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Milano

(408 risultati)

Leica Galerie / Michael Ackerman. Watermark

Le immagini di Michael Ackerman esposte alla Leica Galerie sembrano le pagine di un album, una mappa silenziosa. Ricordano l’atlante di Aby Warburg, sono istantanee di “forme” del pathos. Molte non hanno cornice, stanno semplicemente sospese. È lo sguardo dello spettatore che deve generare un riquadro, che cerca, nel loro silenzio, nello spazio indefinito in cui si perdono, di creare una narrazione che le tenga legate. Alcune sono puntate con degli spilli, altre disposte intorno a un’immagine centrale, da cui si parte e a cui si torna dopo aver percorso un cerchio con lo sguardo, come quando si ruota la testa, la si muove, e ad occhi chiusi si cerca di ricordare qualcosa che in quel momento sembra perdersi in un tempo fuori dal tempo stesso.    Forse Michael Ackerman vuole suggerire proprio questo: che lo sguardo si perda nelle forme, che il disorientamento sia la condizione ideale in cui ogni sguardo può davvero incontrare la propria forma. O forse è anche paradossalmente il tentativo di narrare la forma stessa del disorientamento, la possibilità di perdersi in uno spazio dentro la propria esistenza, poiché qui l’immagine fotografica riesce davvero a possedere un’...

Una matita per l'estate / Matita: veloce e lenta, giovane e antica

  La matita e io   Un paio di anni fa mi trovavo a partecipare alla prima riunione della giuria di un concorso. Eravamo in Svizzera, a Lugano, e noi giurati sedevamo a un tavolo fatto di banchi disposti a ferro di cavallo. Gli altri (per lo più donne) estraggono e posizionano davanti a loro computer e tablet; io e un signore ben più giovane di me, che sapevo essere giornalista e scrittore ma che non conoscevo di persona, tiriamo fuori calepino e matita. Lo vedo subito in difficoltà, il mio compagno di scrittura, perché la sua matita è spuntata. Con un gesto di sovrana professionalità apro la borsetta, tiro fuori il temperamatite, che ho sempre con me, e glielo porgo, sentendomi come Gesù nel tempio. Carlo (si chiama così) tempera la matita e mi restituisce con un grazie il temperino, di quelli che hanno la custodia incorporata per gli scarti. Nasce da questo piccolo gesto una grande amicizia.    Un'altra volta, l'anno scorso, ero stata alloggiata per lavoro in un albergo molto lussuoso, il Boscolo a Budapest. Sul comodino c'era, come spesso succede negli alberghi (in alcuni trovo una biro e allora so che non devo tornarci) una matita, e che matita. Di un bel...

Fondazione Prada, Milano / MilanoTV70: Francesco Vezzoli guarda la RAI

È stato come accomodarsi nel salotto del signor Francesco Vezzoli (Brescia, 1971), di professione artista contemporaneo di fama internazionale, mentre guarda la televisione sintonizzata sui programmi Rai degli anni Settanta, così traumatici per la storia d'Italia; eppure, allora, la rete pubblica aveva ancora tutto da dire, tanto da raccontare e un ampio margine di sperimentazione. Se, oltre alla stampa, con i nuovi mezzi di comunicazione di massa – la radio prima, poi la televisione – si porta a compimento quel processo di unificazione linguistica dell'Italia, unita solo territorialmente dal1861: fino ad allora, i dialetti regionali non permettevano una reale comunicazione tra gli Italiani che non appartenevano alle élite culturali. Da quando la televisione è entrata nelle nostre case,questo «focolare elettronico» ha avuto, nel tempo, più o meno consapevolmente, un ruolo paideutico, educativo, financo normativo. È stato – ed è tuttora – inevitabile, per gli spettatori, l'audience!, come per gli studiosi, i critici e gli intellettuali, chiedersi se la televisione sia stata una cattiva maestra (in termini di incontrollato tempo assorbito, modelli sociali di comportamento e...

Conversazione / Boltanski: un fallimento che non si risolve

Christian Boltanski ha un lungo rapporto con l’Italia e con Bologna in particolare. Venti anni fa si tenne in questa città dalle molte ferite la sua prima mostra italiana, “Pentimenti”, all’interno della Villa delle Rose. Nel capoluogo emiliano ci è tornato per realizzare l’installazione dedicata Museo per la memoria di Ustica, la sua prima installazione permanente nel nostro paese realizzata al fianco dei parenti delle vittime. E ora torna per un progetto che coinvolgerà ancora una volta anche la storia della strage di Ustica, ma tutto il tessuto della città. “Ho sempre pensato di voler realizzare opere totali”, ha detto Boltanski presentando anche questo progetto che utilizza diversi linguaggi espressivi in una mostra diffusa, “Anime. Di luogo in luogo” (si è aperta domenica 25 giugno, al MamBo dove – parallelo a queste vare sezioni cittadine – è presente anche un allestimento che ripercorre i suoi lavori precedenti).   Fanno parte del progetto “Anime” la nuova installazione, “Réserve”, nel bunker della Lunetta Gamberini (inaugurata il 27 giugno, 37° anniversario della strage di Ustica), una performance, “Ultima”, e ancora, fuori dalla cerchia dei viali – nelle vie...

Dall’immateriale del web al materiale della carta / Almanacco doppiozero

  Da Abramović a Zargani sono sessantadue irregolari. Forse non tutti irregolari veri e propri, ma forse irregolare è anche il tentativo di mappare il mondo a partire da sguardi singolari, da un pensare, o un fare, incarnato in una figura. Ecco perché dei ritratti. Molti di questi portano in primo piano l’attenzione che abbiamo posto in questi sei anni ai personaggi della società e della cultura, italiana e internazionale, non facilmente omologabili, eccentrici. Sono artisti, filosofi, scrittori, pensatrici, cantanti, poeti, fotografe, cineasti, psichiatri, psicologi, attrici, designer, politici, e altro ancora. Sono solo una piccola parte: abbiamo dovuto escludere da questo Almanacco, il numero 1 che segue il precedente numero 0, una gran parte dei ritratti che la redazione e i collaboratori di doppiozero hanno scritto in questi anni. Solo questi sessantadue testi, composti in caratteri e corpo per un eventuale libro, ammonterebbero a oltre 500 pagine. Questo per dire del patrimonio che contiene il sito, la ricchezza di contenuti e di letture dedicate a tantissimi autori, contemporanei e non. Contemporaneo vuol dire di questo tempo: con-tempo.   Non c’è un intento...

Liberare il corpo / Scrivere a mano?

  In un mondo dominato dalla scrittura delle macchine digitali (computer, iPad, smartphone, iPhone, ecc.), scrivere a mano non è soltanto un residuo nostalgico, ma qualcosa di estremamente utile e necessario. Gunnlaugur S. E. Briem, noto type designer e scrittore d’origine islandese, racconta che in una ricerca dell’Università dell’Indiana, condotta dal professor Karin Harman James, è stato seguito un gruppo di bambini tra i tre e i cinque anni. Alcuni avevano imparato le lettere dell’alfabeto digitando sulla tastiera, altri scrivendole a mano. Quest’ultimi ricordavano meglio l’orientamento delle lettere, per esempio distinguendo con sicurezza la p da dalla q. Inoltre, la risonanza magnetica mostrava che i bambini che avevano appreso l’alfabeto scrivendo a mano, avevano un’attività cerebrale simile a quella di un adulto; riconoscevano con più esattezza le lettere, cosa che è molto importante per “vedere” in anticipo le lettere e sviluppare quindi una velocità di lettura maggiore. Scrivere una lettera dell’alfabeto è meglio che guardarla, udirla o digitarla.   Nell’introduzione al volume Scrittura corsiva. Un nuovo modello per la scuola primaria della calligrafa e...

Gariwo e la Carta delle responsabilità 2017 / Essere giusti, non eroi

The time is out of joint. O cursèd spite That ever I was born to set it right! Nay come, let's go together Il tempo è scardinato. Maledetto rancore Come fossi nato per rimetterlo in sesto! Ora venite, andiamocene insieme. (Shakespeare, Amleto, 1.5.188-90)   Ancora una volta il tempo è fuori cardine, di nuovo tocca a ognuno di noi rimetterlo in sesto. Questo è quanto ci chiede la Carta delle responsabilità 2017 proposta da Gariwo. Gariwo è la Foresta dei Giusti. Si trova nel luogo noto ai milanesi come Monte Stella o, ai più anziani, Montagnetta di Milano. Là sono stati piantati alberi in memoria dei giusti. L'ispirazione viene in primo luogo dal Giardino dei Giusti di Gerusalemme, fondato da Moshe Bejski nel 1962. In tutto il mondo, l'esperienza di Gerusalemme ha fornito ispirazione a iniziative che hanno lo stesso animo.   La Foresta dei Giusti di Milano ricorda ogni tipo di strage o massacro, a partire dalla Shoah e dal Genocidio armeno, perpetrato dall'Impero Ottomano prima del 1915/16 e oltre, che causò un milione e mezzo di morti e che, ancora oggi, molti esponenti delle autorità turche negano. Gabriele Nissim e Pietro Kuciukian, console onorario della Repubblica...

Al Mudec di Milano / Dentro il colore: Kandinskij

«Per anni e anni ho cercato di ottenere che gli spettatori passeggiassero nei miei quadri; volevo costringerli a dimenticarsi, a sparire addirittura lì dentro». Queste le parole di Vasilij Kandinskij che hanno ispirato la mostra ora al Mudec di Milano: entrare dentro il quadro e ripercorrere il viaggio del pittore russo nella regione di Vologda alla ricerca delle tracce pagane dei Zyriane di Komi, una popolazione finnica orientale. Nel 1889 Kandinskij vi si era recato come studente di diritto per svolgere una ricerca antropologica, aveva visitato in solitudine le isbe di quei villaggi sperduti ed era rimasto affascinato dagli oggetti d'uso quotidiano, dai mobili colorati, dalle stoffe, dai giocattoli dipinti a tinte vivaci e, in particolare, dai lubki, immagini popolari che narravano le storie dei santi e degli eroi russi, nei quali i colori della stampa strabordavano dai limiti delle figure.   V. Vasilev, Lubok (ultimo terzo del XIX secolo). All'ingresso della mostra, in alto, sopra gli oggetti esposti – mestoli, conocchie, battitappeti, stampini, tessuti, costumi, tutti coloratissimi, provenienti in gran parte dal Museo Panrusso delle Arti Applicate e dell'Arte Popolare...

Prendere le misure e calcolare i rapporti / La nuova didattica: muoversi verso un'idea

A0, A1, A2, A3, A4, A5, A6, A7, A8, A9, A10. Sono i formati dei fogli sui quali scriviamo e disegniamo. Tagliando a metà un formato nel senso della larghezza si ottiene quello successivo, in modo tale che il rapporto tra il lato maggiore e il lato minore del primo sia uguale al rapporto tra lato maggiore e il lato minore del secondo. In termini matematici, se consideriamo “a” il lato maggiore e “b” quello minore,  si ottiene la proporzione: a:b = b:a/2. La gabbia o griglia compositiva usata per impaginare gli elementi grafici e/o testuali su un foglio da disegno come su una pagina tipografica discende da questa proporzione, che si può tradire ma non ignorare.   Tra il 29 novembre 2012 e il 13 gennaio 2013 fu allestita a Milano (Palazzo Reale) la mostra Giulio Einaudi. L’arte di pubblicare dedicata alla collana I Coralli. La mostra si focalizzava sul legame tra Giulio Einaudi e le arti visive. Tra i materiali esposti si potevano ammirare i nove Coralli della Serie Bianca progettati dall’artista Giulio Paolini e stampati tra il 1976 e il 1978. I volumi non erano rifilati e perciò il lettore doveva tagliare le pagine con un tagliacarte ottenendo un contrasto tra il ruvido-...

"Artista sarà lei!" / Ferdinando Scianna. Istanti di luoghi

Ho visto questa mostra accompagnata da Ferdinando Scianna. L’ho ascoltato, ancora una volta, raccontare vive voix, con piglio istrionico, storie di memorie private o incontri straordinari (tra i molti, quelli con Leonardo Sciascia, Renato Guttuso, Jorge Luis Borges, Foucault e Barthes, Calvino, Melotti e Cartier-Bresson) e rispondere a ogni domanda con l'aria di chi, in verità, ha già risposto; eppure, con la generosità di un maestro coltissimo e appassionato, per il quale la ripetizione non è un fastidioso dovere, ma un dono da condividere, l'antico perpetuare oralmente conoscenza ed esperienza. Scianna sfugge a ogni definizione, rifiuta qualsiasi etichetta di genere; fotografo, saggista, amico di scrittori e innamorato della letteratura, non si considera un artista (artista sarà lei! – è solito replicare, come fosse una specie di insulto), ma uno che di mestiere ha sempre fatto il reporter. Senza dubbio è un fotografo che scrive: «amo la lingua italiana; ho fatto molte cose e scritto tantissimo» dice, distinguendo quella sottile, ma determinante differenza per cui in italiano si fa un mestiere, mentre in francese si è – in questo caso, fotografi – come a ricordarci che non si è...

Notes on a Talk and an Exhibition / Art, Africa, Revolution

From left: Marco Scotini, artistic director of FM Centre for Contemporary Art, Milan; Adama Sanneh, Fondazione lettera27’s program director; Simon Njami, writer, curator, and artistic director of the Dakar Biennale in 2016 and 2018.   Italian Version   What is the purpose of art? This is a question I often ask myself, as a non-artist, a non-curator, and a woman who puts social engagement at the very top of her value list and is both attracted to and intimidated by visual arts. It is a question to which I finally managed to find a convincing answer (although partial and non-definitive), also thanks to Simon Njami, Adama Sanneh and Marco Scotini, who gave a talk on art, Africa and African representations at Frigoriferi Milanesi on April 1, 2017.   Talk with Simon Njami, Adama Sanneh and Marco Scotini held on the occasion of the exhibition The White Hunter. African memories and representations, FM Centre for Contemporary Art, Milan. In the background: William Kentridge, Office Love, 2001, Laura and Luigi Giordano Collection.   Behind the speakers was a tapestry by William Kentridge. From my position I could see an installation by Yinka Shonibare:...

Appunti intorno a una conversazione e a una mostra / Arte, Africa, Rivoluzione

Da sinistra: Marco Scotini, Direttore artistico di FM Centro per l’Arte Contemporanea; Adama Sanneh, Direttore dei programmi di Fondazione lettera27; Simon Njami, Scrittore, Curatore, Direttore artistico della Biennale di Dakar 2016 e 2018.   English Version   A che serve l'arte? È una domanda che mi faccio spesso, dalla mia posizione di non-artista, di non-curatrice, di donna che ha messo l'impegno sociale al primo posto nella scala personale dei valori e che dalle arti visuali è attratta e al tempo stesso intimidita. È una domanda a cui ho trovato una risposta convincente (seppur parziale e non definitiva) anche grazie a Simon Njami, Adama Sanneh e Marco Scotini, che lo scorso primo aprile erano ai Frigoriferi Milanesi per parlare di arte, Africa e rappresentazioni africane.   Talk con Simon Njami, Adama Sanneh e Marco Scotini all’interno della mostra Il Cacciatore Bianco / The White Hunter. Memorie e rappresentazioni africane presso FM Centro per l’Arte Contemporanea, Milano. Sullo sfondo: William Kentridge, Office Love, 2001, Collezione Laura e Luigi Giordano.   Alle loro spalle un arazzo di William Kentridge. Dalla mia postazione posso scorgere un’...

Bisogna bruciare Siti?

«“Mettermelo in culo”, disse, con tranquilla innocenza, Ernesto»: così risponde un ragazzino sedicenne, nella Trieste del 1880, a un uomo adulto che gli ha fatto capire le sue intenzioni erotiche e gli ha dichiarato, in dialetto, e usando un rispettosissimo pronome di terza persona, «non sa cosa mi piacerebbe tanto farle?». La forza eversiva, scandalosa, della battuta, circondata da un’aura che si percepisce ancora oggi, composta dalla magica rarefazione del dialogo, della situazione imbarazzante, della differenza di classe (Ernesto è colto, di famiglia medio borghese, il bracciante è povero, usa quasi sempre la lingua del popolo), non sta certo nel termine usato e nell’atto che presuppone. Nell’Italia del 1975, quando esce il romanzetto di iniziazione scritto da Umberto Saba durante un soggiorno in clinica più di vent’anni prima, e mai pubblicato, il termine e il verbo hanno di sicuro perso forza e peso. E qualcuno potrebbe sempre rifarsi allo stesso atto che Lawrence mette in scena tra la consueta e ormai desueta Connie Chatterley e il guardiacaccia, oppure contare quanta frequenza ha lo stesso atto in una pagina di Sade, dove, come insegna Barthes, il coito anale ha uno...

Design e infanzia / Era una casa molto carina

A Milano, in occasione del Salone Internazionale del Mobile 2017, tra il pullulare degli eventi del Fuorisalone, ormai diventati più cult e più cool del Salone medesimo, ben due hanno come protagonista il binomio bambino-design: DESIGN WEEK Arte e design per bambini, una mostra allestita negli spazi del MUBA, il Museo del Bambino, alla Rotonda di Via Besana, e Giro Giro Tondo. Design for Children, altro evento espositivo, visitabile nella sede del Triennale Design Museum. Sebbene entrambe le rassegne trattino il medesimo tema, lo affrontano in realtà in due maniere differenti.   Al MUBA, che non cessa di ospitare i suoi destinatari eletti, consentendo loro di proseguire imperterriti i giochi, sono esposti arredi e oggetti di design frutto di una ricerca, da parte di designers e di aziende internazionali, meno attenta alla loro forma finale di quanto non sia al loro fine ludico, nonché alla necessità di assecondarne il libero utilizzo da parte dei loro piccoli fruitori designati. In Triennale, invece, i pezzi esposti –of course tutti firmati da archistar e prodotti dai mostri sacri dell’industria del settore, come la sede impone– sono invece...

Milano, marzo 1977 / Coito Ergo Zoom

Tentativo empirico di rispolverare l’epos furibondo e sensuale di quel mese di quaranta anni fa. Oppure, più sobriamente, breve cronaca lombarda delle occasioni e dei nutrimenti di allora. Strumenti a disposizione, perfettamente conservati: un diario completo dell’intero 1977 su agenda foderata in similpelle, un quaderno ad anelli con le annotazioni maniacali di tutti i film visti e i libri letti quell’anno, una raccolta di lettere provenienti da Bologna spedite da amici coetanei iscritti a Filosofia. Antefatto: sabato sera 26 febbraio a Milano è carnevale, al Teatro Uomo c’è Ubu Re di Jarry, che come molti scoprivo in quei mesi. Per le strade, nugoli di indiani metropolitani spuntano da ogni angolo, in Piazzale Loreto improvvisano un falò e un girotondo, le macchine girano alla larga, la città lascia fare.   Ubu Re   Nei primi giorni di marzo, al Cineforum di Bergamo, inizia la personale di Jacques Tati e di Buster Keaton. La sala è occupata come sempre da centinaia di ragazzi, abbonati e paganti: posti a sedere esauriti, corridoi e scale strapieni. Nelle stesse settimane, fuori programma, parte anche la personale di Godard, quattro film a 500 lire l’uno, con l’...

Quattordici artisti internazionali alla Fondazione MAST. di Bologna / Lavoro in movimento

Dopo aver presentato il progetto Forza Lavoro di Marzia Migliora alla Galleria Lia Rumma di Milano, torniamo al tema del lavoro per un'occasione nuova: una collettiva di 14 artisti internazionali alla Fondazione MAST. di Bologna. Per la prima volta dalla sua apertura nel 2013, la Manifattura di Arti, Sperimentazione e Tecnologia, propone una collettiva di immagini in movimento curata da Urs Stahel: 18 opere tra video e installazioni di 14 artisti internazionali, capaci di offrire una panoramica selezionata e al tempo stesso esaustiva dell'interrogazione artistica  ̶ alternativa e complementare alla più tradizionale fotografia, da sempre strumento privilegiato di narrazione del lavoro e dell'industria  ̶ su questo diritto fondamentale; in tempi attuali, argomento spesso, purtroppo, doloroso.   Nessun luogo sarebbe stato più adatto – considerata la sua storia e la vicenda del progetto, pensato in funzione alla partecipazione quotidiana della collettività, a suo completo beneficio –, perfettamente integrato nel tessuto sociale di una zona altamente produttiva.   La sede, definita dal Prof. Dal Co «inusuale ed esemplare», nasce infatti da un intervento di...

Tendo al mio fine / Giulio Paolini all’inseguimento di sé stesso

A Milano in novembre può far buio alle quattro, «come alle Svalbard» (© Francesco Targhetta). E poi Pero, amministrativamente, non è neppure Milano. Tocca arrivare al capolinea della metro e poi fare più d’un chilometro a piedi, nella bruma, con questa «solitudine in giro […] / sull’umido asfalto», come ritraeva Ungaretti questa città. Facilissimo infatti è «tentennare», fra i capannoni industriali ed ex-tali: la scritta «Galleria Christian Stein», al cancello di uno di loro, è pressoché impercettibile.   Giulio Paolini, Fine, galleria Christian Stein, sede di Pero. Courtesy artista e galleria Christian Stein, Milano. Foto Agostino Osio.   È un bel contrappasso aver allestito la nuova mostra di Giulio Paolini – il più immateriale, il più incorporeo degli artisti – in due sedi distinte, le due sedi della storica Galleria già torinese. Un raccourci retrospettivo del suo percorso, dagli anni Sessanta sino ad oggi, qui a Pero; e l’opera nuova, che dà il titolo alla mostra nel suo complesso (a cura di Bettina Della Casa, sino al 29 aprile 2017) – un’unica parola, in tutti i sensi lapidaria, Fine –, nello spazio storico, in centro, di Palazzo Cicogna (lo stesso che ospitava...

Tre lezioni sulle tenebre / Doppiozero a Bookcity

Per l’edizione Bookcity 2016 Doppiozero organizza, presso il Teatro Franco Parenti Digital Studio, Tre lezioni sulle tenebre:   Nella mente di Andres Breivik Pietro Barbetta 18 novembre 2016, ore 17.30   - Mi considerate tutti un mostro, non è vero? - La consideriamo un essere umano. - Mi giustizierete. Me e tutta la mia famiglia. - Siamo pronti a proteggere la sua famiglia, se fosse necessario. Per noi una vita è una vita. Lei sarà trattato esattamente come chiunque altro.   Queste risposte sono l'offesa più grave che Breivik può avere ricevuto. Una lezione di giustizia, uno schiaffo, addosso alla convinzione di essere contemporaneamente superiore e inferiore. No, sei uno di noi.   Dopo Bataclan Marco Belpoliti 19 novembre 2016, ore 17.30   Un anno fa la strage del Bataclan. Dei giovani che sparano sui loro coetanei in una sala musicale parigina facendo morti e feriti. Perché? Possiamo metterci nella loro testa ? Cercare di capire cosa li ha spinti a questa violenza assurda e totale? Ipotesi di una empatia al negativo nella mente dei kamikaze islamici tra imperativi religiosi e identità fluttuanti.     Un nuovo tipo di paura, la vittimizzazione...

Una mostra alla Fondazione Prada / L’image volée

Ci siamo. Dopo la notevole ricerca compiuta con Recto/Verso, è giunta una nuova occasione di scrivere della discussa, amata, criticata Fondazione Prada e, in particolare, dell'ultima mostra aperta nella splendida sede di Milano – un ex complesso industriale riqualificato e riprogettato dallo studio di architettura OMA, guidato da Rem Koolhaas – L'image volée, curata dal fotografo Thomas Demand, che si affianca alla sua fotografia con installazione 3D site-specific Grotto (2006) con Processo Grottesco (2015) e a quella pensata e allestita dall'artista polacca Goshka Macuga (Turner Prize shortlist, 2008), To the Son of Man Who Ate the Scroll.    Premesso che la sede, da sola, val bene più di una visita, come luogo che mostrando al pubblico la propria sfacciata ricchezza si mostra anche nel suo letterale splendore (è la torre dorata, che ospita in permanente lavori di Louise Bourgeoise e Robert Gober, a svettare tra gli edifici rinnovati).   Sfiora il pensiero che, in continuità con una parte della collezione permanente, questa mostra possa anche accogliere un 'furto' originario d'artista, già stabilmente parte della collezione allestita nell'hangar-deposito, che...

20 febbraio - 5 giugno 2016 Ritts a Milano / Herb Ritts. L’equilibrista sul filo del tempo

L’impressione con cui esordisce la visita a questa mostra è che sia sorprendentemente facile capire o, per la verità, percepire la ragione per cui così tanti artisti, nel mondo del cinema, della moda o della musica, abbiano desiderato essere ritratti dall’occhio fotografico di Herb Ritts. I canoni classici sembrano farsi strada nel contemporaneo per coniugarsi con esso, per una copula che dà vita a una visione, anzi, a una veggenza. È facile, allora, innamorarsi di queste fotografie, e innamorarsi dell’idea di esserne il soggetto: esse sono delle spettacolari soste del tempo che, miracolosamente, aprono finestre sul domani, su un futuro dove però non c’è divenire, dove il declino e la catastrofe del corpo sono neutralizzati. Quel futuro è precisamente ciò che fa di Herb Ritts un artista che più di altri ha visto la propria fama superata di gran lunga da quella delle sue fotografie: esse costituiscono stabilmente, da quando sono apparse, l’immaginario del mondo dello spettacolo occidentale degli anni ’80 e ’90, e non possiamo sottovalutare, credendola banale, la riconoscibilità del ritratto di Dizzy Gillespie, o di William S. Burroughs, oppure della coppia di John Travolta o,...

Il Pavilion green house di De Lucchi / Per fare il legno

 Negli scorsi mesi, nella zona di Porta Nuova, a Milano, hanno fatto la loro comparsa degli oggetti curiosi: qualcosa a metà strada tra la nicchia e l’altarino, ma il cui contenuto, anziché essere la statua della Madonna o di un santo, è uno schermo touch ultrapiatto. Attivando il sistema veniamo informati che trattasi di punti di accesso alla Porta Nuova Smart Community, una variopinta tribù composta da enti pubblici (Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali, Regione Lombardia, Comune di Milano) e fondazioni (Fondazione Cariplo, Fondazione Cometa, Fondazione Feltrinelli, Fondazione Romeo ed Enrica Invernizzi, Fondazione Nicola Trussardi), a capo della quale sta la Fondazione Riccardo Catella. La presenza di questi oggetti potrebbe anche non stupire, non fosse per il fatto che la cornice in cui sono inseriti gli schermi è composto da una “grotta” di listelli di legno. Un accostamento apparentemente “impossibile”, o quantomeno improbabile – un accostamento letteralmente grottesco, nel caso specifico – quello tra legno e tecnologia, e che invece nella “prospettiva” del progetto di Porta Nuova – e non solo – rivela un senso ben preciso. Per...

Una conversazione con Maurizio Nichetti / Cinema, pubblicità, animazione, teatro

Maurizio Nichetti è un vero simbolo della convergenza tra i linguaggi della modernità, tutti da lui frequentati con lo stesso entusiasmo inventivo, senza pose autoriali ma mai in odore di "marchetta": al cinema così come in pubblicità e in tv, nell'animazione, persino negli eventi... senza contare il teatro, l'opera, il mimo e anche l'insegnamento, visto che in anni recenti dirige il Centro Sperimentale di Cinematografia di Milano. Proprio lì lo abbiamo incontrato per un'intervista, pubblicata su Bill 13, della quale qui presentiamo una sintesi.   Cominciamo da Carosello. Marco Giusti scrive che il tuo esordio da attore in pubblicità fu nel 1971: Aperitivo Cora, per lo Studio Bozzetto... Eh ma Giusti non è infallibile! Allora, il mio debutto è con tre soggetti per l'aspirina effervescente, per la Gamma film, sarà stato il '69-70: il signor Rossi e il signor Bianchi lottavano, poi a uno veniva il mal di testa che superava con l'aspirina. Quella fu la prima volta che ho visto la mia faccia in tv. A quel punto mi viene voglia di scrivere per la pubblicità, quindi comincio a propormi e lavoro per Pino Peserico (importante produttore di caroselli dell'epoca, ndr)...

La storia di Ubulibri / Il miglior teatro della nostra vita

Esterno giorno. Prima di entrare a una lezione all’università, spicca sul fianco di una ragazza giovane quella borsina gialla con sopra la scritta “Burnig Books”, libri incendiari che non vogliono essere bruciati. Da qualche parte si vedono Padre Ubu e il logo  dell’Associazione Ubu per Franco Quadri. Interno pomeriggio. Milano, inizi marzo. È piena di ragazzi di una classe di scenografia dall’Accademia di Brera la mostra La “linea desiderante”. Il libro e la scena nelle Edizioni Ubulibri presso il Laboratorio Formentini per l'Editoria (a cura di Renata M. Molinari, Oliviero Ponte di Pino, Marco Magagnin). Li guida il loro professore, che spiega l’importanza che ha avuto per il teatro quella casa editrice. Ci sono alcuni pannelli laterali e una bacheca fitta di volumi, tutti i 301 pubblicati tra il 1979 e il 2011, anno della morte del fondatore delle edizioni, il critico Franco Quadri. A guardarli assiepati là scorre il teatro che ha formato il presente, testi del Living, di Kantor, di Grotowski, di Barba, di Pina Bausch, di Peter Brook, e i testi teatrali della grande drammaturgia dell’ultimo novecento, da Thomas Bernhard a Fassbinder e Heiner Müller, da Lagarce a Enzo...

Ancora sul dibattito attorno al “museo del fascismo” che si sta provando a realizzare a Predappio / Documentare il fascismo

Ammettendo che il “museo del fascismo” che si sta provando a realizzare a Predappio sia un’istituzione scientificamente credibile (e non si capisce perché le persone che stanno promuovendo l’iniziativa non possano meritare questo minimo grado di fiducia), non vedo ragioni per opporsi a questa proposta. Oltre a questo, è molto positivo che il sindaco di Predappio ponga esplicitamente il problema di un paese periodicamente invaso da idioti che sfilano cantando scemenze. Mi pare del tutto comprensibile che il sindaco non voglia più far finta di niente e provi a restituire dignità al suo paese inserendo la vicenda di Benito Mussolini – che innegabilmente è nato lì e inesorabilmente attira e attirerà nostalgici ma anche semplicemente curiosi – in un contesto scientifico accurato e alieno da strumentalizzazioni. Mi pare meno comprensibile come questa esigenza possa essere immediatamente derubricata come ingenua e quindi sostanzialmente ignorata.Detto questo, forse la discussione potrebbe essere più produttiva se si adottassero alcune accortezze che consentirebbero di escludere da subito qualsiasi intento celebrativo. Converrebbe quindi parlare di un centro di documentazione sul...