mostra dei taccuini che ne risulteranno, in occasione di Addis Foto Fest a dicembre 2016. Pensiamo che la capacità di coltivare e utilizzare un pensiero critico sia la forma di libertà più grande a cui possiamo umanamente ambire. Pensiamo anche che le persone che si confrontano con l’arte dovrebbero essere ancora...

Anna Maria Ortese in difesa degli animali / Un giorno l’agnello parlerà

Talvolta i libri si vedono prima che prendano corpo. Quattro anni fa, quando approdai all’Archivio di Stato di Napoli per consultare il Fondo Anna Maria Ortese, mi trovai a sfogliare un malloppo di documenti – Garboli direbbe un «cartame» – dove vidi subito, distintamente, un libro possibile. Anzi ne vidi due. In verità, stavano già acquattati nell’inventario redatto dagli archivisti napoletani; bastava scorrere le scarne didascalie del regesto per rendersi conto che, nella sezione «Testi diversi», c’erano due filoni tematici da riscoprire, due capitoli della vicenda biografica e artistica della scrittrice da riaprire: uno di impegno civile intorno alla pena di morte e alle vicende dei criminali nazisti detenuti in Italia, che all’epoca sollevarono polveroni polemici, al delitto Moro e...

La canzone della libertà di Carlo Pestelli / Bella ciao

Musica e mitologia si somigliano se è vero che la mitologia è il «movimento» di una «massa di materiale tramandata in racconti ben conosciuti che tuttavia non escludono ogni ulteriore modellamento», come ha scritto Kerényi. Entrambe sono fusione di «arte» e «materiale», «espressione conforme ai tempi», piena di significato autonomo e non derivato. Sono un variare sul tema, all'interno di un processo poietico di ricezione e rielaborazione: per Lévi-Strauss (meno intellettualistico e cerebrale di quanto si pensi) «mitologia e musica sono macchine per sopprimere il tempo» il cui linguaggio è quello dell’emotività, generata da una «segreta significazione» capace di suscitare «potenza» e «maestosità» in virtù della «selva di immagini e segni» simili a sortilegi.   Soprattutto, musica e...

I linguaggi della conoscenza storica / Raccontare la Resistenza

Esistono strategie narrative seduttive che incidono sul senso comune e sul sapere storico diffuso, e arrivano a proporre un passato liofilizzato, esangue, senza spessore. Ma non basta criticare questo tipo di narrazioni: bisogna competere con loro, appropriandosi delle loro seduttività: gli storici devono scendere in quell'arena e trasmettere i contenuti delle loro ricerche, altrimenti rimangono fine a se stesse, si esauriscono in una retorica monumentale e non incidono nello spazio pubblico. Ripercorrendo settant'anni di dibattito storiografico si rimane colpiti dalla congruenza tra i vari linguaggi che hanno raccontato la Resistenza e ciò che gli storici parallelamente hanno detto e scritto sullo stesso tema: i paradigmi di riferimento sono cambiati e cambiano sulla base della...

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Fenoglio, Calvino, Meneghello / La prova partigiana

Quando in Una questione privata il partigiano Milton sta già affannosamente cercando un scambio per l'amico Giorgio, necessario a che sia liberato dai fascisti e gli possa rivelare dei suoi rapporti con Fulvia, si preoccupa del giudizio del suo comandante. Leo lo aveva sempre considerato “un classico”, ma evidentemente ai propri stessi occhi Milton stava perdendo tale qualità. La classicità è stato un cavallo di battaglia del fascismo, ma certo l'eroe di Fenoglio non ne dava la stessa interpretazione. Se l'8 settembre porta a maturazione il distacco dal Regime attraverso un evento dirompente e capace di mettere di fronte ciascuno ad una decisiva scelta individuale, ne consegue il problema di trovare per sé una nuova forma, uno stile. Cominciamo col dire che i tre romanzi principali della...

Schivando i "cancheri" della modernità / In viaggio con Ceronetti

Qualche pagina per ambientarsi e, come in un tuffo, arrivano incontro al lettore i tardi anni ‘80 e i ‘90. Un tuffo e una passeggiata soprattutto italiana, ma non solo, dove gli accadimenti, i progetti, gli affanni, le speranze , le paure, gli amori, i pensieri dell'autore (Guido Ceronetti, Per le Strade della Vergine, Adelphi 2016) sfiorano, contaminano, impregnano quegli anni e da questi sono contaminati. In realtà, è un'impressione che ha poca durata. E questo nonostante la scelta di quegli anni sia, per un diario di vita, motivo d'interesse. Gli anni 80 sono stati il decennio della modernità futile, distacco dagli anni di piombo, cesura finale dalle code del Novecento più denso e cupo, quello del terrorismo prima, e a ritroso quello dello "stupro antropologico" provocato della...

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Anomalisa. Il film di Charlie Kaufman / La sindrome di Fregoli come metafora

No, non credo proprio: non diventerà un film. Era questa all'inizio la posizione di Charlie Kaufman, fresco di oscar per la sceneggiatura di Ethernal sunshine of the spotted mind, a proposito di Anomalisa. Scritto con lo pseudonimo – non casuale – di Francis Fregoli e portato in scena a Los Angeles nel 2005, Anomalisa era originariamente una "commedia sonora": un insolito mix tra teatro e radio. Il progetto Theater of the new ear (non new year, proprio new ear) prevedeva sì un pubblico, un palco, un sipario, ma tutto quel che gli attori facevano era leggere le battute, restandosene belli seduti sulle loro sedie. Niente costumi, niente ingressi o uscite di scena, niente gesti. Ad accompagnare questa sorta di doppiaggio pubblico da fermi c'erano un rumorista e una piccola orchestra diretta...

Gli acrobati fantasmi di Constanza Macras / Danza e Cina al Fabbricone di Prato

Ogni spettacolo di Constanza Macras è un viaggio. Dopo la cultura rom e quella sudafricana, quella indiana e quella brasiliana, con The Ghosts – il suo ultimo lavoro al debutto italiano al Metastasio di Prato (le repliche successive saranno al CSS di Udine, anche coproduttore dello spettacolo) – è la volta della Cina. Ma è una Cina un po' “particolare”, che viene presentata agli spettatori occidentali tramite una dei marchi artistici più celebri del Paese, quello dell'arte acrobatica circense. Sono più di duemila anni che è così: dai banchetti offerti agli ambasciatori stranieri in età imperiale, fino alla scelta del circo come arte rivoluzionaria e proletaria per rappresentare il nuovo corso all'epoca di Mao; ed è così anche oggi, nel momento in cui l'arte acrobatica è valorizzata e...

Un Celati anni '70. Intervista con Cerritelli / Contro le Avanguardie

Avviandosi a concludere la sua tesi di laurea con un’appendice costituita da varie interviste ad artisti, storici dell’arte e intellettuali operanti a Bologna, Claudio Cerritelli (1953) incontra il suo professore del Dams Gianni Celati raccogliendo alcune riflessioni intorno al concetto d’avanguardia.   Claudio Cerritelli : Mi rendo conto che non è semplice venire qui a chiederti cose specifiche che mi siano direttamente utili. Mi hai già fatto presente la tua difficoltà dicendomi che hai spesso atteggiamenti critici irrazionali. Questo potrebbe interessarmi di più. Perciò non rinuncio a chiederti quali sono le tue idee intorno a tutto un universo avanguardistico, sia quello storicamente già concluso, sia quello che ancora sta marciando. Come vedi questo fatto, riferito anche alla...

Il controllo sulla password è il controllo della politica? / Servercrazia, dopo Casaleggio

Il rapporto tra politica e gestione dell’informazione dei politici è un tema fondamentale in un’era in cui il digitale assume una dimensione centrale. Questo vuole dire anche che la mano sui server è oggi la mano che controlla il mondo (politico)? La risposta a questa domanda è dettata dall’urgenza della recente vicenda che mette al centro il rapporto fra il MoVimento 5 Stelle e la Casaleggio Associati nel post-Gianroberto Casaleggio. Come è noto il deputato Luigi Di Maio, il leader del direttorio dei Cinque Stelle, ha incontrato il figlio di Casaleggio, Davide – come racconta su La Stampa Jacobo Iacoboni – depositario di un’eredità testamentaria che passa dall’azienda (con un possesso del 30%) che controlla i server su cui risiede il Blog di Beppe Grillo, il sistema di siti satellite di...

Peonie

A tal punto preziose che nel IX secolo il poeta cinese Po Chü-i poteva scrivere: «per il fiore più bello cento pezze di damasco;/ per il fiore mediocre cinque pezze di seta». Ma un giardino senza un albero di peonie (Paeonia suffruticosa) è come una bella donna cui l’amante spilorcio non abbia regalato il gioiello più raro e lucente. Privilegio di pochi, essenza d’imperiali verzieri, in Europa sono giunte dal lontano oriente solo sul finire del diciottesimo secolo quando, non senza difficoltà, s’è dato avvio alla coltura e all’ibridazione.       Belle in boccio, ch’è gonfio e turgido, bellissime al dispiegarsi stropicciato dei petali, talora unghiati a contrasto con la ricca tavolozza cromatica che offre il bianco più candido, il rosa più confetto, il porpora e il viola più profondo; e ve ne sono pure di gialle, albicocca e – si favoleggia – di blu.   Esagerato è il fiore di peonia che può raggiungere i quindici, finanche venti centimetri d’ampiezza, in un giro di petali semplice o doppio, o follemente stradoppio. Le grandi sontuose corolle, soavemente profumate e aperte su un bottone di stami dorati, sono uno splendore che dura un battito di ciglia, ma è l’...

Sulla violenza contro le donne / Corpi arresi

Cara Nicla, ho letto il tuo articolo scritto in occasione della giornata contro la violenza alle donne. Qualcosa mi è rimasto addosso nei giorni successivi continuando a interrogarmi: donne e uomini per cui è essenziale praticare la criticità, scrivi, non cadrebbero in alcune trappole; donne e uomini meravigliosi, pensando, sottrarrebbero alla violenza, fisica o psicologica che sia, terreno fertile. “Rimasta addosso”: non utilizzo questa possibilità che è del linguaggio di dare corpo alle parole per rendere il mio dire più efficace, ma perché mi pare che veicoli un modo del linguaggio, una possibilità di ferire al di là del significato, che credo sia al centro di quello che voglio dire. Gli stereotipi, delle volte, li si incarna. Li si veste nei gesti. Il nostro immaginario ne è intriso. Cara Nicla. Vorrei scriverti, pensando con te, che sarebbe bello che bastasse la socratica consapevolezza di sé; sarebbe consolatorio farsi proteggere dall’idea che la stupidità sia il solo mostro e nemico da sconfiggere. Questo non renderebbe facile la battaglia, e nemmeno evidente la via della vittoria. La stupidità affatica, imbarazza, toglie le forze. E tuttavia non disarma....

Seconda parte / Nuove cartoline dai morti

La signora che faceva la chemioterapia vicino a me leggeva sempre i fotoromanzi.  Mi piacerebbe che qualcuno lo facesse sapere a Tonino, il carpentiere siciliano che lavorava con me in Svizzera. Non mi ricordo di che paese era e non mi ricordo neppure il cognome. Aveva i baffi e gli piacevano gli spaghetti col tonno.   ***   Tenevo la mia mano stretta nella sua. Lei guidava, mi stava portando in ospedale. Ci stavamo amando e ora io stavo morendo. Fuori pioveva, la pioggia bucava il vetro, arrivava ghiacciata sul mio petto.   ***   Nella tomba vicina alla mia c’è uno che ogni tanto fa un colpo di tosse.   ***   Lo sapevo che sarei morto a marzo. Lo avevo capito a ottobre che sarebbe stato il mio ultimo inverno. E ora sono qui senza cappotto, con un vestito elegante che non mi ero mai messo.   ***   Mia moglie ha aperto l’armadio e io ho chiuso gli occhi.   ***   Chi mi veniva a trovare sotto sotto sperava che io non guarissi, e così è stato.   ***   La malattia mi ha cambiato la faccia, me l’ha fatta più grossa. Sembrava che avessi due facce. Due giorni in ospedale e poi mi hanno rimandato a casa. Sognavo di morire...

E la bellezza? - Oltre il Buono pulito giusto

L'adagio di Slow food recita buono pulito giusto. Tre parole per indicare altrettante qualità. Un cibo buono ma anche portatore delle necessarie stigmate legate al rispetto dell'ambiente e del lavoro dell'uomo. Una dichiarazione che rimanda a come le esigenze dei consumatori debbano essere l'altra faccia di una realtà fatta di ecologia, tradizioni, equilibrio economico e sociale in attesa di una di là da venire alleanza tra consumatori e produttori...Un equilibrio difficile, auspicabile ma ancora troppo spesso perdente, almeno a guardare il contenuto di tanti carrelli alle casse dei supermercati.Eppure... eppure le contraddizioni hanno la capacità di imporre delle domande. In un pomeriggio invernale lungo una stretta valle ligure del ponente ero alla ricerca di un frantoio per le poche olive che con improvvisazione avevo raccolto senza prenotarne la frangitura. Trovato il frantoio, entrato nello scagno polveroso attiguo alla sala della macina, qualcosa colpisce l'attenzione. Insieme alla bellezza delle forme e delle proporzioni, è la bellezza di un manufatto integro che, non da un museo o da una chiesa, ma da un’anonima costruzione intonacata arrivava diritto dal Seicento....

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Un Meridiano “parallelo” / Gianni Celati, l'outsider che diventò un classico

Nessuno sarà più incredulo di Gianni Celati nell’accogliere il corposo Meridiano che raccoglie la sua narrativa (Celati. Romanzi, cronache e racconti, Mondadori, pagg. 1854). La preziosa collana dà sistematicità a classici anche contemporanei, ma una sistematica di Celati ha l’aria di una fantasticheria editoriale. Probabilmente lo è anche stata: la responsabile dei Meridiani, Renata Colorni, ci ha pensato dopo aver assistito a un’opera teatrale celatiana di incantevole e umana ambiguità, la Recita dell’attore Vecchiatto nel teatro di Rio Saliceto (qui non ripresa). I curatori non potevano che essere quei due. Marco Belpoliti, critico e studioso di letteratura e da decenni seguace di Celati, gli ha dedicato corsi di laurea, convegni, studi e, nel 2008, un ricco numero della rivista-libro Riga che Belpoliti dirige assieme a Elio Grazioli, per Marcos y Marcos (più un altro numero che ricostruisce le vicende progettuali della rivista Ali Babà, che Celati aveva pensato insieme a Italo Calvino e altri alla fine degli anni 1960). Per il Meridiano Belpoliti ha scritto un saggio introduttivo di 60 pagine («La letteratura in bilico sull’abisso»), quasi un libro nel libro. Nunzia Palmieri...

In fuga dalla letteratura

È in uscita il Meridiano Mondadori che raccoglie la narrativa di Gianni Celati, tutti i romanzi, larga parte dei racconti e dei taccuini di viaggio, da Comiche (1971) a Selve d’amore (2013). Un lungo saggio introduttivo di Marco Belpoliti, il miglior scritto che ho letto su Celati, che aiuta a capire la sua singolare avventura letteraria, il tentativo cioè di scappare dalla letteratura facendo della letteratura. Poi un’interessantissima biografia di Nunzia Palmieri (che insieme a Belpoliti cura il volume), cavata dalle carte Einaudi e dal fondo Celati della biblioteca Panizzi di Reggio Emilia, oltre che da informazioni dello stesso Celati.   Scappare dalla letteratura. Questa è la caratteristica inconfondibile di Celati. Ma come? Viene da dire; basterebbe non scrivere. Non è così semplice. Se un carcerato scappa, diventa un ricercato, che deve continuare a scappare. Così è stato per Celati, fin dall’inizio, da quando ha sentito la letteratura, quella circolante e premiata, come una prigione mentale, intollerabile; e allora col suo primo libro, Comiche, ha fatto qualcosa per scappare via. Questo libro,...

Il mio amico Gianni Celati

Le visioni di paesi e di paesaggi, l’etnografia fantastica, l’esplorazione di mappe terrestri e di sensi corporali, il sorriso ariostesco, la rêverie funambolica e insieme critica, il teatro di voci, di fantasmi interiori e di apparizioni, le comiche e i paradossi e i tic dell’avventura, la passione del visibile mescolata alla passione per l’inverosimile, il piacere dell’affabulazione accompagnato dalla malinconia per le vite chiuse nella ripetizione: le stazioni di una scrittura come quella di Gianni Celati raccolte in un “Meridiano”. Un vento di primavera nel profluvio di romanzeria mercantile che si riversa nelle librerie.   “Leopardiani, non leopardisti”: molti anni fa, con questa esclamazione all’unisono, rivolta all’amica comune che ci aveva presentati, Gianni Celati ed io ci siamo conosciuti. Uno slittamento del sapere verso il dialogo, della conoscenza verso la relazione, del rapporto con il classico verso la conversazione con il classico sarebbe stato, in effetti, e continua ad essere, una specie di ritmo del nostro incontro. Comprendendo, nel momento del ritrovarsi – magari dopo qualche...