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Expo

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Sistemi alimentari resilenti / Food First! e la giustizia alimentare

Un sano rigetto da saturazione mediatica ci ha indotto ad aspettare la fine dell’Expo prima di tornare a parlare di cibo. E ora, a dispetto di feste passate e santi gabbati, proponiamo una riflessione su un tema che non ha fatto certo bella mostra sui tappeti rossi dell’esposizione universale. Una riflessione diversa perché proviene dalla California, dallo stato del consumo e dello spreco per antonomasia, che pure, in merito a iniziative comunitarie e resilienze urbane, ha parecchio da insegnare. Siamo sulla baia di San Francisco, a Oakland, una città che si specchia davanti alla sfavillante “City by the Bay”, mostrandone un’immagine quasi complementare quanto a povertà e disagio sociale. È qui, non a caso, che si sono sviluppati movimenti e iniziative che, dal basso, provano a cambiare il sistema produttivo e distributivo di città che paiono dominate da inestricabili logiche neoliberiste.    Una di queste associazioni è Food First!, l’Istituto per le politiche alimentari e dello sviluppo, un think-tank del popolo che dal 1975 si occupa di ricerca, educazione e attivismo. Una mobilitazione lunga quarant’anni, che ha contribuito a spostare all’interno del...

Expo e dintorni: mi chiedevo cosa fosse Expo

Mi chiedevo cosa fosse Expo. Poi mi sono chiesto cosa fosse per le persone. Domenica scorsa sono entrato.     Ero riluttante. Aspettavo, rimandavo, anche per la spesa del biglietto. Per vincere questi freni avevo in testa di andare con mio figlio di undici anni, di considerarlo una guida, col suo sguardo entusiasta di bambino, così da appoggiarmici per fare le mie foto.     Poi sabato, a sorpresa, è arrivata qua a Milano la mia giovane sorella. Lei vive in Francia. Mi ha chiesto di andare insieme a vedere Expo. A quel punto, ho messo mano nel portafogli e mi sono detto andiamo a divertirci. In tre: io, zia e nipote, vale per il biglietto tariffa famiglia e si risparmia.     Expo è intrattenimento, quindi te lo devi pagare. Allora si sta in coda, si suda in mezzo agli altri ad aspettare senza insofferenze, chiacchierando e curiosando nei discorsi degli altri. È movimento, per non ammuffire; un gioco, l’uomo ha bisogno di giocare. Non ho visto intellettuali, bensì umanità divertita in barba al pianeta!     Ignoro le cifre degli incassi attuali e le proiezioni. Non so se i...

Expo: vigilia d'arme

L’affare dell’Expo risale a tempi che sembrano remoti. Era il 2006, non c’era la crisi economica, il SUV sembrava il mezzo preferito per gli spostamenti urbani e Letizia Moratti, sindaco neoeletto, pensò che i destini della città dovessero legarsi a un grande avvenimento. Era una tentazione che era riaffiorata di tanto in tanto dal Dopoguerra a quel punto, ma in generale era stata schivata da varie contingenze. I “Moratti boys”, un gruppo di giovanotti di diversa estrazione, partirono alla ricerca di voti anche nei più piccoli paesi africani, con i metodi che potete immaginare. La concorrente principale era Smirne. Ora a Smirne io c’ero stato nel 1973, avevo 8 anni, e mi ricordavo soprattutto delle macchinone americane anni ’50 che fungevano da taxi e il tipico colore ‘orientale’, il suk e così via (forse salii anche su un cammello, ma potrei sbagliarmi). Che fosse diventata la principale concorrente della mia città non mi sembrava un buon segno, almeno per Milano. Nel 2008 il BIE (Bureau International d’Exposition) assegnò a Milano l’organizzazione della manifestazione....

Expo, -1407

“… il tempo passa, e le stagioni cambiano. E forse – auspicabilmente – passeranno e cambieranno anche questi”. Non sono ancora passati tre mesi, e i tempi sono cambiati. Sarebbe stato difficile pronosticare, all’inizio di aprile – pur con tutto l’ottimismo dettato dalla passione – la netta affermazione elettorale di Giuliano Pisapia. Ora l’Expo promette di trasformarsi, da occasione potenzialmente “sprecata” prima ancora d’incominciare, in occasione da sfruttare in tutte le sue potenzialità. Una grande occasione. Certo, il Comune di Milano non è l’unico attore presente sul “palco” di Rho-Pero, e Roberto Formigoni e Giuseppe Sala (anche una volta uscita di scena Letizia Moratti) continuano a recitare una parte importante. Inoltre le tentazioni speculative sono sempre dietro l’angolo; ed è fin troppo facile immaginare non soltanto gli appetiti, ma anche le maniere per esaudirli. Ciò nonostante, rimane una grande occasione. Come riuscire a centrarla? Inutile dispensare consigli in proposito. Pisapia e la sua giunta sapranno senz’altro...

Il pensiero positivistico di Expo 2015

Dal 31 marzo 2008, giorno in cui la città di Milano si è aggiudicata Expo 2015, quel pensiero positivistico che ha determinato nel XIX secolo l’origine delle esposizioni internazionali quali manifestazioni di progresso economico e produttivo si è manifestato diverse volte, in diversi luoghi e sotto diverse spoglie. Tale pensiero trova oggi le proprie ragioni in una curiosa idea secondo la quale le condizioni di eccezionalità determinate dai grandi eventi - Olimpiadi, Campionati Mondiali o Europei di calcio, Giubileo, Esposizioni internazionali, G8, ecc... - costituiscono automaticamente la possibilità di tracciare delle nuove prospettive evolutive.     È indubbio che Expo 2015 costituisca per Milano e per la Lombardia l'occasione per realizzare in tempi ristretti una serie di importanti opere infrastrutturali - quali ad esempio le Metropolitane o le autostrade Pedemontana e BreBeMi - tuttavia innumerevoli sono gli elementi che mostrano la metamorfosi che i tanto osannati effetti di Expo 2015 subiscono nell’accedere nel “territorio” milanese. Un dubbio doveva già insinuarsi nel 2009...

Le stagioni dell'Expo

Nei giorni scorsi la Consulta architettonica per l’Expo di Milano 2015, composta da Stefano Boeri, Ricky Burdett, Jacques Herzog, William McDonough e Joan Busquets, ha presentato alla stampa il Conceptual Master Plan. Al di là dei toni quasi obbligatoriamente trionfalistici (“un’Expo visionaria”, “un’Expo memorabile”, “una concezione rivoluzionaria delle esposizioni universali”), la versione più aggiornata del Master Plan sembra fare i conti con un’idea meno vuota e pretestuosa di manifestazione espositiva, accogliendo le sollecitazioni giunte da più parti per una maggiore integrazione con il territorio milanese e per un più virtuoso contenimento dei costi.   Ciò che il nuovo Master Plan propone è “un grande Parco agroalimentare strutturato su una griglia di tracciati ortogonali, circondato da canali d’acqua e punteggiato da grandi architetture paesaggistiche”. Le “campiture di terreno” (rigorosamente uguali per tutte le nazioni) in cui il Parco sarà suddiviso “ospiteranno le coltivazioni esemplari della propria...