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Insegnare la letteratura / Leggere con l’orecchio

Se esiste la letteratura non possono non esistere la storia e la critica della letteratura. E dunque, chi si applica a mettere in sequenza i suoi frutti, e chi si dedica al loro giudizio. Alla loro interpretazione. Chi opera per coglierne il senso nascosto, o profondo. O per decifrare nel suo specchio le verità dell’epoca con la quale la letteratura intrattiene rapporti più o meno indiretti.  Se esiste la letteratura non può non esistere una visione, e dunque una teoria della medesima. Nel senso puro e semplice che nei suoi frutti si dà a vedere un mondo. E comunque, al di là del suo valore di intrattenimento, di divertimento – che sia in versi o in prosa, che sia un poema, un romanzo o un racconto – l’opera letteraria condensa in sé un pensiero, un’idea del mondo. Come ogni manufatto linguistico.   Esistono dunque a buon diritto il critico, lo storico, il teorico della letteratura. Ora, tali professioni, anche nel senso di fede – di fede e fiducia nella parola: che possa produrre conoscenza – si esplicano in vari modi. C’è il critico accademico, c’è il critico militante, c’è lo storico, e c’è l’interprete, e c’è il recensore di libri sui quotidiani. Chi insegna dall’...

RIeSTATE

Ristare d’estate, quando la cronaca si fa pigra, la politica si addormenta, dai giornali balena la coscia del ministro, l’infradito del presidente del consiglio. Allora anche l’obbligo dell’aggiornamento molla la presa, nessun romanzo o saggio dell’ultim’ora è autorizzato a gridare vendetta dal comodino. Si può RISTARE, cessare ogni movimento, restare fermi, immobili, lasciando lo spazio in valigia anche per i tomi già letti, cui si deve la propria spina dorsale. L’estate porta in dono dieci giorni a Portopalo di Capo Passero, così in cima alla pila c’è Diceria dell’untore (Bompiani) di Gesualdo Bufalino. Mi fulminò la descrizione di uno stato di stanchezza: “Hanno il palato di carta di vetrata, hanno il sonno che gli mangia gli occhi… Hanno i piedi di Cristo, stanchi e sporchi, questa scarpa morde, quest’unghia si incarna…”. E scommetto che riproverò la stessa sensazione di stupore verso i suoi oggetti animati. Parte con me anche La Mennulara (Feltrinelli) di Simonetta Agnello Hornby, perché ho il ricordo si una storia svelta e scaltra,...

Origliare

Leggere è faticoso, lo è sempre, lo è sempre stato per me. Invidio la gente che, non dirò in coda alle poste e in treno ma alla fermata dell’autobus o in metropolitana, tira fuori un libro dalla tasca della giacca (e che tasche hanno, oltretutto), ne sfoglia qualche pagina, legge. Io non ci riesco: non riesco a staccare la voce dello sguardo dal bisbidis dell’indistinto, il quale tende poi a ridefinirsi come entità singola, comunque disturbante: la conversazione al tavolo, nel sedile accanto. C’è quel momento in cui le storie disperse s’incuneano nelle nostre: l’inizio della cura è stato far rientrare nei libri quelle frasi di straforo, recuperare il brusio alla letteratura, alla poesia, finanche (lo chiamano eavesdropping). È la sola religione possibile per un ateo e l’unico esercizio praticabile per un egoista narciso come lo scrittore: non puoi avere cultura di te se non in mezzo a chi vuole e può impedirtelo, oppure, semplicemente, è fuori da te, che esiste, e lo impone col suo prevaricare te, ipocrita, che pensi altro, sei oltre, e non ti muovi da lì, da loro.

Strappi

«Nel corso della mia vita ho fatto in tempo ad assistere a tre fatti socialmente importanti: la decadenza della “villeggiatura”, un significativo calo nel consumo del vino e nello smercio di quel prodotto letterario che nei tempi moderni s'è chiamato romanzo». Era il 1949 quando Montale diagnosticava al mondo occidentale la patologia della fretta, indovinando, dalle sue prime avvisaglie, il terrorismo del tempo sulla vita umana. Per chiunque patisca con angoscia la religione della corsa e della produttività inesausta, la lettura è miraggio di salvezza e peccato mortale.   Chi si sognerebbe mai di infilare nelle liste minacciose attaccate al frigo, tra l'estetista e il commercialista, qualcosa come: “leggere finché non mi germoglino dentro un paio di domande giuste o perlomeno finché l'anima non sia sazia”? La tirannia del tempo vieta di posarsi, gestisce tutto con furia e distrazione, nega ogni possibilità di riflessione, di critica, anche di noia, il continuo rimescolamento impedisce la sedimentazione. Ed è anche per questo, forse, che il tempo della lettura è un tempo...

Placebo

Magari sono malato, ma se non leggo io non dormo. Se non dormo, finisce che sto male. Siccome ci tengo alla mia salute, allora leggo. Sono 50'anni che va così. Ormai ho questa coazione, che se non la rispetto a sera gli occhi si chiudono, la bocca si spalanca fin quasi a mandare fuori sesto le mascelle, ma se la testa non è piena anche di cose che ho letto (e di spazio lì ce n'è, figurarsi!), il sonno non arriva. Dal fondo del vuoto una voce mi rimprovera: lazzarone! C'ho il super io bibliotecario. Non è che lo faccia per la cultura, per senso civile o altro, tutte cose degnissime, per carità... però quelle vengono dopo. Prima deve piacermi quello che faccio, che non significa sempre senza sforzo o pena, così anche il resto viene più efficace, suona meno falso. È che altrimenti mi sembra di non aver vissuto. Di non aver messo in atto, consumato, tutte le forze della giornata. Uno spreco. Che sia anche un surrogato? Certo! Il sostituto di qualche altro sostituto. Di sicuro però non lo è di una vita che non ci sarebbe, o sarebbe altrove: quando leggo, vivo (mica si è morti, se si...

Darwin

Cosa legge una fotografa di professione, una che insegue in giro per il mondo architetture, oggetti, spazi, persone, quando legge un libro illustrato? Cosa vede con il suo obiettivo davanti agli occhi, quando guarda un libro del genere? La nuova rubrica di Giovanna Silva inaugura un nuovo modo di recensire i libri, leggendo e guardando, non solo parole ma anche immagini, immagini che sono parole: leggere, guardare, scattare.     Il libro recensito è Charles Darwin, L’espressione delle emozioni nell’uomo e negli altri animali, Bollati Boringhieri. Edizione definitiva a cura di Paul Ekman.

Rolling

Cosa legge una fotografa di professione, una che insegue in giro per il mondo architetture, oggetti, spazi, persone, quando legge un libro illustrato? Cosa vede con il suo obiettivo davanti agli occhi, quando guarda un libro del genere? La nuova rubrica di Giovanna Silva inaugura un nuovo modo di recensire i libri, leggendo e guardando, non solo parole ma anche immagini, immagini che sono parole: leggere, guardare, scattare.     Il libro recensito è Jim Marshall, The Rolling Stones, 1972, Gallucci Editore; l'inviato di Life visse con il gruppo musicale una settimana e li ritrasse con le sue fotografie.  

Non siamo nati per leggere

Cosa cambia nella lettura con le tavolette digitali? Kindle, iPad o altro, succede spesso che si fatichi a ricordare quello che si è letto. Il libro tradizionale è tridimensionale, come noi stessi, la tavoletta invece bidimensionale (su questo tema rimando al mio precedente pezzo qui). Forse in qualche università americana ci sarà uno studioso che si sta già interrogando sui cambiamenti che la rivoluzione informatica degli ultimi vent’anni ha provocato e provocherà nella nostra attività di lettura.   Di sicuro l’ha fatto Maryanne Wolf in un libro molto interessante uscito qualche tempo fa: Proust e il calamaro (Vita e Pensiero). Non siamo nati per leggere, scrive la neuroscienziata cognitivista della Tufts University. Il nostro cervello non è fatto per aiutarci ad apprendere a leggere, e anche a scrivere. Per farlo deve imparare a realizzare nuovi circuiti collegando regioni preesistenti, la cui programmazione e il cui programma genetico ha altri scopi: dal riconoscimento degli oggetti alla denominazione.   Solo da poche migliaia di anni l’umanità legge; per farlo ha dovuto...

Perché non ricordo gli ebook?

Incontro Giovanna in una libreria. Sta cercando tra le novità i libri da leggere questa estate. È incerta se comprare un libro di carta, oppure la sua versione ebook. Quello tradizionale pesa di più e costa anche di più, tuttavia, mi confessa, i libri che legge sul tablet non se li ricorda per nulla. “Strano – dice – è come se leggessi qualcosa di cui non conservo memoria.” E non è questione dei saggi, che legge di meno sul tablet, ma proprio dei romanzi o racconti. “Com’è possibile?”, mi domanda. La medesima osservazione me l’ha fatta un mese fa un amico. Anche lui ha constatato che i testi letti in versione elettronica sono meno ricordabili: “Che sia un mio difetto?”, mi ha domandato. Da allora mi sto interrogando su questo strano effetto di oblio, o scarsa memorizzazione. Da tempo mi sono accorto che le email, ma anche i documenti, che ricevo via posta elettronica, li ricordo meglio se li stampo. Visti su un foglio A4, le parole, le frasi, i concetti, li trattengo meglio. Ma non posso stampare tutto, sia per una ragione pratica, sia per un problema etico: si consuma...

A ogni lettore il suo e-reader

Tra le prime cose che mi hanno insegnato alla scuola di biblioteconomia ci sono state le leggi del matematico e bibliotecario indiano Shiyali Ramamrita Ranganathan. Una di esse recita: “a ogni libro il suo lettore” (corollario: “a ogni lettore il suo libro”). Semplice e quasi lapalissiano. Con questa affermazione Ranganathan ha inteso ricordare ai bibliotecari come l’atto di leggere e l’alchimia tra libro e lettore sia un processo complesso.   Ci ho ripensato spesso in questi ultimi tempi in cui di ebook si parla tanto. Non è certo la prima volta che il modo di leggere e fruire dei libri cambia. Come ci ha spiegato Maryanne Wolfe in un bellissimo libro dal titolo “Proust e il calamaro”, l’atto stesso di leggere non è innato ma è solo grazie alla plasticità cerebrale che il nostro cervello, evolvendosi, ha specializzato un’area per permetterci di compiere questa azione. Non abbiamo sempre letto nello stesso modo; la lettura silenziosa è relativamente recente e le parole non sono state sempre separate tra loro, come ha avuto modo di sperimentare chiunque ha avuto modo di...

Simone Lenzi. La generazione

Una donna vive di giorno, si alza con le prime luci, pensa, sogna e desidera al calore del sole; un uomo, il suo uomo, di giorno dorme disturbato dai rumori del ciclo vitale diurno, e di notte lavora, e mentre lavora pensa e legge e studia, nel tentativo disperato di spiegarsi perché la sua vita e quella di sua moglie sembrino escluse dai ritmi naturali dell’esistenza, sterili alla procreazione. S’immerge nella lettura di Comenio, di Aristotele, di Ippocrate, di scienziati dei secoli addietro, alla ricerca di una spiegazione razionale; pagine digitali scorrono sul monitor del computer, pagine scannerizzate, sterilizzate. La voce narrante è quella di un guardiano d’hotel la cui notte non è né nera né blu, ma grigia, di un “grigio mal di testa” che accompagna le ore lente di lavoro, immerso nei ronzii di computer, fax e macchine per il ghiaccio. È un buio in movimento, un buio grigio, in cui “il desiderio delle cose sensibili del mondo è infinito”. La generazione è il romanzo d’esordio del cantautore livornese Simone Lenzi (Dalai, pp. 155, € 15) da cui Paolo Virzì...

Natività

Mancavano pochi giorni al Natale. Ero in quarta elementare. Fuori era buio e pioveva. Ingannavo l’attesa contando le goccioline che scivolavano sul vetro appannato della finestra, come le finestrine del Calendario dell’Avvento. Sognavo l’arrivo dei regali e non mi sembrava esistesse altro. Il bambino, che stava seduto nel banco di fronte al mio, alzò gli occhi dal suo quaderno, mi guardò perplesso e disse ad alta voce: “Francesco è tutto blu!”. Ci fu una grande confusione e in pochi minuti mi ritrovai in infermeria.   Mentre stavo sdraiato sul lettino, tutto nudo, come su un tavolo anatomico, l’infermiera riuscì a rintracciare mia madre nella scuola dove insegnava e la fece venire d’urgenza. Mi consegnarono a lei con un misto di paura e ribrezzo. Sul taxi, che sfrecciava per le strade addobbate con le luminarie, tremavo tutto e sbavavo, mentre cantavo come un disco rotto la canzoncina del Natale. Il conducente disse a mia madre: “Signora, non son fatti miei, ma fossi in voi lo porterei diritto all’ospedale”. La parola ospedale non era mai piaciuta alla mamma e gli rispose seccata...

Leggere la fotografia

È vero che in Italia si parla poco e male della fotografia, come ha detto Michele Smargiassi aprendo la tavola rotonda, perché mancano luoghi di discussione istituzionali. Tuttavia penso che questa sia una grande fortuna; siamo fortunati che in questo paese non siano le istituzioni a occuparsi di fotografia. A questo punto della nostra storia, pensate se ci fossero davvero le istituzioni che si occupano di fotografia, e a dirigerle coloro che hanno occupato lo Stato in questi ultimi 15 anni. Per fortuna c’è un paese che sta sotto il pelo dell’acqua, per il momento, che non si vede ancora, ma che è vitale e significativo; e che fa ben sperare.   Inoltre, sono contento che questo paese non assomigli alla Francia, e che sia anche un paese “disunito”; questa unità nella diversità, che è poi la forma della nostra Unità, è a mio parere uno dei grandi valori che noi proponiamo, non soltanto all’Europa, ma a tutto il resto del mondo. Anche le tensioni che ci attraversano in questi giorni (la sinistra internazionalista ora è diventata nazionalista, ora ama la patria), credo siano...

Congedo illimitato

Quando non lavori hai tempo a strafottere. Compili quattro profili curriculari diversi accorpando per titoli e categorie distinte le varie collaborazioni che hai  accumulato negli ultimi otto anni della tua vita. Cataloghi per autore la mole di fumetti che hai letto e che affogano gli scaffali lungo le pareti della stanza. Alla tua età tuo padre aveva un impiego, una moglie, due figli, un’auto usata e un mutuo ventennale. E la gastrite. Altri tempi, altre attese.   Al centro per l’impiego ti hanno spiegato che non troverai un lavoro adeguato alla tua istruzione, che i titoli non serviranno. Che bisogna adattarsi. Applicare diversamente le competenze. Ma tu ci provi lo stesso. Rispondi agli annunci che hanno qualche attinenza con le tue esperienze e aspirazioni. Pure vaga. E aspetti. Ti hanno detto che non esiste più il posto fisso. Non farai un lavoro gratificante e il tuo superiore avrà l’aria di un coglione. Assunto in periodi di vacche grasse. Quel che sai fare, le tue capacità, ogni tua cognizione, non ha mercato. Aspetti e chiedi in giro. Ti offrono mansioni umili e impieghi precari sottopagati per cui sei troppo...

Infinite text

Il gioco, l’alea, l’incontro. Queste parole indicano, senza definirlo, il nuovo spazio [...] dal quale l’ignoto s’annuncia e, fuori gioco, entra nel gioco della vita attraverso il desiderio [...], [nel gioco] del tempo con l’affermazione dell’intermittenza [...], [nel gioco] dell’opera con la liberazione dell’assenza d’opera. (Maurice Blanchot, L’Entretien infini, 1969)   Lunedì l’ho visto. Non così presto e non in quel momento, ma me l’aspettavo: ricordavo la data prevista per l’uscita (Il giorno dei morti, ma non l’abbiamo fatto apposta! scherzava l’editore) e poi in mattinata avevo trovato sul giornale l’anticipazione di Sandro Veronesi. L’avevo estratta dal giornale e riposta. Prima non leggo mai commenti su un libro che leggerò dopo. Se Veronesi in quel pezzo avesse, per esempio, infamato me, proprio me, lo verrei a sapere solo dopo aver letto Il re pallido di David Foster Wallace, e quindi non potrei citarlo in giudizio: il reato sarebbe già prescritto. Ma è un’ipotesi di scuola, remotissima dalla realt...

Quello che ho capito su DFW

Quello che ho capito su DFW attraverso la lettura dei suoi libri e altre cose più o meno divertenti che non saprò mai più.   0. La Storia delle Storie. Succede questo: che la prima volta che consegno un mio manoscritto a un editore – in realtà, si tratta di un dattiloscritto; o, meglio: di una stampata; ma le parole hanno anche questo, di bello, la capacità di garantirsi talvolta una vita minerale sottotraccia – succede, insomma, che proprio quel giorno, con un tempismo da ultime bozze, sono arrivate le copie di un libro appena stampato. Una cosa divertente che non farò mai più, di David Foster Wallace. E l’editore – buon augurio? Pietra di paragone a futura memoria? – me ne regala una. Descrivendomi la figura e l’opera (ancora fortunatamente in fieri) di questo trentaquattrenne di Ithaca. E succede che, di ritornoa casa, l’ansia consapevole di una prima consegna messa colpevolmente in secondo piano, io legga la storia di David & della Crociera. E capisco, già alla seconda nota di pagina nove, che David Foster Wallace è diventato, all’improvviso, una mia...

Claudio Magris ... e anche la logica non si sente troppo bene

Livelli di guardia (Garzanti) in uscita in questi giorni raccoglie una serie di riflessioni pubblicate sul Corriere della Sera da Claudio Magris tra il 2006 e il 2011. Sono pezzi dedicati alla Costituzione italiana e alla sua messa in discussione, alla laicità e al rapporto con la Chiesa cattolica, fino ai grandi fatti di cronaca che hanno diviso il paese come il caso Englaro e la vicenda di Welby. Un libro ricco e indignato che libera dagli stretti confini dell’attualità e aiuta a riflettere sul cambiamento di un mondo che oggi più che mai ha bisogno di profondità e di memoria per non perdere l’equilibrio. Claudio Magris prende così spunto dall’attualità per darle il respiro del tempo storico: una distanza necessaria per degli scritti che sono sì figli dell’indignazione, ma che non tradiscono il bisogno di una riflessione che vada oltre l’angusto terreno della contingenza. Obliquo ad un mondo spesso incomprensibile, il professore di Trieste ci racconta con lucidità le contradizioni di una società e di un tempo che con la memoria sembra aver smarrito anche l’ironia. Lo...

La repubblica dei lettori

Pubblichiamo di seguito alcune riflessioni scaturite dalla “Carta dei Diritti del Lettore”, interessante discussione aperta da Finzioni sul ruolo del lettore.      La Repubblica dei lettori non è solo l’effetto delle nuove tecnologie. Anche prima del web esisteva, come spiega a più riprese nel suo libro  La galassia Gutenberg Marshall McLuhan.   Nonostante quello che si può credere, sia durante il medioevo, quando nacquero le università, sia qualche secolo dopo, quando prese piede la stampa, tra autori, editori e lettori esisteva un feedback molto forte, dato che si trattava in ogni caso di comunità coese, motivate ed esigenti. Lo stesso accadde durante i decenni che precedettero la Rivoluzione francese, quando la produzione di libelli, compresa la pornografia letteraria, come racconta Robert Darton, divenne un elemento decisivo nella caduta politica del Antico Regime: i lettori diventarono un fattore preponderante nella diffusione di nuove idee agendo come un fattore attivo, e non solo come un elemento passivo del mercato librario. Gli autori erano i primi lettori dei nuovi...

Fermo / Paesi e città

  Settembre. Delle volte guardo attentamente la luna, il suo chiarore colossale quando è piena, e ciò che davvero mi meraviglia, specie se la scorgo dall’uscio di casa sopra il profilo reso nitido dei tetti, specie la mattina molto presto, è che sia vuota. Ci siamo solo noi da queste parti. Sto camminando nel mio rione. Ogni tanto mi fermo, osservo qualcosa di familiare. Il rione comincia appena fuori porta. C’è un primo tratto di strada in piano. Poi, in fondo, saranno trecento metri, inizia, a destra, una discesa ripida. A sinistra continua il tronco principale che di lì a breve si dirama una seconda volta verso il colle di Sant’Andrea. Ora è tutto costruito, ma la colonna vertebrale è questa. Ho amato molto il mio rione, specie da studente, quando rientravo da Bologna, negli anni settanta. Rientrare qui era fare ritorno in un posto dove i fatti della vita, forse, avrebbero trovato un loro compimento. Ora, trent’anni e passa dopo, lo amo senza pensarci tanto su. Senza chiedermi, soprattutto, purtroppo, del compiersi dei fatti della vita. Sono circa le diciotto. C’è un dolce tepore...