Parevo un’ossessa. Partivo dalla piazza centrale della mia città natale in tutte le direzioni. A piedi o in tram puntavo piccoli market in periferia, grandi magazzini inaugurati da poco, setacciavo pasticcerie simil viennesi, interrogavo le commesse stupite che si...  


  • 0

Erano in tre, e hanno segnato la mia infanzia: gli zii di mia madre, Maria e Guglielmo, e la bisnonna Erminia. I miei genitori, d'estate, mi lasciavano ostaggio dell'affetto di quella tribù di vecchi, tra Reggio Emilia e Levanto, un po' per far fronte alle...  



A fianco del grande camino di arenaria, nel soggiorno della casa di Sarzana dove sono nato e ho vissuto la prima infanzia, c’era una scala interna, di legno scuro, vietata di regola a noi bambini. Abitavamo all’ultimo piano (il terzo); per quegli scalini proibiti e...  



Un gioco. Un gioco. Un gioco. Così mi consolavo ingigantendo il vuoto di ciò che non potevo avere, lo riproducevo con il volume virtuale delle parole. Oppure annullavo tutto dicendo a me stessa: tanto è solo un gioco. Forse mia madre aveva ragione, potevo...  



Era il tempo della Ferrari numero 28 di René Arnoux. Tiravo l’alfa di Mauro Baldi. Era più cicciotta delle altre macchinine, slanciate e moderne.   Anzi, a ben vedere aveva l’aspetto di una macchina aggiunta un po’ per caso, per fare...  



Tra i vari accumuli che si sono succeduti nella mia casa d'infanzia, c'era (e, temo, c'è ancora) anche quello degli elettrodomestici rotti, che mia madre si ostinava a tenere perché «non si sa mai possa servire, se lo ripariamo». Nei primi...  



Quando avevo quattro anni mia madre portò a casa un pastore tedesco piccolo e nero. Era una femmina, un poco sbilenca e con le orecchie piegate; l’aveva vista in un negozio di animali e se ne era innamorata. In famiglia ci fu parapiglia e mio padre, preso alla...  


  • 0

Ci scambiavamo, tra noi bambini delle elementari, dei minuscoli bigliettini accartocciati, resi umidicci dalle mani sudate per il terrore di essere scoperti. I maschi scrivevano TI AMO e noi femmine rispondevamo solo con un SI' o un NO. Li scrivevamo velocemente a...  



Era in tutte le tasche di tutte le bambine, quando nessuno li guardava ci giocavano anche i maschi, ma non erano mai loro a vincere. Non sapevano saltare bene, non avevano la stessa agilità di gambe e quando l'elastico arrivava alla vita di chi lo sorreggeva finiva...  



Un’enorme scatola di cartone, riempita fino al bordo con degli esserini blu, intervallati da qualche tonalità di rosso. Per la precisione sono cento; d’ogni tipologia e professione. Lo so per certo, perché spesso, una volta imparato a contare, li...  



Cristalli di tempo ancora tutti lì. Conservati nella memoria come se non fossero – in un tempo d’infanzia – andati perduti. Forme e colori diversi. Erano tanti ciondoli, ciondoli come tanti, come quelli che – vent’anni fa – le...  


  • 0

Ogni sabato, dopo aver pranzato , ci dirigevamo con mio padre verso il mondo bucolico che si svelava a tre minuti di macchina dalla zona urbana in cui abitavamo. Proprio all’inizio della pianura, tenuta ancora a campi vigne e orti, abitavano in una grande casa colonica...  



Io secondo me la colpa è di Zucchero Sugar Fornaciari. Che stamani mentre il gommista diceva Porta pazienza mi è tornata in mente la cassetta di Zucchero Sugar Fornaciari. Una volta lo chiamavano così, completo; e poi una volta per cassette si intendevano...  



Gli oggetti che più hanno segnato la mia infanzia sono quelli che non ho avuto. Potrei stilare un preciso elenco cronologico di tutti i giocattoli che ho desiderato e mai ricevuto, quasi sempre per ragioni calvinianamente educative: prima in classifica senza ombra di...  



All’inizio lei non c’era. Il primo giorno di scuola della mia vita io ero senza cartella. Entrai in classe solo con la mia angoscia incredibilmente tenuta a freno dalla convinzione che non dovevo dare segni di cedimento e non dovevo piangere, nonostante avessi...  



© 2014 doppiozeroISSN 2239-6004Creative Commons - Attribuzione - Non commerciale - Non opere derivate