Categorie

Elenco articoli con tag:

Carmelo Bene

(22 risultati)

Conversazione con Roberto Latini / Teatro è stare in silenzio in coro

«Qua di Carmelo Bene se ne fottono!». Il prof Egidio Zacheo, vispo sindaco ultrasettantenne di Campi Salentina, non ha molti dubbi, mentre racconta aneddoti legati alla sua missione personale di tenere viva la memoria e soprattutto il valore del pensiero di Carmelo Bene, nato in questa piccola cittadina a pochi chilometri da Lecce. Siamo al Festival dei Teatri della Cupa, diretto e ideato da Tonio De Nitto e Raffaella Romano, rispettivamente Factory Compagnia e Principio Attivo Teatro, due ensemble che negli anni hanno svolto un lavoro vitale sul territorio dei paesi della Cupa Salentina, fino alla nascita di una rassegna che sta diventando un appuntamento fisso nell’estate festivaliera italiana. Quest’anno alla sua terza edizione, vanta una proposta di notevole qualità tra Roberto Latini, Licia Lanera, Silvia Gribaudi, Piccola Compagnia Dammacco e altri. 28 luglio 2017. Siamo nel bar della piazza del paese, a pochi metri dalla casa natale di Bene. Avevo in programma una conversazione con un artista carismatico come Roberto Latini, premio Ubu 2014 come migliore attore, fondatore di Fortebraccio Teatro. La sera prima ha messo in scena il Cantico dei Cantici, lavoro preziosissimo e...

Il settantasette compie quarant'anni / Una tomba per uno strano animale

Il Settantasette compie, quest'anno, quarant'anni. Scriverne non può servire a celebrare o svilire una data decisiva nella storia dell'Italia contemporanea, entrata nell'immaginario collettivo più di quanto sembri – basti pensare alla infinita e inutile letteratura scandalistica sugli anni di piombo, o anche al cinema in presa diretta di quegli anni, e quindi alla commedia di Luciano Salce Il... Belpaese, film uscito proprio nel 1977 e interpretato da Paolo Villaggio, quasi due ore di luogocomunismo sugli anni di piombo dal punto di vista della borghesia milanese, e poi anche Tutti a squola di Pingitore uscito nel 1979, protagonista Pippo Franco professore liceale alle prese con i giovani settantasettini drogati e delinquenti, deriva trash di una destra romana meno perbene ma più ridanciana – ma ancora scarsamente oggetto di indagine storica soprattutto da parte delle generazioni più giovani.   In controtendenza, in questo senso, lo studio di Luca Falciola, Il movimento del 1977 in Italia, uscito nel 2016 per Carocci, il libro di Danilo Mariscalco, Dai laboratori alle masse, dedicato al rapporto tra il '77, le arti e la comunicazione, uscito nel 2014 per ombre corte, e la...

Convegno di Ivrea 1967/2017 / Cinquant’anni dopo: il Nuovo Teatro

Sono passati già cinquant'anni da quei giorni di giugno del 1967 in cui nella cittadina piemontese di Ivrea si riunì, segnando un punto di non ritorno senza precedenti, il Nuovo Teatro italiano. Sullo stimolo di un documento pubblicato pochi mesi prima sulla rivista “Sipario” promosso dai critici Giuseppe Bartolucci, Ettore Capriolo, Edoardo Fadini, Franco Quadri e firmato da figure eminenti della nuova cultura italiana – non solo teatrale –, si ritrovarono lì a discutere e confrontarsi con artisti come Carmelo Bene, Carlo Quartucci, Leo de Berardinis, Giuliano Scabia. Percorsi e figure radicalmente diversi fra loro che però nell'insieme negli anni sessanta stavano scuotendo alla base l'idea e la pratica delle arti performative in Italia – creando appunto un teatro nuovo. Il Convegno di Ivrea arriva a riepilogare, certificare e rilanciare queste pulsioni, con l'intenzione di discutere i modi e gli orizzonti del rinnovamento da innumerevoli punti di vista: artistici ed estetici, ma anche politici ed etici, teorici, organizzativi, pratici. E di intervenire in concreto a sostegno delle nuove tendenze.   Quale sia stato il valore fattuale e culturale di quell'evento, quali le...

L'eredità di Totò tra avanspettacolo e ricerca / Totò, Leo e il Nuovo Teatro

«Fisicofollia… Caricatura, abissi di ridicolo, cascate d’ilarità irrefrenabili… Analogie fra l’umanità, il mondo animale, il mondo vegetale, il mondo meccanico... Scorci di cinismo rivelatore, intrecci di bisticci, di motti spiritosi, con tutta la gamma dell’imbecillità, della balordaggine, della stupidità e dell’assurdità, che spingono insensibilmente l’intelligenza fin sull’orlo della pazzia…» (Filippo Tommaso Marinetti, Il Teatro di Varietà, 1913).   Sembra che Totò abbia lavorato per dare corpo e voce al Manifesto di Marinetti, modulato a sua volta su quel varietà nel quale il comico napoletano, marionetta snodabile, eccentrico per eccellenza, nacque e si formò, attraversando poi tutte le forme di teatro popolare del primo Novecento: la farsa, l’avanspettacolo, la rivista, la commedia e la commedia musicale, portando sempre con sé lo spirito anarchico delle origini. Il cinema lo rapì tardi, alla fine anni '30, ma soprattutto negli ultimi due decenni di vita. E nei film mantenne spesso l’istinto del palcoscenico, quell’improvvisazione che non voleva dire inventare sul momento ma mutare ogni volta la prospettiva, fare le cose diversamente, sorprendendo e sorprendendosi,...

Carmelo Bene a quindici anni dalla sua morte / Nessun Bene

Carmelo Bene è un’eccezione che detta la regola, come accade in tutte le arti e come invece si suole negare al teatro. In pittura e scultura e poesia e letteratura si prendono le misure e si formano i giudizi a partire dai più alti esempi ed esperimenti, mentre il teatro lo si vuole avvilito come un “gioco sociale” o asservito come un “servizio pubblico”, dove l’arrogante diritto dello spettatore sovrasta l’umile dovere dell’attore. Non un trionfante dover essere ma uno sfibrante dover divenire, che Carmelo Bene ha perseguito con maggiore libertà e maggiore altezza degli altri artisti della scena novecentesca “all’italiana”. C’è in Italia una grande e lunga tradizione di attori che sono autori del loro teatro – i nomi di Eduardo De Filippo e di Dario Fo sono solo i più famosi – ma Carmelo Bene è l’unico che pone la sua attorialità al di sopra di ogni altra funzione e vocazione teatrale (cioè oltre l’autore e contro il regista), e dell’attore accetta la solitudine e celebra la libertà. Per la verità, si tratta di una solitudine da scontare e una libertà da subire da parte di un “soggetto-assoggettato” alla sua stessa scena. “Il teatro è sempre stato il luogo dell’azione simulata,...

Una domenica di passioni / I fili del teatro. Scaldati, Eduardo, Leo

Come una lucerna, il pensiero umano crea storie che illuminano la grotta oscura. Fragili, infinite immagini come lampi tra rovine…     Assassina   Inizia così, con un canto dolce, strascicato come una salmodia, Assassina di Franco Scaldati, messo in scena da Enzo Vetrano e Stefano Randisi con la voce e i suoni dal vivo dei Fratelli Mancuso. Un viaggio di luce nell’oscuro, tra i detriti di esistenze marginali, come quelle di tutti, in una scena ambientata in un vecchio cesso pubblico abbandonato, azzurro e diroccato, tra animali visibili e invisibili che si divorano l’un l’altro, perennemente affamati, in lotta con l’ombra, che sfugge, che ci anticipa, che ci mangia, che ci sdoppia. Inizia così e risplende, Assassina, con quelle sue zone di profondo scuro, nella lingua dura e rocamente cantabile di Franco Scaldati, poeta palermitano dell’Albergheria, il quartiere del mercato di Ballarò, un moderno Omero del teatro.   Ph Luca Del Pia.   Lo definì “poeta aristocratico delle caverne” il critico Franco Quadri, che con la sua Ubulibri ne pubblicò varie opere da Beckett della vita marginale, fermandole necessariamente in un momento che nella pratica di scena...

Intervista a Alex Pagliardini / Il sintomo di Lacan. Dieci incontri con il reale

Di che si occupa la psicoanalisi? In particolare quella lacaniana? Si occupa del reale, è la risposta netta dello psicoanalista Alex Pagliardini, nel libro che ha da poco pubblicato con le edizioni Galaad (16 €): Il sintomo di Lacan. Dieci incontri con il reale. È una risposta non scontata, al contrario, perché il senso comune pensa che la psicoanalisi abbia a che fare soprattutto con parole e interpretazioni, con spiegazioni, con il senso “nascosto”; in sostanza con il linguaggio. No, la psicoanalisi si occupa invece del corpo. Ma di un corpo particolare, il corpo pulsionale. Lacan ci ha fatto comprendere che si diventa umani quando nel corpo di un piccolo mammifero entra il Simbolico. Fra simbolico e corpo comincia così una lotta all’ultimo sangue che non è sanabile, perché Homo sapiens coincide con questa lotta. Il reale del corpo, allora, è una condizione da conquistare, proprio perché il corpo umano, in quanto corpo simbolico/pulsionale, non è mai soltanto o esclusivamente corpo. Pagliardini segue questo movimento – dal simbolico verso il reale del corpo - attraverso dieci ricchi capitoli, che esplorano in dettaglio (talvolta anche nel dettaglio dell’analisi dell’autore) le...

Tempo, spazio e immortalità in Gino De Dominicis / Contro l'ideologia del progresso

È la mattina dell'8 giugno 1972 quando, in occasione dell'inaugurazione della 36° Biennale di Venezia, un istante di eternità e immortalità irrompe nel tempo e nello spazio della laguna. In una delle sale veneziane Paolo Rosa, un giovane affetto da sindrome di down, è seduto su una sedia, davanti a lui ci sono il perimetro di un quadrato bianco disegnato per terra, una palla di gomma e una pietra. Si tratta della Seconda soluzione di immortalità (l'Universo è immobile), l'opera che Gino De Dominicis ha preparato per l'occasione, composta appunto da Paolo Rosa e altre tre opere: Cubo invisibile (1967), Palla di gomma (caduta da 2 metri) nell’attimo immediatamente precedente il rimbalzo (1968-69), e Attesa di un casuale movimento molecolare generale in una sola direzione, tale da generare un movimento spontaneo della pietra (1969), opere già esposte in precedenza in occasione della sua prima personale a L'Attico di Fabio Sargentini nel 1969. Pochi giorni dopo la sala verrà chiusa e l'artista e il suo assistente Simone Carella saranno denunciati alla Procura della Repubblica per sottrazione d'incapace, e poi assolti nell'aprile del 1973 perché «il fatto non sussiste». L'opera dello...

Scompare a 87 anni il grande attore / Paolo Poli: la leggerezza della lama

Visto che la retorica gli è sempre stata indigesta, e che in tutta la sua vita ha sempre lottato contro i miti borghesucci dell’Italietta, di cui è stato critico feroce, è da evitare senz’altro l’elogio di maniera, onde risparmiare a doppio zero maledizioni postume, che sospetto efficacissime. Quello che in toscano verrebbe “era tanto buono, gli si voleva tutti bene”.Alla sua scomparsa Paolo Poli si incide nel Novecento italiano, con una sua specificità suprema. Come l’amato amico Sandro Penna ha tratto poesia dai ciarpami del vivere, anche lui ha operato negli spazi oscuri, per disegnare una storia del Belpaese che passava dai ripostigli, dagli sgabuzzini, tra brandelli di liriche inutilizzabili, inni all’alalà e pettegolezzi di bionde fatali che parlavano del loro prossimo film immaginario. Il travestimento, ingrediente centrale delle sue produzioni capitali, giungeva negli anni ’70 in sintonia perfetta con la devastante poesia lunare di Copi e con le invenzioni messianiche supreme di David Bowie/Ziggy Stardust. Nel suo mondo quella tecnica antica, sempre gettonatissima nel teatro parrocchiale che il nostro ha spesso dichiarato come modello, in specie per le celebri incursioni...

Ti scrivo. Negli inesistenti cieli

Sono trascorsi quarant’anni dalla notte tra il 1° e il 2 di novembre in cui Pier Paolo Pasolini è stato assassinato a Ostia, un tempo lungo e insieme breve. La sua figura di scrittore, regista, poeta e intellettuale è rimasta nella memoria degli italiani; anzi, è andata crescendo e continua a essere oggetto di interesse, non solo di critici e studiosi, ma anche di gente comune. Pasolini è uno degli autori italiani più noti nel mondo. In occasione delle celebrazioni promosse dal Comune di Bologna, dalla Fondazione Cineteca di Bologna, e all’interno del progetto speciale per il quarantennale della morte, che si articola in un vasto e ricco programma d’iniziative nella città dove Pasolini è nato e ha studiato, doppiozero, media partner, ha scelto di realizzare uno specifico contributo. Si articola in tre parti. Interviste, lettere e poesie. Oggi proseguiamo con la seconda: lettere che scrittori e saggisti indirizzano a Pier Paolo Pasolini, come se lui potesse leggerle.   Apriremo questa sezione agli interventi dei lettori: potranno scrivere a loro volta delle missive (massimo 5000 battute) indirizzate al...

Il poeta che diventò teatro

Continua lo speciale dedicato a Giuliano Scabia, uno dei padri fondatori del nuovo teatro italiano, maestro profondo e appartato di varie generazioni, artista sperimentatore, poeta, drammaturgo, regista, attore, costruttore di fantastici oggetti di cartapesta, pittore dal tratto leggero e sognante, narratore, pellegrino dell’immaginazione, tessitore di relazioni, incantatore. Dopo l’intervista Alla ricerca della lingua del tempo e la pubblicazione in quattro puntate del poema Albero stella di poeti rari – Quattro voli col poeta Blake (lo potete scaricare in pdf qui), in occasione dei suoi ottanta anni doppiozero approfondisce con saggi e immagini il suo instancabile camminare, ricercare.   __________________________________________________________________________     Il teatro italiano deve essere grato a Giuliano Scabia per più di un motivo. Il suo è un percorso unico ed esemplare, che ha nutrito e illumina l'evoluzione delle arti negli ultimi decenni. Il primo motivo di gratitudine: ha posto subito, alla metà degli anni Sessanta, con lucidità, il problema dell'avanguardia teatrale in Italia. Quelle di...

La sopravvivenza delle immagini al cinema

Giotto, Pontormo, Velázquez, Ėjzenštejn, Hitchcock, Rossellini, Godard, Pasolini, Herzog, Moretti: questa breve lista potrebbe continuare pressoché all'infinito, all'indietro o in avanti. E nonostante possa apparire una combinazione vertiginosa, è possibile rinvenire un principio unitario di coerenza? È a tale quesito che La sopravvivenza delle immagini al cinema. Archivio, montaggio, intermedialità di Francesco Zucconi prova a fornire una risposta, proponendo di identificare questa unità di senso nel concetto di “archivio”.   Strutturato secondo un prologo e tre parti, il libro interroga lo stato di salute del panorama audiovisivo contemporaneo attraverso il confronto con una lunga tradizione di pensiero che attraversa il Ventesimo Secolo. Considerando i film come oggetto e allo stesso tempo soggetto del pensiero, il volume intende così delineare una teoria che scaturisca da una rigorosa analisi testuale e sia inoltre dotata di un valore politico: «l'archivio, la memoria delle immagini viste e subite, incalza, inquadra, dispone la messa in forma del presente e definisce le forme di...

Lettere a Romeo Castellucci

Chi è Romeo Castellucci e perché Bologna gli dedica una rassegna che va da gennaio a maggio? Doppiozero chiede a organizzatori culturali, artisti, critici, pensatori, scrittori, spettatori di tratteggiare la figura di questo esploratore del contemporaneo (nel catalogo ebook di doppiozero segnaliamo il prezioso saggio di Oliviero Ponte di Pino Romeo Castellucci & Socìetas Raffaello Sanzio). E trae dagli archivi testimonianze di sguardi storici sul suo labirintico lavoro.   Tali “Lettere a Romeo Castellucci” saranno pubblicate sulla nostra rivista punteggiando il progetto dell’assessorato alla cultura bolognese E la volpe disse al corvo. Corso di linguistica generale, realizzato con la Socìetas Raffaello Sanzio e con la cura di Piersandra Di Matteo. Inizia il 14 gennaio, con la regia del Parsifal che inaugura la stagione del teatro Comunale a cento anni dalla prima italiana dell’opera di Wagner. Continua con performance, concerti, incontri, spettacoli composti con materiali di creazioni di anni vicini e lontani, e culmina con una laurea honoris causa in Discipline della Musica e del Teatro conferita dal Dipartimento...

Arena: l'ottima aria del carcere

Cosa distingue il libro di Aniello Arena da altri che raccontano di vite buttate nelle nostre carceri sovraffollate, sotto accusa da parte dell’Unione Europea per trattamenti contrari all’umanità e degradanti, ben lontane da svolgere quel compito di “rieducazione del condannato” che vorrebbe l’articolo 27 della Costituzione? Arena ha un ergastolo sulle spalle; viene da Barra, un quartiere periferico e disperato di Napoli. È diventato attore a Volterra, in quella Compagnia della Fortezza diretta da Armando Punzo che da venticinque anni risponde con spettacoli che aprono la mente alla chiusura tra mura spesse e sbarre. È diventato un volto noto al grande pubblico perché Matteo Garrone lo ha chiamato a fare il protagonista di Reality, premiato al Festival di Cannes.     La fama lo ha portato sui giornali e nelle televisioni: ha rilasciato interviste alle testate di mezzo mondo; nella trasmissione di Fabio Fazio ha letto una pagina molto emozionante sulla sua rinascita a una seconda vita grazie al teatro, al cinema, all’arte. Ora è uscito un volume da Rizzoli, L’aria è ottima (...

Santarcangelo: il fantasma dell’attore

Dopo vari spettacoli impegnati a cercare la realtà, è apparso il fantasma dell’attore. Di colui che la realtà la travisa, la traspone, la moltiplica, la nega, la svuota, la esalta.   Era notte a Santarcangelo di Romagna. Per caso, fuggendo da uno spettacolo sonoro di Fuocofatuo tutto giocato su sfrigolare di graticole e ribollire di acque elettrificate e amplificate, siamo incappati sotto le stelle in quella che sembrava una conferenza di Piero Giacché, studioso anticonvenzionale e ammaliante, su Carmelo Bene. Ma quasi subito il sipario della notte è stato aperto sulla visione della voce dell’Attore, registrata alla radio nella Salomè del 1964. Teatro della memoria, dell’assenza, che si trasformava in vita pulsante man mano che si sviluppava la storia, con quel profeta Iokanaan che in barese stretto ripeteva a pappagallo, deformandole, le frasi che una voce (Dio?) gli suggeriva, con Salomé bambina viziata, tra le volute levantine della voce di Carmelo, sardonica, disperata, fino a quella parola finale - P-A-U-R-A - rallentata, dilatata: e poi il vuoto.     Il festival Santarcangelo·...

Shakespeare e la patafisica

Bianca scatola con due timide aperture ai lati, scena simmetrica e svuotata, territorio algido della mente, foglio bianco da riempire cominciando con una luna pastello, grande, sullo sfondo. In linea col boccascena un oggetto lungo e nero, parallelepipedo minimale che ben presto rivela la sua funzione di piastra da cottura disilludendo le aspettative taumaturgiche. Attorno alla piastra, accesa e collegata alla corrente, si ritrova una comunità. Anche se in penombra i volti da subito rivelano fattezze difformi da quelle umane, così come le conosciamo. A metà tra uomini e primati, questi esseri sembrano i protagonisti di una distopia da Pianeta delle scimmie, una realtà altra e senza tempo. Ma non c’è volontà mimetica alcuna, il mistero dura poco e la maschera mostra ben presto la sua natura posticcia.     Come sempre accadrà in questo Ubu Roi, messo in scena da Roberto Latini in una coproduzione Fortebraccio e Metastasio, l’alta speculazione si mescola con la più ironica demenzialità: le strane creature di bianco vestite (sotto la cintola un sospensorio alla Arancia meccanica devia l...

Sono apparso alla Madonna

Sono apparso alla Madonna, diceva Carmelo Bene. Mi è tornato in mente spesso, in questi giorni di bombardamento mediatico su The Abramović Method al PAC di Milano e sulla fitta tournée cittadina dell’artista, tra conferenze pubbliche, passaggi televisivi, proiezioni e cene vip. Dove molti, oltre a chiamarla solo per nome, come Marilyn, sembravano affannarsi a baciarle l’orlo della gonna. In mostra, del resto, c’è l’autoritratto The Kitchen (2009), con Abramović in versione levitante e ascensionale, in omaggio a Santa Teresa d’Avila (anche se, vista l’inclinazione a dispensare esercizi spirituali, forse Ignazio da Loyola sarebbe stato meglio). Ad aumentarne l’aura sacrale, titoli come: regina, papessa, gran sacerdotessa, sciamana. E così, farsi immortalare al suo fianco, ha assunto subito il fascino del santino glam.     Abramović è un’artista meritatamente famosa. Con la retrospettiva di due anni fa al MoMA di New York, la prima del museo a esporre performance permanenti, come fossero sculture, e soprattutto con il blockbuster The Artist Is Present - che ne ha occupato l’...

Nuova spettacolarità

Diverse definizioni possiamo rievocare per figurare la scena degli anni ottanta, una realtà in esaurimento e in movimento, in trasformazione. Giuseppe Bartolucci, critico-guru di varie generazioni della sperimentazione teatrale, parla di “nuova spettacolarità”; Oliviero Ponte Di Pino, in un libro che raccoglie le esperienze più significative del periodo, sottolinea la ricerca di “una grammatica del presente”.   Magazzini Criminali, Sulla strada (1982)   O forse dobbiamo piuttosto scattare varie istantanee. Una coreografia ossessiva e barbara, sotto cieli tropicali e ardori desertici, con luci coloratissime, musiche iterative a avvolgenti, in Sulla strada dei Magazzini Criminali di Sandro Lombardi, Federico Tiezzi e Marion D’Amburgo, il nomadismo elettronico innestato sul tronco del vecchio Kerouac (1982). Un correre dei personaggi attraverso ambienti disegnati con tratto da fumetto in Tango glaciale di Falso Movimento con la regia di Mario Martone (1982). Il balletto antigravitazionale, nella metropoli incombente, in vari spettacoli della Gaia Scienza e di Giorgio Barberio Corsetti. Il teatro si fa danza....

Viseità

Per la clinica lo sguardo delle persone è espressione. Sempre che non si mettano subito sul lettino, come se il corpo tutto - e quel frammento espressivo della viseità - non fosse materia nella relazione. Finché si piange, o ride, la soglia indiziaria dell'interpretazione sembra scontata, anche se non lo è. Quando l’espressione è meno marcata, è incerta e ambigua, allora può emergere l’aggressività dello specialista: costui è evitante, lei manipolatrice, l’altro ambivalente, resistente. Il lessico si conosce, il solito, limitato e ripieno di principi dormitivi. Invero quando uno ti guarda con quegli occhiacci di legno - che nessuno porta meglio del Pinocchio di Carmelo Bene - e una bocca ridanciana piena di denti - che ci si figura stridano, anche se sembrano ridere - lo specialista si spaventa, è di fronte al buco nero nell’interpretazione.     In questi casi non si tratta semplicemente di ricordare, né di essere coerenti col testo, come nella parodia del personaggio americano che deve recitare davanti al tribunale, ma non ricorda la parte. La seconda...

Quel MacDonald’s di Stephen King

Semiosi illimitata. (Umberto Eco, Interpretazione e sovrainterpretazione)     Nella raccolta A volte ritornano di Stephen King (ed. Bompiani) si può leggere un’introduzione firmata dallo scrittore John D. MacDonald. È un’introduzione molto piacevole scritta dall’autore del romanzo The Executioners trasposto in due versioni cinematografiche, la prima del 1962 col titolo Cape Fear interpretata da Robert Mitchum e la seconda del ’91 diretta da Martin Scorsese con Robert De Niro e un cast all star. The Executioners è grosso modo un romanzo dell’orrore, anche se John D. MacDonald, morto nel 1986, non viene certo ricordato come scrittore horror, ma piuttosto per i suoi romanzi hard-boiled, pulp e persino science-fiction. Come mai, allora, l’autore di un solo romanzo più thriller che horror ha firmato la prefazione di una raccolta di racconti dell’orrore scritta da uno scrittore dell’orrore?     Nell’introduzione, MacDonald suggerisce una risposta a questa domanda: “Per una strana coincidenza, oggi il romanzo Una splendida festa di morte di Stephen King e il mio...

Leggere la fotografia

È vero che in Italia si parla poco e male della fotografia, come ha detto Michele Smargiassi aprendo la tavola rotonda, perché mancano luoghi di discussione istituzionali. Tuttavia penso che questa sia una grande fortuna; siamo fortunati che in questo paese non siano le istituzioni a occuparsi di fotografia. A questo punto della nostra storia, pensate se ci fossero davvero le istituzioni che si occupano di fotografia, e a dirigerle coloro che hanno occupato lo Stato in questi ultimi 15 anni. Per fortuna c’è un paese che sta sotto il pelo dell’acqua, per il momento, che non si vede ancora, ma che è vitale e significativo; e che fa ben sperare.   Inoltre, sono contento che questo paese non assomigli alla Francia, e che sia anche un paese “disunito”; questa unità nella diversità, che è poi la forma della nostra Unità, è a mio parere uno dei grandi valori che noi proponiamo, non soltanto all’Europa, ma a tutto il resto del mondo. Anche le tensioni che ci attraversano in questi giorni (la sinistra internazionalista ora è diventata nazionalista, ora ama la patria), credo siano...

Venezia 68. Visita guidata al cantiere Lido.

In questa seconda puntata del reportage dal festival di Venezia ci dedichiamo a Orizzonti e a qualche irrinunciabile titolo presentato fuori concorso.   ORIZZONTI   Da qualche anno a questa parte, la sezione di avanscoperta Orizzonti si è aperta sempre più a nuovi territori, sfondando i confini istituzionali col mondo dell’arte contemporanea, dove il cinema di ricerca trova linfa e soprattutto una disponibilità creativa e finanziaria che anche la produzione cinematografica più illuminata raramente può garantire. A questa ibrida sezione, quest’anno era degnamente accompagnata dalla retrospettiva Orizzonti 1960-1978, uno scavo che ha portato in superficie alcune gemme dell’underground italiano, come a mostrare le radici che innervano lo sguardo contemporaneo. L’intento è nobilissimo, il risultato un po’ rapsodico, visto che si sono privilegiati capitoli minori e primi abbozzi (alcuni preziosi, come l’esordio del grande marginale Nico D’Alessandria o il più noto Hermitage di Carmelo Bene, in cui c’è già tutto il suo furioso progetto di rinchiudersi nel...