Categorie

Elenco articoli con tag:

Ai Wei Wei

(2 risultati)

Il Colosseo come immagine / Monumento continuo

Un gigante in tenuta da miliardario – cravatta a pois, ghette, cilindro – afferra con mani rapaci un Colosseo che minuscoli operai tentano freneticamente di assicurare al suolo. Così il caricaturista Oliver Herford ritrae nel 1912 John Pierpoint Morgan, figura emblematica dell’ascesa economica e politica degli Stati Uniti tra Otto e Novecento e dell’inestinguibile bramosia collezionistica che la accompagnò. Il Colosseo è qui in forma comica il simbolo di qualcosa che neppure la grande ricchezza di Morgan sarebbe riuscita ad acquistare: il valore storico del monumento più imponente della Roma imperiale non è quantificabile né negoziabile. Nella vignetta, l’Anfiteatro Flavio “resiste”, come cercherà di resistere, lungo tutto il corso del“secolo breve”, al fascismo e alla guerra, alle radicali trasformazioni dell’ambiente urbano circostante, alla strumentalizzazione ideologica e alla soffice metamorfosi pubblicitaria, sempre stupefacente, ostinato, ingombrante, salvo ritrovarsi infine ridotto al ruolo irrevocabile di smisurato spartitraffico con cui sopravvive nella distratta epoca contemporanea.   Oliver Herford, John Pierpont Morgan, 1912   Presenza grandiosa e insieme...

Mo Yan, e poi gli altri

L’attualità, si sa, è lontana dalla letteratura. Ne è nemica. Avevo in programma giusto per oggi di raccontare un paio di incontri con scrittori più giovani (A Yi, anni 36, cupo come la pece, Yan Ge, anni 25, solare come la sua età). Poi a cena (mentre in Italia si pranzava) vengo letteralmente sommerso da sms su Mo Yan, dall’Italia. Rispondo: bene; grande; sì! Ma anche per troncare in fretta, lo scambio di messaggi.   Davanti a me c’era Zhu Wen, scrittore atipico, poco noto in Cina e fuori, regista cinematografico piuttosto (a far quel lavoro lì sei sicuro che c’è un budget per te) premiato a Venezia e Berlino, che non si scompone più che tanto: mi dice: sì, lui è il mainstream (stiamo parlando in inglese), l’accademia. Comunque è un bene per la Cina, aggiunge. Zhu Wen mi dice che, percorrendo l’Europa poco tempo fa, ha avvertito un cambio di scenario: i suoi interlocutori sapevano che la Cina esisteva. Detta così suona un po’ forte, ma noi, per esempio, noi editori di autori asiatici, aspettiamo da tempo che l’Asia e la Cina si...