AUTORI
Massimo Marino

Massimo Marino guarda molto teatro, di oggi e del passato. Ne scrive, su vecchi giornali di carta e sul web. E pure nei libri. Insegna. Ama i ritmi delle frasi, gli interstizi di silenzio tra le parole, gli orizzonti in cui gli alberi illustrano i palazzi.

09.08.2018

Scene d’estate / Valzer di mezzanotte a Monticchiello

C’è un luogo dell’anima del teatro proprio nel cuore d’Italia, tra antichi campi di grano che bordeggiano la Cassia e moderni agriturismi. Da 58 anni vi si fa un teatro veramente popolare, creato da tutto il paese, bambini, ragazzi, giovani, persone mature, anziani; un teatro che prova cocciutamente, ogni anno, a parlare di noi, come siamo oggi, ricorrendo spesso alla memoria, alla favola, alla parabola. Quel luogo si chiama Monticchiello e si trova, venendo da nord, poco dopo la città ideale di Pio II, Pienza. È un borgo medievale arroccato, abitato ormai da pochi residenti e pullulante di seconde case e alloggi per turisti. In questa “Italia in vendita” risorgono, con leggerezza, domande che tutti dovremmo porci, rinasce una voglia di fare insieme, capire insieme attraverso quel vecchio...

02.08.2018

Scene d’estate / Due pezzi sull’orrore e l’ignoranza

Non esistono porti franchi, ormai, alla polemica del pregiudizio, della paura, della mistificazione: del razzismo. Così come non esistono luoghi che possono esimersi dal prendere posizione contro l’odio, la discriminazione, la disumanità. Nel teatro, d’autunno, d’inverno, di primavera, d’estate, sempre di più abbiamo visto apparire coperte termiche, abbiamo sentito raccontare storie di migrazione, abbiamo ascoltato la lamentazione dei morti innocenti in mare. Due spettacoli di questa estate ci portano a tornare a meditare, a raccontare.   Thioro, ph. Vincenzo Renda. Thioro: quando la Savana profuma di paradiso   Thioro del Teatro delle Albe è un bel gioco scenico, un divertimento per grandi e piccoli che conquista, una storia che scava la memoria e conquista per la capacità...

01.08.2018

Compagnia della Fortezza / In carcere, la beatitudine

Benvenuti nel mondo di cristallo di Armando Punzo. Trent’anni di vita in carcere, quasi tutti i giorni, molte ore al giorno, lo hanno portato a questo spettacolo rarefatto, Beatitudo, giostrato al ritmo lento di una musica simile a quella di un carillon, che improvvisamente si accende, si imbarbarisce, con botti di percussioni, e poi continua a fluire come acqua.     Acqua. Lo spettatore vede subito un grande specchio d’acqua che invade tutto lo spazio scenico del campetto d’aria all’interno del carcere della Fortezza Medicea di Volterra. Raggiungeremo la gradinata attraverso due strette passerelle, specchiandoci nel liquido elemento, guardando Punzo e il bambino che lo accompagna in questo viaggio nel mondo di Jorge Luis Borges osservare il posto dove noi andremo a sederci, o...

26.07.2018

Biennale Teatro / Revenants

Lo scandalo della morte domina l’Orestea di Anagoor, lo spettacolo che ha inaugurato la seconda Biennale Teatro diretta da Antonio Latella dedicata all’attore/performer. Questa rivisitazione dell’antica tragedia si snoda in una luce crepuscolare, opaca, ravvivata ogni tanto da sbaffi appena colorati che segnano come didascalie drammatiche alcuni personaggi o oggetti. Ricorre a microfoni, amplificazioni, registrazioni, proiezioni, danze, visioni e videovisioni, musiche, soprattutto una musica continua (di Mauro Martinuz) che sprofonda in inquietudine assoluzione meditazione tempesta, in un lungo continuo crepuscolo dell’agire umano disegnato con meravigliosi colori purgatoriali da Fabio Sajiz, un vero mago della luce e della sua sottrazione.  Simone Derai e Patrizia Vercesi firmano...

12.07.2018

Festival di Castiglioncello / Artisti Inequilibrio

“Conosci tu il paese dove fioriscono i limoni?”, così cantava rosa dalla nostalgia la piccola guitta Mignon di Goethe, conosci il paese del sole, delle colonne che si rispecchiano in cieli azzurri, delle tarantelle e dei tamburelli, aggiungeva l’ozioso principe Leonce del medico Büchner quando il Romanticismo ormai rivolgeva contro sé stesso la propria coscienza infelice, la propria inconsolabile ironia. “O amato mio, con te vorrei andare!”, concludeva le strofe. Quel paese insieme reale (come l’Italia classica) e immaginario come l’aura di una tradizione che risuona e incanta attraverso i tempi, nel teatro si materializza ogni anno in un festival che apparentemente si tiene zavorrato ai fondamentali, il testo, la drammaturgia, il corpo dell’attore, del danzatore. Capace in realtà di...

24.06.2018

L’episodio inedito di “Paisà” / Il cappellano, di Klaus Mann

Nebbia, nuvole, aspre montagne, strade incerte tra cime e precipizi. Edifici distrutti dalla guerra. Fango, fango. Un pantano di neve sciolta. Fango e nebbia a perdita d’occhio. Siamo al Passo della Futa. Natale 1944. Le truppe anglo-americane sono attestate sulla linea gotica, in attesa di sferrare l’offensiva verso Bologna. Un Natale di guerra. Un cappellano militare americano predica ai combattenti di scacciare l’odio dal proprio cuore, anche contro il nemico. E si prepara a dare qualche segno di gioia ai miseri bambini del posto: caramelle, gomme da masticare, cioccolata, scatolette, un povero albero di Natale, qualche giocattolo… La festa avviene nella casa della moglie del podestà fascista, misteriosamente scomparso. Ernesto, il figlio storpio della donna, osserva da fuori,...