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Lettere a Romeo Castellucci

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Romeo Castellucci al Festival d'Automne

A pochi giorni dalla conclusione di E la volpe disse al corvo, la rassegna che Bologna ha dedicato a Romeo Castellucci, il Festival d’Automne di Parigi annuncia nel programma della prossima edizione un articolato omaggio al regista cesenate, che si affianca ai ritratti dedicati al compositore Luigi Nono (scomparso nel 1990), e al coreografo William Forsythe. E se ogni anno il festival dedica un focus particolare a uno o più artisti, il fatto inedito è che sia l’omaggio a Castellucci che quello a Luigi Nono si protraranno anche nell’edizione 2015.     La Francia è stata senz’altro il paese che più ha contribuito a far conoscere il teatro della Socìetas Raffaello Sanzio al di fuori dei confini italiani, e il Festival d’Automne, insieme a quello di Avignone, ha giocato un ruolo particolarmente importante, ospitando e in molti casi coproducendo gli spettacoli della compagnia fin dai primi anni Duemila. Questo ritratto-omaggio è quindi in un certo senso la conseguenza naturale di un rapporto consolidato, e arriva in un momento in cui per Castellucci si moltiplicano commissioni internazionali di...

Castellucci: tra il sacro e la descralizzazione

Caro Castellucci, ogni volta che qualcuno mi parla di un tuo spettacolo – ti do del tu perché qualche giorno fa Silvia Rampelli ci ha presentati a Roma – usa l’aggettivo “potente”, e se io gliene oppongo un altro – ad esempio “dolente” – non passerà molto che il mio interlocutore (che spesso non è un appassionato di teatro, fatta eccezione per i tuoi lavori di cui è un cultore) ribadirà la sua prima definizione: potente. Potente, e cioè sublime come gli elementi della natura nella catastrofe romantica, il mare in tempesta che Schiller immaginava di guardare dall’alto: non sono molti, di questi tempi, a pensare che il teatro possa ancora essere il centro di una manifestazione sovrumana o, come avrebbe detto Lyotard, inumana. Non sono in molti a mettere in scena l’orlo dei vulcani.   Non sono in molti gli artisti, e questa è la considerazione più mondana, sui quali il giudizio dei detrattori e quello dei cultori finiscano col convergere nella constatazione dell’inevitabilità del loro lavoro. Con il tuo teatro e con quello della Societas,...

Incontro con Romeo Castellucci

La regia di Romeo Castellucci dell’Orfeo ed Euridice di Christoph Willibald Gluck (Vienna, 1762) colpisce e commuove il pubblico del Wiener Festwochen 2014. Il mito di Orfeo, l’amore per la ninfa Euridice perduta per il morso di un serpente e la catabasi nel regno delle ombre per riportarla in vita diventano il terreno per una riflessione sulla condizione esistenziale del coma. Una doppia scrittura corre parallela, legata ad anello, tra il teatro e la camera dell’ospedale in cui è ricoverata Karin Anna Giselbrecht, la ragazza in stato di coma che ascolta in cuffia la musica proveniente dal teatro. Sul palco de La Monnaie di Bruxelles, a partire dal 17 giugno, andrà in scena la versione francese, Orphée et Eurydice riveduta da Hector Berlioz (Parigi, 1859), di questo stesso progetto pensato in forma di dittico.   Nella sua visione Orfeo ed Euridice di Gluck incontra il tema del coma… La natura anfibia di questo Orfeo ed Euridice costringe a uno sguardo doppio. Una parte si svolge sul palco della Halle E del MuseumsQuartier di Vienna, l’altra nel percorso – in tempo reale – di una videocamera che compie...

Lettere a Romeo Castellucci | Strappare il reale

Caro Romeo, ho visto solo alcune delle Sue opere teatrali, letteralmente trascinato, la prima volta, dalla nostra amica comune Marie-Hélène Brousse. Mi è stato necessario il tempo per comprendere, dopo l’istante dello sguardo, per poter cogliere nel Suo lavoro quel tocco unico anche se indigesto e perturbante.   Da un lato mi si dice che Lei ha dato corpo a un nuovo modo di pensare il teatro nella nostra epoca. Ne prendo atto, non sono competente in materia. Dall’altro, tuttavia, non posso non rimarcare che le Sue pièces mi arrecano un insegnamento nel mio lavoro quotidiano. Per dirla con Lacan, ancora una volta l’artista precede lo psicoanalista e gli mostra delle cose che questi, sebbene vi sia confrontato giorno dopo giorno, vorrebbe non vedere e non saperne niente.     È noto che già Freud aveva fatto riferimento all’artista, soprattutto all’artista di teatro, trovando che era riuscito a dare una figurazione, per esempio nell’Edipo, al modo in cui il godimento è interdetto all’umano. E sappiamo anche che Lacan completa la triade edipica con quel quarto termine in...

Lettere a Romeo Castellucci | Io ricordo

#   Il teatro non c’è più. È diventato l’involucro di un’altra struttura scenica che si è gonfiata fino a invaderlo e renderlo invisibile. Un labirinto di cunicoli stretti e bassi. Passaggi segreti. Salite e discese su sentieri coperti di terra. Concave radure che circondano una collinetta di arbusti e metallo. Pareti nere su cui si leggono, in caratteri gotici, i nomi di uccelli di montagna, fanno da confine al percorso chiuso che attraversano gli spettatori di Hänsel e Gretel.   Questa immagine di un teatro cresciuto dentro il corpo di un altro teatro è un buon viatico per chi si accosta al lavoro della Socìetas Raffaello Sanzio. E significativo è soprattutto il fatto che a essere messo così radicalmente in questione sia lo spazio di un teatro “di tradizione” qual è il Valle, la storica architettura del Valadier proprio al centro di Roma. L’ensemble di Cesena ha scelto di rivolgersi all’infanzia non come un momento laterale, o peggio marginale, della propria ricerca ma come una prosecuzione, e con gli stessi mezzi, di un lavoro che non a caso è...

Lettere a Romeo Castellucci | Le visioni di Orfeo

Quando Joseph Niépce ebbe la possibilità di fare la prima fotografia della storia volse lo sguardo verso la finestra e riprese la realtà che gli si offriva di fronte.   L’evoluzione dello sguardo fotografico ha cercato, nel tempo, punti di vista e soggetti sempre più sorprendenti. Ma, per quella rappresentazione furono sufficienti i tetti delle case di fronte. Il desiderio di mondo ritrovava tutta la sua potenza.   L’opera di Romeo mi riporta incessantemente verso quella “prima volta”, una paralisi visiva che diventa condizione e soluzione per affrontarla. Un semplice specchio di fronte alla Medusa.   L’assessorato alla cultura del Comune di Bologna dedica una rassegna a Romeo Castellucci e alla Socìetas Raffaello Sanzio, E la volpe disse al corvo, a cura di Piersandra Di Matteo, con numerosi appuntamenti da gennaio a maggio 2014. Doppiozero ospita alcune lettere di critici, artisti, operatori culturali che raccontano da molteplici punti vista chi sia questo regista-artefice esploratore del contemporaneo (nel catalogo ebook di Doppiozero segnaliamo il prezioso saggio di Oliviero Ponte di Pino...

Lettere a Romeo Castellucci / L’infanzia del poeta

Associo, a torto o a ragione, Raffaello Sanzio all’infanzia del poeta. Vera infanzia, s’intende, non simulata o letteraria. Con un senso naturale del gioco. Di tale sensazione nello stesso nome della Socìetas vedo un sintomo, anche se da poco sono arrivato a rendermi conto che mai m’ero interrogato sul motivo di quella loro scelta, quasi si trattasse d’un dato scontato. Forse pensavo che da ragazzi è facile dividersi in squadre e, se c’è da darsi un nome, si va diritti su quello di un numero uno.   Perdipiù, constatata la natura derisoriamente scolastica dell’apposizione latina, vedevo coincidere il personaggio da loro designato come simbolo con ricordi di mie passioni infantili: anche se poi ne ho diffidato, guardando io perfino con sciocca sufficienza per la perfezione che mi sembrava togliere ai suoi dipinti quel sapore che, crescendo nei decenni, sarei andato riscoprendo, per me Raffaello era rimasto un idolo dei giorni delle elementari, quando l’avevo amato in una biografia per ragazzi che esaltava il bel giovinetto urbinate prediletto da Giulio II, mentre caricava il bilioso Michelangelo della...

Lettere a Romeo Castellucci | Cinema

Che il cinema trovasse ampio spazio nell’omaggio che il Comune di Bologna ha voluto offrire in questo 2014 all’arte di Romeo Castellucci è fatto connaturato alla radice profonda del suo teatro, che è quintessenzialmente un teatro d’immagini.   Dal film “Valse Triste” di Bruce Conner   La Cineteca di Bologna è felice di essere il luogo dove si svilupperà la riflessione sul dialogo tra le immagini del teatro di Castellucci e quelle del cinema da lui studiato, amato e scelto, per una delle due sezioni in cui il dittico della nostra retrospettiva, L’atto di vedere con i propri occhi, si compone: da un lato una retrospettiva che presenterà la documentazione – in alcuni casi rarissima – degli spettacoli di Castellucci, e, dall’altro, attraverserà un secolo di storia del cinema, da fondatori di un cinema dell’anima come Carl Th. Dreyer alle più recenti sperimentazioni.   Un’immagine dal montaggio video degli spettacoli anni 80 della raffaello sanzio   La vocazione alla sperimentazione sembra guidare Castellucci anche nella sua veste di...

Lettere a Romeo Castelllucci | Giuseppe Bartolucci

La Raffaello Sanzio ha il merito di aver tagliato le gambe alla smania metropolitana e di non essersi lasciata invadere dalla nostalgia del poetico. Partendo da un gusto eccentrico e disponibile – ed evitando sia una dimostrazione di stile, che un’esposizione di materiali – il gruppo via via è venuto imponendo un suo modo di agire ed una sua qualità rappresentativa. Il modo è quello di un procedimento mobile – per scatti e per pose – su cui distribuire azioni vertiginose e fissare immagini compositive. La qualità è quella di una sollevazione generale di segni e di una distribuzione senza limiti di segnali, con cui sommuovere la scrittura scenica. La Raffaello Sanzio di conseguenza è obbligata fortunatamente ad insistere sulla sua eccentricità, ed a produrre rappresentativamente per figure. Voglio dire che il gruppo si fa leggere per quadri, per cornici, dentro cui il paesaggio rappresentativo si evidenzia per passaggi. Il paesaggio è retto da un lato da un’ansia di composizione e dall’altro da una perdita di realtà; ne viene un tracciato immaginario espressivo, che si svolge...

Lettere a Romeo Castellucci | Parsifal

Chi è Romeo Castellucci e perché Bologna gli dedica una rassegna che va da gennaio a maggio? Doppiozero chiede a organizzatori culturali, artisti, critici, pensatori, scrittori, spettatori di tratteggiare la figura di questo esploratore del contemporaneo (nel catalogo ebook di doppiozero segnaliamo il prezioso saggio di Oliviero Ponte di Pino Romeo Castellucci & Socìetas Raffaello Sanzio). E trae dagli archivi testimonianze di sguardi storici sul suo labirintico lavoro.   Tali “Lettere a Romeo Castellucci” saranno pubblicate sulla nostra rivista punteggiando il progetto dell’assessorato alla cultura bolognese E la volpe disse al corvo. Corso di linguistica generale, realizzato con la Socìetas Raffaello Sanzio e con la cura di Piersandra Di Matteo. Inizia il 14 gennaio, con la regia del Parsifal che inaugura la stagione del teatro Comunale a cento anni dalla prima italiana dell’opera di Wagner. Continua con performance, concerti, incontri, spettacoli composti con materiali di creazioni di anni vicini e lontani, e culmina con una laurea honoris causa in Discipline della Musica e del Teatro conferita dal Dipartimento...

Lettere a Romeo Castellucci

Chi è Romeo Castellucci e perché Bologna gli dedica una rassegna che va da gennaio a maggio? Doppiozero chiede a organizzatori culturali, artisti, critici, pensatori, scrittori, spettatori di tratteggiare la figura di questo esploratore del contemporaneo (nel catalogo ebook di doppiozero segnaliamo il prezioso saggio di Oliviero Ponte di Pino Romeo Castellucci & Socìetas Raffaello Sanzio). E trae dagli archivi testimonianze di sguardi storici sul suo labirintico lavoro.   Tali “Lettere a Romeo Castellucci” saranno pubblicate sulla nostra rivista punteggiando il progetto dell’assessorato alla cultura bolognese E la volpe disse al corvo. Corso di linguistica generale, realizzato con la Socìetas Raffaello Sanzio e con la cura di Piersandra Di Matteo. Inizia il 14 gennaio, con la regia del Parsifal che inaugura la stagione del teatro Comunale a cento anni dalla prima italiana dell’opera di Wagner. Continua con performance, concerti, incontri, spettacoli composti con materiali di creazioni di anni vicini e lontani, e culmina con una laurea honoris causa in Discipline della Musica e del Teatro conferita dal Dipartimento...