Categorie

Elenco articoli con tag:

insegnamento

(16 risultati)

Testi letterari / La letteratura: se iniziassimo davvero a studiarla?

Sappiamo tutti che cos’è la letteratura: più o meno, naturalmente. Lo sappiamo nel senso che siamo in grado di riconoscere un’opera letteraria distinguendola da opere che appartengono alla filosofia, alla storia, alle scienze naturali. Anche se negli ultimi decenni alcuni studiosi (come Derrida) hanno enfatizzato una certa labilità dei confini, nella stragrande maggioranza dei casi non abbiamo dubbi: e persino nei casi più ambigui, tendiamo a risolverli considerando il Simposio di Platone o lo Zarathustra di Nietzsche come opere filosofiche, e Il dialogo dei massimi sistemi come un’opera scientifica benché gli autori che sto menzionando siano, indiscutibilmente, anche grandi scrittori.   Ogni lettore ha incontrato sin dalla sua adolescenza qualche testo con cui ha stabilito immediatamente una forte sintonia: ci sono studenti che nel resto della loro vita non leggeranno quasi nessuno dei classici, ma che hanno vissuto un’esperienza estetica – e lo riconoscerebbero senza esitazioni – grazie ad alcune poesie di Leopardi o al Ritratto di Dorian Gray. Dunque la letteratura è accessibile a tutti? Apparentemente sì. Ma riflettiamo meglio: per la maggioranza delle persone, anche...

Prendere le misure e calcolare i rapporti / La nuova didattica: muoversi verso un'idea

A0, A1, A2, A3, A4, A5, A6, A7, A8, A9, A10. Sono i formati dei fogli sui quali scriviamo e disegniamo. Tagliando a metà un formato nel senso della larghezza si ottiene quello successivo, in modo tale che il rapporto tra il lato maggiore e il lato minore del primo sia uguale al rapporto tra lato maggiore e il lato minore del secondo. In termini matematici, se consideriamo “a” il lato maggiore e “b” quello minore,  si ottiene la proporzione: a:b = b:a/2. La gabbia o griglia compositiva usata per impaginare gli elementi grafici e/o testuali su un foglio da disegno come su una pagina tipografica discende da questa proporzione, che si può tradire ma non ignorare.   Tra il 29 novembre 2012 e il 13 gennaio 2013 fu allestita a Milano (Palazzo Reale) la mostra Giulio Einaudi. L’arte di pubblicare dedicata alla collana I Coralli. La mostra si focalizzava sul legame tra Giulio Einaudi e le arti visive. Tra i materiali esposti si potevano ammirare i nove Coralli della Serie Bianca progettati dall’artista Giulio Paolini e stampati tra il 1976 e il 1978. I volumi non erano rifilati e perciò il lettore doveva tagliare le pagine con un tagliacarte ottenendo un contrasto tra il ruvido-...

Conversazione con Andrea Bajani / Chi vuole ancora imparare?

Una prima domanda che ci stiamo ponendo tutti. Chi è l'insegnante oggi e quale è la sua funzione? Nel tuo libro La scuola non serve a niente, tra le metafore centrali c'è quella del rapporto docenti-studenti come un rapporto tra separati in casa...Degli insegnanti io ho un’esperienza mediata, visto che non insegno, pur portando avanti progetti in cui sono coinvolti gli studenti. Quando lavoro con i loro studenti, gli insegnanti si tengono giustamente in disparte. E quelli che conosco li incontro fuori da scuola, senza ragazzi. Per questo è difficile dire che cosa sia un insegnante senza vederli insieme agli studenti. Perché l’insegnante è prima di tutto una figura relazionale. Senza relazione, mi verrebbe da dire, cade il verbo. Senza qualcuno a cui insegnare, l’insegnante si dissolve. Proprio questo mi sembra, però, un punto centrale e drammatico. Mi sembra che oggi viviamo un’epoca in cui tutte le persone vogliono insegnare e nessuno vuole più imparare. Tutti vogliono parlare e non c’è nessuno che vada a sedersi sulla sedia dell’ascoltatore. Ecco, questa mi sembra la grossa crisi che viviamo, che porta a milioni di soliloquianti randagi per il mondo fisico e digitale. Quando...

Insegnare: un mestiere creativo e artigianale

Anticipiamo un estratto del libro di Marco Rossi-Doria con Giulia Tosoni, Insegnare. Intervista sulla scuola che ci meritiamo (Edizioni Gruppo Abele, Torino 2015), frutto di un intervista svolta nel 2014.   Tu sei considerato un esperto di temi educativi e, in particolare, di educazione nei contesti difficili, quelli di massima esclusione sociale. Inoltre sei stato formatore, consulente su queste tematiche per diverse istituzioni e sei anche stato impegnato in politica e in incarichi istituzionali, in particolare come Sottosegretario all’Istruzione nei Governi Monti e Letta [ndr. Sottosegretario all’Istruzione nel Governo Monti dal novembre 2011 al marzo 2013 e nel Governo Letta dal maggio 2013 al febbraio 2014]. Però definisci te stesso soprattutto come maestro, come insegnante. È stato questo il tuo mestiere sin da quando eri molto giovane. Credo, allora, che sia importante in questa conversazione, che attraversa tutte le fasi della tua esperienza professionale, insistere sul mestiere di insegnare. E su come hai scelto di svolgerlo, pensando e attuando, insieme ad altri, forme di educazione non convenzionale, attive, innovative, anche mirate...

Edgar Morin. Insegnare a vivere

Il novantaquattrenne Edgar Morin, sociologo e filosofo, ci consegna l’ultimo saggio di una trilogia dedicata all’educazione. Insegnare a vivere (Cortina 2015), come i precedenti La testa ben fatta e I sette saperi necessari all’educazione del futuro (Cortina 2000 e 2001), non è un’opera pedagogica né una proposta di riforma del nostro sistema scolastico ma un suo radicale superamento. A indicare l’urgenza della proposta di Morin, due domande in esergo al libro chiudono ad anello le sorti dell’umanità e il destino del nostro pianeta: “Quale pianeta lasceremo ai nostri figli?” (Hans Jonas) ci richiama alla responsabilità nei confronti di quel prossimo che sono le generazioni future; “A quali figli lasceremo il mondo?” (Jorge Semprùn) affida la responsabilità all’insegnamento educativo che fin d’ora dovremmo attivare. L’intreccio fra l’umano e il naturale è ormai diventato un gaddiano garbuglio; gli oggetti con cui conviviamo sono sempre più ibridi, direbbe Bruno Latour, dove si fa indistinto il confine fra quanto è prodotto da noi e...

C'era una volta la Buona Scuola

Negli ultimi giorni la mobilitazione di docenti, studenti e genitori contro il progetto di riforma della scuola è stata molto intensa. Il clima di festa e protesta, che si è visto nelle principali città italiane, ha preso il posto delle immagini dei danneggiamenti di Milano e dei precari caricati a Bologna nei giorni scorsi. I giornali riferiscono di decine di migliaia di persone in piazza e di uno sciopero generale con un’adesione che si aggira all'80%; tanti gli studenti. Le cifre sarebbero 25mila a Roma, 20mila a Milano, 10mila a Torino, 15mila a Bari, 5mila a Cagliari, 10mila a Palermo e 5mila a Catania. Un successo in ogni caso per i sindacati, in un momento in cui lo sciopero come strumento di rivendicazione è vissuto con sfiducia. Da segnalare la presenza di tante scuole primarie e bambini: a Torino (dove ero) è stata la cosa che più ha colpito l’occhio, con i cori delle scuole elementari e i piccoli striscioni di carta colorata: «la scuola di Renzi e di Giannini/non è la scuola dei bambini».   Robert Doisneau   La sensazione comune è che ci fossero tutti quelli che ci...

Lettera a Marco Rossi-Doria

Gentilissimo Sottosegretario Marco Rossi-Doria,   ritengo che nessuno più di lei sappia quanto sia complicato insegnare nelle situazioni difficili. Avere a che fare con studenti che non conoscono le “regole del gioco”, che non sanno fingere attenzione, che hanno alle spalle complicate esperienze di vita e che non possiedono i tradizionali punti di riferimento dei loro coetanei ”integrati” può essere esperienza frustante e insopportabile, ma anche incredibilmente gratificante quando si avverte che si è prodotto un pur minimo spostamento nelle coscienze di chi si ha di fronte, e si è aperta una breccia da cui finalmente può transitare una diversa immagine di sé e della propria vita. A tal punto che la lezione “normale” con studenti dalla faccia pulita e ben riposati diventa certamente più insipida dello scontro con fisionomie stralunate e sbeffeggianti, che fanno del corpo e non del libro il centro di ogni loro attenzione. Ebbene, per tanti aspetti, i corsi serali, i corsi che si chiamavano Sirio, appartengono a questi sottoscala della scuola. Sono i semisommersi continenti popolati da...

Il Tramonto della Scuola.Togliamo il disturbo, di Paola Mastrocola

Ecco la recensione che ho rinviato in questi mesi, ogni volta cercando una scusa e preferendo occuparmi di altro, fino a quando, dopo aver smaltito stanchezza e malumori di fine scuola mi sono sentito pronto a riprendere il discorso. Sto parlando di Togliamo il disturbo. Saggio sulla libertà di non studiare  della collega e scrittrice Paola Mastrocola, nota voce sul mondo scolastico. I motivi del mio disagio derivano dal tanto parlare che se ne è fatto, sui giornali, in rete e in sala insegnanti, fino a fare dell’autrice una sorta di bandiera della critica alla scuola attuale, rispetto alla quale sembra essere obbligatorio schierarsi. A favore o contro, aut aut. I due estremi possono essere riassunti come segue: a) finalmente qualcuno descrive il disastro culturale di cui la scuola è la principale responsabile avendo abdicato al compito di educare allo studio; b) un’altra voce passatista, antimoderna e reazionaria che difendendo un’istruzione di alto livello porta acqua al mulino della riforma Gelmini e della distruzione neo-liberale del pubblico in favore del privato.   Benché entrambe le sintesi non siano...

De Luna e il totalitarismo

Tra le priorità didattiche che la società contemporanea impone alla scuola, al primo posto si colloca la necessità di colmare la separazione tra i ragazzi, con la loro cultura di ‘nativi digitali’, e i docenti, la cui cultura alta è incentrata sulla lettoscrittura tradizionale. Benché oscurata dai troppi problemi economici e politici che investono l’educazione, la qualità di un insegnamento multimediale è un obiettivo importante che si raggiungerà creando competenze che cominciano ora a diffondersi.   Muovendosi in questa direzione il gruppo editoriale Pearson (al quale appartengono marchi storici come Paravia e Bruno Mondadori) sta promuovendo le versioni digitali di alcuni testi scolastici molto diffusi di letteratura italiana, filosofia e storia, come il Baldi, l’Abbagnano-Fornero, il De Bernardi-Guarracino e il De Luna, con un progetto di formazione che coinvolge i docenti. Si tratta di un ciclo di Convegni dal titolo La forza delle idee, che tra novembre e febbraio propone quaranta incontri di approfondimento disciplinare e di introduzione all’uso delle nuove tecnologie nella...

Giusi Marchetta. L'iguana non vuole

Contiene molte cose L’iguana non vuole (Rizzoli, 2011), primo romanzo di Giusi Marchetta. L’impressione, scivolando tra le pagine di un libro ben scritto e senza i risvolti narcisistici oggi quasi di prammatica, è che il desiderio di raccontare una storia non sia mai disgiunto dal bisogno di fare spazio a tutto ciò che l’autrice ha da dire: sulla scuola, sulla condizione dei precari, sull’emigrazione, sulle storie d’amore e di amicizia, sull’autismo e la malattia, sulle nevrosi, le rabbie e le paure che tutti ci portiamo appresso. Su una generazione di ragazzi a trent’anni quando, come dice l’autrice, a trent’anni ragazzi non si è più. Non è un romanzo di denuncia, ma è un romanzo che, raccontando, denuncia: la storia è sempre in primo piano ed è attraverso di essa che prende corpo la realtà illustrata nelle sue differenti sfaccettature quotidiane, in tutti i suoi risvolti pratici (coinquilini, trasferte, traslochi) ed emotivo-relazionali.   Emma ha 28 anni, una laurea in lettere con il massimo dei voti, e la specializzazione sia per l’...

Chi ha orecchie per intendere

Girando per le bacheche di musicisti presenti in rete è facile in questi giorni imbattersi in “condivisioni” accompagnate da commenti per lo più entusiastici di un articolo di Quirino Principe intitolato “Quest’Italia non ha più orecchio”. Si tratta dell’appello lanciato l’11 settembre scorso sull’inserto domenicale del Sole 24 Ore dal musicologo milanese per difendere la presenza dell’insegnamento musicale in ogni ordine e grado scolastico, un appello a cui do la mia completa adesione. Non voglio però entrare nel merito degli elementi che stimolano la discussione di cui l’articolo è piuttosto affastellato e su cui spero di coinvolgere lo spirito critico di qualche collega. Come dicevo, l’iniziativa è di per sé lodevole, come sono lodevoli tutte le iniziative, petizioni, progetti che sono state avviate negli ultimi anni e che hanno lo scopo di consolidare la presenza dell’educazione musicale nella scuola dell’obbligo e non. Fin qui nulla da dire. Purtroppo, e qui mi riferisco proprio all’appello di Principe, urge la necessità di...

Tutti sono stati bambini. Conversazione con Giuseppe Caliceti

  Da quando sono un insegnante ho notato che tutti gli adulti, indipendentemente dalla loro professione, quando parlano di scuola rimuovono costantemente la loro esperienza di studenti, dando giudizi di taglio vagamente sociologico che magari si appoggiano sulla vicenda dei loro figli o di adolescenti che conoscono. Chi non lavora nella scuola – e spesso anche chi ci lavora – ha a che fare con una rappresentazione ideologica della realtà costruita dai media. Una rappresentazione che dipinge la scuola come il teatro di una catastrofe e il luogo della barbarie, con il preciso compito di servire l’attacco contro la scuola pubblica in corso da tempo, di cui i Gelmini, Brunetta, Tremonti hanno scritto solo la pagina più recente, offensiva e brutale. I problemi reali vengono sistematicamente ignorati e l’invenzione di presunte emergenze serve per legittimare provvedimenti, in genere tagli di spesa o mostruosità burocratiche inconcludenti, che creeranno nuovi problemi: in questo modo in dieci anni la condizione della scuola italiana, e la qualità della vita al suo interno, è peggiorata davvero e sistematicamente. Il...

C’erano una volta le biblioteche scolastiche

  Proprio mentre si svolgono gli esami di maturità, l’Invalsi, dopo aver visionato insieme all’Accademia della Crusca un campione di circa 500 temi svolti durante l’esame di stato del 2008/9, ci informa che sostanzialmente la maggior parte dei nostri studenti adolescenti sono semianalfabeti e che molti hanno nulle o scarse capacità ortografiche, logiche, argomentative. Scelgo deliberatamente di non approfondire la questione per non dover sentire i soliti professionisti di scuola e di cultura giovanile parlare di cose che non conoscono, ricordando a tutti dati altrettanto preoccupanti sulla popolazione adulta di questo paese: scrive De Mauro commentando dati Ocse che “il 38% della popolazione italiana in età di lavoro ricade in condizioni di analfabetismo, il 33% è a rischio e solo il 19% conserva i livelli minimi di competenze necessarie in società moderne” (da Internazionale, 24 giugno 2011). Se non bastasse ricordo a tutti qual è il rapporto con la cultura di chi ci governa e cosa sta facendo in questi giorni con la nuova manovra economica alla scuola pubblica, non contento di averla gi...

C’era una volta la scuola serale

Da dieci anni il mio lavoro ufficiale inizia alle 17.30 e termina alle 22.25. Durante la giornata perlopiù leggo e scrivo, di sera e di notte insegno italiano. Ho due bambini piccoli che sempre più perplessi mi chiedono perché io esca di casa quando molti papà vi fanno rientro. Cerco di dargli delle spiegazioni ma sono sicuro che non capiscano, le loro smorfie tra il divertito e l’annoiato sono lì a dimostrarmelo.   Al serale sono approdato per scelta. Quando arrivò il momento dell’immissione in ruolo, dopo molti anni di “apprendistato” trascorsi in mezzo a studenti inselvatichiti, mi dissi che probabilmente quella era la soluzione meno opprimente per uno come me, che chiedeva al proprio lavoro di insegnante soprattutto la possibilità di dedicarsi anche ad altro senza eccessive azioni di disturbo. Non avevo nessuna “vocazione” al recupero di chi voleva rientrare nella scuola per ottenere il titolo di studio. Neanche l’ombra di una seppur fievole volontà missionaria. Volevo solo stare tranquillo, facendo il mio dovere. Così iniziò l’avventura in una...

L'ardesia e la rete

A circa 200 anni dall’introduzione della lavagna di ardesia, usata per la prima volta a West Point nel 1809, nel 2006 l’allora ministro dell’istruzione Fioroni annunciava l’introduzione della LIM (Lavagna interattiva multimediale) nelle scuole italiane attraverso un piano, poi rilanciato nel 2008, che prevedeva 10.000 esemplari. Il comunicato stampa annunciava un investimento da 20 milioni di euro, che sarebbe entrato a regime per l’anno scolastico 2008/2009: i ministri Gelmini e Brunetta, per l’occasione insieme al premier Berlusconi promettevano che nel mese di dicembre 2009 il progetto avrebbe riguardato circa 4000 scuole, “il 40% degli istituti scolastici principali”, contestualmente a un piano di formazione per 24.000 docenti: “le scuole potranno così sviluppare contenuti didattici digitali, fruirne in rete e utilizzare strumenti di collaborazione come blog, wiki e videoconferenze”.     Anche per l’assenza di dati disponibili e a fronte di numeri vaghi e approssimativi, non è mia intenzione fare il punto della situazione sull’attuazione del piano e sulla retorica della...

Il diabete del Ministro

Elias Rukla, che insegna letteratura norvegese da oltre venticinque anni alla scuola superiore di Fagerborg alle porte di Oslo, è un uomo a pezzi, tanto che una mattina crolla nel cortile della scuola davanti ai suoi studenti: l’apertura automatica del suo ombrello non funziona, furiosamente prende a sbatterlo contro una fontana, si accanisce e, riducendolo a stecche informi, si ferisce ad una mano. Una ragazza bionda e grossa lo fissa stupefatta e lui le urla Troia e Faccia di maiale, poi scappa. La catastrofe è compiuta.   Siamo nelle pagine iniziali del romanzoTimidezza e dignità di Dag Solstad, scrittore norvegese di libri importanti; il crollo nervoso del professor Rukla dà l’avvio a serratissime riflessioni sulla crisi sociale della figura e del mestiere dell’insegnante. Il romanzo è del 1994 e, come molti buoni romanzi, non dimostra la sua età. Com’è possibile, si chiede Rukla, che una quarantina di docenti laureati e mediamente ben preparati nelle più svariate discipline, “detentori delle conoscenze generali del proprio tempo”, non provino più alcun interesse a...