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Jacques Lacan

(54 risultati)

Il sapere incarnato della psicoanalisi / Psicoanalisi via Skype?

Il dibattito in corso sulla praticabilità della psicoanalisi via Skype, se non viene ridotto a una mera questione logistica e alla necessità di stare al passo con i tempi, potrebbe essere un’occasione, per gli psicoanalisti, di ripensare ed esporre le loro concezioni della cura e del così detto setting. Cercherò qui di dire le mie. Il rapporto tra filosofia e psicoanalisi gode di buona salute. O meglio, quello tra filosofia e psicoanalisi lacaniana, e dunque la lettura che Lacan ha dato del freudismo nel suo “ritorno a Freud”. Il reciproco interrogarsi di psicoanalisi e filosofia è stato molto vivace tra gli anni ’50 e gli anni ’70, quando il pensiero di Lacan (che era vivo, cosa che faceva evidentemente una certa differenza) costituiva un polo di attrazione per filosofi e intellettuali di ogni provenienza. Non solo, perché al suo Séminaire partecipavano anche molte persone così dette comuni. Gli anni ’50 della filosofia continentale sono stati dominati dalla fenomenologia, dall’esistenzialismo sartriano e dall’hegelismo-marxismo: ad essi Lacan ha attinto a piene mani. Più tardi, sulla scia derridiana, gran parte della filosofia si è dedicata alla decostruzione dei fondamenti...

“Quest’anno, la vita ha un colore nuovo” / Cornelius Castoriadis e il Maggio 68

Il ‘Maggio 68’, la catena esplosiva di avvenimenti che assurgeranno a evento-simbolo di tutto il Sessantotto europeo, “scoppia” prima di maggio. Esattamente, il 22 marzo di cinquant’anni fa, con l’occupazione e la costituzione di un comitato d’azione e di agitazione permanente all’Università di Nanterre, ad opera principalmente degli studenti di sociologia. Al nucleo originario, libertario e anarchico, guidato da Daniel Cohn-Bendit, che diventerà leader e “star” di tutto il movimento fino a maggio, si assoceranno presto gruppuscoli di orientamento situazionista, trotzkista, maoista. Lo sgombero forzato di Nanterre è la scintilla che fa incendiare e innescare la rivolta nelle altre università, a cominciare dalla Sorbona, con scontri, sassaiole, barricate, manifestazioni, sfilata sui Campi Elisi, per tutta la prima metà di maggio, mentre nella seconda metà del mese la protesta contagerà le fabbriche e gli strati operai meno integrati, costringendo anche i sindacati e i partiti ufficiali di sinistra a passare dalla diffidenza al sostegno aperto al movimento studentesco e allo sforzo di canalizzare sui binari rivendicativi gli scioperi.   A distanza di dodici anni da quegli...

Il non simbolico / Una cartografia della tecno-arte

La sempre maggiore distanza tra le pratiche artistiche e le nostre vite quotidiane sembra farsi ancora più estrema nell’osservazione di alcune opere o eventi dell’arte contemporanea. La sensazione è quella di un percorso che, partito dalla necessaria conquista moderna dell’autonomia dell’arte da altri ambiti, come la morale o la religione, si è risolto oggi in una estenuata lontananza, un dissolvimento della potenza dell’arte e della sua importanza nelle nostre esistenze. Anche quando subentra un altro principio, questo pure del tutto eteronomo, ovvero quello del mercato. In ogni caso, l’esperienza artistica sembra essere divenuta oggi, per lo più, qualcosa di separato, isolato dalle dimensioni che hanno un peso forte nella nostra esistenza individuale, sociale, politica in senso ampio. Come fare a ritrovare il senso radicale di un’arte che possa invece parlarci davvero, o addirittura incidere e cambiare le nostre vite? E come fare a ritrovarlo senza cadere nel recupero di aspetti moralistici, o addirittura di propaganda?   Il libro di Vincenzo Cuomo, Una cartografia della tecno-arte, prende l’avvio dalla ipotesi generale e convincente secondo cui l’arte ha sempre a che fare...

Il femminicidio di massa di Lépine all'École Polytechnique / L’insostenibile femminile

Polytechnique è un film del 2009 di Denis Villeneuve (il regista di Arrival e Blade Runner 2046, per intenderci) che, con un bellissimo bianco e nero e una regia priva di qualsiasi autocompiacimento, racconta un fatto di cronaca che risale al 1989. Un gelido pomeriggio di dicembre il venticinquenne Marc Lépine entra nell’École Polytechnique di Montréal armato di carabina semi-automatica e spara su ventotto persone, uccidendo quattordici studentesse prima di suicidarsi. Un mass murder settoriale, diretto esclusivamente alle donne, un femminicidio di massa quando ancora il termine non era stato coniato. Raggelante (e fedele) la scena del film in cui l’omicida entra nell’aula in cui comincerà il massacro e ordina agli studenti di separarsi, donne da una parte, uomini dall’altra, poi questi ultimi vengono fatti uscire e l’orrore ha inizio.   Lépine lascia una nota in cui dichiara il proprio “antifemminismo” e la convinzione che le donne usurpino i legittimi posti degli uomini, motivo per cui lui ha cercato di ucciderne il più possibile. Ed effettivamente l’elenco sarebbe stato di diciannove donne, tutte colpevoli di studiare ingegneria e di essere, dunque, “femministe”. Ma la...

Sotto la protezione il frutto / Didier Anzieu. Io-pelle

È uscita per Raffaello Cortina una nuova edizione dell’Io-pelle, l’opera più nota di Didier Anzieu (1923-1999). È un libro di necessaria lettura per ogni psicologo, psichiatra, psicoanalista o psicoterapeuta. Un libro altrettanto importante per antropologi, neurologi e biologi. In quel testo la psicoanalisi si intreccia con la teoria della complessità e con le neuroscienze. Non le neuroscienze contemporanee, che si concentrano essenzialmente sul sistema nervoso centrale, trascurando il corpo, bensì quelle classiche, che danno altrettanta importanza alle periferie sensitive e percettive. Anzieu è autore conosciuto, più che tra gli psicoanalisti, nel campo gruppo-analitico, in quello dei terapeuti della Gestalt, nello psicodramma e in altre correnti della psicoterapia in cui l’uso del corpo e del teatro è preponderante. L’Io-pelle rientra infatti nel registro di quelle opere che hanno dissentito dall’idea del “corpo ostacolo”. Il “corpo ostacolo” è quella versione della psicoanalisi che considera appunto il corpo come ostacolo alla relazione, anziché come suo veicolo. Le teorie che vedono, dietro al corpo, il fantasma dell’incesto, anziché quello di una madre ancestrale...

Perché Lacan si è sbagliato sul rapporto sessuale (e forse anche sull’amore) / Amore tragico, amore comico

Gli aforismi sono enunciati a forte densità, che “danno da pensare”. Somigliano a quei fiori giapponesi, che Proust evoca all’inizio della Recherche, e che, quando vengono gettati nell’acqua, si espandono. L’acqua degli aforismi è l’interpretazione. Un aforisma di Kierkegaard dice: “Se due persone che si amano non si capiscono, è tragico. Se due persone che non si capiscono si amano, è comico”. Questo enunciato non potrebbe forse generare una teoria, e in ogni caso inaugurare una lunga riflessione? Jacques Lacan ha detto più di una volta che l’amore è un sentimento comico. Quest’affermazione va intesa come un’attribuzione delle storie d’amore alla sfera della commedia, cioè a intrecci che si sviluppano sul filo dell’equivoco, e in cui l’attrazione – anche reciproca – si manifesta in forma capovolta, come reciproca antipatia. Il lieto fine rimane visibile sullo sfondo, e si impone solo nel momento in cui il legame tra i protagonisti rischia di venire definitivamente spezzato. Esemplare è la vicenda narrata in un film di Lubitsch, Scrivimi fermo posta (1940), di cui esiste un remake (meno valido) con Tom Hanks e Meg Ryan (C’è posta per te). In Lubitsch la trama è questa: Alfred e...

I nuovi homines sacri / La nuda vita dei migranti

Le immagini recenti e impietose dei corpi, prevalentemente di pelle scura, che giacciono abbandonati sui pavimenti spogli dei cosiddetti centri di accoglienza libici, ancora una volta mi hanno riportato a un tema di cui da un po’ di tempo si parla poco, forse perché se ne è parlato troppo fino a farlo diventare uno slogan, come mi ha fatto notare un amico. Il tema è quello della nuda vita. Ancora una volta, perché di immagini simili ne abbiamo viste tante, ultimamente, che richiamano più o meno lontane e orribili memorie. Unica differenza: il colore della pelle, appunto, dei soggetti in questione. Sembra che al momento prevalentemente gli africani funzionino come emblemi di quella che Giorgio Agamben, riprendendo un concetto di Benjamin, ormai diversi anni fa, ha chiamato nuda vita.   Vita che non è quella dell’essere dotato di linguaggio e dunque umano per eccellenza, né vita umana puramente biologica, per i greci zoé, che indica il semplice fatto di essere vivi, per umani, animali, se vogliamo anche piante. L’idea di nuda vita o vita “sacra” a cui Agamben si riferisce (riprendendo il diritto romano) è quella di una vita inclusa nell’ordinamento giuridico solo nella forma...

Demenza senile / Trump e il narcisismo

Negli ultimi tempi i commentatori fanno a gara nel cercare di inquadrare Donald Trump in termini psicopatologici. Alcune riviste mi chiedono una sorta di cartella clinica del presidente americano. Ad esempio, mi si chiede se si può parlare di infantilismo di Trump, a 71 anni.   Parlerei nel suo caso non di infantilismo quanto piuttosto di inizio di demenza senile. Oggi il termine “malattia senile” tende a essere bandito – come quello di “stagnaro” per dire idraulico – perché suona offensivo per i vecchi. Essendo io quasi settantenne, mi sento in diritto di parlar male degli anziani. Il demente senile si infantilizza, da qui l’impressione che Trump sia infantile. Nel senso che si incrociano deficit cognitivi con deficit morali, in particolare, chi invecchia male non ascolta più chi non la pensa come lui o lei. Mi ha colpito quando Trump denunciò un terribile attentato in Svezia mai avvenuto; semplicemente aveva visto la sera prima alle Fox News un’inchiesta sulla Svezia in cui si diceva che il tasso di criminalità era aumentato in quel paese per colpa dell’afflusso di immigrati. Trasformare un aumento statistico in un attentato terroristico rivela una grave deficienza nel...

Una polemica e i suoi significanti / Recalcati, Renzi e PPP

Nel mondo intellettuale italiano da tempo covava un risentimento diffuso nei confronti di Massimo Recalcati. “Troppo” successo non può essere perdonato. Almeno in Italia. Niente di nuovo, dunque, nell'attacco concertato di cui è stato vittima e che ha visto come protagonisti colleghi, i quali, per alimentare la loro scarsa potenza di fuoco, hanno chiesto il soccorso  dell'antico maestro di Recalcati, Jacques-Alain Miller, indiscusso punto di riferimento del lacanismo nel mondo. Perché il colpo inferto fosse durissimo sono stati utilizzati strumenti eticamente discutibili. Ad esempio, sono stati resi di dominio pubblico frammenti dell'analisi di Recalcati. Chi scrive non può che rinnovare la sua solidarietà all'amico. Ma la questione che mi interessa sollevare è un'altra. Riguarda i “significanti” che in questa polemica sono stati utilizzati per far coagulare un rancore finora taciuto o comunicato solo indirettamente. Per un lacaniano, ricordiamolo, un significante non è un segno convenzionale apposto su di una cosa. Un significante è una potenza performativa, vale a dire un segno che produce degli effetti sensibili sui corpi, che li costituisce, li trasforma e può anche...

La forza primordiale da cui trae linfa il terrorismo / Simbolico

Tutte le culture sociali, com’è noto, fanno uso di simboli e sviluppano dei più o meno articolati linguaggi simbolici. Ma per gli antropologi il simbolico è qualcosa di notevolmente differente. Si tratta infatti di una dimensione particolare della realtà sociale. La dimensione propria del mito, della magia e dell’irrazionale, la quale sembra possedere al suo interno una specie di forza primordiale che è difficile da comprendere e controllare per gli occidentali contemporanei. Essi, infatti, riescono facilmente a riconoscere la presenza del simbolico all’interno delle cosiddette «civiltà primitive», come d’altronde hanno fatto per molto tempo gli antropologi, mentre sono in difficoltà quando il simbolico opera dentro le società occidentali, che si sono sviluppate proprio cercando di rimuoverlo dal loro primario territorio d’azione. Perché il processo di civilizzazione dell’Occidente ha via via definito delle regole che impongono il controllo delle emozioni e una rigida regolamentazione dei comportamenti.   Lo ha dimostrato Norbert Elias nel suo celebre volume La civiltà delle buone maniere, che ha fatto vedere come lo sviluppo in Europa del processo di civilizzazione tra l’XI...

Un altro colpo al narcisismo umano / Prima di essere io. Cosa ci rende propriamente umani?

Che non siamo padroni in casa nostra e che l’effetto della nostra volontà, delle decisioni, della nostra agency sulle direzioni che la vita prende è qualcosa di parziale, tutto ciò è forse una delle più importanti lezioni che la psicoanalisi ha dato alla cultura moderna. Celebre quel passo in cui Freud dice che la psicoanalisi è il terzo grande colpo che il genere umano subisce al cuore del proprio narcisismo e sistema di credenze, dopo la rivoluzione copernicana e l’evoluzionismo di Darwin. È chiaro, tuttavia, che il sapere psicoanalitico sull’inconscio non potrà mai diventare un’acquisizione della cultura, pena l’inceppamento della macchina, del lavoro della civiltà. La civiltà si fonda sul discorso del Padrone, un tipo di logica che ha un solo e unico interesse, secondo Lacan: “che la cosa funzioni”; la psicoanalisi ha invece la sua causa in ciò che non funziona.   Formazioni e istituzioni umane sono dunque dell’ordine del necessario. Far parte del consorzio umano significa rappresentarsi nella e alla civiltà in forma riconoscibile, dirsi, vedersi, percepirsi secondo i canoni e i significanti dell’Altro. In psicoanalisi questa ‘forma riconoscibile’ prende il nome di io. L’...

Le cose divengono / La tentazione dello spazio

“All’uomo è dato di cadere nelle cose, non di essere una cosa (...) All’essere umano – scrivono Silvia Vizzardelli e Valentina De Filippis – è interdetta qualsiasi forma di coincidenza con l’inanimato, sebbene sia sempre a disposizione l’opportunità rovinosa e/o felice di cadere in esso” (La tentazione dello spazio. Estetica e psicoanalisi dell’inorganico, Orthotes, Napoli 2016). Ma cosa significa che non si è (nel)le cose e che si cade in esse? Non si è (nel)le cose perché all’essere umano è interdetta la coincidenza totale, senza residui, con la realtà circostante. L’uomo non viaggia cioè a velocità infinita. “L’essere umano – affermano le due autrici nella premessa - non è né inzuppato nelle materie del mondo, né padrone di un assoluto sorvolo creativo. A lui è consentito talvolta di fare un passo indietro, giocarsi l’ultima carta dell’abbandono inerziale, proprio perché la vita lo ha tratto fuori dall’immanenza” (p. 8). Occorre però chiedersi: è davvero possibile essere tratti fuori dall’immanenza? E di quale immanenza si sta parlando?   La tentazione dello spazio è un testo scrupolosissimo. “Scrupolo” viene dal latino scrupulus e significa “piccola pietra”, “pietruzza”,...

Massimo Recalcati. Il mistero delle cose / Il silenzio della psicoanalisi di fronte all’arte

A che cosa serve un sintomo? L’ultimo Lacan lo diceva provocatoriamente ma molto chiaramente: il sintomo non serve a niente. Serve soltanto a godere. È un’affermazione che evidentemente ribalta quello che è ancora oggi uno dei luoghi comuni più diffusi riguardo all’esperienza della psicoanalisi. Ovvero, il fatto che si tratti di una pratica che produce una conoscenza riguardo al sé, alla propria interiorità, al proprio – ma il termine andrebbe chiarito – inconscio. Che cos’è infatti l’inconscio? È un insieme di significati che riguardano noi stessi e che sono nascosti alla coscienza? È un archivio di esperienze passate che sono successivamente state represse per il loro contenuto traumatico? Che cosa vuol dire “fare esperienza” dell’inconscio durante l’analisi?   Giorgio Celiberti, 1992-1995 Teorema magico   La psicoanalisi, inventata dalle isteriche alla fine del XIX secolo, è nata come obiezione nei confronti di un’eziologia medica che non riusciva a trovare la causa di un malessere che pur manifestandosi oggettivamente sul corpo sembrava non avere ragione d’esistere. È stata l’isterica a inventarsi un messaggio cifrato, iscritto sul proprio corpo, indirizzato a un...

Maître del godimento del corpo / I tre passi fondamentali della perversione

Possiamo riassumere l’illusione perversa in tre passi distinti. Il primo passo è quello critico. Il perverso ambisce a denunciare la Legge degli uomini come un’impostura, a smascherarne la falsità e l’ipocrisia, a sviluppare una serrata critica alla dimensione disciplinare, repressiva, assoggettante della Legge. Per Sade la Legge assomiglia ad un “serpente velenoso”. La Legge degli uomini è un veleno perché trasforma la vera virtù – la spinta acefala della pulsione – in vizio, perché associa la virtù al giudizio morale imboccando la strada superegoica dell’esaltazione idealizzante del sacrificio e della colpa.     La critica della Legge è un punto fondamentale del pensiero perverso. Non a caso Sade assume l’atto perverso come una sorta di “negazione della negazione”: negazione di quella negazione morale che la Virtù eserciterebbe sul Vizio. Nega la negazione della vita promossa dalla Legge; solo il Vizio, non la Virtù, sarebbe, infatti, l’espressione naturale – “senza Legge” – della vita. Il carattere di impostura e di artificio simbolico della Legge consiste invece nel fatto che essa allontana l’uomo dalla Natura rendendolo schiavo, prigioniero della Legge stessa, la...

Lacan, come Jung, si è sbagliato / Muriel Drazien lettrice di Joyce e Lacan

Il libro di Muriel Drazien Lacan lettore di Joyce, per Portaparole, è un testo denso e complesso sull'opera di James Joyce e sulla lettura che Jaques Lacan fa di Joyce. Si tratta dell'incontro tra i due autori più criptici e difficili del Novecento. Non c'è dubbio. Complimenti all'autrice, che li conosce e li tratta con grande competenza. Drazien si è formata a Parigi con Lacan e ha ascoltato direttamente i suoi seminari. Madrelingua inglese, newyorkese di origine, mostra una conoscenza rara e approfondita dell'opera di Joyce, letto a partire dalla comune lingua materna. Al lettore che non ha questa lingua materna, la lettura di Joyce assegna giri supplementari, si tratta di trovare altre soluzioni, il percorso si fa più tortuoso. Inoltre, essendo psicoanalista, conosce altrettanto bene le parole di Lacan, non solo per averlo letto, ma per avere avuto il privilegio di conoscerlo personalmente. Dà a Lacan, virtù rara per un lacaniano, spessore umano.   Drazien dunque usa l'inglese come lessico familiare, ma certo non è tutto qui.  Joyce non scrive solo in inglese, o meglio, l'inglese non è la sola lingua materna. La vita di esule gli permette di scrivere anche un po' in...

Filosofia, psicoanalisi e altre circoncisioni / Il gesto del sarto. Cosa può un taglio?

«Cosa può un corpo?». Questa era la domanda che l’ebreo scomunicato Baruch Spinoza poneva come punto di partenza della sua monumentale architettura degli affetti, e che ad ogni passo insisteva nelle sue parole, doppiando e tagliando con un’urgenza elementare la geometria cristallina della sua opera. Non sappiamo neanche cosa può un corpo. La raccolta di testi curata da Gianluca Solla, Cosa può un taglio? Filosofia, psicoanalisi e altre circoncisioni (Orthotes, Napoli-Salerno 2016, pp. 142) riecheggia esplicitamente la domanda spinoziana, e tuttavia sembra spostarne altrove la questione, nel momento stesso in cui porta la propria attenzione sul taglio – e in particolare sullo specifico taglio della circoncisione –, vale a dire su qualcosa che si farebbe nel corpo, nella carne. È infatti attorno a questa parola, alla suggestione che lascia aperta, che ruota il carosello di testi i quali articolano, ognuno a suo modo, la domanda che non cessa di farsi nei pressi del taglio, e vanno così a comporre un panorama eterogeneo dove sarebbe vano cercare una risposta – che d’altronde non è nell’ottica degli autori, come non era in quella di Spinoza e forse nemmeno in quella della filosofia...

L'atto analitico: eccentrico rispetto all’operazione filosofica / Alain Badiou. Oltre il dire

Nel corso dell’anno accademico 1994-1995, Alain Badiou dedicò il suo seminario allo studio dell’opera di Jacques Lacan, definito dallo stesso Badiou un ‘compagno essenziale’: di quel seminario, pubblicato in Francia nel 2013, è finalmente uscita la traduzione italiana, (A. Badiou, Lacan. Il seminario. L’antifilosofia) grazie al pregevole progetto editoriale della casa editrice Orthotes e all’accurata e rigorosa traduzione del filosofo Luigi Francesco Clemente.     Come noto, questo seminario si inscrive in una più ampia operazione speculativa che vide il filosofo francese impegnato a misurarsi con le posizioni teoriche di quattro grandi pensatori – Nietzsche, Wittgenstein, San Paolo e, per l’appunto, Lacan – accomunati dalla medesima passione “antifilosofica”. La presenza di Lacan in questo elenco è giustificata da Badiou in virtù dello sforzo dello psicoanalista parigino nel promuovere un ritorno a Freud emancipato dalla deriva ermeneutica che qualificava (e, tuttora, qualifica) gran parte dell’arcipelago psicoanalitico postfreudiano, rivitalizzato, al contrario, dall’introduzione di una nuova categoria concettuale: il reale.   Questa è stata, in effetti, la vera...

La radice del narcisismo e della violenza / Masochismi ordinari

Sono stato indotto a riconoscere un masochismo primario - erogeno - dal quale si sviluppano due forme successive, il masochismo femminile e quello morale. (Freud)   Il masochismo morale fa male… non solo al soggetto, ma soprattutto alla coppia, al partner, alle relazioni. È una conseguenza di quello che Freud ha chiamato il masochismo morale e che si sviluppa quando l’abbandono del masochismo primario erogeno – quello legato ai piaceri forniti dalla madre – risulta incompleto. E allora abbiamo storie che non decollano mai veramente: iniziano, sembrano promettenti ma s’incagliano contro uno scoglio fantasma e restano in secca anche per anni. La non elaborazione del masochismo erogeno, simbiotico, fa mancare il passaggio strutturante e umanizzante al masochismo fondamentale che da quei piaceri primitivi prevede la separazione.   Le forme di impasse che incontra un soggetto nel suo cammino verso il masochismo fondamentale e civilizzatore, si fanno intendere in un libro fresco di stampa – Masochismi Ordinari, Mimesis – della psicoanalista Marisa Fiumanò, la quale rileva la difficoltà che c’è oggi nel sottomettersi, appunto, al masochismo fondamentale, cioè a un regime...

Intervista a Alex Pagliardini / Il sintomo di Lacan. Dieci incontri con il reale

Di che si occupa la psicoanalisi? In particolare quella lacaniana? Si occupa del reale, è la risposta netta dello psicoanalista Alex Pagliardini, nel libro che ha da poco pubblicato con le edizioni Galaad (16 €): Il sintomo di Lacan. Dieci incontri con il reale. È una risposta non scontata, al contrario, perché il senso comune pensa che la psicoanalisi abbia a che fare soprattutto con parole e interpretazioni, con spiegazioni, con il senso “nascosto”; in sostanza con il linguaggio. No, la psicoanalisi si occupa invece del corpo. Ma di un corpo particolare, il corpo pulsionale. Lacan ci ha fatto comprendere che si diventa umani quando nel corpo di un piccolo mammifero entra il Simbolico. Fra simbolico e corpo comincia così una lotta all’ultimo sangue che non è sanabile, perché Homo sapiens coincide con questa lotta. Il reale del corpo, allora, è una condizione da conquistare, proprio perché il corpo umano, in quanto corpo simbolico/pulsionale, non è mai soltanto o esclusivamente corpo. Pagliardini segue questo movimento – dal simbolico verso il reale del corpo - attraverso dieci ricchi capitoli, che esplorano in dettaglio (talvolta anche nel dettaglio dell’analisi dell’autore) le...

Un libro di Federico Leoni / Lacan. Clinica ed etica del godimento

Nel corso di tutto il suo insegnamento Lacan compie uno sforzo enorme, quello di intendere, sempre e comunque, il come e il dove è presente la causa negli effetti – in particolare in quegli effetti di cui la psicoanalisi si occupa e con i quali ha a che fare, e che prendono via via il nome di sintomo, di soggetto, di inconscio, di desiderio ecc.  Che cosa significa tutto ciò? Significa che Lacan ha cercato fin da subito, e progressivamente in modo più radicale e al contempo rovesciato, di intendere la “funzione”, il “peso” dell’incidenza del significante nel funzionamento del significante, della genesi della struttura nella struttura, della costituzione del soggetto nel soggetto costituito, del trauma nel traumatico, del taglio nel dispiegamento dell’inconscio ecc., dunque appunto la “funzione” e il “peso” della causa nell’effetto. Detto altrimenti Lacan sin dall’inizio del proprio insegnamento cerca di cogliere la funzione dell’accadere nell’accaduto, individuando in questo nodo un punto centrale della teoria e della pratica psicoanalitica.   Se si prende come riferimento il testo di apertura degli Scritti, La lettera rubata, si può cogliere come già questo Lacan, nella...

Una dichiarazione di rottura con la sinistra / Žižek e l'antifascismo necessario

Il pamphlet di Slavoj Žižek, La nuova lotta di classe. Rifugiati, terrorismo e altri problemi coi vicini, ha sicuramente un merito. Alla domanda cruciale – “di che cosa abbiamo bisogno, dunque, in una situazione così disperata? Che dovrebbe fare l'Europa?” ­– dà una risposta che, se è confusa nel versante propositivo, è assolutamente precisa nella sua pars destruens. Ciò di cui l'Europa non ha più bisogno è la sinistra. La sinistra è bête, la sinistra è stupida perché con la sua retorica umanitaria è divenuta un'inconsapevole alleata dell'ondata xenofoba e fascista che sta sommergendo l'Europa. Žižek non lo cita, ma sembra qui avere in mente un passo del seminario di Jacques Lacan sull'Etica della psicoanalisi in cui lo psicoanalista francese distingueva destra e sinistra assegnando alla prima la palma della canaillerie e alla seconda, appunto, quella della stupidità. L'anno era il 1960 e l'Europa stava vivendo un momento altrettanto difficile, stretta com'era nella morsa della guerra fredda e ossessionata dall'incubo nucleare. Il “cynisme de droite”, spiegava Lacan ai propri ascoltatori, non è altro che una maschera della ...

Il mood dominante della nostra epoca / Risentimento

Non c’è dubbio: il risentimento è il mood dominante della nostra epoca. Sempre più spesso gli individui provano un senso di animosità verso gli altri, verso il mondo in generale – livore, astio, ostilità, odio, inimicizia, invidia, malignità, acredine, malevolenza, accanimento, vendetta –, come risposta a offese, affronti o frustrazioni che ritengono di aver subito. Ritengono, ma non è detto che sia davvero così, o che sia accaduto nel modo in cui gli individui suppongono e manifestano agli altri. Sempre più spesso accade che le persone covino un’avversione. Si tratta di un sentimento lungamente coltivato che poi esplode all’improvviso, inatteso anche agli stessi protagonisti. In moltissimi casi il rancore ha origine dal senso di vergogna provato. Rancore e vergogna sono strettamente collegati. Col trascorrere del tempo, sostengono gli psicologi, l’interiorizzazione dell’emozione della vergogna, con la visione svalutativa di sé che provoca, con la lacerazione narcisistica che genera, può portare all’elaborazione di forme d’odio occulte nei confronti di coloro che vengono ritenuti, a torto o a ragione non importa, responsabili della frustrazione, o dell’offesa, subita.  ...

Il soggetto perduto del desiderio / Il Lacan di Recalcati

Nel secondo volume della sua grande monografia (Jacques Lacan. La clinica psicoanalitica: struttura e soggetto), Massimo Recalcati descrive prevalentemente le forme che la malattia psichica può assumere. Sin dalle prime righe, egli sottolinea l’essenzialità della clinica nella ricerca di un autore che, a partire dal 1966, l’anno di pubblicazione degli Scritti, ha fatto irruzione anche sulla scena filosofica ed è diventato un riferimento tra i più fecondi – anche per chi lo ha rifiutato – nella filosofia contemporanea. Le mie riflessioni ovviamente non contrastano con quanto afferma Recalcati, e cioè che la teoria del soggetto, del desiderio e del godimento, del significante e dell’oggetto piccolo (a) derivano da una creatività teoretica che s’intreccia continuamente e in misura fondamentale con la pratica clinica. Vorrei piuttosto sottolineare l’interesse e gli stimoli che questo secondo volume può suscitare nel lettore che non dispone di una formazione clinica: dalle forme patologiche affiorano le figure del desiderio, e le domande sull’esistenza in quanto elaborate da quel soggetto plastico che noi siamo. Mi sembra perciò legittimo indicare alcune questioni filosofiche che...

Uno dei più notevoli e originali psicoanalisti italiani / Elvio Fachinelli: una nuova lingua per la psicoanalisi

La recente pubblicazione di alcuni scritti politici di Elvio Fachinelli, curati con attenzione dal filosofo Dario Borso, col titolo semplice ma suggestivo Al cuore delle cose (DeriveApprodi, Roma), suggerisce un bilancio dell’opera di una tra le figure più notevoli e originali della psicoanalisi italiana. Non a caso Jacques Lacan aveva sempre considerato, sin dalla fine degli anni sessanta, il giovane Elvio Fachinelli come il suo erede più promettente in Italia, il quale però, non a caso, come tutti i suoi migliori allievi, aveva fatta propria l’indicazione di Lacan: “fate come me, non imitatemi!”. In Fachinelli, nella persona e nell’opera, non ritroviamo, infatti, nessuna di quelle farsesche riproduzioni dello stile di Lacan – alla Verdiglione per intenderci – che hanno contrassegnato e penalizzato gravemente la diffusione del lacanismo in Italia negli anni Settanta.   Fachinelli, pur conservando una posizione critica nei confronti del suo establishment, resta membro della Società psicoanalitica italiana rifiutandosi di finire fagocitato nel culto della personalità del grande psicoanalista francese – destino fatale per quasi tutti i suoi allievi, francesi e non. E tuttavia...