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Gilles Clément

(13 risultati)

Il terzo paesaggio / Guaritori, antiche ricette, riti e formule

A settanta anni dalle ricerche dell’antropologo Ernesto De Martino, una squadra di documentaristi radiofonici e fotografi parte alla ricerca di ricette, riti e formule di guarigione nell’Italia del nuovo millennio. Il risultato è racchiuso in una piattaforma multimediale: Il terzo paesaggio.   Forse devo iniziare dichiarando che ho vaccinato le mie figlie... Ero un poco nervosa, prima di entrare nello studio di registrazione. Ospite di un programma radiofonico, mi avevano invitato per presentare i risultati di una ricerca che ha coinvolto me e una squadra di documentaristi e fotografi per circa due anni. Un viaggio sulle tracce di chi conserva antiche ricette, riti e formule di guarigione per curare i mali più disparati, dalla sciatica alle storte, passando per i vermi e il fuoco di Sant'Antonio. Per mesi abbiamo incontrato uomini e donne detentori di conoscenze che da oltre duemila anni si tramandano quasi esclusivamente con il passaparola: riti realizzati con una ciotola d’olio, una fede, una pianta, o con parole e cantilene, recitate in segreto e a voce sussurrata.    Dalla Val d’Aosta alla Campania, abbiamo ascoltato testimonianze, registrato voci,...

Nuove scene: Kepler-452 / Un giardino dei ciliegi a Bologna

C’è stata una stagione, nell’ambiente teatrale italiano, nella quale il concetto di biodiversità era come un refrain. Grazie alle riflessioni di Gilles Clément contenute per esempio nel Manifesto del terzo paesaggio e a quelle sull’architettura e l’urbanistica del Rem Koolhaas di Junkspace, si è imposto un pensiero dell’arte che affermava la necessità di preservare spazi per la crescita di specie diverse, contro la monocultura del consumo, affermando allo stesso tempo che proprio l’arte potesse divenire il baluardo o l’avamposto di tale diversità. Un’arte che difendeva il margine e al contempo si raccontava come margine, rivendicando un’orgogliosa differenza. Una stagione fondamentale per perimetrare i nostri spazi d’azione ma che, a qualche anno di distanza, ha forse finito per fare coincidere la differenza con l’emarginazione. In tale ragionamento Bologna è un buon osservatorio, una città che ha visto nascere diversi spazi “incolti” che via via sono stati chiusi, oppure si sono trasformati in locali per concerti e spacci di birre artigianali.   Dagli anni ‘90 a oggi azione politica, sociale e artistica hanno saputo congiungersi: dal Link, centro multidisciplinare...

Più alta di tutte, co’ suoi rami allargati / Uva turca

Ben prima di Gilles Clément, teorico del «terzo paesaggio», il nostro Alessandro Manzoni è titolare se non di un elogio certo di un democratico omaggio alle erbe spontanee. Nel celebre passo sulla vigna di Renzo (cap. XXIII) lo scrittore appassionato di botanica elenca una gran varietà di essenze vegetali divenute padrone del piccolo podere. Questo quadro naturalistico ha nell’economia dei Promessi Sposi anche un sovrasenso etico-metaforico, ma qui ci fermiamo al siparietto, all’a parte descrittivo in cui diminutivi e accrescitivi palesano il divertimento della voce narrante: lo sguardo avanza nell’insieme caotico dei colori e delle forme di foglie e frutti con progressiva distinzione, finché si sofferma su una pianta più alta e vistosa delle altre:     Era una marmaglia d’ortiche, di felci, di logli, di gramigne, di farinelli, d’avene selvatiche, d’amaranti verdi, di radichielle, d’acetoselle, di panicastrelle e d’altrettali piante; di quelle, voglio dire, di cui il contadino d’ogni paese ha fatto una gran classe a modo suo, denominandole erbacce, o qualcosa di simile. Era un guazzabuglio di steli, che facevano a soverchiarsi l’uno con l’altro nell’aria, o a passarsi...

Il suono come strumento di conoscenza / Ascoltare i luoghi

Salutiamo con entusiasmo la recente pubblicazione del libro Nuove geografie del suono. Spazi e territori nell’epoca post-digitale, edito da Meltemi, del ricercatore e curatore indipendente Leandro Pisano: tale pubblicazione porta finalmente in Italia il dibattito sul suono inteso come strumento di conoscenza, che sta avvenendo già da alcuni anni a livello internazionale. Attraverso il resoconto critico di una serie di artisti sonori riconosciuti, il lavoro di Pisano ci parla della possibilità di indagare gli spazi abbandonati e le zone rurali attraverso la pratica dell’ascolto.   Katia Zavoloka a Mediterrae vol. 1, 2007, ph Leandro Pisano. A diverse latitudini e con approcci estetici differenti, Ximena Alarcón, Enrico Ascoli, Fari Bradley e Chris Weaver, Angus Carlyle e Chiara Caterina, Budhaditya Chattopadhyay, Enrico Coniglio, Peter Cusack, Matthew Fluharty e Richard Saxton, Fabio R. Lattuca e Pietro Bonanno, Fernando Godoy, Miguel Isaza, Signe Lidén, Yasuhiro Morinaga, Anna Raimondo e Younes Baba-Ali, David Velez, Chris Watson fanno esperienza di pratiche in cui il suono favorisce l’emergere della realtà complessa e conflittuale dei luoghi, riportando all’ascolto una...

Gilles Clément / Mettere in mostra il giardino

  Continua l’intervento di doppiozero a sostegno del Progetto Jazzi, un programma di valorizzazione e narrazione del patrimonio culturale e ambientale, materiale e immateriale, del Parco Nazionale del Cilento (SA). Gli Jazzi (da iacere, giacere) erano dimore temporanee, giacigli per il ricovero di animali da pascolo, punto di connessione tra tratturi e paesi: luoghi dell’indugio, della presa di contatto con le cose. Il progetto intende recuperare questo modo di abitare la natura, raccontando percorsi da attraversare con lentezza, riappropriandosi di spazi e luoghi e della loro storia, rinnovando esperienze – come l’osservare le stelle o il nascere del giorno – capaci di ripristinare il contatto con la natura, con il ciclo delle cose e delle stagioni. La sfida è anche quella di produrre innovazione e rigenerazione sociale, recuperando strutture e architetture rurali, mettendo in moto un circolo virtuoso di ospitalità diffusa che si nutra delle realtà esistenti e delle reti di relazione con i ‘nuovi viaggiatori'.   Percorrendo Jardins, la mostra al Grand Palais di Parigi (fino al 24 luglio), i visitatori s’imbattono in diverse citazioni di Gilles Clement, ingegnere...

Progetto Jazzi / Jardins. La rinvicita delle piante

Un nuovo contributo a sostegno del Progetto Jazzi, un programma di valorizzazione e narrazione del patrimonio culturale e ambientale, materiale e immateriale, del Parco Nazionale del Cilento (SA).   Finalmente è arrivato il momento delle piante. Dopo un paio di decenni dedicato alla liberazione degli animali, ora tocca al mondo vegetale. Sono le piante che hanno fabbricato l’atmosfera entro cui viviamo e che costituiscono ancora l’elemento base della nostra esistenza. Donano la vita alla Terra, ne determinano i colori e definiscono la forma stessa del mondo. Senza gli alberi e i fiori, senza gli arbusti e i manti erbosi, senza le foglie e i rami, il mondo sarebbe infinitamente più povero, probabilmente solo una landa desolata ricoperta di rocce aride e riarse. Il paesaggio stesso, la forma della superficie del Pianeta, lo spazio che miriamo estasiati – boschi, prati, terreni coltivati –, non si presenterebbe nel modo per noi consueto, sarebbe vuoto e insignificante.   Entrando nella mostra allestita al Grand Palais di Parigi, Jardins (fino al 24 luglio), non si può non pensare quanto le piante costituiscano un elemento decisivo della nostra vita, come siano una di...

Gilles Clément, Ernesto Schick. Le vagabonde / Piante ed erbe viaggiatrici

Un nuovo contributo a sostegno del Progetto Jazzi, un programma di valorizzazione e narrazione del patrimonio culturale e ambientale, materiale e immateriale, del Parco Nazionale del Cilento (SA).    Nel 1980 un botanico svizzero, Ernesto Schick, decide di studiare le erbe che si trovano nei sedimi ferroviari del Ticino, in particolare nella stazione internazionale di Chiasso. Analizzando i binari, le traversine, le massicciate, i canali laterali, le porzioni di terreno racchiuse tra una linea ferroviaria e l’altra, tutti i luoghi che sono prossimi al passaggio dei vagoni, Schick censisce 763 specie vegetali diverse, che costituiscono un quarto dell’intera flora svizzera; tra queste il 20% appartiene a specie in via di estinzione. Una biodiversità davvero incredibile. Molte sono terofite: fuggite da orti botanici, giardini, campi coltivati, sono arrivate sin lì inattese. Sono i treni ad averle trasportate, spesso da luoghi molto lontani. Basta un convoglio merci carico di sacchi di semi, e qualche lontano cereale giunge in quelle zone; quindi da qui si trasferisce lungo quegli interminabili interstizi, che sono le linee ferroviarie. Schick registra piante provenienti...

Pedagogia dell'erba

C’è una “pedagogia dell’erba”, elaborata da Gilles Clément, grande botanico e filosofo dei dinamismi vegetali, insigne giardiniere (questa è la definizione di sé che di gran lunga preferisce), una “pedagogia dell’erba” che mi piacerebbe assecondare. E credo possa intrecciarsi con la cultura-cura che qui si vuole esprimere. Un suo possibile tracciato.   “Le piante viaggiano. Soprattutto le erbe. Si spostano in silenzio. In balia dei venti”, scrive Clément nel suo “Elogio delle vagabonde”. Vagabonde sono le erbe. E talvolta anche gli uomini. E così le loro idee, i nostri saperi. Mai fissati, sempre in movimento. “Nel mezzo”, diceva Deleuze. Così dovrebbe essere, e spesso non è. C’è inerzia, e vuoto di mondo. Le teste sono inchiodate al suolo.   Che si fa? Proporrei la “passeggiata nell’incolto” suggerita da Gilles Clément, dalla sua “piccola pedagogia dell’erba”. Perché è nell’incolto che “le specie si danno all’invenzione”. Nel suo crogiolo...

Un progetto internazionale in divenire

Il Festival di Santarcangelo da quarantaquattro anni è luogo di sperimentazione, di esplorazione, incunabolo del teatro venturo, regesto di linguaggi in via di definizione. Luogo di molteplicità, di pensiero, di contraddizione, aperto a progetti in divenire, in cerca di spazi per un teatro che non si acquieta dei vetusti palcoscenici all’italiana, con artisti che rompono i ruoli prefissati e spettatori che mettono in discussione l’idea tradizionale di fruizione. Abbiamo intervistato il direttore artistico, Silvia Bottiroli, e il condirettore, Rodolfo Sacchettini, meno di settant’anni in due, le idee chiare e un sano radicalismo che rischia e si espone.   Ci illustrate il disegno generale del festival? BOTTIROLI. Santarcangelo • 14 è costruito intorno ad alcune aree e ad alcuni discorsi. Non ha un tema o un titolo, ma sono abbastanza leggibili alcuni elementi di un disegno che rimane plurale e che contiene delle eterogeneità al suo interno. È un festival pienamente internazionale, non solo per la presenza di un terzo di artisti stranieri nel programma, ma anche perché è costruito con due progetti...

L'erba delle talpe

In giardino ricevo i gatti vagabondi in visita per la merenda; allo stesso modo accolgo, con maggiore disponibilità di un tempo, le erbe randage. A mitigare la mia ossessione per le invasioni indesiderate  sono stati i testi di Gilles Clément e, soprattutto, l’incontro con un delizioso libretto di Maurice Maeterlinck.     Nell’Intelligenza dei fiori il drammaturgo e saggista belga sollecita attenzione non solo per i colori e i profumi di fiori e piante, ma anche per l’ingegnosità delle loro strategie di sopravvivenza.    Pensiamo ai vegetali come creature ferme, le radici li nutrono ma li legano indissolubilmente al suolo. Maeterlinck racconta con garbo quali raffinatissime, molteplici, diversificate armi d’insubordinazione a questo destino d’immobilità essi possiedono: come l’ “erbaccia” che estirpavo sul nascere.     Volgarmente detta Catapuzia, è un’euforbia biennale (Euphorbia lathyris) dal fusto eretto, vigoroso, glauco, sul quale si innestano lunghe foglie lanceolate, cuoriformi alla base, opposte e decussate. Vistosa anche l...

La regina delle friches

Se si potessero commissionare poesie, ne avrei richiesta una per la buddleia (Buddleja davidii) a Andrea Zanzotto, il poeta dei topinambur, dei papaveri e delle vitalbe, dallo sguardo attraversante il paesaggio, gettato oltre, al suo dietro e ai suoi margini. Come i topinambur anche la buddleia è caparbia, invasiva, colonizza le aree residuali dell’antropizzazione sconsiderata, le prode scoscese delle nuove tangenziali, i ritagli di terra abbandonati in città o in periferia, medica le ferite e i veleni di fabbriche o cantieri dismessi rivestendoli d’argento e di lilla.     Cinese d’origine, si è diffusa in Europa a scopo ornamentale fin dal Settecento. Dedicata al reverendo e botanico Adam Buddle (1660-1715), autore di un prezioso erbario, la buddleia è nota anche come lillà estivo (benché con la Syringa vulgaris abbia poco a che fare) per i numerosi piccoli fiori tubolari lilla, dall’occhio aranciato, riuniti in fitte pannocchie pendule. Gli inglesi la chiamano anche butterfly bush: il dolce profumo è irresistibile per le farfalle. Arbusto vigoroso, poco esigente, dai rami elegantemente...

StArt Up: Teatri Abitati di Puglia

In Puglia sembra proprio stia succedendo qualcosa. E, per andare a curiosare in teatro, l’occasione preziosa è rappresentata da StArt Up, densa maratona performativa di due giorni curata dal Crest di Taranto e diretta da Gaetano Colella. Al cuore del programma, l’attesissimo debutto dell’ultimo lavoro del giovane regista pugliese: L’agnello, in cui, in un certo equilibrio fra possenti soluzioni visive e un’articolata ricerca testuale, l’interrogazione sulla propria predestinazione e sul proprio ruolo – quello appunto di un animale condannato al sacrificio – sembra diventare talmente pressante da risultare incontenibile. E infatti gli inquietanti giochi d’ombra di questo spettacolo complesso e raffinato, costruiti da una sapiente e meticolosa magia d’artigianato teatrale, si mutano presto in riverberi e cangianze destinati ad ingoiare progressivamente ogni cosa, fuoriuscendo prima dalle suggestive sezioni di tulle con cui è diviso il palco e poi dalla scena stessa fino a raggiungere la platea.     Pugliese è anche il Sogno shakespeariano di Fatti d’Arte, compagnia di Bitonto...

Nudo di albero

Nel mio landscape di colline moreniche tra il Lario e il Sebino, d’inverno la vegetazione di latifoglie vuole attenzione estrema, sguardo concentrato. Gli alberi nudi non sono meno interessanti che vestiti. Meglio se ne coglie il profilo, il portamento: l’angolo più o meno acuto d’incidenza dei rami, il punto più o meno alto d’innesto sul fusto. L’esercizio di riconoscimento, arduo senza clorofilla, si appoggia ai dettagli. Si fa spirituale, religioso.        In cresta, lo skyline rivela il rameggio fine delle robinie interrotto qua e là dai palchi neri di querce e castagni. A mezza costa, le foglie secche persistenti sbalzano, sul manto bruno in linea continua con la terra arata, carpini o farnie. L’alone violaceo delle gemme pronte alla schiusa dice che la macchia dei castagni resiste al “verzicante assedio” dell’invasore, carico di spermatici baccelli, spregiato da Gadda: “Al passare della nuvola, il carpino tacque. […] La robinia tacque, senza nobiltà di carme, ignota al fuggitivo pavore delle driadi, come alla fistola dell’antico bicorne:...